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Artemis II, gli astronauti

Artemis II è partita: 10 giorni attorno alla Luna per capire se nel 2028 ci torneremo davvero

Cose dell'Altro Mondo 1 settimana fa 0

Alle 00:35 di giovedì 2 aprile 2026, ora italiana, quattro astronauti hanno lasciato il suolo terrestre a bordo della capsula Orion, lanciata dallo Space Launch System dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral. Destinazione: un’orbita attorno alla Luna e ritorno, in circa dieci giorni. Non è un evento qualunque: l’ultima volta che degli esseri umani si erano spinti oltre l’orbita terrestre bassa risale all’Apollo 17, dicembre 1972. Mezzo secolo e qualche anno fa.

Artemis II non porta astronauti sulla Luna, questa è la precisazione che vale la pena fare subito. Ma è la missione che decide se ci si arriverà davvero nel 2028, e in che modo.

Chi c’è a bordo e cosa stanno facendo adesso

L’equipaggio è composto da Reid Wiseman (comandante NASA), Victor Glover (pilota NASA, primo afroamericano a viaggiare oltre l’orbita bassa), Christina Koch (specialista di missione NASA, prima donna a spingersi così lontano dalla Terra) e Jeremy Hansen, astronauta dell’Agenzia Spaziale Canadese (primo non americano nella storia a superare l’orbita terrestre bassa). Quattro primati storici in una sola capsula.

Nel primo giorno di missione, Orion rimane in un’orbita terrestre ellittica mentre l’equipaggio verifica sistemi di navigazione, supporto vitale, comunicazioni e propulsione. Non è routine: i controlli servono a dare il via libera per la manovra decisiva del secondo giorno, l’accensione del Modulo di Servizio Europeo (costruito da Airbus con componenti italiani di Thales Alenia Space e Leonardo) che spingerà la capsula fuori dall’orbita terrestre verso la Luna. Questo stadio si chiama “iniezione translunare” — e se qualcosa non va, la missione si ferma qui.

Prima ancora di raggiungere la Luna, i quattro astronauti eseguiranno le operazioni di prossimità: prendono il controllo manuale di Orion e manovrano la capsula attorno allo stadio superiore del razzo appena separato, simulando le tecniche di attracco che serviranno nelle missioni future. Un esercizio tecnico che sembra astratto ma è il fondamento pratico di tutto ciò che viene dopo.

Perché ci è voluto mezzo secolo

La domanda che molti si pongono, e che merita una risposta senza semplificazioni eccessive, è questa: dopo l’Apollo 17, perché l’umanità non è mai tornata?

La risposta breve è: perché non c’era una ragione politica ed economica abbastanza forte da giustificare i costi. Le missioni Apollo costavano, in termini corretti per l’inflazione, qualcosa come 280 miliardi di dollari complessivi. Erano il prodotto della Guerra Fredda, non di un piano scientifico a lungo termine. Finite le Olimpiadi spaziali tra USA e URSS, il finanziamento si è dissolto.

Artemis nasce in un contesto diverso. Il programma ha motivazioni scientifiche reali (il polo sud lunare contiene ghiaccio d’acqua, un requisito per qualsiasi presenza stabile), motivazioni geopolitiche (la Cina sta sviluppando un proprio programma lunare con orizzonte 2030), e per la prima volta un’architettura industriale internazionale che coinvolge Europa, Canada, Giappone e oltre 40 altri Paesi firmatari degli Artemis Accords — tra cui l’Italia.

Cosa viene dopo Artemis II: la tabella delle missioni

MissioneData previstaObiettivo principaleNovità
Artemis II1 apr. 2026 (in corso)Flyby circumlunare con equipaggioPrima missione umana oltre orbita bassa dal 1972
Artemis III2027 (rivisto)Esercitazione attracco Starship-Orion in orbita bassaNessun allunaggio: test di rendezvous
Artemis IV2028Primo allunaggio dall’Apollo 17 — polo sud lunarePrima donna e primo non-americano sulla Luna
Artemis V e oltre2029-2031Missioni con Lunar Gateway operativoAstronauti europei, possibile astronauta italiano

Il ruolo dell’Italia: non solo spettatori

Tra le cose meno note al grande pubblico c’è il peso concreto dell’Italia in questo programma. Il Modulo di Servizio Europeo di Orion — il “motore” della capsula, quello che la spinge verso la Luna — è stato prodotto da Airbus, ma con componenti fondamentali di Thales Alenia Space e Leonardo, aziende italiane. È già in funzione, attivo dal momento del decollo di ieri sera.

L’Agenzia Spaziale Italiana sta progettando il Multi-Purpose Habitat (MPH), un modulo abitativo destinato alla superficie lunare che dovrà ospitare gli astronauti durante le soste sul satellite. Non un contributo marginale: oltre il 50% dei volumi abitabili della Stazione Spaziale Internazionale è stato prodotto in Italia, e questa competenza specifica è alla base dell’accordo siglato tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la NASA a Washington, che prevede la guida italiana nella progettazione degli habitat lunari.

Artemis II© cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
Artemis II

Parmitano sulla Luna: ipotesi o impegno?

Luca Parmitano non era a bordo di Artemis II, e non ci sarà nemmeno su Artemis III. Ma la domanda se un italiano metterà piede sulla Luna ha già una risposta parziale: sì, e in una finestra temporale tra il 2029 e il 2031.

Al termine della Conferenza Ministeriale dell’ESA svoltasi a Brema nel novembre 2025, il direttore generale Josef Aschbacher ha confermato che Italia, Francia e Germania saranno i tre Paesi europei con un astronauta nelle missioni di allunaggio del programma Artemis. La scelta tra i due candidati italiani più accreditati — Parmitano e Samantha Cristoforetti — non è ancora stata annunciata ufficialmente. Entrambi appartengono alla “classe 2009” dell’ESA, entrambi hanno già comandato la ISS.

Parmitano ha dichiarato in più occasioni di attendere con impazienza un volo verso il Lunar Gateway, la stazione orbitale lunare che fungerà da testa di ponte per i futuri atterraggi. Ha anche specificato che l’Europa è “proprio lì”, non ai margini: il motore che ha portato ieri sera quattro astronauti verso la Luna parla, almeno in parte, anche la lingua dell’industria italiana.

La scelta definitiva dipenderà da variabili tecniche, mediche e politiche. Ma il posto c’è.

Artemis II atterrerà sulla Luna?

No. È una missione di flyby circumlunare: Orion percorre una traiettoria attorno alla Luna e ritorna sulla Terra senza atterrare. L’obiettivo è testare sistemi di navigazione, supporto vitale e propulsione in condizioni reali di volo profondo. Il primo allunaggio vero è previsto con Artemis IV, attualmente pianificata per il 2028.

Quanto dista la Luna dalla Terra?

La distanza media è circa 384.400 chilometri. Durante Artemis II, Orion si spingerà fino a circa 7.600 km oltre la superficie lunare — un record assoluto per la distanza percorsa da esseri umani, superiore a qualsiasi missione Apollo.

Cos’è il Modulo di Servizio Europeo di Orion?

È il “motore” della capsula: fornisce propulsione, energia, ossigeno e acqua agli astronauti. Lo produce Airbus per conto dell’ESA, con componenti italiani di Thales Alenia Space e Leonardo. È già attivo dall’istante del decollo di ieri sera.

Cosa sono gli Artemis Accords?

Accordi bilaterali tra NASA e Paesi partner che fissano regole condivise per l’esplorazione lunare: uso pacifico, trasparenza, condivisione dei dati. L’Italia è stata tra i primi firmatari. Al 2026 sono oltre 50 i Paesi aderenti.

Perché il polo sud della Luna è la destinazione scelta da Artemis?

Il polo sud lunare ospita depositi di ghiaccio d’acqua nelle zone sempre in ombra dei crateri. Quella stessa acqua può essere scissa in idrogeno e ossigeno — carburante per razzi e aria respirabile — rendendo tecnicamente possibile una presenza umana stabile senza dover portare tutto dalla Terra.

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