Poche ore prima che un Cessna 208B Grand Caravan della compagnia Aerodiana precipitasse sulle linee di Nazca, un gruppo di studentesse italiane aveva compiuto lo stesso volo panoramico costato la vita a tredici persone, tra cui sette connazionali. Una di loro ha pubblicato sui social un video che le ritrae a bordo del velivolo, sorridenti, mentre ammirano dall’alto i celebri geoglifi del deserto peruviano. Poche ore dopo, la notizia della strage ha cambiato il senso di quelle immagini: “Shockate, siamo state fortunate. Esperienza unica, ma comporta una percentuale di rischi”, ha detto la ragazza, raccontando lo sgomento per essere scampata, di fatto per un soffio, allo stesso destino toccato alle due famiglie brianzole.
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Cosa sono le linee di Nazca e perché si sorvolano
Le linee di Nazca rappresentano uno dei più grandi misteri archeologici del pianeta, un immenso “libro” scolpito nel deserto che può essere letto solo da chi guarda dall’alto. Si tratta di un complesso di geoglifi — disegni ottenuti rimuovendo lo strato superficiale di pietre ossidate scure per rivelare il terreno chiaro sottostante — incisi sull’altopiano arido tra le città di Nazca e Palpa, nel sud del Perù, lungo una fascia desertica che si estende per circa 450 chilometri quadrati. Furono realizzati dalla civiltà Nazca, e in parte da quella Paracas che la precedette, in un arco di tempo compreso all’incirca tra il 500 a.C. e il 500 d.C., utilizzando tecniche di rilievo topografico ancora oggi oggetto di studio, dal momento che le figure — alcune lunghe centinaia di metri — sono perfettamente proporzionate pur essendo state tracciate senza alcun punto di osservazione elevato a disposizione degli antichi artefici.
Il sito comprende circa 800 linee rette, 300 figure geometriche e una settantina di disegni zoomorfi e fitomorfi, tra cui i più celebri sono il colibrì, il ragno, la scimmia dalla lunga coda arrotolata, il condor, il cane, l’albero e le mani, oltre alla controversa figura soprannominata “l’astronauta”, scolpita sul fianco di una collina anziché sul piano orizzontale. Rimasti pressoché sconosciuti al mondo occidentale fino agli anni Venti del Novecento, quando i primi voli commerciali sulla regione ne permisero l’avvistamento casuale, i geoglifi furono studiati sistematicamente a partire dagli anni Quaranta dalla matematica tedesca Maria Reiche, che dedicò l’intera vita alla loro documentazione e conservazione — tanto che oggi l’aeroporto locale porta il suo nome — e dallo storico Paul Kosok, che per primo ipotizzò una funzione astronomica del sito, definendolo “il più grande libro di astronomia del mondo”.
Sulle ragioni per cui furono create, gli studiosi non hanno mai raggiunto un consenso definitivo: le ipotesi spaziano da un calendario agricolo e astronomico legato ai solstizi, a un sistema di canali cerimoniali connessi al culto dell’acqua e alla fertilità in una delle regioni più aride della Terra, fino a percorsi rituali processionali che i fedeli avrebbero percorso a piedi in occasione di cerimonie religiose. Proprio l’assenza di un punto di vista elevato naturale nella zona rende le linee visibili in modo completo solo dal cielo, ed è questo il motivo per cui, dagli anni Sessanta in poi, il sorvolo turistico è diventato la modalità pressoché obbligata per ammirarle: da allora, piccoli aerei da turismo — generalmente monomotore a elica, con una capienza di dieci-dodici posti — decollano quotidianamente dagli aeroporti di Pisco e di Nazca per voli panoramici di circa 30-60 minuti, durante i quali il pilota inclina ripetutamente l’ala del velivolo per permettere ai passeggeri, seduti su entrambi i lati della cabina, di fotografare le figure. Riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità nel 1994, le linee di Nazca restano una delle mete più richieste del turismo peruviano, ma proprio le manovre a bassa quota e le brusche variazioni di assetto richieste per il sorvolo — unite alle condizioni meteorologiche spesso instabili del deserto, con venti improvvisi e tempeste di polvere — hanno reso quest’area teatro, negli anni, di diversi incidenti aerei che hanno coinvolto proprio i piccoli velivoli turistici, sollevando periodicamente interrogativi sugli standard di sicurezza delle compagnie che operano i voli.
La dinamica dell’ultimo incidente
Il volo fatale è decollato sabato 1 agosto dall’aeroporto internazionale di Pisco, nella regione di Ica, con tredici persone a bordo: sette turisti italiani, due tedeschi, due spagnoli e due piloti peruviani. Dopo aver completato il sorvolo delle linee, l’aereo si stava preparando ad atterrare all’aerodromo Maria Reiche di Nazca quando, secondo la ricostruzione di Sky TG24, il pilota avrebbe lanciato un allarme intorno alle 13 ora locale, circa un’ora dopo il decollo, senza ricevere risposta dalla torre di controllo, e pochi minuti dopo le comunicazioni radio si sarebbero interrotte definitivamente. Il velivolo si è schiantato al suolo nei pressi dell’aerodromo, nell’area di Pueblo Viejo, e ha preso fuoco all’impatto, rendendo vani i soccorsi. Nessuno dei tredici occupanti è sopravvissuto.
Le vittime italiane: due famiglie della Brianza in vacanza insieme
Le sette vittime italiane appartenevano a due famiglie di Monza e Seregno, legate da una lunga amicizia e partite insieme per un viaggio in Perù. Si tratta di Elena Sala, 58 anni, Massimo Angelucci, 58 anni, Lorenzo Angelucci, 24 anni, Cristina Maria Bianco, 57 anni, Paolo Gianturco, 59 anni, Matteo Gianturco, 24 anni, e Pietro Gianturco, 18 anni. Tra loro, Massimo Angelucci era un imprenditore noto nel territorio di Seregno, titolare della Icma Tecno, azienda di Lissone specializzata in componenti meccaniche, mentre il figlio Lorenzo si era da poco laureato al Politecnico di Milano. Tra le vittime figurava anche un dirigente affermato di Deloitte. Le due famiglie, unite da anni di amicizia, condividevano la stessa passione per i viaggi e la scoperta di culture lontane: partite insieme per l’ennesima vacanza, non hanno fatto ritorno.
Le ipotesi sulle cause: guasto meccanico, vento o cedimento strutturale
Sulle cause dello schianto le autorità peruviane hanno aperto un’indagine, e le prime dichiarazioni ufficiali indicano più piste che si intrecciano. Il ministro del Commercio estero e del Turismo peruviano, Rogers Valencia, ha riferito che l‘aereo aveva segnalato un problema meccanico durante il volo, poco prima dello schianto, tramite una chiamata radio. Secondo la ricostruzione di alcuni testimoni e dei primi video diffusi sui social, il velivolo avrebbe perso il controllo mentre si trovava ad alta quota, per poi precipitare in una zona arida. Non si esclude inoltre un ruolo delle condizioni meteo: quel giorno erano appena ripresi i voli nell’area, dopo una sospensione dovuta al forte vento che solleva le cosiddette “paracas”, tempeste di polvere tipiche della regione. Alcune fonti giornalistiche hanno inoltre sollevato interrogativi su presunte anomalie riscontrate tra i resti del velivolo — tra cui un’ala che si sarebbe staccata durante il volo — e sulla scatola nera, di cui al momento non è stato confermato il ritrovamento, elementi che rendono ancora incerta la ricostruzione definitiva della dinamica.
La sospensione della compagnia
Il Cessna, immatricolato OB-2001, è andato completamente distrutto nell’impatto e nel successivo incendio, e i resti del velivolo insieme ai corpi delle vittime sono stati trasferiti all’obitorio di Ica per le autopsie. In seguito alla tragedia, la Direzione Generale dell’Aviazione Civile del Perù ha disposto la sospensione temporanea, a titolo precauzionale, delle operazioni della compagnia locale Aerodiana, in attesa che le indagini accertino il rispetto delle normative aeronautiche vigenti. Il caso ha suscitato una forte reazione istituzionale in Italia: il ministro degli Esteri Antonio Tajani è rimasto in contatto con l’ambasciatore italiano a Lima, mentre la premier Giorgia Meloni ha espresso il cordoglio del governo alle famiglie delle vittime.
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Crediti fotografici
- Nazca: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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