Immaginate un luogo dove le montagne sono perennemente innevate, gli orsi polari superano in numero gli abitanti e la luce del sole scompare per mesi interi. Siamo a Longyearbyen, il centro abitato più a nord del mondo, situato nell’arcipelago norvegese delle Svalbard. Qui, la vita scorre seguendo ritmi dettati dalla natura selvaggia, ma c’è una regola che sovrasta tutte le altre, una legge che sembra uscita da un romanzo distopico: in questa città è ufficialmente vietato morire.
Non si tratta di una superstizione religiosa o di una bizzarra scelta filosofica. Il divieto di morte a Longyearbyen è una necessità pragmatica, dettata da una condizione geologica che rende questo posto uno dei più strani e affascinanti del pianeta.
Il segreto sepolto nel Permafrost
Tutto ebbe inizio nel 1950. Le autorità locali si resero conto di un fenomeno inquietante che stava avvenendo nel piccolo cimitero cittadino: i corpi dei defunti non si decomponevano. A causa del permafrost — il terreno perennemente ghiacciato tipico delle regioni artiche — la temperatura del suolo rimane costantemente sotto lo zero.
In queste condizioni, i processi biologici di decomposizione si fermano quasi completamente. I corpi sepolti decenni prima apparivano ancora intatti, come se il tempo si fosse fermato al momento del funerale. Il problema non era solo estetico o etico, ma rappresentava una minaccia biologica senza precedenti per l’intera comunità.

La minaccia dei virus “immortali”
La conferma della pericolosità di questo fenomeno arrivò negli anni ’90, quando un team di scienziati ottenne il permesso di esumare alcuni corpi di minatori morti durante la terribile epidemia di influenza spagnola del 1918. Con enorme stupore e una punta di terrore, i ricercatori scoprirono che il virus dell’influenza era ancora perfettamente conservato e potenzialmente attivo all’interno dei tessuti ghiacciati.
In pratica, il terreno di Longyearbyen funge da gigantesco congelatore biologico capace di conservare virus e batteri letali per secoli. Se il permafrost dovesse sciogliersi a causa del cambiamento climatico, antiche pandemie potrebbero risvegliarsi, colpendo una popolazione che non ha più difese immunitarie verso di esse. Per questo motivo, il cimitero è stato dichiarato ufficialmente chiuso e non vengono effettuate sepolture da oltre settant’anni.
Come si applica una legge così assurda?
Ma come si impedisce a qualcuno di morire? Ovviamente, la legge non punisce il “colpevole”, ma agisce sulla prevenzione e sulla logistica. Quando un abitante diventa gravemente malato o un anziano raggiunge uno stato di fragilità estrema, viene immediatamente trasferito in aereo verso la Norvegia continentale. Lì riceverà le cure necessarie e, nel caso peggiore, potrà essere sepolto degnamente senza rischi per la salute pubblica.
Cosa succede se qualcuno muore improvvisamente a Longyearbyen per un incidente o un attacco cardiaco? Anche in questo caso, la salma viene spedita sulla terraferma in tempi brevissimi. Le uniche eccezioni riguardano le ceneri: è possibile disperdere i resti cremati in loco, ma la burocrazia richiesta è così complessa che pochissimi scelgono questa strada.

Una vita senza fine (e senza nascite)
Il paradosso di Longyearbyen non si ferma alla fine della vita, ma ne tocca anche l’inizio. Così come non si può morire, è estremamente difficile nascere. La città non dispone di un ospedale attrezzato per le emergenze ostetriche, quindi le donne incinte sono obbligate a recarsi sulla terraferma circa tre settimane prima della data presunta del parto.
Questa comunità è composta principalmente da ricercatori, minatori e avventurieri che accettano di vivere in uno stato di “transitorietà permanente”. Non ci sono case di riposo, non ci sono reparti di geriatria. Longyearbyen è una città per giovani e sani, un avamposto umano dove la natura impone condizioni così dure da aver costretto l’uomo a legiferare contro l’inevitabile.
Un monito dal Grande Nord
Visitare Longyearbyen significa confrontarsi con la fragilità dell’esistenza umana di fronte alla forza del ghiaccio. La città dove “non si muore” ci ricorda che, nonostante la tecnologia e il progresso, esistono angoli del mondo dove le regole della biologia sono scritte dal clima e dove un semplice cimitero può trasformarsi in una bomba a orologeria biologica. Un fatto vero, documentato, che continua a rendere le Svalbard uno dei luoghi più incredibili del nostro pianeta.
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