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A Camogli, sotto Punta Chiappa, nell’Area Marina Protetta di Portofino, i Carabinieri subacquei di Genova hanno ritrovato nove anfore romane a oltre 40 metri di profondità. Sono con ogni probabilità il carico del sito segnalato nel 1959 dal pioniere della subacquea Duilio Marcante e poi sparito dai fondali: la «nave fantasma» di cui per oltre sessant’anni non si era più trovata traccia.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria ha annunciato la scoperta il 22 ottobre 2026. In questi giorni la storia del relitto romano di Camogli è rimbalzata online proprio con l’etichetta di «nave fantasma».
Indice
Cosa hanno trovato i Carabinieri a Punta Chiappa?
Tutto è partito durante un’attività addestrativa. I militari del Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova hanno individuato un’anfora romana integra di tipo Dressel 1 a oltre quaranta metri di profondità. Hanno segnalato subito la scoperta alla Soprintendenza e le immersioni successive, con il Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea (S.T.A.S.), hanno rivelato una concentrazione di anfore.
La prima mappatura ha censito nove anfore raccolte in uno spazio ristretto lungo le spaccature della falesia. Trovarle non è semplice: sono saldate al fondale roccioso e ricoperte da spesse concrezioni coralligene. Due esemplari, i più esposti e vulnerabili in una zona di immersione molto frequentata, sono stati recuperati.
Perché la chiamano «nave fantasma»?
Perché questo sito era già stato trovato e poi perso. Il 10 novembre 1959 Duilio Marcante comunicò alla Soprintendenza alle Antichità della Liguria e al Centro Sperimentale di archeologia sottomarina di Albenga di essersi imbattuto, durante un’immersione con i Carabinieri sommozzatori di allora, in una coppia di anfore «incastrate tra le rocce e saldate alle stesse da notevoli ammassi di madrepora e di alghe calcaree». Aveva notato altre anfore intorno e un possibile cumulo alla base della falesia coperto dal fango. Il 9 novembre la squadra aveva già recuperato due esemplari integri, nel timore di furti.
L’8 e il 9 maggio 1960 Gianni Roghi, collaboratore del centro di Albenga diretto da Nino Lamboglia, tornò sul posto con Marcante e i Carabinieri. Del cumulo non c’era più traccia. Sul fondale restavano un’anfora sagolata, cioè legata con una cima sottile e pronta per essere portata via, e tre anfore in frammenti. Nel 1961 Lamboglia scrisse: «E’ probabile che nel frattempo il giacimento non sia rimasto immune dagli incettatori clandestini». Da allora il sito non fu più ritrovato.
Le anfore sono davvero quelle del 1959?
Le coordinate coincidono e la Soprintendenza conferma l’identità del sito. Simon Luca Trigona, archeologo subacqueo e responsabile dello S.T.A.S. Liguria, lo dice chiaro: «A seguito dei rilievi effettuati e di una prima analisi dei reperti, l’individuazione del sito con quello segnalato da Marcante può essere confermata».
Per il soprintendente Vincenzo Tiné la riscoperta dimostra quanto resti da fare anche «in zone che consideriamo ben studiate e battute da migliaia di subacquei ogni anno». Il sito ora è sotto sorveglianza e monitoraggio costanti.
Di che epoca sono le anfore e da dove venivano?
Si tratta di un carico omogeneo di anfore vinarie Dressel 1 A di produzione tirrenica, contenitori per il vino datati tra la fine del II e il primo decennio del I secolo a.C. È il periodo subito dopo la conquista romana della Gallia meridionale, quando i porti di Genova e della Liguria diventano strategici per i commerci di Roma.
Un dettaglio rende la storia ancora più curiosa: c’è un altro relitto della stessa epoca al largo di Pegli, scoperto all’inizio degli anni Cinquanta e anche quello mai più rintracciato. Non è l’unico caso in cui il mare custodisce a lungo le tracce del passato, come racconta la storia di Pavlopetri, la città sommersa più antica della Grecia.
C’è davvero un relitto romano sotto Camogli?
Per ora ci sono le anfore, non la nave. Il comunicato non parla di resti dello scafo (secondo Everyeye finora non ne è stato trovato alcun frammento) e la presenza di un relitto resta un’ipotesi, anche se il carico concentrato in un punto fa pensare a un naufragio. Trigona è prudente: «Difficile immaginare le dimensioni dell’imbarcazione: solo le ricerche più approfondite in programma nel prossimo futuro potranno confermare o smentire l’esistenza di altre presenze».
Il sindaco di Camogli Giovanni Anelli spera che l’operazione permetta in futuro di «esporre, rivedere e godere dei reperti romani oggi individuati». La tutela richiederà un monitoraggio costante e regole per le immersioni.
Domande frequenti
Dove si trova il sito delle anfore romane di Camogli?
A Punta Chiappa, nel comune di Camogli (Genova), nelle acque dell’Area Marina Protetta di Portofino, a oltre 40 metri di profondità.
Di che epoca sono le anfore?
Sono anfore vinarie Dressel 1 A di produzione tirrenica, datate tra la fine del II e il primo decennio del I secolo a.C.
Perché il sito era sparito?
Segnalato da Duilio Marcante nel 1959, a maggio 1960 il cumulo di anfore non c’era più e una era legata con una cima, pronta per essere portata via. Nino Lamboglia ipotizzò l’intervento di predatori clandestini.
È stato trovato lo scafo della nave?
Non risulta. Per ora sono state censite nove anfore, due delle quali recuperate. La presenza di un relitto è un’ipotesi che le prossime ricerche dovranno verificare.
Si potranno vedere le anfore?
Il Comune di Camogli spera di poter esporre in futuro i reperti recuperati. Il sito resta sotto sorveglianza.
Letto su cosedellaltromondo.it — https://www.cosedellaltromondo.it/relitto-romano-camogli-nave-fantasma-anfore/

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