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Tunnel scavato nel tufo con una grande porta circolare di pietra nella città sotterranea di Derinkuyu

Ha abbattuto un muro di casa e ha trovato una città sotterranea: la storia di Derinkuyu

Cose dell'Altro Mondo 3 giorni fa 0

Voleva solo ristrutturare casa. Nel 1963, in Cappadocia, un abitante della cittadina di Derinkuyu abbatté un muro e si trovò davanti una stanza sconosciuta, poi un’altra, poi un cunicolo che scendeva nel buio. Dietro quella parete c’era una città sotterranea profonda circa 85 metri, capace di ospitare fino a 20.000 persone con i loro animali e le loro scorte. È la più grande città ipogea mai scavata in Turchia.

Com’è stata scoperta

La regione della Cappadocia, nella provincia di Nevşehir, è fatta di tufo, una roccia vulcanica tenera e facile da scavare. Per questo il sottosuolo dell’area è punteggiato di rifugi: se ne contano oltre 200, e una quarantina hanno almeno tre livelli. Derinkuyu, il cui nome in turco significa “pozzo profondo”, è il più esteso.

La scoperta avvenne per caso, con la ristrutturazione di un’abitazione ricavata nella roccia. Aperta la parete, comparve un mondo intero rimasto nascosto per secoli. Gli scavi archeologici cominciarono nel 1963 e la parte visitabile fu aperta al pubblico pochi anni dopo.

Quanto è grande davvero

Sulle dimensioni esatte le fonti non concordano del tutto. Wikipedia indica almeno otto livelli scavati fino a una profondità di circa 85 metri; alcuni siti divulgativi parlano di un numero maggiore di piani, ma il dato non è confermato con certezza. Di sicuro gran parte del complesso resta ancora inesplorata: le aree aperte ai visitatori arrivano a circa 40 metri di profondità, una frazione del totale.

Per rendere l’idea della profondità, 85 metri corrispondono all’incirca all’altezza della Statua della Libertà con il suo basamento.

Come funzionava la città sottoterra

Derinkuyu non era un semplice nascondiglio, ma un insediamento attrezzato. Gli spazi comprendevano depositi per il cibo, cucine, stalle per il bestiame, cantine con frantoi per il vino e l’olio, pozzi, una scuola religiosa e cappelle.

Il problema dell’aria era risolto da un sistema di pozzi di ventilazione. Uno dei condotti principali, profondo circa 55 metri, fungeva anche da pozzo d’acqua e riforniva sia gli abitanti sotterranei sia il villaggio in superficie. L’approvvigionamento idrico era controllato dal basso: i livelli inferiori potevano interrompere la fornitura a quelli superiori, per impedire a un eventuale assediante di avvelenare l’acqua dall’esterno.

Le porte di pietra che chiudevano dall’interno

L’elemento più riconoscibile sono le grandi porte circolari di pietra. Pesanti dischi che chiudevano i passaggi e potevano essere azionati solo dall’interno, un accorgimento pensato per resistere agli assedi. Ogni livello poteva essere sigillato separatamente, e i corridoi stretti costringevano chi entrava a procedere in fila indiana, rendendo più semplice la difesa.

Sul periodo di costruzione le certezze sono poche. Alcuni archeologi ipotizzano un primo nucleo scavato in epoca molto antica, poi ampliato nei secoli. Le aggiunte di impronta cristiana, come le chiese, sono databili con più sicurezza tra il VI e il X secolo. Nei periodi di pace gli abitanti vivevano in superficie e scendevano sottoterra solo quando si avvicinava un pericolo.

Per esplorare visivamente altri fenomeni geologici e naturali altrettanto sorprendenti e documentati, puoi guardare questo documentario su I misteri più strani della Terra. Questo video approfondisce casi analoghi di fenomeni estremi spiegati con approccio scientifico divulgativo.

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