Per la prima volta dalla sua realizzazione, avvenuta quasi mille anni fa, l’arazzo di Bayeux ha lasciato la Francia ed è arrivato in Inghilterra: il trasferimento è avvenuto a inizio luglio e l’opera si trova già, in questi giorni, all’interno del British Museum di Londra, dove è in corso l’allestimento dell’attesa esposizione.
La mostra aprirà al pubblico il 10 settembre, nella Sainsbury Exhibitions Gallery, e resterà visibile fino all’11 luglio 2027: un prestito storico, concordato tra Francia e Regno Unito, che ha già esaurito i biglietti per i primi mesi di apertura e che gli osservatori definiscono un evento culturale irripetibile, viste le condizioni di fragilità estrema del manufatto e la ferma contrarietà che la Francia aveva sempre opposto in passato a farlo uscire dai propri confini.
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Cos’è davvero l’arazzo di Bayeux
Nonostante il nome con cui è conosciuto in tutto il mondo, l’arazzo di Bayeux non è tecnicamente un arazzo, bensì un ricamo: lana colorata cucita su un fondo di lino sbiancato, non tessuta al telaio. È lungo circa 68-70 metri e alto appena 50 centimetri, realizzato su nove pannelli di lino cuciti insieme, con quattro tonalità di filo di lana e cinque diversi punti di ricamo. Lungo il suo sviluppo compaiono oltre 600 figure umane e quasi 750 animali, che si snodano in una narrazione visiva continua, accompagnata da brevi didascalie in latino: un vero e proprio fumetto ante litteram, considerato ancora oggi l’unica testimonianza pittorica sopravvissuta della conquista normanna dell’Inghilterra.
La storia che racconta e chi lo creò
L’opera narra gli eventi che, tra il 1064 e il 1066, portarono Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, a rivendicare il trono d’Inghilterra e a sconfiggere Aroldo Godwinson nella celebre battaglia di Hastings.
Si parte dal viaggio di Aroldo in Normandia e dal giuramento di fedeltà che avrebbe prestato a Guglielmo, per proseguire con la morte di Re Edoardo il Confessore, l’incoronazione dello stesso Aroldo e, infine, lo scontro decisivo del 14 ottobre 1066, che si conclude con la morte di Aroldo — colpito, secondo la tradizione, da una freccia in un occhio — e il trionfo del duca normanno.
Gli storici ritengono che il committente sia stato Oddone di Bayeux, vescovo della città normanna e fratellastro di Guglielmo il Conquistatore, la cui immagine compare con particolare frequenza ed enfasi lungo tutta la narrazione. Quanto alla realizzazione materiale, la maggior parte degli studiosi concorda oggi che l’arazzo sia stato prodotto in Inghilterra, probabilmente nell’area di Canterbury, intorno al 1070-1077, a opera di ricamatrici inglesi le cui capacità erano allora ammirate in tutta Europa. Il disegno preparatorio, invece, sarebbe stato affidato a un artista che conosceva bene l’arte dell’illuminazione dei manoscritti prodotti nei monasteri della regione.
Un viaggio rocambolesco attraverso i secoli
La sopravvivenza dell’arazzo fino a oggi è stata tutt’altro che scontata. Per secoli rimase pressoché sconosciuto fuori da Bayeux, dove veniva esposto ogni anno nella navata della cattedrale e conservato, per il resto del tempo, in un baule di legno: la prima menzione documentata risale a un inventario ecclesiastico del 1476. Il momento più drammatico arrivò con la Rivoluzione Francese: nel 1792 l’opera rischiò di essere tagliata a pezzi per farne teli di copertura per i carri dei soldati, e fu salvata solo grazie all’intervento provvidenziale di un avvocato francese. Due anni dopo, nel 1794, la Commissione delle Arti la requisì “a nome della Nazione”, garantendone così la protezione definitiva.
Non finì qui: nel 1803-1804 Napoleone Bonaparte, che stava valutando un’invasione dell’Inghilterra, volle l’arazzo esposto al Louvre come strumento di propaganda, per ricordare ai francesi che la Manica era già stata attraversata con successo secoli prima. Durante la Seconda guerra mondiale l’opera fu requisita anche dai nazisti, che la trasferirono a Parigi con l’intenzione — secondo alcune ricostruzioni, legata a un interesse personale di Heinrich Himmler per le origini “germaniche” dei popoli normanni — di portarla infine a Berlino; fu recuperata dagli Alleati alla liberazione della capitale francese.
Da allora l’arazzo ha lasciato Bayeux solo in queste due occasioni, entrambe legate, non a caso, a ipotesi di invasione dell’Inghilterra mai realmente compiute.
Perché è un manufatto così prezioso e fragile
Al di là del suo straordinario valore storico e narrativo, l’arazzo di Bayeux è oggi un oggetto estremamente delicato. Uno studio conservativo condotto nel 2020 ha censito sul tessuto oltre 24.000 macchie, più di 16.000 pieghe, quasi 10.000 piccoli difetti e circa 30 strappi non più stabilizzabili: la fragilità della tela è stata per anni il principale argomento contro qualunque ipotesi di prestito internazionale.
Per il trasferimento a Londra sono state adottate misure eccezionali: il trasporto è avvenuto su strada attraverso il tunnel della Manica, per evitare le vibrazioni di un volo o di una traversata via mare, dentro una cassa climatizzata dotata di uno speciale sistema di sospensione, dopo prove effettuate con repliche del manufatto per simulare ogni fase del viaggio.
Il costo dell’operazione si aggira attorno a 1,4 milioni di euro, mentre il valore assicurativo dell’opera è stato fissato a circa 940 milioni di euro, il doppio del dipinto più costoso mai venduto all’asta. Non stupisce che una petizione contraria al prestito abbia raccolto quasi 80.000 firme, né che la Francia avesse respinto richieste analoghe in passato: già nel 2018 Emmanuel Macron aveva annunciato un prestito poi annullato proprio per il timore di danneggiare irreparabilmente l’opera.
Curiosità e misteri mai del tutto risolti
Attorno all’arazzo di Bayeux si sono stratificate nei secoli leggende e domande a cui gli storici non hanno ancora dato risposta definitiva. La più diffusa è quella secondo cui sarebbe stato ricamato personalmente dalla regina Matilde, moglie di Guglielmo il Conquistatore, insieme alle sue dame di corte: un mito romantico, all’origine del nome francese “Tapisserie de la Reine Mathilde”, che però non trova alcun riscontro nelle fonti storiche e che gli studiosi contemporanei considerano ormai smentito.
Uno dei veri enigmi mai risolti riguarda invece una misteriosa figura femminile di nome Ælfgyva, che compare in una sola scena accanto a un religioso, con una didascalia criptica — “dove Ælfgyva e il chierico” — che allude a uno scandalo evidentemente ben noto agli spettatori dell’epoca, ma di cui oggi si è persa la memoria: alcuni studiosi hanno ipotizzato che si tratti di Emma di Normandia, imparentata con lo stesso Guglielmo, ma l’identità del personaggio resta oggetto di dibattito.
Proprio accanto a questa scena, nel bordo decorativo inferiore, compare una figura maschile nuda che sembra rispecchiare la posa del religioso: un dettaglio che rafforza l’ipotesi di un’allusione a uno scandalo sessuale dell’epoca, uno dei tanti indizi “piccanti” nascosti nei margini dell’opera, che ospitano complessivamente centinaia di animali fantastici e scene di vita quotidiana, spesso in aperto contrasto ironico con la solennità della narrazione principale.
Un altro dettaglio curioso è la presenza della cometa di Halley, raffigurata subito dopo l’incoronazione di Aroldo come un presagio di sventura, collegata visivamente a una spettrale flotta di navi che allude al disastro imminente: un’associazione suggestiva, anche se storicamente la cometa fu osservata solo nell’aprile del 1066, alcuni mesi dopo l’incoronazione. Resta infine un mistero anche il finale dell’opera: l’arazzo, danneggiato, si interrompe bruscamente poco dopo la morte di Aroldo, ed è quasi certo che l’ultima parte — che avrebbe potuto raffigurare l’incoronazione di Guglielmo — sia andata perduta nel corso dei secoli.
La mostra al British Museum: cosa vedranno i visitatori
Al momento la mostra non è ancora accessibile al pubblico: l’opera è arrivata nel Regno Unito solo poche settimane fa e il museo è impegnato negli ultimi preparativi in vista dell’apertura, fissata per il 10 settembre 2026. L’allestimento londinese è stato progettato tenendo conto proprio dell’estrema fragilità del manufatto: l’arazzo, per la prima volta, sarà esposto disteso in orizzontale a un’altezza di circa 80 centimetri, anziché in verticale come avveniva a Bayeux, così da ridurre lo stress meccanico sul tessuto.
Il percorso di visita, a senso unico, durerà circa quaranta minuti, si snoderà in ambienti con livelli di luce volutamente bassi per motivi conservativi e sarà arricchito da animazioni e apparati multimediali di supporto alla lettura delle scene; sarà consentito fotografare, ma senza flash. I biglietti standard per adulti partono da 25 sterline nella fascia super-ridotta fino a 33 sterline nella tariffa piena, con ingresso gratuito per gli under 16 accompagnati; le prenotazioni per il periodo tra settembre e dicembre 2026 sono già esaurite.
Il prestito, va ricordato, non è a senso unico: in cambio dell’arazzo, il British Museum invierà in Francia due dei suoi tesori più identitari, l’elmo di Sutton Hoo, simbolo per eccellenza della cultura anglosassone precedente alla conquista normanna, e gli scacchi di Lewis, il celebre set di pedine medievali dagli sguardi inconfondibili. Un ideale scambio simbolico tra le due sponde della Manica, mille anni dopo la battaglia che cambiò per sempre la storia d’Inghilterra.
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Crediti fotografici
- Arazzo di Bayeux: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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