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Ricercatore in camice e guanti osserva un campione al microscopio in un laboratorio, foto di repertorio

Cellule ringiovanite di 60 anni: lo studio di Bonn su Aging Cell

Uno studio di Bonn riporta indietro di oltre 60 anni l’orologio biologico di cellule del sangue trasformate in staminali neurali.

Teresa Pitrola 19 ore fa

Pubblicato il

Ricercatori di Bonn hanno trasformato cellule del sangue di una persona di 80 anni in cellule staminali neurali con un’età molecolare inferiore ai 20 anni. Sono cellule ringiovanite di oltre sei decenni in laboratorio, un modello per studiare l’invecchiamento e malattie come l’Alzheimer.

Chi ha firmato lo studio sulle cellule ringiovanite?

Prendere cellule del sangue di un ottantenne e trasformarle in cellule cerebrali che, a livello molecolare, sembrano appartenere a un ragazzo. Non è la trama di un romanzo di fantascienza: è il risultato di uno studio tedesco. Un esperimento che apre una finestra sui meccanismi dell’invecchiamento cellulare e che potrebbe aiutare a capire meglio malattie come l’Alzheimer.

La ricerca porta la firma dei gruppi dell’Ospedale Universitario di Bonn, dell’Università di Bonn e della RWTH di Aquisgrana. A guidare il lavoro è il professor Oliver Brüstle, direttore dell’Istituto di Neurobiologia Ricostruttiva dell’ospedale universitario di Bonn. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Aging Cell e annunciati dall’Università di Bonn il 9 ottobre, con un titolo tecnico che tradotto in italiano suona più o meno così: «Acquisizione prolungata dell’identità cellulare e de-invecchiamento epigenetico durante la conversione di cellule del sangue umane in cellule staminali neurali indotte».

Come si passa dal sangue al cervello senza passaggi intermedi?

Il punto di partenza sono stati i progenitori eritroidi, cioè le cellule immature da cui nascono i globuli rossi, prelevati da un donatore di 80 anni. I ricercatori li hanno trasformati in cellule staminali neurali, capaci di dare origine a neuroni e cellule gliali.

La vera novità sta nel metodo. Per ringiovanire una cellula adulta, finora la strada più battuta era quella delle cellule staminali pluripotenti indotte, la tecnica che valse il Nobel a Shinya Yamanaka nel 2012: si riporta la cellula a uno stato quasi embrionale e poi la si indirizza verso il tipo desiderato. Il team di Bonn ha invece saltato questo passaggio. «Abbiamo convertito le cellule del sangue direttamente in cellule staminali neurali», ha spiegato Brüstle, cioè senza attraversare lo stadio pluripotente. Per farlo sono stati usati speciali fattori di trascrizione, proteine che accendono e spengono i geni.

Come si misura l’età di una cellula?

Per stabilire quanto fossero «giovani» le cellule ottenute, gli scienziati non hanno contato gli anni dalla nascita del donatore. Hanno osservato le modificazioni chimiche del DNA note come marcatori epigenetici. È il principio degli orologi epigenetici: algoritmi che, leggendo queste etichette molecolari, stimano l’età biologica di un tessuto.

Quanto sono ringiovanite le cellule?

Il risultato è sorprendente: con la riprogrammazione, gli orologi epigenetici si sono azzerati in modo marcato e le cellule dell’ottantenne hanno mostrato un’età molecolare inferiore ai 20 anni. Un ringiovanimento di oltre sei decenni, raggiunto in circa 50 giorni.

I dati dello studio vanno anche più a fondo. Le cellule ottenute da donatori anziani conservavano appena il 13% dell’età originale nelle prime fasi di coltura e il 5% in quelle più avanzate. Tra i campioni analizzati c’erano anche cellule provenienti da un donatore di 101 anni.

Per Brüstle non si tratta solo di numeri: «Sappiamo che questo ringiovanimento epigenetico fa sì che le cellule si comportino davvero come cellule giovani».

Perché il ringiovanimento è stato così lento?

C’è un aspetto che ha colpito gli stessi autori. Sia il ringiovanimento sia la «trasformazione» nella nuova identità cellulare sono avvenuti in modo molto lento e graduale. Il de-invecchiamento è proseguito persino quando la moltiplicazione delle cellule veniva bloccata.

Proprio questa lentezza è il valore aggiunto dello studio: con il metodo classico l’azzeramento è quasi immediato, mentre qui il processo si può seguire passo dopo passo. Il gruppo ha monitorato l’inversione dell’orologio molecolare per oltre 100 giorni, una sorta di moviola dell’invecchiamento al contrario.

Perché lo studio interessa le malattie del cervello?

Le ricadute più immediate riguardano le neuroscienze. «L’età è il fattore di rischio più importante per le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer», ricorda Brüstle. Disporre di cellule nervose ricavate da donatori di età diverse permetterà di confrontare in laboratorio come i cambiamenti molecolari legati all’invecchiamento compaiono e scompaiono, con una precisione finora difficile da ottenere. In prospettiva, queste cellule potrebbero diventare piattaforme per testare farmaci.

Non è un terreno del tutto nuovo per il gruppo di Bonn: in studi precedenti, i neuroni ottenuti con questa tecnica e trapiantati nel cervello di topi avevano stabilito connessioni con le cellule nervose già presenti.

È una cura anti-età?

No. Il lavoro riguarda cellule in coltura, in provetta: è stato ringiovanito l’orologio molecolare di cellule ottenute dal sangue di un donatore di 80 anni, non la persona. Lo studio non riguarda l’allungamento della vita né una cura per la demenza.

Si tratta di un modello di laboratorio per studiare l’invecchiamento cellulare e malattie come l’Alzheimer. Un modello prezioso, perché permette di osservare da vicino come e perché le nostre cellule invecchiano. Permette anche di capire quali fattori e sostanze accelerano o rallentano il ringiovanimento.

Domande frequenti

Cosa hanno fatto i ricercatori di Bonn?

Hanno trasformato precursori dei globuli rossi di un 80enne in cellule staminali neurali con età molecolare inferiore ai 20 anni.

Come si misura l’età di una cellula?

Con gli orologi epigenetici, che stimano l’età biologica dalle modificazioni chimiche del DNA.

Quanto tempo è servito?

Circa 50 giorni per un ringiovanimento di oltre 60 anni.

È una cura anti-età?

No, è un modello di laboratorio su cellule in coltura, non un trattamento per le persone.

A cosa può servire?

A studiare l’invecchiamento del cervello e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, anche per testare farmaci.

Letto su cosedellaltromondo.it — https://www.cosedellaltromondo.it/cellule-ringiovanite-60-anni-studio-bonn/

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Teresa Pitrola è una firma della redazione di Cose dell'Altro Mondo. Firma contenuti di ogni genere per il magazine.