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Crocodile harry

Da soldato delle SS a leggenda del deserto australiano: chi era Crocodile Harry 

Teresa Pitrola 3 giorni fa 0

Nel cuore dell’outback australiano, dove le temperature estive superano i 40 gradi e gli abitanti hanno imparato da un secolo a scavarsi la casa nella roccia pur di sfuggire al caldo, sorge una delle dimore più bizzarre del pianeta. È il “Crocodile Harry’s Underground Nest”, il dugout scavato nella collina da Arvid von Blumenthal, alias Crocodile Harry: cacciatore di coccodrilli, minatore di opali, sedicente barone lettone in fuga dalla storia e, secondo una leggenda mai del tutto confermata, l’uomo che ispirò il personaggio di Crocodile Dundee. Oggi la sua casa-museo, aperta ancora ai visitatori a Coober Pedy, nel Sud Australia, resta una delle mete più surreali e fotografate di tutto il continente.

Da Dundaga all’Ucraina: le misteriose origini di un mito controverso

Arvīds Blūmentāls nacque nel 1925 in una fattoria vicino a Dundaga, un piccolo villaggio nella regione lettone della Curlandia. Per tutta la vita amò presentarsi come “Arvid von Blumenthal”, discendente esiliato di un’antica famiglia nobile baltico-tedesca: un titolo di barone che, secondo gli storici che si sono occupati di lui, fu più un’invenzione personale che una reale discendenza aristocratica, ma che contribuì non poco al suo fascino da personaggio fuori dal comune.

La sua gioventù si intreccia con le pagine più buie del Novecento europeo. A soli diciassette anni, falsificando la propria età, si arruolò nella polizia ausiliaria tedesca, prestando servizio nel 25° battaglione Abava in Ucraina prima di passare, nel 1943, alla Legione Lettone, unità combattente delle Waffen-SS. Alla fine della guerra, nel 1945, rimosse le insegne delle SS e il tatuaggio identificativo, dichiarando falsamente alle forze alleate di essere stato un lavoratore forzato, nel tentativo di evitare la prigionia come prigioniero di guerra. Gli storici che ne hanno ricostruito la biografia lo descrivono come un “avventuriero mercenario” in cerca di una via di fuga dalla vita contadina, arrivato troppo tardi nel conflitto per essere considerato responsabile diretto dei crimini commessi da altri reparti della Legione.

La fuga in Australia e gli anni della caccia ai coccodrilli

Nel 1947 Blūmentāls si arruolò nella Legione Straniera francese, e nel 1951 emigrò infine in Australia, dove anglicizzò il proprio nome impronunciabile in “Harry”. Fu proprio in questi anni che nacque il soprannome che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo: per circa tredici anni, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, batté il Queensland e il Territorio del Nord come cacciatore professionista di coccodrilli, un mestiere allora ancora legale e redditizio grazie al commercio di pelli. Le stime sul numero di animali uccisi variano moltissimo a seconda delle fonti, tra le diecimila e le quarantamila unità, e la leggenda vuole che catturasse a mani nude gli esemplari più piccoli, fino a due metri di lunghezza. Quando la caccia al coccodrillo fu vietata, verso la fine degli anni Sessanta, Harry si trovò improvvisamente senza un mestiere e senza una identità: fu allora che scelse Coober Pedy.

L’arrivo a Coober Pedy e la nascita del “Nido del Coccodrillo”

Coober Pedy è una cittadina mineraria del Sud Australia famosa in tutto il mondo per essere in gran parte sotterranea: case, chiese e persino alberghi sono scavati nella roccia per proteggere gli abitanti dal calore implacabile del deserto. Fu qui che, a metà degli anni Settanta, Crocodile Harry si stabilì per reinventarsi come minatore di opali, scavando con le proprie mani un dugout, cioè un’abitazione sotterranea, che sarebbe presto diventata leggendaria con il nome di “Crocodile Harry’s Underground Nest”, il Nido Sotterraneo di Crocodile Harry.

Quello che era nato come un semplice rifugio dal caldo si trasformò rapidamente in un’opera d’arte totale e in un’attrazione turistica a pagamento, che lo stesso Harry amava mostrare personalmente ai visitatori raccontando aneddoti, spesso amplificati, sulla propria vita avventurosa.

Un museo di stranezze: ossa, graffiti e trofei intimi

Ciò che rende davvero unica la casa-museo di Crocodile Harry è il suo interno: le pareti curve scavate nella roccia sono ricoperte da un’accozzaglia stupefacente di oggetti recuperati, ossa di animali, dipinti primitivi, sculture e graffiti tribali, in parte realizzati dallo stesso Harry e in parte lasciati nel tempo dai visitatori, che hanno reso ogni centimetro di soffitto e di muro una sorta di diario collettivo. Chi entra nel dugout racconta la sensazione di essere catapultato in un’altra dimensione, quasi in un altro pianeta, tanto l’atmosfera è distante da qualsiasi casa convenzionale.

L’elemento più discusso e chiacchierato della sua collezione, però, resta un altro: centinaia di reggiseni e mutandine femminili appesi alle pareti come trofei. Harry, infatti, coltivò per tutta la vita fama di irriducibile donnaiolo, e amava raccontare che ogni capo di biancheria intima esposto nella sua tana rappresentasse una conquista amorosa, reale o vantata che fosse. Una stranezza che, unita al resto dell’arredamento, ha contribuito non poco a costruire il mito del personaggio ben oltre i confini dell’Australia.

Un set cinematografico nel deserto

Grazie al suo aspetto insolito e post-apocalittico, il dugout di Harry attirò presto anche l’attenzione dell’industria cinematografica: la sua “tana” fu utilizzata come location per una scena di “Mad Max Oltre la sfera del tuono” (Mad Max: Beyond Thunderdome, 1985) e, secondo alcune fonti, anche per il film di fantascienza “Pitch Black”. Questi cameo cinematografici contribuirono a trasformare un’eccentrica abitazione privata in una tappa quasi obbligata per chi visitava la regione, rafforzando ulteriormente la fama internazionale del suo proprietario.

Il presunto legame con Crocodile Dundee e gli ultimi anni

Quando nel 1986 uscì nelle sale “Crocodile Dundee”, con Paul Hogan nei panni dell’iconico cacciatore australiano, molti osservatori e diversi necrologi accostarono immediatamente la figura di Harry a quella del personaggio cinematografico, sostenendo che ne fosse stato l’ispiratore. Si tratta però di un legame che lo stesso Paul Hogan ha sempre negato con decisione, e che resta tuttora oggetto di discussione tra storici e appassionati.

Negli ultimi anni della sua vita, Harry si dedicò sempre più alla scultura e, secondo alcune ricostruzioni, sposò una cantante tedesca di nome Marta. Morì il 13 ottobre 2006, all’età di 81 anni, e fu sepolto nel cimitero locale di Coober Pedy, il cosiddetto Boot Hill Cemetery. Anche il suo villaggio natale, Dundaga, in Lettonia, ha voluto onorarlo con una statua in cemento raffigurante un coccodrillo e con una mostra permanente a lui dedicata all’interno del castello medievale del paese.

Un’attrazione che sopravvive al suo creatore

A vent’anni dalla morte del suo eccentrico proprietario, il dugout di Crocodile Harry continua a essere visitabile a Coober Pedy, lungo la 17 Mile Road, poco fuori dal centro cittadino. L’ingresso, in genere a offerta libera o a pochi dollari, permette ai turisti di aggirarsi in autonomia tra le stanze scavate nella roccia, ancora oggi tappezzate di cimeli, biancheria intima, ossa e graffiti lasciati da decenni di visitatori. Più che un semplice museo, il Nido Sotterraneo resta la testimonianza tangibile di una vita vissuta ai margini della normalità: quella di un uomo che si reinventò più volte, tra guerra, giungle tropicali e deserti di roccia, trasformando infine la propria stessa casa nell’ultima, definitiva opera della sua leggenda personale.

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Crediti fotografici


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