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Amanda Knox

Amanda Knox trasforma in uno spettacolo comico il delitto di Perugia: rabbia e indignazione per la famiglia di Meredith

Teresa Pitrola 2 settimane fa 0

Amanda Knox torna al centro dell’attenzione mediatica, questa volta non per un libro, un podcast o un’intervista, ma per un palcoscenico comico. Dal 7 al 17 agosto l’ex studentessa americana sarà protagonista al Fringe Festival di Edimburgo con Cartwheel, il suo primo one-woman show di stand-up comedy, in scena al Gilded Balloon Teviot. 

Si tratta di uno spettacolo che unisce narrazione personale e umorismo dai toni scuri per raccontare identità e vita dopo il trauma.

Non è un esordio assoluto sui palchi: Knox aveva già debuttato nella stand-up al Comedy Store di Los Angeles, in occasione del Roast di Whitney Cummings, e da allora ha aperto spettacoli per Nikki Glaser, Esther Povitsky e Damon Wayans, oltre ad aver guidato diverse serate comiche come headliner. Ma Edimburgo rappresenta il primo vero banco di prova su scala internazionale.

Il significato del titolo: la “capriola” 

Il nome dello spettacolo non è casuale. Cartwheel, cioè “capriola” o “ruota” in inglese, richiama uno degli episodi più controversi e discussi dell’intera vicenda giudiziaria: la voce, circolata negli anni successivi all’omicidio di Meredith Kercher, secondo cui Knox avrebbe fatto delle capriole all’interno della questura di Perugia proprio nelle ore successive alla scoperta del delitto, mentre aspettava di essere interrogata dagli inquirenti.  

Un dettaglio che l’americana ha sempre respinto con fermezza, sostenendo di non aver mai compiuto quel gesto, ma che è diventato negli anni un simbolo della narrazione mediatica costruita attorno alla sua figura: l’immagine di una giovane fredda, cinica, sospettosamente disinvolta di fronte alla tragedia.

Proprio da quell’equivoco, mai davvero chiarito nell’immaginario collettivo, nasce il titolo dello spettacolo che oggi Knox porta in scena per raccontare, a modo suo, il peso di un’etichetta cucita addosso quasi vent’anni fa.

Dalla maternità all'”elefante nella stanza”

Secondo quanto raccontato dalla stessa Knox, l’idea originaria dello spettacolo era diversa. In un’intervista al Telegraph l’americana ha raccontato che inizialmente voleva costruire uno show incentrato sulla maternità, ma alcuni amici comici l’hanno convinta ad affrontare subito il tema delle accuse e della condanna per l’omicidio di Perugia, ricordandole che si tratta di una regola fondamentale della comicità: bisogna affrontare da subito “l’elefante nella stanza”.

Il risultato è uno spettacolo che intreccia le due dimensioni. 

Sul suo profilo Instagram, presentando il progetto, Knox ha scritto parole che restituiscono il senso (almeno il senso dichiarato) del lavoro: quando era in prigione, ha raccontato, sua madre avrebbe preso il suo posto senza esitare un istante; ora che è lei stessa madre, ha riflettuto a lungo su come onorare quell’amore e quella responsabilità, e Cartwheel è la sua risposta a quella riflessione. 

Nello spettacolo, che la descrive come una donna prossima ai quarant’anni alle prese con la maternità e con una rabbia finalmente esplosa dopo la lunga vicenda della detenzione, Knox si interroga su come raccontare tutto questo a sua figlia, che le chiede ormai di sentire la storia di “Mamma va in Italia”.

“Non scherzo sulla sua morte”

Nonostante il registro comico, Knox ha voluto tracciare pubblicamente un confine netto. La 39enne ha chiarito che c’è un punto su cui non scherzerà mai: nello spettacolo, ha spiegato, fa molte battute sul modo in cui è stata demonizzata dai media, ma non scherza mai sull’omicidio di Meredith.

Presentando il progetto, Knox ha anche voluto ricordare la vittima descrivendola come una ragazza intelligente, brillante e amante della vita, convinta che proprio lei avrebbe compreso lo spirito di uno spettacolo che affronta i temi dell’identità e della giovinezza femminile senza trasformare la tragedia in materiale da battuta.

La reazione della famiglia Kercher

Le parole rassicuranti di Knox non hanno però placato le polemiche. Secondo l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia di Meredith Kercher, i familiari non condividono affatto questa scelta e hanno definito l’idea di uno spettacolo di stand-up “offensiva e deplorevole”. Maresca ha riferito che i parenti sono rimasti “senza parole” e ha accusato Knox di realizzare libri e programmi televisivi che, a suo dire, non parlano mai della vita di Meredith ma solo della sua morte. La definizione di “offensivo e deplorevole” è stata ripresa anche dalla stampa britannica nei giorni successivi all’annuncio dello spettacolo.

Knox, dal canto suo, respinge questa lettura: considera l’accusa di sfruttare mediaticamente la memoria di Meredith “assolutamente ingiusta”, rivendicando invece la legittimità di raccontare pubblicamente ciò che ha vissuto in prima persona.

Un percorso pubblico iniziato da tempo 

Lo spettacolo non nasce dal nulla sotto i riflettori scozzesi. Prima dell’approdo ufficiale al Fringe, Knox ha testato il materiale in piccoli locali comici, un percorso di rodaggio tipico per chi si avvicina per la prima volta a un’ora intera di stand-up. La stampa britannica ha già dedicato ampio spazio al debutto, descrivendo Knox come una figura capace di dividere l’opinione pubblica come pochi altri, e sottolineando come l’ex studentessa di Seattle non intenda lasciare che bulli o critici abbiano la meglio sulla sua scelta artistica.

Dopo l’assoluzione definitiva, arrivata al termine di un lunghissimo iter giudiziario, Amanda Knox si è progressivamente reinventata come autrice, attivista contro gli errori giudiziari e voce ricorrente di podcast e programmi dedicati al tema della giustizia. 

Con Cartwheel aggiunge ora anche il teatro comico a questo percorso, scegliendo per la prima volta di affrontare pubblicamente, e sul palco, il capitolo più buio della propria vita attraverso lo strumento dell’ironia. Una scelta che, come dimostrano le prime reazioni, continua a riaprire ferite mai del tutto rimarginate e a dividere l’opinione pubblica tra chi la considera un atto di riappropriazione della propria storia e chi, come la famiglia Kercher, la giudica una forma di sfruttamento mediatico della tragedia.

Un affare miliardario? Il conto dei guadagni di Amanda Knox 

Al netto delle polemiche sull’opportunità di uno spettacolo comico sul caso, resta un fatto difficilmente contestabile: negli anni Amanda Knox ha trasformato la propria vicenda giudiziaria in una vera e propria fonte di reddito. Il primo, e più cospicuo, capitolo di questa monetizzazione risale al 2012, quando firmò con HarperCollins un contratto da quasi 4 milioni di dollari per il memoir sul processo e sulla prigionia in Italia, poi pubblicato nel 2013 con il titolo Waiting to Be Heard. Di quella cifra, secondo le ricostruzioni dell’epoca, a Knox sarebbe andato un anticipo di circa 1,5 milioni di dollari, mentre le vendite del libro, va detto, si rivelarono poi più deboli delle attese. 

A questo si è aggiunto, nel 2016, il documentario Netflix Amanda Knox, che le ha garantito ulteriore visibilità globale e un nuovo, robusto flusso di introiti legati ai diritti d’immagine e alla partecipazione diretta al progetto, firmato dai registi Rod Blackhurst e Brian McGinn dopo cinque anni di lavorazione. 

Negli anni successivi il “brand Amanda Knox” si è ulteriormente ramificato tra podcast, produzioni televisive, consulenze per adattamenti di fiction ispirati al caso e comparse sul piccolo schermo, fino ad arrivare oggi allo spettacolo teatrale, l’ultimo tassello — non l’ultimo, verosimilmente, in termini economici — di un percorso che ha reso l’omicidio di Meredith Kercher, nel bene e nel male, anche un capitolo della carriera pubblica e dei guadagni di Amanda Knox.

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