Per una delle religioni più note per il rifiuto delle trasfusioni, è un cambiamento che pochi si aspettavano. I Testimoni di Geova, oltre nove milioni nel mondo, potranno per la prima volta donare e ricevere trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Un solo divieto resta in piedi: quello sul sangue intero che non appartenga al paziente stesso. La decisione, comunicata dal corpo direttivo dell’organizzazione con il provvedimento “2026 Governing body update #6”, non è imposta a tutti, ma affidata alla coscienza del singolo.
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Cosa potevano e cosa non potevano fare finora
Il rifiuto delle trasfusioni era da tempo l’aspetto più discusso di questa fede, perché toccava direttamente l’accesso a cure mediche e chirurgiche importanti. Chi rifiutava una trasfusione di sangue in situazioni critiche lo faceva per una convinzione religiosa profonda, e questo poneva ai medici problemi delicati.
Il nuovo aggiornamento cambia il quadro, ma non lo ribalta del tutto. La distinzione ora è tra i componenti del sangue e il sangue intero. Per i quattro componenti principali, cioè globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, ricezione e donazione diventano una scelta personale. Il rifiuto del sangue intero altrui “rimane invariato”, precisa l’organizzazione richiamando un versetto degli Atti degli Apostoli.
Come viene motivata la svolta
Nel documento si ribadisce che “la vita e il sangue sono sacri”, ma si riconosce che “i progressi in campo hanno fatto sorgere molte domande”. Da qui l’indicazione secondo cui “ogni cristiano deve prendere la propria decisione in merito all’utilizzo del proprio sangue in ambito chirurgico e in relazione alle cure mediche”.
La giustificazione arriva da un passaggio del Nuovo Testamento, la Lettera di San Paolo ai Galati: “Ciascuno porterà il proprio fardello”. Il principio serve a sostenere che, su una scelta personale legata alle cure, ogni fedele possa assumersi la responsabilità della propria decisione. Sulla donazione, il testo aggiunge una condizione: ogni Testimone può donare il proprio sangue “a patto che venga usato solo per provvedere ad altre persone componenti o frazioni”.
Cosa succede a chi sceglie diversamente
Un punto interessante riguarda il rapporto tra la comunità e il singolo. Il portavoce internazionale Paul Gillies ha spiegato che le decisioni restano personali: “Le congregazioni non intervengono nelle decisioni personali che spettano alla coscienza del singolo. Continueremo a rispettare e sostenere le decisioni dei nostri compagni di fede”.
Sul rapporto con la medicina, Gillies ha aggiunto: “I Testimoni di Geova amano la vita e desiderano le migliori cure mediche disponibili. Non praticano guarigioni miracolose né vi fanno ricorso, e si rivolgono a medici in grado di fornire cure efficaci ma che al tempo stesso rispettino le loro volontà, i loro valori e le loro convinzioni”. E ancora: “Il sangue rimane sacro per i Testimoni di Geova, che continuano a considerare la vita e il sangue preziosi doni di Dio”.
Quante persone riguarda
L’aggiornamento non tocca un gruppo ristretto. Nel mondo i Testimoni di Geova sono oltre nove milioni, riuniti in congregazioni presenti in più di 200 paesi e territori. La nuova impostazione vale per tutti loro, lasciando però a ciascuno la valutazione finale sull’uso dei componenti del sangue.
Immagine generata con IA.
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