Sull’altopiano del Sirente, nel cuore del Parco Regionale Sirente-Velino, in Abruzzo, c’è una conca quasi perfettamente circolare che divide gli scienziati da oltre vent’anni. Per alcuni è la cicatrice di un meteorite caduto in piena epoca romana, tra il III e il IV secolo dopo Cristo. Per altri è una semplice dolina, una cavità naturale del terreno, o addirittura una struttura scavata dall’uomo. La cavità esiste, questo è certo. Cosa l’abbia prodotta, invece, è ancora oggetto di discussione.
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Come nasce l’ipotesi del meteorite
La storia scientifica del cratere comincia all’inizio degli anni Duemila, quando il geologo svedese Jens Ormö, specialista di crateri da impatto, studiò la depressione principale e le piccole cavità circostanti. La sua conclusione fu suggestiva: si trattava di un cratere da impatto, generato da un corpo celeste, con le conche minori interpretate come i segni di frammenti secondari.
A rendere il caso ancora più affascinante fu la datazione. Le analisi al radiocarbonio collocavano la formazione della struttura attorno al IV secolo dopo Cristo, in piena età tardo-romana. Da qui il passo verso la storia fu breve, e qualcuno tirò in ballo le cronache dell’epoca che raccontavano di luci e boati nel cielo.
Perché molti geologi non sono d’accordo
L’ipotesi dell’impatto, però, non ha convinto gran parte della comunità scientifica. Negli anni successivi diversi studi hanno riesaminato il sito e sono arrivati a conclusioni molto diverse.
La prova regina, in questi casi, sarebbe la presenza di quarzo da shock, minerali con microfratture particolari che si formano solo alle pressioni altissime di un impatto cosmico, o di frammenti del meteorite stesso. Al Sirente questi elementi non sono stati trovati in modo convincente. Diversi geologi hanno quindi proposto spiegazioni alternative: una dolina, cioè una depressione dovuta al dissolvimento delle rocce nel sottosuolo, oppure una struttura legata all’attività umana, come un abbeveratoio o un invaso creato in epoca storica. Il bordo rialzato della conca, secondo questa lettura, sarebbe un argine artificiale.
Ad oggi, la spiegazione dell’origine non da impatto è quella prevalente tra gli studiosi, anche se il dibattito non si è mai chiuso del tutto.
Il fascino del legame con Roma
È qui che la vicenda tocca la storia, ed è anche qui che serve la massima cautela. L’idea che un meteorite sia caduto in Abruzzo mentre l’Impero Romano viveva le sue trasformazioni ha una forza narrativa evidente. Qualcuno ha provato a collegare l’evento alla celebre visione di Costantino, la croce o il segno luminoso nel cielo che secondo la tradizione l’imperatore vide nel 312, prima della battaglia di Ponte Milvio.
Il collegamento, però, resta pura suggestione. La finestra temporale della datazione del Sirente è ampia e, anche ammettendo che lì sia caduto qualcosa, nulla lega quel fenomeno alla visione di Costantino, che le fonti collocano a Roma e in tutt’altro contesto. Trasformare una coincidenza cronologica in un nesso causale sarebbe un salto che nessun documento autorizza.
Cosa resta, al di là del mistero
Spogliato delle interpretazioni più ardite, il cratere del Sirente resta comunque un luogo notevole. È una formazione dalla geometria sorprendente, incastonata in un paesaggio d’alta quota di grande bellezza, ed è diventato una meta per escursionisti e curiosi.
La sua storia è anche una piccola lezione su come funziona la scienza. Un’ipotesi affascinante viene proposta, poi messa alla prova, discussa, in buona parte ridimensionata. Non c’è la certezza del meteorite, ma non c’è nemmeno una parola definitiva che chiuda per sempre la questione. Il Sirente, per ora, resta una conca perfetta che continua a far discutere: e forse è proprio questo a renderla interessante.
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