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Stonehenge, la scoperta del 2024 non regge: la pietra dell’altare non viene dal nord-est della Scozia

Un nuovo studio internazionale ha trovato differenze nei minerali e nelle argille che rendono «molto improbabile» la pista scozzese. Galles e Orcadi erano già stati esclusi. Restano altre zone della Scozia, il nord dell’Inghilterra e l’Irlanda.

Walter Giannò 1 ora fa

Pubblicato il

Due anni fa sembrava risolto uno dei misteri di Stonehenge. La pietra dell’altare, la lastra di arenaria al centro del monumento, sarebbe arrivata dal nord-est della Scozia. Ora un nuovo studio, uscito giovedì sul Journal of the Geological Society, rimette tutto in discussione. Per i ricercatori quella provenienza è «molto improbabile». Il problema è che una risposta nuova non c’è ancora. Insomma, ne sappiamo un po’ meno di prima.

Cos’è la pietra dell’altare di Stonehenge

L’Altar Stone è la pietra numero 80 del monumento. È la più grande tra le cosiddette “pietre straniere”, quelle che non vengono dai dintorni. È lunga quasi cinque metri e pesa circa sei tonnellate. Oggi è in gran parte coperta dall’erba e da altri blocchi.

Ha un segno di riconoscimento: contiene moltissimo bario, per via di un minerale, la barite. In uno studio del 2023 il valore superava le 1.025 parti per milione in 105 analisi su 106. I geologi cercano questa “impronta chimica” nelle rocce di mezza Gran Bretagna.

Da dove viene la pietra dell’altare: tutte le ipotesi

La caccia alla cava d’origine va avanti da quasi un secolo, e ogni risposta è durata pochi anni.

IpotesiChi la sostenevaCome è finita
Galles occidentale, oltre 200 km da Stonehengearcheologi e geologi per quasi un secolomessa da parte dallo studio del 2023
Isole Orcadi (Mainland Orkney)pista proposta dopo lo studio del 2023esclusa da uno studio del 2024
Bacino delle Orcadi, nel nord-est della Scoziastudio su Nature del 2024giudicata «molto improbabile» dallo studio di giovedì
Altre zone della Scozia, nord dell’Inghilterra, Irlandanuovo studioancora da verificare

Nota editoriale: ogni nuova analisi ha ristretto il campo, ma nessuna ha ancora trovato la roccia “gemella” della pietra dell’altare.

Il primo colpo all’ipotesi gallese è del 2023. I ricercatori avevano analizzato 58 campioni di arenaria tra il Galles meridionale, la zona di confine con l’Inghilterra, le West Midlands e il Somerset. Solo quattro superavano i 1.000 ppm di bario, e anche quelli avevano minerali troppo diversi. Il primo studio proponeva perfino di “declassare” la pietra dell’altare, togliendola dal gruppo delle bluestones gallesi.

L’anno dopo è toccato alle Orcadi. Sull’isola principale ci sono i cerchi neolitici di Stenness e Brodgar, ma le loro rocce non coincidevano con la pietra di Stonehenge. La barite c’era solo in due campioni. Mancava poi la tosudite, un minerale argilloso presente nell’Altar Stone. Tra gli autori di questi lavori c’è anche Sergio Andò dell’Università di Milano-Bicocca, come risulta dall’ archivio dell’ateneo.

Lo studio del 2024: la pista scozzese

La svolta sembrava arrivata con lo studio pubblicato su Nature nel 2024 dalla Curtin University di Perth. I ricercatori avevano datato i minuscoli cristalli di zircone, apatite e rutilo nei frammenti della pietra. Le età combaciavano con l’arenaria del bacino delle Orcadi, nel nord-est della Scozia.

Così si apriva un’altra domanda. Se la lastra veniva da lì, era stata spostata di almeno 750 chilometri. Per gli autori, un viaggio via terra era troppo difficile: più probabile un trasporto per mare. Sarebbe il segno di una società neolitica molto organizzata. A giugno un altro studio aveva rafforzato l’ipotesi, indicando come zone più probabili il Caithness e l’area tra Inverness e Black Isle.

Perché il nuovo studio esclude il nord-est della Scozia

Il nuovo studio è coordinato dalla University of South Wales, con ricercatori del Regno Unito, dell’Italia, della Svezia e del Canada. È l’analisi geologica più completa mai fatta sulla pietra, ricostruisce Il Post. Il gruppo ha studiato chimica, minerali e argille, sulla lastra e sui frammenti conservati nei musei.

Il risultato è un confronto a due facce:

  • sugli zirconi, lo strumento principale dello studio del 2024, le arenarie del nord-est della Scozia e la pietra dell’altare si somigliano molto;
  • sulle proporzioni degli altri minerali e sulla composizione delle argille, invece, sono molto diverse.

Da qui la conclusione del geologo Duncan Pirrie, che ha coordinato lo studio: una provenienza dal nord-est della Scozia è diventata «molto improbabile».

Stonehenge, cosa sappiamo e cosa no

Sappiamo che la pietra dell’altare non viene dai dintorni di Stonehenge. Secondo gli studi più recenti, con ogni probabilità non viene nemmeno dal Galles, dalle Orcadi o dal nord-est della Scozia. Non sappiamo da dove venga davvero. I ricercatori ora guardano ad altre zone della Scozia, al nord dell’Inghilterra o all’Irlanda.

Finché la cava non verrà trovata, resterà aperta anche l’altra domanda: come abbiano fatto, nel Neolitico, a portare una lastra di sei tonnellate fino al Wiltshire.

La domanda per i lettori

Ogni risposta su Stonehenge sembra aprire un nuovo mistero. Secondo voi conviene continuare a cercare la cava, o il fascino del monumento sta proprio in quello che non sappiamo?

Letto su cosedellaltromondo.it — https://www.cosedellaltromondo.it/stonehenge-pietra-altare-provenienza-nuovo-studio-scozia/

Scritto da

Walter Giannò è giornalista, fondatore e direttore di Cose dell'Altro Mondo. È direttore responsabile di Capitalist e fa parte della redazione di BlogSicilia.