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Tessuto organico grezzo con filamenti di micelio e piccoli funghi su un manichino sartoriale in penombra

Sepolti in una tuta di funghi: la promessa green dell’ultimo abito che la scienza non ha mai confermato

Tute di funghi che “puliscono” il corpo, bare di micelio, compostaggio umano: cosa c’è di vero nella sepoltura green e cosa si può fare oggi in Italia.

Cose dell'Altro Mondo 19 ore fa 0

Nel 2019 l’attore Luke Perry, volto di Beverly Hills 90210, è stato sepolto con indosso una tuta impregnata di spore di funghi. Lo ha raccontato la figlia, e la notizia ha fatto il giro del mondo. Secondo chi l’aveva creata, quella tuta avrebbe aiutato il corpo a decomporsi e avrebbe neutralizzato le tossine accumulate in vita, restituendo alla terra solo nutrienti puliti. È un’idea affascinante. Il problema è che nessuno ha mai dimostrato che funzioni.

L'attore Luke Perry al WonderCon 2017, sepolto nel 2019 con una tuta di funghi
Luke Perry al WonderCon di Anaheim nel 2017. Foto: Gage Skidmore, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

La tuta che doveva “ripulire” il corpo

La Infinity Burial Suit è nata da un’idea dell’artista Jae Rhim Lee, che l’ha presentata in un intervento ai TEDGlobal del 2011 diventato virale online. Secondo l’azienda fondata da Lee, Coeio, un ceppo specifico di funghi chiamato «Infinity Mushroom» avrebbe decomposto il corpo e neutralizzato le sostanze tossiche che, con la sepoltura tradizionale o la cremazione, finirebbero nell’ambiente.

Le verifiche però non hanno dato ragione alla promessa. Come ricostruisce la voce dedicata a Jae Rhim Lee, nel dicembre 2016 una tuta è stata testata su un corpo sepolto in un parco per sepolture naturali vicino ad Austin, in Texas. La consulente funeraria che ha seguito la prova, Melissa Unfred, ha raccontato in seguito che il risultato non era stato migliore di quello di un comune sudario. Lee non ha mai commentato pubblicamente.

Secondo un’inchiesta della giornalista Erica Buist, non esistono studi sottoposti a revisione scientifica che dimostrino l’efficacia della tuta, che costava 1.500 dollari. Diversi operatori del settore sostengono inoltre che il suolo decompone già da sé le sostanze organiche del corpo. Le specie di funghi cambiano anche a pochi metri di distanza, e una tuta uguale per tutti rischierebbe di introdurre nel terreno funghi estranei. L’azienda, secondo le informazioni disponibili, oggi non risulta più attiva.

La bara di micelio: cosa promette

Un’idea diversa, e più documentata, arriva dai Paesi Bassi. Il designer Bob Hendrikx, ricercatore alla TU Delft, ha creato il Living Cocoon, una bara fatta di micelio, la parte filamentosa dei funghi, cresciuto in uno stampo insieme a un substrato organico. Il micelio si sviluppa in circa sette giorni, senza bisogno di energia, calore o luce.

Filamenti di micelio, la parte sotterranea dei funghi usata per le bare biodegradabili
Il micelio, la rete di filamenti sotterranei dei funghi (immagine elaborata dall’autrice). Foto: Svitlana Shakhnovych, KNUTD, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Secondo i test citati dalla rivista di design Dezeen, in un terreno olandese la bara viene assorbita in 30-45 giorni. Per il corpo i tempi stimati sono di due o tre anni, contro gli oltre dieci di una sepoltura con bara tradizionale. Hendrikx parla di usare il corpo come nutrimento, perché «arricchisca il suolo invece di inquinarlo». Va detto che le stime sui tempi vengono dall’azienda e dai suoi partner, non da studi indipendenti. La startup, Loop Biotech, ha avviato i primi funerali con le sue bare in collaborazione con cooperative funebri dell’Aia e di Delft.

Il compostaggio umano negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti il passo successivo è già legge in diversi Stati: il compostaggio umano, chiamato anche terramazione. Il corpo viene trasformato in terriccio in un contenitore con materiale vegetale. Il primo Stato a legalizzarlo è stato Washington nel maggio 2019. Secondo l’elenco della società Recompose, oggi è consentito in 14 Stati, dal Colorado alla California, da New York al New Jersey, che si è aggiunto nel settembre 2025.

Cosa si può fare in Italia

In Italia lo scenario è molto più rigido. Il regolamento di polizia mortuaria (DPR 285 del 1990) prevede che per l’inumazione, cioè la sepoltura nella terra, si usino casse di legno. All’articolo 75 stabilisce che qualsiasi materiale biodegradabile diverso dal legno deve essere autorizzato. Come ricostruisce una determina della Regione Piemonte, dopo un chiarimento del ministero della Salute del 2015 il rilascio di queste autorizzazioni spetta oggi alle Regioni. Nel 2019 il Piemonte ha autorizzato così un feretro in cellulosa con bordo in legno.

Una bara di funghi, quindi, in Italia non si può usare liberamente: servirebbe un’autorizzazione specifica. Il compostaggio umano non è previsto dalla legge.

Prato con giovani alberi nel cimitero naturale di Clayton Wood, esempio di sepoltura green
Il cimitero naturale di Clayton Wood, in Inghilterra. Foto: Peter Holmes, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Il funerale come ultima scelta personale

Dietro queste soluzioni c’è un cambiamento culturale più ampio. Da anni il movimento death positive, nato attorno all’associazione statunitense The Order of the Good Death fondata dalla medica legale Caitlin Doughty, invita a parlare apertamente della morte e a scegliere come essere ricordati. Per molti l’ultima scelta diventa anche un modo di restare coerenti con le proprie idee sull’ambiente.

Le promesse più suggestive, però, vanno prese con cautela. Una tuta di funghi può essere un bel gesto simbolico, ma la scienza non ha mai confermato che “ripulisca” il corpo. E prima di scegliere qualcosa di diverso dalla bara di legno, in Italia conviene chiedere al proprio Comune e all’impresa funebre cosa è davvero autorizzato.

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