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	<title>Cose dell&#039;Altro Mondo</title>
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	<description>Il mondo è strano. Noi lo raccontiamo sul serio.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 04 Oct 2026 13:18:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cose dell&#039;Altro Mondo</title>
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		<title>Cani e gatti riconoscono la nostra voce: come riescono a capirci senza parlare</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/cani-gatti-riconoscono-voce-come-capirci-comunicazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clorinda Bonfardino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 13:18:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento animale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione animale]]></category>
		<category><![CDATA[gatti]]></category>
		<category><![CDATA[voce umana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cani e gatti distinguono la voce del proprietario e comunicano con gli esseri umani attraverso diversi segnali. Nei cani anche le parole possono essere riconosciute.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cani-ricordano-fratelli-madre-memoria/">Cani</a> e <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/gatti-intelligenza-cosa-dice-la-scienza/">gatti</a></em> non parlano la nostra lingua, ma questo non impedisce loro di riconoscere chi sta parlando e di ricavare informazioni dalla voce umana. Gli esperimenti citati dalla ricerca etologica mostrano che entrambi riescono a distinguere la voce del proprio proprietario da quella di altre persone. Nei cani, alcune capacità arrivano anche all’associazione tra determinate parole, oggetti e azioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di comprensione, però, non significa attribuire agli animali domestici un linguaggio paragonabile a quello umano. Il loro modo di percepire e interpretare ciò che li circonda segue percorsi diversi dai nostri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo antenato comune tra esseri umani, cani e gatti risale a più di <strong>80 milioni di anni fa</strong>. Da allora le rispettive linee evolutive hanno seguito strade differenti, producendo anche sistemi percettivi e strutture cerebrali diverse.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#cani-e-gatti-costruiscono-una-propria-rappresentazione-del-mondo">Cani e gatti costruiscono una propria rappresentazione del mondo</a></li><li><a href="#perche-e-piu-corretto-parlare-di-comunicazione-animale">Perché è più corretto parlare di comunicazione animale</a></li><li><a href="#la-voce-e-uno-dei-canali-piu-studiati">La voce è uno dei canali più studiati</a></li><li><a href="#alcuni-cani-imparano-il-nome-di-un-oggetto-ascoltando-gli-umani">Alcuni cani imparano il nome di un oggetto ascoltando gli umani</a></li><li><a href="#il-cervello-del-cane-elabora-le-parole-con-tempi-diversi-dai-nostri">Il cervello del cane elabora le parole con tempi diversi dai nostri</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="cani-e-gatti-costruiscono-una-propria-rappresentazione-del-mondo" class="wp-block-heading">Cani e gatti costruiscono una propria rappresentazione del mondo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli etologi utilizzano il termine <strong>Umwelt</strong> per indicare il mondo percettivo che ogni animale costruisce attraverso i propri sensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di un <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cani-che-perdono-piu-pelo/">cane</a> o di un <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/anatomia-del-gatto-curiosita-corpo-felino/">gatto</a> non coincide con quello umano. Anche il loro cervello differisce da quello dei primati e la vicinanza genetica, da sola, non basta a produrre un linguaggio simile al nostro: persino lo scimpanzé, molto vicino geneticamente all’essere umano, non sviluppa una capacità di parlare paragonabile a quella umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un processo ha però ridotto, almeno in parte, la distanza comunicativa tra noi e gli animali che vivono nelle nostre case: <strong>la domesticazione</strong>. Nel tempo ha favorito la selezione di caratteristiche fisiche, come le dimensioni, ma anche di capacità cognitive utili nell’interazione con gli esseri umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologa cognitiva <a href="https://www.researchgate.net/profile/Florence-Gaunet" data-type="link" data-id="https://www.researchgate.net/profile/Florence-Gaunet" target="_blank" rel="noopener">Florence Gaunet</a>, ricercatrice del CNRS, sintetizza così questa relazione: «Umani e animali domestici conservano una base comune di strumenti che consente un certo spazio di comunicazione, parziale e limitato».</p>



<h2 id="perche-e-piu-corretto-parlare-di-comunicazione-animale" class="wp-block-heading">Perché è più corretto parlare di comunicazione animale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un cane reagisce a una frase o un gatto si volta sentendo una voce familiare, non significa che stia partecipando a una conversazione nel senso umano del termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per descrivere questi scambi, gli studiosi preferiscono parlare di <strong>comunicazione animale</strong>. Una definizione che richiede comunque cautela, anche per evitare interpretazioni prive di riscontri scientifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’etologa <a href="https://www.researchgate.net/profile/Charlotte-De-Mouzon" data-type="link" data-id="https://www.researchgate.net/profile/Charlotte-De-Mouzon" target="_blank" rel="noopener">Charlotte de Mouzon</a>, ricercatrice associata all’Università Paris-Nanterre, osserva: «È stata talmente abusata! Basta vedere il numero di ricerche su Google sulla comunicazione animale “intuitiva”, cioè l’idea che potremmo comunicare telepaticamente con i nostri animali. Potete immaginare che non sosteniamo nulla del genere».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studiosi distinguono la comunicazione <strong>intraspecifica</strong>, che avviene tra individui della stessa specie, da quella <strong>interspecifica</strong>, che mette in relazione individui appartenenti a specie differenti. È in quest’ultima categoria che rientra lo scambio di segnali tra una persona e il proprio cane o gatto.</p>



<h2 id="la-voce-e-uno-dei-canali-piu-studiati" class="wp-block-heading">La voce è uno dei canali più studiati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’interazione tra esseri umani e animali domestici entrambe le parti possono inviare e ricevere segnali attraverso più canali sensoriali. Le <strong>vocalizzazioni</strong> sono tra quelli maggiormente analizzati negli esperimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prove condotte su cani e gatti hanno mostrato che questi animali riescono a <strong>distinguere la voce del proprio proprietario dalle altre voci umane</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i cani, la capacità di ricavare informazioni dal linguaggio umano può spingersi oltre il semplice riconoscimento di una voce familiare. Alcuni esemplari riescono infatti ad associare determinate parole a oggetti o azioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei casi più conosciuti è quello di <strong>Chaser</strong>, una femmina di border collie capace di riconoscere il nome di <strong>1.022 giocattoli</strong>.</p>



<h2 id="alcuni-cani-imparano-il-nome-di-un-oggetto-ascoltando-gli-umani" class="wp-block-heading">Alcuni cani imparano il nome di un oggetto ascoltando gli umani</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/tag/cani/" data-type="post_tag" data-id="384">cani</a> con capacità particolarmente sviluppate nell’apprendimento delle parole. Sono stati definiti <strong>Gifted Word Learners</strong> e molti degli esemplari studiati appartengono alla razza border collie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni riescono a imparare il nome di un nuovo oggetto senza un addestramento specifico, individuandolo mentre ascoltano una conversazione tra due persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una modalità di apprendimento che viene osservata anche nei bambini a partire dai <strong>18 mesi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che tutti i cani possiedano queste capacità allo stesso livello. Gli esempi riguardano individui che mostrano una particolare predisposizione nell’associazione tra parole e oggetti.</p>



<h2 id="il-cervello-del-cane-elabora-le-parole-con-tempi-diversi-dai-nostri" class="wp-block-heading">Il cervello del cane elabora le parole con tempi diversi dai nostri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi stanno cercando di comprendere anche che cosa accade nel cervello del cane mentre ascolta la voce umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo di ricerca franco-svizzero ha registrato le onde cerebrali di alcuni cani mentre ascoltavano brevi sequenze di parole che erano abituati a sentire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Florence Gaunet,</strong> coautrice del lavoro, spiega: «Il cervello del cane è più lento del nostro. Non elabora il segnale sulla scala di una singola sillaba, ma piuttosto di due sillabe o di una frase molto breve. L’ordine “Non muoverti!” sarà integrato, mentre un’istruzione più breve potrebbe non esserlo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La velocità con cui una persona parla al proprio animale può quindi incidere sulla possibilità che il cane elabori il segnale ricevuto. Una sequenza molto rapida o eccessivamente breve potrebbe risultare meno facilmente processabile rispetto a un comando compatibile con i tempi di elaborazione osservati nello studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione tra specie rimane comunque <strong>parziale e limitata</strong>. Cani, gatti ed esseri umani non condividono lo stesso linguaggio né la stessa esperienza sensoriale del mondo, ma la convivenza e la domesticazione hanno lasciato uno spazio nel quale voci, segnali e alcune parole possono acquisire un significato riconoscibile.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Salmonella e pomodori crudi: perché succede, cosa c&#8217;entra l&#8217;acqua di irrigazione e come difendersi</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/salmonella-pomodori-crudi-acqua-irrigazione-come-difendersi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cose dell'Altro Mondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 18:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua di irrigazione]]></category>
		<category><![CDATA[pomodori]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salmonella]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché i pomodori crudi possono trasmettere la salmonella, cosa c'entra l'acqua di irrigazione e come ridurre il rischio in cucina con lavaggio e cottura</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. In caso di sintomi persistenti dopo un pasto sospetto è bene rivolgersi al proprio medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I pomodori crudi sono finiti di nuovo sotto osservazione. Dopo una serie di <a href="https://www.blogsicilia.it/oltrelostretto/salmonella-pomodori-crudi-mense-stop-lotto-caltanissetta/1304640/" target="_blank" rel="noopener">focolai di salmonella registrati a settembre in quattro regioni italiane</a>, diverse autorità sanitarie hanno chiesto di sospendere in via precauzionale i pomodori freschi crudi nelle mense di scuole, ospedali e case di cura. Ma perché un alimento sano e comunissimo come il pomodoro può trasmettere la <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/salmonella-sintomi-rischi-contagio-cura-prevenzione/">salmonella</a>? E soprattutto, cosa si può fare a casa per ridurre il rischio? La risposta ha più a che fare con l&#8217;acqua e il terreno che con il frutto in sé.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#come-finisce-la-salmonella-su-un-pomodoro">Come finisce la salmonella su un pomodoro?</a></li><li><a href="#perche-non-sempre-basta-lavarli">Perché non sempre basta lavarli?</a></li><li><a href="#cosa-centra-lacqua-di-irrigazione">Cosa c&#8217;entra l&#8217;acqua di irrigazione?</a></li><li><a href="#come-ridurre-il-rischio-in-cucina">Come ridurre il rischio in cucina?</a><ul><li><a href="#faq-question-1">Perché i pomodori crudi possono trasmettere la salmonella?</a></li><li><a href="#faq-question-2">Cosa c&#8217;entra l&#8217;acqua di irrigazione?</a></li><li><a href="#faq-question-3">Lavare i pomodori sotto acqua corrente riduce il rischio?</a></li><li><a href="#faq-question-4">Lavaggio e cottura sono la stessa cosa?</a></li><li><a href="#faq-question-5">Cosa è stato disposto per le mense dopo i focolai di settembre?</a></li><li><a href="#faq-question-6">Questi episodi significano che il pomodoro va evitato?</a></li></ul></li></ul></nav></div>



<h2 id="come-finisce-la-salmonella-su-un-pomodoro" class="wp-block-heading">Come finisce la salmonella su un pomodoro?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La salmonella è un batterio che associamo di solito a uova, carne cruda e latte non pastorizzato. Eppure anche frutta e verdura possono veicolarla, e il meccanismo è diverso da quello che si immagina. Nella maggior parte dei casi, la contaminazione dei vegetali avviene prima della raccolta, attraverso l&#8217;acqua di irrigazione contaminata, il terreno, i fertilizzanti organici o il contatto con animali selvatici. In questi casi il batterio resta sulla superficie esterna del frutto. La contaminazione può avvenire anche dopo la raccolta, durante lavaggio, imballaggio e trasporto, oppure in cucina per contaminazione crociata, cioè quando lo stesso coltello o tagliere usato per un alimento contaminato tocca poi il pomodoro.</p>



<h2 id="perche-non-sempre-basta-lavarli" class="wp-block-heading">Perché non sempre basta lavarli?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Verrebbe da pensare che un buon lavaggio risolva tutto. Nella maggior parte dei casi è così: per il pomodoro, che ha una superficie liscia, il lavaggio accurato sotto acqua corrente ha un effetto di decontaminazione maggiore rispetto ad altri vegetali, come le verdure a foglia. C&#8217;è però un&#8217;eccezione che spiega perché gli esperti, nei casi dubbi, consigliano prudenza. In situazioni più rare, la salmonella può penetrare all&#8217;interno del frutto attraverso microlesioni della buccia o gli stomi, le minuscole aperture naturali della pianta. Questo accade soprattutto quando c&#8217;è una differenza di temperatura tra il frutto e l&#8217;acqua di irrigazione o di lavaggio. In quei casi il batterio è internalizzato e il lavaggio esterno non lo raggiunge. Si tratta di eventualità poco frequenti e di solito con bassi livelli di contaminazione, anche perché l&#8217;acidità del pomodoro non è un ambiente favorevole al batterio.</p>



<h2 id="cosa-centra-lacqua-di-irrigazione" class="wp-block-heading">Cosa c&#8217;entra l&#8217;acqua di irrigazione?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un elemento che le indagini degli ultimi anni hanno messo a fuoco: il ruolo dell&#8217;acqua. Il ceppo responsabile di molti di questi casi, noto come Strathcona, circola in Europa da alcuni anni, e in passato è stato individuato nell&#8217;acqua di irrigazione di un&#8217;azienda agricola. È un punto che sposta la questione: il problema non è il pomodoro in quanto tale, ma la qualità dell&#8217;acqua con cui viene coltivato. Il cambiamento climatico e la scarsità idrica, costringendo a un uso più intensivo delle risorse disponibili, hanno reso il tema della sicurezza dell&#8217;acqua di irrigazione più rilevante per tutti i vegetali che si mangiano crudi. Per questo, nelle mense che servono bambini, anziani e malati, cioè le categorie più fragili, la scelta prudente è passare temporaneamente alle verdure cotte: la cottura elimina il batterio.</p>



<h2 id="come-ridurre-il-rischio-in-cucina" class="wp-block-heading">Come ridurre il rischio in cucina?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per il consumatore comune, le regole pratiche sono semplici e valgono sempre, non solo durante un&#8217;allerta. Lavare accuratamente i pomodori sotto acqua corrente, strofinando la superficie, riduce molto il rischio nella maggior parte dei casi. È utile lavarsi le mani prima e dopo aver maneggiato frutta e verdura, e sanificare coltelli, taglieri e piani di lavoro. Attenzione particolare alla contaminazione crociata: non usare lo stesso tagliere per carne cruda e per verdure da mangiare crude senza averlo lavato. E, quando il rischio è più alto o il frutto presenta la buccia lesionata, la cottura resta il metodo più sicuro, perché il calore elimina la salmonella. Un&#8217;ultima nota di equilibrio: episodi come questo non devono trasformarsi in una condanna di un intero prodotto o di un territorio. Il pomodoro resta un alimento sano, e il rischio, con le giuste precauzioni, è contenuto. Le misure delle autorità servono proprio a proteggere chi è più vulnerabile mentre le indagini chiariscono l&#8217;origine dei singoli focolai.</p>


<div id="rank-math-faq" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-list ">
<div id="faq-question-1" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question ">Perché i pomodori crudi possono trasmettere la salmonella?</h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Nella maggior parte dei casi, la contaminazione dei vegetali avviene prima della raccolta, attraverso l&#8217;acqua di irrigazione contaminata, il terreno, i fertilizzanti organici o il contatto con animali selvatici.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-2" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question ">Cosa c&#8217;entra l&#8217;acqua di irrigazione?</h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Il problema non è il pomodoro in quanto tale, ma la qualità dell&#8217;acqua con cui viene coltivato.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-3" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question ">Lavare i pomodori sotto acqua corrente riduce il rischio?</h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Lavare accuratamente i pomodori sotto acqua corrente, strofinando la superficie, riduce molto il rischio nella maggior parte dei casi.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-4" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question ">Lavaggio e cottura sono la stessa cosa?</h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>E, quando il rischio è più alto o il frutto presenta la buccia lesionata, la cottura resta il metodo più sicuro, perché il calore elimina la salmonella.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-5" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question ">Cosa è stato disposto per le mense dopo i focolai di settembre?</h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Dopo una serie di focolai di salmonella registrati a settembre in quattro regioni italiane, diverse autorità sanitarie hanno chiesto di sospendere in via precauzionale i pomodori freschi crudi nelle mense di scuole, ospedali e case di cura.</p>

</div>
</div>
<div id="faq-question-6" class="rank-math-list-item">
<h3 class="rank-math-question ">Questi episodi significano che il pomodoro va evitato?</h3>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Il pomodoro resta un alimento sano, e il rischio, con le giuste precauzioni, è contenuto.</p>

</div>
</div>
</div>
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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Primo volo autonomo coast to coast negli Stati Uniti: un Cessna ha percorso oltre 5.000 km senza che il pilota toccasse i comandi</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/volo-autonomo-coast-to-coast-cessna-joby-aviation-usa/</link>
					<comments>https://www.cosedellaltromondo.it/volo-autonomo-coast-to-coast-cessna-joby-aviation-usa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 16:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza & Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[aviazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cessna Caravan]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Joby Aviation]]></category>
		<category><![CDATA[volo autonomo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Joby Aviation ha completato la prima traversata completamente autonoma degli Stati Uniti con un Cessna Caravan modificato: 5.150 km dalla California alla Carolina del Nord senza alcun intervento del pilota sui comandi.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un aereo che rulla sulla pista, decolla, attraversa un continente, schiva i temporali e atterra, senza che nessuno a bordo muova un dito sui comandi. Non è uno scenario da film di fantascienza, ma quanto accaduto negli Stati Uniti a settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Joby Aviation <a href="https://ir.jobyaviation.com/news-events/press-releases/detail/192/joby-completes-first-ever-fully-autonomous-flight-across" target="_blank" rel="noopener">ha annunciato il 18 settembre 2026</a> il completamento di quello che ha definito il primo <strong>volo autonomo</strong> attraverso gli USA. Protagonista dell&#8217;impresa è un Cessna Caravan modificato, che ha percorso <a href="https://ir.jobyaviation.com/news-events/press-releases/detail/192/joby-completes-first-ever-fully-autonomous-flight-across" target="_blank" rel="noopener">3.199 miglia</a>, circa 5.150 chilometri, concludendo il viaggio vicino agli Outer Banks della Carolina del Nord. Per l&#8217;azienda californiana si tratta di un banco di prova decisivo per la sua tecnologia di volo autonomo, e per l&#8217;intero settore di un segnale di quanto l&#8217;autonomia aerea sia ormai vicina alla maturità operativa.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#da-concord-agli-outer-banks-il-percorso">Da Concord agli Outer Banks: il percorso</a></li><li><a href="#laereo-il-j-208-un-caravan-diventato-intelligente">L&#8217;aereo: il J208, un Caravan diventato &#8220;intelligente&#8221;</a></li><li><a href="#le-operazioni-del-volo-autonomo">Le operazioni del volo autonomo</a></li><li><a href="#senza-pilota-non-proprio-il-ruolo-della-supervisione-umana">&#8220;Senza pilota&#8221;? Non proprio: il ruolo della supervisione umana</a></li><li><a href="#lomaggio-ai-fratelli-wright">L&#8217;omaggio ai fratelli Wright</a></li><li><a href="#un-tour-di-un-mese-che-continua">Un tour di un mese che continua</a></li><li><a href="#a-cosa-servira-il-volo-autonomo">A cosa servirà il volo autonomo</a></li><li><a href="#la-vera-sfida-adesso-e-normativa">La vera sfida adesso è normativa</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="da-concord-agli-outer-banks-il-percorso" class="wp-block-heading">Da Concord agli Outer Banks: il percorso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio è partito dal Buchanan Field Airport di Concord, in California, e si è concluso al Dare County Regional Airport, sugli Outer Banks della Carolina del Nord.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La traversata, durata una settimana, è cominciata il 7 settembre e si è chiusa il 14.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si è trattato di un volo diretto, ma di un viaggio in più tappe. Il percorso non è stato una semplice linea retta da costa a costa: l&#8217;aereo ha dovuto affrontare <a href="https://ir.jobyaviation.com/news-events/press-releases/detail/192/joby-completes-first-ever-fully-autonomous-flight-across" target="_blank" rel="noopener">temporali</a>, adattarsi a venti variabili e condividere lo spazio aereo con altri velivoli. Il tragitto ha permesso agli ingegneri di testare il sistema in spazi <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/perche-finestrini-aerei-ovali-sicurezza/">aerei</a> e condizioni operative diverse, con uno dei test più significativi svolto al Phoenix Deer Valley Airport, in Arizona.</p>



<h2 id="laereo-il-j-208-un-caravan-diventato-intelligente" class="wp-block-heading">L&#8217;aereo: il J208, un Caravan diventato &#8220;intelligente&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il velivolo scelto non è un prototipo futuristico, ma uno degli aerei da lavoro più diffusi al mondo. Il J208 è un Cessna 208B Caravan, un monomotore turboelica, dotato della tecnologia di volo autonomo sviluppata da Joby. Visivamente, la differenza principale è un modulo di sensori di prima generazione montato sotto il montante dell&#8217;ala, destinato in futuro a essere integrato in modo più compatto direttamente nella struttura degli aerei di serie. La scelta è significativa: Joby è conosciuta soprattutto per i suoi taxi aerei elettrici a decollo verticale, ma questo progetto punta a dimostrare che l&#8217;autonomia può essere applicata a un aereo convenzionale già esistente, su una lunga rotta reale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le basi di questa tecnologia arrivano da un&#8217;acquisizione strategica: nel giugno 2024 Joby ha rilevato <a href="https://www.jobyaviation.com/news/joby-acquires-xwing-autonomy-division-looks-ahead-to-autonomous-flight" target="_blank" rel="noopener">la divisione di volo autonomo di Xwing</a>, azienda specializzata in tecnologie aeronautiche.</p>



<h2 id="le-operazioni-del-volo-autonomo" class="wp-block-heading">Le operazioni del volo autonomo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della notizia sta in ciò che l&#8217;aereo ha gestito da solo. Il sistema ha controllato ogni fase del volo: il rullaggio a terra, il decollo, la crociera, la navigazione lungo la rotta e l&#8217;atterraggio. Secondo la stessa Joby, l&#8217;aereo ha fatto tutto da solo a ogni scalo, con zero interventi del pilota di sicurezza sui comandi. Particolarmente rilevante è la capacità di reagire agli imprevisti: il velivolo ha deviato autonomamente la rotta per aggirare i temporali. Inoltre, il sistema è stato in grado di ricalcolare il percorso anche senza conoscere in precedenza l&#8217;aeroporto di destinazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo il punto che distingue l&#8217;impresa da un semplice pilota automatico: non si trattava di mantenere una rotta stabile in quota, ma di spingere la tecnologia ben oltre, affrontando tutte le fasi più complesse del volo.</p>



<h2 id="senza-pilota-non-proprio-il-ruolo-della-supervisione-umana" class="wp-block-heading">&#8220;Senza pilota&#8221;? Non proprio: il ruolo della supervisione umana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti titoli giornalistici hanno parlato di un aereo &#8220;senza pilota&#8221;, ma <a href="https://www.airdatanews.com/joby-flies-autonomous-cessna-caravan-across-the-us-with-safety-pilot-onboard/" target="_blank" rel="noopener">la realtà è più sfumata</a>. A bordo c&#8217;era un <a href="https://ir.jobyaviation.com/news-events/press-releases/detail/192/joby-completes-first-ever-fully-autonomous-flight-across" target="_blank" rel="noopener">pilota di sicurezza</a> per tutta la durata della missione, come richiesto dalle norme della Federal Aviation Administration, che però, secondo l&#8217;azienda, non è mai intervenuto. Oltre a lui, il volo è stato seguito a distanza: la supervisione è avvenuta dal quartier generale di Joby dedicato all&#8217;autonomia, in California, e dalla base aerea di Shaw, nella Carolina del Sud, da distanze che hanno raggiunto le 2.323 miglia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modello, con un operatore remoto che supervisiona uno o più aerei invece di un pilota certificato ai comandi di ciascuno, è quello su cui si basano la maggior parte dei programmi di volo autonomo nel breve periodo. La presenza del pilota di sicurezza rivela, del resto, un approccio fondato sulla validazione e sul controllo, tipico di una fase ancora sperimentale.</p>



<h2 id="lomaggio-ai-fratelli-wright" class="wp-block-heading">L&#8217;omaggio ai fratelli Wright</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio si è concluso con un gesto dal forte valore simbolico. Raggiunta la costa orientale, l&#8217;aereo ha effettuato un volo autonomo a bassa quota vicino al monumento al primo volo dei fratelli Wright, a <a href="https://ir.jobyaviation.com/news-events/press-releases/detail/192/joby-completes-first-ever-fully-autonomous-flight-across" target="_blank" rel="noopener">Kitty Hawk</a>, nella Carolina del Nord. Un omaggio non casuale: proprio lì, nel 1903, Orville e Wilbur Wright compirono il primo volo controllato di un aereo a motore. Oltre un secolo dopo, nello stesso luogo, è passato un volo autonomo.</p>



<h2 id="un-tour-di-un-mese-che-continua" class="wp-block-heading">Un tour di un mese che continua</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La traversata non è un evento isolato. Il viaggio verso est fa parte dell&#8217;Electric Skies tour 2026 di Joby, un giro di un mese in dieci Stati pensato per mostrare le capacità del J208 e sostenere le attività del programma pilota della FAA per l&#8217;integrazione dei velivoli elettrici a decollo verticale. Il volo costa a costa ne rappresenta la prima metà: il programma prevede un viaggio dalla California alla Carolina del Nord e ritorno. <a href="https://connect.udot.utah.gov/2026/09/30/utah-takes-center-stage-in-the-future-of-autonomous-aviation/" target="_blank" rel="noopener">Il 30 settembre l&#8217;aereo è arrivato all&#8217;aeroporto internazionale di Salt Lake City</a> dopo un volo di 751 miglia nautiche da Oklahoma City, ancora una volta senza che il pilota di sicurezza toccasse i comandi.</p>



<h2 id="a-cosa-servira-il-volo-autonomo" class="wp-block-heading">A cosa servirà il volo autonomo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo di Joby non è, almeno per ora, eliminare i piloti dai voli passeggeri. Il volo autonomo viene sviluppato per missioni in cui la presenza fisica di un pilota in cabina non è necessaria o può essere pericolosa, come la lotta agli incendi boschivi, il trasporto di materiale medico, gli interventi in caso di disastri e la logistica militare ad alto rischio. Si pensi, ad esempio, a un aereo cargo militare che attraversa un territorio ostile senza mettere a rischio la vita di un pilota. Nella visione di più lungo periodo, invece, l&#8217;autonomia potrebbe arrivare anche ai taxi aerei elettrici, con collegamenti urbani senza pilota ai comandi, come quelli immaginati tra Manhattan e l&#8217;aeroporto JFK.</p>



<h2 id="la-vera-sfida-adesso-e-normativa" class="wp-block-heading">La vera sfida adesso è normativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se la tecnologia ha superato la prova, la strada verso l&#8217;uso commerciale è ancora lunga. Come osservano gli analisti del settore, la domanda aperta non è più se la tecnologia sia in grado di pilotare l&#8217;aereo, ma quando le autorità autorizzeranno voli commerciali senza pilota a bordo, e a quale costo di certificazione. Servono regole, standard di sicurezza e un quadro di responsabilità che oggi non esistono ancora per questo tipo di operazioni. Un volo autonomo di oltre 5.000 chilometri senza alcun intervento umano sui comandi resta comunque un traguardo tecnico reale, destinato a entrare nella storia dell&#8217;aviazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come quello dei fratelli Wright, è un primo passo: il resto dipenderà dalla capacità di costruire fiducia, sicurezza e regole all&#8217;altezza di una tecnologia che corre più veloce delle norme.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Dalla Val di Susa a tutta Italia, perché si entra in una setta e come funziona la trappola del &#8220;Maestro&#8221;: due milioni di italiani coinvolti</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/setta-in-val-di-susa-arrestato-maestro-malatesta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 15:14:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crime]]></category>
		<category><![CDATA[Almese]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Antonio Malatesta]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Asmodeo]]></category>
		<category><![CDATA[setta Val di Susa]]></category>
		<category><![CDATA[sette in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, è stato arrestato con l'accusa di aver guidato una presunta setta ad Almese, tra abusi sessuali anche su minori e maltrattamenti. Come è stata scoperta, chi è il "Maestro" e quanto sono diffuse le sette in Italia.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, l&#8217;uomo <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/01/schiavitu-e-violenza-sessuale-scoperta-una-setta-nel-torinese.-arrestato-il-maestro_9d558b63-9912-4ebf-a731-3db030c575b4.html" target="_blank" rel="noopener">arrestato dai carabinieri</a> nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Asmodeo&#8221; e considerato dagli investigatori al vertice di una <strong>setta in Val di Susa</strong>. L&#8217;arresto è scattato all&#8217;alba di giovedì 1 ottobre: nei suoi confronti il <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/omicidio-colapietro-torino-confessione-nicole-formichetti-droga-scimmie/" target="_blank" rel="noopener">gip di Torino</a> ha disposto la custodia cautelare in carcere, mentre tre suoi collaboratori, due donne e un uomo, sono indagati a piede libero.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block">
<nav>
<ul>
<li><a href="#h-1">Il &#8220;Maestro&#8221;</a></li>
<li><a href="#h-2">Dal corso di yoga alla comunità</a></li>
<li><a href="#h-3">Voti, tuniche e controllo totale</a></li>
<li><a href="#h-4">Gli abusi spacciati per &#8220;terapie&#8221;</a></li>
<li><a href="#h-5">Le complici e il ruolo della psicologa</a></li>
<li><a href="#h-6">Il finto invalido e la truffa all&#8217;Inps</a></li>
<li><a href="#h-7">Come è stata scoperta la setta in Val di Susa e da quanto operava</a></li>
<li><a href="#h-8">I carabinieri: &#8220;Le vittime si facciano avanti&#8221;</a></li>
<li><a href="#h-9">Perché si entra in una setta e quanto è diffuso il fenomeno</a></li>
</ul>
</nav>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inchiesta è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, coordinati dalla Procura diretta da Giovanni Bombardieri; il fascicolo è seguito dal sostituto procuratore Davide Pretti. Pesanti le accuse: <strong>riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato</strong>. Come sempre in questa fase, si tratta di ipotesi accusatorie che dovranno essere vagliate nel corso del procedimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;Maestro&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Malatesta non è affatto un volto sconosciuto. Negli anni aveva costruito una presenza anche sul web, promuovendo corsi di yoga, meditazione e difesa personale, e già nel 2018 un <a href="https://www.valsusaoggi.it/valsusa-una-nuova-setta-ad-almese-il-caso-su-raiuno-a-storie-italiane/" target="_blank" rel="noopener">servizio della Rai</a> si era occupato di lui. Si faceva chiamare &#8220;il Maestro&#8221; o &#8220;il Prescelto&#8221; e aveva costituito una comunità residenziale abitata da donne che lui definiva &#8220;monache&#8221; o &#8220;adepte&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli inquirenti, attorno alla propria figura aveva costruito un sistema di relazioni basato sulla promessa di un percorso spirituale e sulla presunta capacità di intervenire anche su problemi di salute. Sosteneva di essere in contatto con la &#8220;madre divina&#8221;, e più in generale avrebbe dichiarato di possedere poteri soprannaturali e capacità di guarigione. Formalmente, la comunità ruotava attorno alla Fondazione Fiore della Pace, dietro la quale, per gli investigatori, si nascondeva la setta in Val di Susa. Secondo una ex adepta, la fondazione dichiarava di raccogliere beni per i bambini indiani, ma i fondi sarebbero rimasti nelle mani di Malatesta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal corso di yoga alla comunità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo di reclutamento, secondo l&#8217;accusa, partiva da attività apparentemente innocue. Attraverso corsi di yoga, meditazione e difesa personale, il 59enne avvicinava persone in condizioni di vulnerabilità per poi ospitarle in una comunità residenziale da lui gestita. Secondo la procura, le vittime erano spesso persone psicologicamente fragili a causa di lutti o problemi di salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunità sorgeva ad Almese: il 59enne aveva creato una vera e propria struttura residenziale a Milanere, frazione del paese. Gli adepti avrebbero vissuto in alcune villette a schiera intestate a società che, secondo gli accertamenti, sarebbero state indirettamente riconducibili a Malatesta. Della setta in Val di Susa farebbero parte una ventina di persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Voti, tuniche e controllo totale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;interno vigevano regole ferree. Le adepte diventavano «monache», ricevevano un nuovo nome in sanscrito e pronunciavano voti di povertà, castità e obbedienza. Indossavano tuniche arancioni e si rasavano la testa. Sul voto di castità, ci sarebbe stata però un&#8217;eccezione, che riguardava proprio il &#8220;Maestro&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo si estendeva a ogni aspetto della vita quotidiana: il &#8220;Maestro&#8221; decideva il lavoro e le scelte personali, imponeva una dieta, stabiliva dove vivere e pretendeva che anche per azioni comuni, perfino leggere un libro o fare una <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/meglio-doccia-mattino-o-sera/">doccia</a>, si chiedesse il suo permesso. Le regole erano accompagnate da punizioni corporali e, in alcuni casi, dall&#8217;obbligo di dormire per terra. Per ottenere obbedienza, avrebbe anche predetto malattie gravissime, dal cancro alla sclerosi multipla, disgrazie e persino la <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cosa-succede-dopo-la-morte-corpo-umano/">morte</a>. Gli affiliati, inoltre, dovevano consegnargli i propri averi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli abusi spacciati per &#8220;terapie&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo più grave dell&#8217;inchiesta riguarda le violenze sessuali. Secondo la procura, Malatesta avrebbe abusato sessualmente anche di vittime minorenni, sottoponendole a ripetuti atti di violenza presentati come presunte &#8220;terapie purificatrici&#8221;. Il &#8220;Maestro&#8221; avrebbe esercitato un controllo totale sulle adepte attraverso la manipolazione psicologica, proponendo terapie sciamaniche o &#8220;rituali&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto delle vittime restituisce un clima di umiliazione costante: alcune di loro hanno riferito che si sentivano sue schiave, e che lui le insultava chiamandole &#8220;streghe&#8221; o con epiteti volgari. Una di loro è stata ascoltata più volte dagli investigatori, perché ogni volta doveva interrompere il racconto per il forte turbamento emotivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le complici e il ruolo della psicologa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Malatesta non avrebbe agito da solo. Due collaboratrici, una con il ruolo di &#8220;maestra&#8221; e l&#8217;altra psicologa professionista, il cui effettivo ruolo è ancora oggetto di approfondimento investigativo, gestivano la setta in Val di Susa sul piano logistico. È indagato anche un uomo. Inoltre, a Malatesta e a un altro indagato vengono contestate anche una presunta violenza sessuale e una truffa ai danni di una donna esterna alla comunità, tra settembre e ottobre 2024, in un capanno a Givoletto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il finto invalido e la truffa all&#8217;Inps</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi un aspetto quasi paradossale. Mentre guidava la comunità e insegnava arti marziali, il &#8220;Maestro&#8221; avrebbe simulato davanti alle istituzioni una totale incapacità di camminare. Secondo i carabinieri sarebbe riuscito a ingannare la commissione medica dell&#8217;Inps, ottenendo una pensione di invalidità. La cifra contestata ammonta a 86.143 euro. Un dettaglio emblematico: il 21 <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/origini-nome-febbraio-anno-bisestile-curiosita/">febbraio</a> 2024, quando gli fu notificato il divieto di detenzione di armi, si presentò in caserma con le stampelle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come è stata scoperta la setta in Val di Susa e da quanto operava</h2>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;origine dell&#8217;inchiesta c&#8217;è la determinazione di una persona in particolare. Dietro l&#8217;indagine ci sono la tenacia e l&#8217;ostinazione dell&#8217;ex marito di una delle vittime, che nel 2018 aveva presentato un esposto. Anche l&#8217;ex moglie, il 13 luglio 2023, si decise a sporgere querela. Un contributo decisivo è arrivato anche da una ex adepta, che ha consegnato agli investigatori un hard disk con le registrazioni delle lezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le segnalazioni, dunque, andavano avanti da anni: le prime denunce risalirebbero al 2017, mentre l&#8217;inchiesta che ha portato all&#8217;arresto è stata avviata nel <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/fiori-marzo-significato-cosa-piantare-giardino-primavera/">marzo</a> 2024. Complessivamente sono stati riuniti 4 fascicoli, aperti tra il 2018 e il 2024. Nel corso del 2024 gli investigatori hanno fatto ricorso a pedinamenti e intercettazioni: con un captatore informatico sono stati intercettati i telefoni di Malatesta e di un altro indagato, e dopo l&#8217;informativa dei carabinieri del 2 luglio 2024 la procura ha aperto un nuovo fascicolo il 5 luglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunità era quindi attiva da prima del 2018, ma la durata esatta delle attività illecite deve essere chiarita dalle indagini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I carabinieri: &#8220;Le vittime si facciano avanti&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indagine non è conclusa. L&#8217;inchiesta prosegue sotto il coordinamento della procura, e gli investigatori ritengono che il numero delle persone coinvolte possa essere più ampio di quanto emerso finora. Per questo i carabinieri hanno rivolto un appello a chiunque ritenga di essere stato vittima del presunto sistema di abusi: l&#8217;invito è a rivolgersi alle stazioni dell&#8217;Arma per raccontare eventuali altri episodi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un appello che tiene conto di quanto sia difficile, per chi è uscito da realtà di questo tipo, trovare la forza di denunciare. Come sottolineano gli esperti, per finire sotto il controllo di un &#8220;Maestro&#8221; non servono ingenuità o scarsa intelligenza: la dipendenza psicologica si costruisce gradualmente, ed è proprio questa lentezza a renderla così difficile da riconoscere, anche per chi la vive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché si entra in una setta e quanto è diffuso il fenomeno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La setta in Val di Susa rispecchia un copione che gli esperti conoscono bene. Si entra in una setta quasi mai per scelta consapevole, ma attraverso una porta che appare innocua: un corso, un gruppo di meditazione, una promessa di benessere o di guarigione, spesso in un momento di fragilità come un lutto, una malattia, una separazione o la solitudine. Il gruppo offre all&#8217;inizio accoglienza, ascolto e risposte semplici a domande dolorose; poi, gradualmente, arrivano le regole, l&#8217;idealizzazione del leader, la rottura dei legami esterni e la dipendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Isolamento, frequentazione esclusiva del gruppo, idealizzazione del capo e cambiamenti di abitudini, anche alimentari, sono i segnali d&#8217;allarme indicati da chi si occupa del fenomeno. E nessuno può dirsi immune: le vittime appartengono soprattutto al ceto medio, ma non mancano persone di ceto alto e basso. Non è un caso che oltre la metà dei gruppi settari, secondo stime riportate in Francia, operi proprio nel campo della salute e del benessere, in particolare della medicina alternativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurare la diffusione delle sette è difficile, perché mancano dati ufficiali aggiornati e molte realtà restano sommerse. In Italia, secondo il Codacons, le sette &#8220;ufficiali&#8221; censite sarebbero <a href="https://www.forlitoday.it/cronaca/sette-spinello-codacons.html" target="_blank" rel="noopener">circa 500</a>, a cui si aggiungono numerose organizzazioni segrete, per un totale stimato di <a href="https://www.forlitoday.it/cronaca/sette-spinello-codacons.html" target="_blank" rel="noopener">circa 2 milioni</a> di persone coinvolte in modo costante o saltuario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le più diffuse sarebbero le &#8220;psicosette&#8221;, circa il 40% del totale, che si presentano come gruppi di studio per potenziare la mente; seguono i gruppi dediti a satanismo e spiritismo (30%) e quelli pseudo-religiosi (15%). L&#8217;associazione ritiene il fenomeno in crescita, alimentato prima dalla crisi del 2008 e poi dalla pandemia del 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2002 la Comunità Papa Giovanni XXIII gestisce il numero verde nazionale antisette <a href="https://www.apg23.org/anti-sette/" target="_blank" rel="noopener">800 228866</a> e collabora dal 2006 con la Squadra Anti Sette della Polizia di Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano internazionale, l&#8217;International Cultic Studies Association stima che circa l&#8217;1% della popolazione statunitense, tre milioni di persone, sia passato almeno una volta nella vita da un gruppo settario, con percentuali simili nell&#8217;Europa occidentale. La stessa associazione ha raccolto segnalazioni su oltre 4.000 gruppi, anche se precisa che non è possibile stabilire quanti di questi siano davvero sette. Numeri da maneggiare con cautela, ma che restituiscono la dimensione di un fenomeno tutt&#8217;altro che marginale, e che proprio per la sua natura nascosta, come dimostra la setta in Val di Susa, può restare invisibile per anni.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Pentobarbital, cos&#8217;è il farmaco dell&#8217;esecuzione fallita di Christa Pike: sopravvissuta a due iniezioni letali, ora è in ospedale in condizioni critiche</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/pentobarbital-christa-pike-farmaco-esecuzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 14:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Christa Pike]]></category>
		<category><![CDATA[iniezione letale]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[pentobarbital]]></category>
		<category><![CDATA[Tennessee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Christa Pike, unica donna nel braccio della morte del Tennessee, è sopravvissuta a due dosi di pentobarbital. Il tossicologo Marco Marano spiega come agisce il farmaco, mentre il governatore sospende le esecuzioni.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>pentobarbital Christa Pike</strong> è tornato al centro del dibattito internazionale dopo il fallimento dell&#8217;esecuzione, l&#8217;unica donna detenuta nel <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/richard-glossip-libero-braccio-morte-oklahoma/" target="_blank" rel="noopener">braccio della morte</a> del Tennessee, condannata per l&#8217;omicidio di una compagna di studi nel 1995. Mercoledì 30 settembre il personale penitenziario le ha somministrato <a href="https://www.pbs.org/newshour/nation/tennessee-governor-halts-executions-after-christa-gail-pike-survives-lethal-injection-attempt" target="_blank" rel="noopener">due dosi</a> di pentobarbital Christa Pike, ma <strong>nessuna delle due l&#8217;ha uccisa</strong>: la donna stava ancora <a href="https://www.pbs.org/newshour/nation/tennessee-governor-halts-executions-after-christa-gail-pike-survives-lethal-injection-attempt" target="_blank" rel="noopener">russando</a> quando il microfono della camera dell&#8217;esecuzione è stato spento, oltre un&#8217;ora dopo l&#8217;inizio della procedura. È stata quindi trasportata in <a href="https://www.pbs.org/newshour/nation/tennessee-governor-halts-executions-after-christa-gail-pike-survives-lethal-injection-attempt" target="_blank" rel="noopener">ambulanza</a> in ospedale.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block">
<nav>
<ul>
<li><a href="#h-1">Un barbiturico ad azione rapida</a></li>
<li><a href="#h-2">L&#8217;impiego in anestesia</a></li>
<li><a href="#h-3">Un farmaco in declino</a></li>
<li><a href="#h-4">Il &#8220;siero della verità&#8221;</a></li>
<li><a href="#h-5">Dalle esecuzioni al suicidio assistito</a></li>
<li><a href="#h-6">Pentobarbital Christa Pike: dove si trova ora e cosa succede adesso</a></li>
</ul>
</nav>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Se l&#8217;esecuzione fosse andata a buon fine, Pike sarebbe stata la prima donna giustiziata in Tennessee da oltre due secoli. Ma che cos&#8217;è questo farmaco, utilizzato anche in Svizzera per il suicidio assistito e, in passato, persino come &#8220;siero della verità&#8221;?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un barbiturico ad azione rapida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«Il pentobarbital è un barbiturico ad azione breve (short-acting), altamente liposolubile, che attraversa rapidamente la barriera emato-encefalica provocando un&#8217;induzione anestetica quasi immediata, ma ha anche una rapida ridistribuzione nei tessuti periferici, che ne interrompe l&#8217;effetto sul sistema nervoso centrale dopo qualche ora. Utilizzato come pre-anestetico in anestesia generale, è ora ampiamente soppiantato da altri farmaci», spiega a <a href="https://www.lapresse.it/salute/farmaci/2026/10/01/pentobarbital-cose-il-farmaco-usato-in-usa-per-lesecuzione-di-christa-pike/" target="_blank" rel="noopener">LaSalute di LaPresse</a> Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni dell&#8217;Ospedale Bambino <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/gesu-nato-prima-di-cristo/">Gesù</a> di <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/fontana-trevi-roma-no-gratuita/">Roma</a> e componente della Società Italiana di Tossicologia (Sitox).</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impiego in anestesia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto chiave, sottolinea il tossicologo, è il dosaggio. «Oltre un certo dosaggio c&#8217;è un interessamento oltre che neurologico, anche cardiocircolatorio, quindi viene utilizzato a dosaggio previsto e controllato», chiarisce Marano. A dosi elevate, dunque, l&#8217;azione del farmaco non si limita al sistema nervoso ma coinvolge anche cuore e circolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra caratteristica fondamentale è l&#8217;assenza di proprietà antidolorifiche. In anestesia generale il pentobarbital «viene impiegato per indurre l&#8217;addormentamento, ma <strong>non ha un effetto antidolorifico</strong>. Per questo viene associato ad altri farmaci come gli analgesici, per poter eseguire una procedura chirurgica». In altre parole, induce il sonno ma non impedisce di per sé la percezione del dolore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un farmaco in declino</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo ruolo in medicina si è ridotto nel tempo. «Oggi il pentobarbital, un tempo molto diffuso, è stato superato da altri prodotti e viene impiegato in casi più limitati. Dal punto di vista farmacologico l&#8217;effetto è legato al dosaggio. Si tratta di un medicinale a breve emivita, che funziona dunque per un lasso di tempo ridotto», precisa Marano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;siero della verità&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il pentobarbital ha avuto anche un impiego storico, legato al mondo degli interrogatori e dello spionaggio, come cosiddetto siero della verità. «Il pentobarbital tende a ridurre il controllo neurologico e l&#8217;effetto inibitorio», spiega Marano, ribadendo che l&#8217;effetto dipende in larga misura dalla dose. A basso dosaggio, quindi, la persona diventa meno inibita e tende a rispondere in modo più spontaneo alle domande. Un effetto che, però, non garantisce affatto che quanto dichiarato corrisponda al vero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle esecuzioni al suicidio assistito</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre agli usi clinici, il pentobarbital è impiegato in Svizzera nell&#8217;ambito del suicidio assistito e negli Stati Uniti per eseguire le condanne a <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cosa-succede-dopo-la-morte-corpo-umano/">morte</a> tramite iniezione letale. In Oklahoma e in Tennessee sono stati utilizzati il pentobarbital o il tiopentale sodico, un altro barbiturico ad azione rapida. Il Tennessee ha adottato un protocollo a farmaco unico, che prevede esclusivamente il pentobarbital.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio questo protocollo era finito nel mirino dei legali di Pike già prima dell&#8217;esecuzione. Nel ricorso presentato a inizio anno, la difesa sosteneva che il metodo fosse afflitto dagli stessi problemi che da decenni caratterizzano le esecuzioni fallite. Non è un precedente isolato: un&#8217;indagine indipendente aveva in passato accertato che nessuno dei farmaci preparati per i sette detenuti giustiziati in Tennessee dal 2018 era stato sottoposto a test completi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pentobarbital Christa Pike: dove si trova ora e cosa succede adesso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Christa Pike è viva, ma in condizioni critiche. «Christa è viva in questo momento», ha dichiarato giovedì l&#8217;avvocato Randy Spivey dell&#8217;Ufficio del difensore post-condanna del Tennessee. La difesa ha spiegato di non avere ancora un quadro sulla prognosi, ma che la donna sta ricevendo cure salvavita. Il nome dell&#8217;ospedale non è stato reso noto: un atto depositato dal procuratore generale Jonathan Skrmetti si limita a confermare il ricovero, senza dettagli sulle condizioni né sulla struttura. I legali hanno inoltre riferito di non aver potuto né vederla né parlarle dal momento del ricovero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durissimo il <a href="https://deathpenaltyinfo.org/news/tennessee-botches-another-execution-despite-earlier-warnings-from-attorneys-christa-pike-was-alive-hours-after-attempt-began" target="_blank" rel="noopener">commento della difesa</a> subito dopo i fatti: i timori sollevati in tribunale, hanno detto, si sono rivelati fondati, dalle difficoltà di accesso venoso alle vene cedute, fino al pentobarbital degradato e all&#8217;assenza di assistenza medica d&#8217;emergenza, il tutto sotto un protocollo avvolto nel segreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte politico, il governatore <a href="https://www.pbs.org/newshour/nation/tennessee-governor-halts-executions-after-christa-gail-pike-survives-lethal-injection-attempt" target="_blank" rel="noopener">Bill Lee</a> ha definito l&#8217;accaduto «profondamente inquietante». Ha sospeso tutte le esecuzioni per il resto del 2026 e ordinato una revisione indipendente su quanto avvenuto, dicendosi «molto deluso». Per i legali di Pike non basta: la donna ha trascorso oltre vent&#8217;anni in isolamento, e ora chiedono al governatore di commutare immediatamente la condanna in ergastolo. Lo Stato non ha ancora risposto alla domanda se verrà fissata una nuova data per l&#8217;esecuzione. C&#8217;è però un precedente recente: quando all&#8217;inizio dell&#8217;anno fallì l&#8217;esecuzione di Tony Carruthers, Lee gli concesse una sospensione di un anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora la difesa attende che Pike si riprenda prima di decidere le prossime mosse legali. Secondo <a href="https://www.pbs.org/newshour/nation/tennessee-governor-halts-executions-after-christa-gail-pike-survives-lethal-injection-attempt" target="_blank" rel="noopener">Robin Maher</a>, direttrice esecutiva del Death Penalty Information Center, quanto accaduto è un caso senza precedenti, perché la condannata è sopravvissuta abbastanza a lungo da essere trasferita in ospedale. Un caso destinato a pesare sul futuro della pena capitale in Tennessee e sul dibattito nazionale sull&#8217;iniezione letale.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Protesi ingegnerizzate che &#8220;parlano&#8221; con i nervi: in Italia nasce il muscolo creato in laboratorio che può cambiare la vita alle persone amputate</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/muscoli-ingegnerizzati-protesi-nervi-studio-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 13:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza & Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Protesi Inail]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria tissutale]]></category>
		<category><![CDATA[Protesi bioniche]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Sant'Anna Pisa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tessuto muscolare creato in laboratorio, testato sui ratti, amplifica i segnali nervosi e favorisce la rigenerazione dei tessuti. Lo studio del Sant'Anna di Pisa punta a protesi più intuitive.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate una protesi che non si limita a eseguire comandi, ma che riesce a dialogare in modo più diretto con ciò che resta del sistema nervoso di chi ha subito un&#8217;amputazione. È la prospettiva aperta da una ricerca tutta italiana, presentata a fine settembre, che propone di usare <strong>muscoli ingegnerizzati protesi</strong> come &#8220;ponte&#8221; biologico tra i nervi residui e l&#8217;arto artificiale. <a href="https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/09/23/muscoli-ingegnerizzati-per-collegare-le-protesi-ai-nervi-rimasti_3c617588-3076-4fe1-bb68-b21aceaefc19.html" target="_blank" rel="noopener">Lo studio è stato pubblicato a settembre 2026 sulla rivista Bioactive Materials</a>. La tecnologia è ancora in fase sperimentale ed è stata testata solo sugli animali, ma i primi risultati indicano una strada concreta verso muscoli ingegnerizzati protesi capaci di leggere meglio i segnali del corpo e trasformarli in movimenti più fluidi.</p>
<div class="wp-block-rank-math-toc-block">
<nav>
<ul>
<li><a href="#h-1">Chi ha condotto lo studio</a></li>
<li><a href="#h-2">Il problema di partenza: intercettare i segnali dei nervi</a></li>
<li><a href="#h-3">Addio al prelievo di muscolo sano</a></li>
<li><a href="#h-4">Muscoli ingegnerizzati protesi: i test sui ratti</a></li>
<li><a href="#h-5">Il ruolo degli ultrasuoni e dei materiali piezoelettrici</a></li>
<li><a href="#h-6">Cosa significa per le protesi del futuro</a></li>
<li><a href="#h-7">La strada verso l&#x27;uomo è ancora lunga</a></li>
</ul>
</nav>
</div>
<h2>Chi ha condotto lo studio</h2>
<p>Il progetto porta la firma di alcune delle realtà più importanti della robotica e della protesica italiana. Il gruppo è coordinato da <a href="https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/09/23/muscoli-ingegnerizzati-per-collegare-le-protesi-ai-nervi-rimasti_3c617588-3076-4fe1-bb68-b21aceaefc19.html" target="_blank" rel="noopener">Leonardo Ricotti</a>, responsabile del Regenerative Technologies Lab della Scuola Sant&#8217;Anna di Pisa; il primo autore è Lorenzo Vannozzi, e allo studio partecipano anche l&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia, l&#8217;Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio. Tra gli autori figurano anche Emanuele Gruppioni del Centro Protesi INAIL e Christian Cipriani della Scuola Sant&#8217;Anna, a conferma di un lavoro che unisce competenze cliniche, biologiche e ingegneristiche.</p>
<h2>Il problema di partenza: intercettare i segnali dei nervi</h2>
<p>Le protesi più avanzate hanno un limite di fondo: devono &#8220;capire&#8221; cosa vuole fare la persona, interpretando segnali nervosi che, dopo un&#8217;amputazione, sono deboli e difficili da captare.</p>
<p>La soluzione studiata a Pisa si inserisce nel filone delle cosiddette RPNI. La ricerca ha portato allo sviluppo di una nuova interfaccia neurale periferica rigenerativa, la Rpni (Regenerative Peripheral Nerve Interface), con l&#8217;obiettivo di creare un collegamento funzionale tra il sistema nervoso residuo delle persone amputate e una protesi artificiale. In pratica, il nervo rimasto viene collegato a un piccolo muscolo: quando il cervello invia un comando, il muscolo si attiva e produce un segnale elettrico molto più ampio e leggibile di quello del nervo da solo.</p>
<h2>Addio al prelievo di muscolo sano</h2>
<p>Le RPNI tradizionali si basano su un innesto di muscolo prelevato dallo stesso paziente, con un ulteriore intervento e un danno al tessuto sano. Qui sta una delle novità principali. Il gruppo di Ricotti ha provato a eliminare il prelievo, costruendo muscoli ingegnerizzati protesi partendo da mioblasti e biomateriali. I mioblasti sono le cellule progenitrici da cui nascono le fibre muscolari. «Il nostro approccio integra strategie avanzate di ingegneria tissutale con il mondo della protesica», ha spiegato Ricotti, sottolineando la natura ibrida della ricerca.</p>
<h2>Muscoli ingegnerizzati protesi: i test sui ratti</h2>
<p>Nella fase sperimentale, il costrutto muscolare è stato impiantato negli animali. muscoli ingegnerizzati protesi è stato <a href="https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/09/23/muscoli-ingegnerizzati-per-collegare-le-protesi-ai-nervi-rimasti_3c617588-3076-4fe1-bb68-b21aceaefc19.html" target="_blank" rel="noopener">testato nei ratti</a>, collegandolo chirurgicamente al nervo residuo per amplificare i segnali nervosi e rendere il controllo della protesi più naturale. I ricercatori hanno osservato la formazione di una connessione funzionale tra tessuto nervoso e tessuto muscolare, il passaggio chiave perché muscoli ingegnerizzati protesi possano fare da intermediario tra il sistema nervoso e il dispositivo. Secondo una ricostruzione dei dati dello studio, il risultato è stato misurabile in tempi relativamente brevi: un segnale di 3,2 mV dal nervo del ratto in due mesi.</p>
<h2>Il ruolo degli ultrasuoni e dei materiali piezoelettrici</h2>
<p>L&#8217;altro elemento innovativo riguarda il modo in cui il tessuto viene stimolato a crescere e a integrarsi. All&#8217;interno del biomateriale sono state inserite particelle speciali. Per favorire la maturazione del muscolo e la sua integrazione con il nervo, il team ha usato particelle piezoelettriche, materiali che generano segnali elettrici quando ricevono stimoli meccanici; nello specifico, si tratta di nanoparticelle di titanato di bario. A fornire lo stimolo meccanico sono gli ultrasuoni pulsati, applicati dall&#8217;esterno senza bisogno di nuovi interventi invasivi: le onde &#8220;scuotono&#8221; le particelle, che producono piccole correnti elettriche locali. Secondo i ricercatori, questa stimolazione ha contribuito sia alla maturazione del tessuto muscolare sia alla rigenerazione nervosa osservata negli animali.</p>
<h2>Cosa significa per le protesi del futuro</h2>
<p>Per chi lavora ogni giorno con persone amputate, il valore della scoperta è soprattutto pratico. <a href="https://www.gonews.it/2026/09/23/un-neo-muscolo-ingegnerizzato-per-collegare-il-sistema-nervoso-alle-protesi/" target="_blank" rel="noopener">Christian Cipriani</a>, responsabile dell&#8217;Artificial Hands Area della Scuola Sant&#8217;Anna, ha definito il risultato fondamentale per i muscoli ingegnerizzati protesi, perché permette di acquisire e amplificare i segnali del sistema nervoso residuo per un controllo naturale e intuitivo. Dal Centro Protesi INAIL, <a href="https://www.gonews.it/2026/09/23/un-neo-muscolo-ingegnerizzato-per-collegare-il-sistema-nervoso-alle-protesi/" target="_blank" rel="noopener">Gruppioni</a> guarda ancora più avanti, immaginando che una rete di interfacce neurali rigenerative possa diventare un collegamento stabile tra sistema nervoso e dispositivo protesico. In prospettiva, più segnali indipendenti significherebbero più gradi di movimento controllabili: una mano bionica capace, ad esempio, di gesti più complessi e coordinati.</p>
<h2>La strada verso l&#8217;uomo è ancora lunga</h2>
<p>Serve però cautela. I risultati riguardano esclusivamente il modello animale e prima di qualsiasi applicazione clinica occorreranno ulteriori studi su sicurezza, durata nel tempo dell&#8217;impianto ed efficacia nell&#8217;uomo. La direzione, tuttavia, è chiara: unire muscoli ingegnerizzati protesi, biomateriali intelligenti e tecnologie protesiche in un&#8217;unica interfaccia. Se questa strategia si confermerà valida anche nei pazienti, potrà contribuire a protesi in grado di interpretare con maggiore precisione le intenzioni di chi le indossa, avvicinando sempre di più l&#8217;arto artificiale a quello naturale.</p>
<h2>Testi social</h2>
<p><strong>X</strong></p>
<p>A Pisa hanno fatto crescere muscoli ingegnerizzati protesi e l&#8217;hanno attaccati a un nervo, per farli sentire meglio.</p>
<p>Il segnale c&#8217;è stato. Nei ratti. Sull&#8217;uomo lo studio non dice nulla.</p>
<p>@ScuolaSantAnna @IITalk #protesi #SantAnna</p>
<p><strong>Facebook (link solo nel primo commento: permalink non inserito)</strong></p>
<p>Dopo un&#8217;amputazione il nervo c&#8217;è ancora. Parla piano, e la protesi fa fatica a sentirlo.</p>
<p>Al Sant&#8217;Anna di Pisa hanno provato a costruirgli muscoli ingegnerizzati protesi, così non si preleva tessuto sano da chi un pezzo l&#8217;ha già perso. Ultrasuoni, particelle che si caricano, un ponte verso la mano artificiale.</p>
<p>Va detto subito: i test sono sui ratti. Le persone, in questo studio, non ci sono.</p>
<p>#protesi #ricerca</p>
<p><strong>LinkedIn (link in coda: permalink non inserito)</strong></p>
<p>Le interfacce neurali per le protesi, le RPNI, oggi si fanno spesso con un pezzo di muscolo tolto al paziente. Un intervento in più, su tessuto sano.</p>
<p>Leonardo Ricotti e il gruppo della Scuola Sant&#8217;Anna, con IIT, Rizzoli e il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio, hanno pubblicato a settembre su Bioactive Materials un&#8217;altra ipotesi: muscoli ingegnerizzati protesi si coltivano, da mioblasti, e si stimola da fuori con ultrasuoni.</p>
<p>Nei ratti il nervo e il muscolo si sono parlati. Un segnale da 3,2 mV in due mesi, secondo la ricostruzione dei dati dello studio. Sull&#8217;uomo non risulta provato.</p>
<p>#Protesi #SantAnna #RicercaItaliana #IngegneriaTissutale</p>
<p><strong>Instagram (niente link in caption)</strong></p>
<p>Immaginate una protesi che sente il nervo, non solo un pulsante.</p>
<p>A Pisa ci stanno provando con muscoli ingegnerizzati protesi, senza tagliare tessuto sano a chi l&#8217;ha già perso. Lo studio è di settembre, su Bioactive Materials.</p>
<p>I test sono sui ratti. Sull&#8217;uomo non è stato provato.</p>
<p>@scuolasantannapisa @istitutoitalianoditecnologia</p>
<p>#protesi #santannapisa #ricerca #ingegneria #iit #scienza</p>
<p>

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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Sylvester Stallone si confessa a 80 anni: “Bulimia e steroidi per avere il fisico di Rocky e Rambo”</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/sylvester-stallone-bulimia-steroidi-memorie-the-steps/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 12:51:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reali & Celebrità]]></category>
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		<category><![CDATA[Rocky]]></category>
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		<category><![CDATA[The Steps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 80 anni Sylvester Stallone pubblica le memorie "The Steps" e racconta al New York Times il lato oscuro del suo fisico: bulimia, steroidi, interventi chirurgici e attacchi d'ansia.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per decenni il corpo di <strong>Sylvester Stallone</strong> è stato parte integrante dei suoi personaggi, quasi un costume di scena. Oggi, a 80 anni, l&#8217;attore ha deciso di raccontare cosa si nascondeva dietro quei muscoli. Lo fa in <a href="https://www.harpercollins.com/products/the-steps-sylvester-stallone" target="_blank" rel="noopener">&#8220;The Steps&#8221;, il libro di memorie uscito martedì 29 settembre per William Morrow, marchio di HarperCollins</a>. Il titolo richiama la celebre corsa di Rocky Balboa sulla scalinata del Philadelphia Museum of Art, cinquant&#8217;anni dopo l&#8217;uscita del film. Il volume si concentra soprattutto sugli anni tra l&#8217;arrivo di Sylvester Stallone a New York, nel 1969, e la vittoria di &#8220;Rocky&#8221; come miglior film agli Oscar del 1977, ma torna anche all&#8217;infanzia e guarda avanti, a ciò che la scalata gli è costata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista dell&#8217;uscita, Sylvester Stallone si è raccontato alla giornalista Lulu Garcia-Navarro per il podcast del New York Times &#8220;The Interview&#8221;. Ha parlato apertamente di bulimia, steroidi, farmaci, interventi chirurgici e attacchi d&#8217;ansia: l&#8217;attore non si è sottratto a nessuna domanda.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#sylvester-stallone-il-corpo-come-armatura-da-rocky-a-rambo">Sylvester Stallone: il corpo come &#8220;armatura&#8221;, da Rocky a Rambo</a></li><li><a href="#lossessione-durante-la-realizzazione-di-rocky-iii">L&#8217;ossessione durante la realizzazione di Rocky III</a></li><li><a href="#certo-che-devi-usare-gli-steroidi">&#8220;Certo che devi usare gli steroidi&#8221;</a></li><li><a href="#nove-operazioni-alla-schiena-sto-insieme-col-fil-di-ferro">Nove operazioni alla schiena: &#8220;Sto insieme col fil di ferro&#8221;</a></li><li><a href="#gli-attacchi-dansia-dal-set-al-today-show">Gli attacchi d&#8217;ansia, dal set al &#8220;Today Show&#8221;</a></li><li><a href="#lerrore-piu-grande-le-acrobazie">L&#8217;errore più grande: le acrobazie</a></li><li><a href="#dallinfanzia-difficile-alla-scalata-verso-rocky">Dall&#8217;infanzia difficile alla scalata verso &#8220;Rocky&#8221;</a></li><li><a href="#la-perseveranza-come-filo-conduttore">La perseveranza come filo conduttore</a></li><li><a href="#lamore-arrivato-tardi">L&#8217;amore arrivato tardi</a></li><li><a href="#il-messaggio-contro-la-solitudine">Il messaggio contro la solitudine</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="sylvester-stallone-il-corpo-come-armatura-da-rocky-a-rambo" class="wp-block-heading">Sylvester Stallone: il corpo come &#8220;armatura&#8221;, da Rocky a Rambo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione fisica, racconta Sylvester Stallone, è cominciata con i due personaggi che lo hanno reso un&#8217;icona. Per lui la muscolatura era una vera e propria &#8220;armatura&#8221;. Rocky, all&#8217;inizio, doveva avere l&#8217;aspetto di un uomo comune, un pugile di periferia senza nulla di patinato. Con i sequel, però, il personaggio è diventato sempre più attento alla propria immagine, e con lui il corpo del suo interprete. Per Rambo l&#8217;obiettivo era completamente diverso. Il veterano di guerra richiedeva un aspetto più &#8220;animalesco&#8221;, e Sylvester Stallone scelse di ispirarsi a un felino: non la massa imponente associata ad Arnold Schwarzenegger, ma il corpo di un giaguaro o di un <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/anatomia-del-gatto-curiosita-corpo-felino/">gatto</a>. Voleva una struttura &#8220;più selvaggia, aggressiva, molto agile e atletica&#8221;.</p>



<h2 id="lossessione-durante-la-realizzazione-di-rocky-iii" class="wp-block-heading">L&#8217;ossessione durante la realizzazione di Rocky III</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quella ricerca della perfezione fisica si è presto trasformata in qualcosa di molto più pericoloso. &#8220;Poi è diventata un&#8217;ossessione. Davvero brutta&#8221;, racconta l&#8217;attore, ammettendo che a un certo punto <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/sylvester-stallone-bulimic-steroids-filming-rocky-movies-1236712570/" target="_blank" rel="noopener">aveva sviluppato la bulimia</a>. Durante le riprese di &#8220;Rocky III&#8221;, uscito nel 1982, era arrivato a portare la propria massa grassa al 2,6%, un valore estremo. Anche il rapporto con il cibo era compromesso: &#8220;Non riuscivo a tenere giù niente. O meglio, non volevo farlo&#8221;, ricorda. Sylvester Stallone descrive quella fase come una sorta di culto ossessivo del proprio corpo, in cui la forma fisica aveva preso il sopravvento su tutto il resto.</p>



<h2 id="certo-che-devi-usare-gli-steroidi" class="wp-block-heading">&#8220;Certo che devi usare gli steroidi&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alla domanda sull&#8217;uso di anabolizzanti, l&#8217;attore risponde senza esitazioni: <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/sylvester-stallone-bulimic-steroids-filming-rocky-movies-1236712570/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Certo che devi usare gli steroidi&#8221;</a>. Racconta di averli assunti periodicamente, in cicli di circa sei settimane alternati ad altrettante settimane di pausa, e precisa che anche questa pratica ha avuto conseguenze pesanti sul suo organismo. Secondo Sylvester Stallone, con metodi esclusivamente naturali certi risultati sono impossibili da raggiungere, &#8220;a meno che tu non sia uno scherzo della natura&#8221;. Una confessione che pesa, considerando quanto il suo fisico abbia influenzato l&#8217;immaginario di intere generazioni di spettatori e appassionati di palestra. Guardandosi indietro, il bilancio è netto e drammatico: &#8220;Un costo terribile, emotivo e fisico&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="ROCKY SONO IO | Trailer Ufficiale" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/Z9LyVOPt9iM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 id="nove-operazioni-alla-schiena-sto-insieme-col-fil-di-ferro" class="wp-block-heading">Nove operazioni alla schiena: &#8220;Sto insieme col fil di ferro&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di svolta arrivò nel 1997 con &#8220;Cop Land&#8221;, il film di James Mangold in cui Sylvester Stallone interpretava uno sceriffo in sovrappeso e sordo da un orecchio, un ruolo lontanissimo dagli eroi muscolosi degli anni Ottanta. A quel punto, però, il suo corpo aveva già subito danni importanti. L&#8217;attore ammette di averlo sottoposto a uno stress eccessivo e fa l&#8217;elenco degli interventi: <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/sylvester-stallone-bulimic-steroids-filming-rocky-movies-1236712570/" target="_blank" rel="noopener">nove operazioni alla schiena</a>, due alle spalle e tre fusioni cervicali. Per descrivere le sue condizioni attuali sceglie un&#8217;immagine diretta: <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/sylvester-stallone-bulimic-steroids-filming-rocky-movies-1236712570/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Sto insieme col fil di ferro&#8221;</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni giorno deve prendere &#8220;un sacco di pillole per andare avanti&#8221;, eppure si considera ancora &#8220;abbastanza in forma&#8221; e non ha intenzione di smettere di allenarsi. &#8220;Ho abusato del mio corpo&#8221;, ammette, ricordando anche la sua abitudine di girare personalmente molte delle scene d&#8217;azione più rischiose.</p>



<h2 id="gli-attacchi-dansia-dal-set-al-today-show" class="wp-block-heading">Gli attacchi d&#8217;ansia, dal set al &#8220;Today Show&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro e nell&#8217;intervista Sylvester Stallone affronta anche un tema meno noto: gli attacchi d&#8217;ansia. Il primo episodio intenso risale a quando aveva 36 anni, mentre guardava alcune immagini non ancora montate di un film. Ricorda di essersi alzato all&#8217;improvviso, di aver sentito i peli sul collo rizzarsi e una forte ondata di calore: in quel momento era convinto di stare morendo. Episodi simili si sono ripetuti più volte, prima di sparire per circa cinque anni. L&#8217;ansia è poi tornata, anche nei momenti più pubblici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con ironia, l&#8217;attore racconta che a volte gli capitava un attacco poco prima di andare in onda al &#8220;Today Show&#8221;, quando era ormai troppo tardi per prendere uno Xanax: non restava che resistere, aggrappato a una sedia. Il problema non è mai scomparso del tutto, e ancora oggi sente il bisogno di allontanarsi dagli ambienti troppo affollati.</p>



<h2 id="lerrore-piu-grande-le-acrobazie" class="wp-block-heading">L&#8217;errore più grande: le acrobazie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ripensando alla carriera, c&#8217;è una cosa che Sylvester Stallone farebbe diversamente: lasciare ad altri le scene più pericolose. &#8220;Direi: <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/sylvester-stallone-bulimic-steroids-filming-rocky-movies-1236712570/" target="_blank" rel="noopener">lascia che sia qualcun altro a portare la bandiera</a>, non fare tu le acrobazie&#8221;, spiega. Riconosce di essersi fatto male ripetutamente, senza sempre capire il perché di quelle conseguenze. &#8220;Ero davvero molto masochista&#8221;, conclude ridendo, a proposito della sua tendenza a spingere il corpo oltre ogni limite.</p>



<h2 id="dallinfanzia-difficile-alla-scalata-verso-rocky" class="wp-block-heading">Dall&#8217;infanzia difficile alla scalata verso &#8220;Rocky&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;The Steps&#8221; non racconta soltanto gli anni della fama. Il libro parte dall&#8217;infanzia, compreso il problema che ha segnato per sempre il modo di parlare dell&#8217;attore. Da bambino, racconta, pronunciava male le parole e tendeva a &#8220;mormorare&#8221;, conseguenza di una nascita complicata: i medici usarono il forcipe, provocandogli una parziale paralisi del volto. Nelle memorie Sylvester Stallone si descrive come un bambino non pianificato e non voluto, che ha affrontato scoraggiamenti continui fino alla lavorazione di &#8220;Rocky&#8221;, quando temeva ogni giorno di essere licenziato dal set.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima del successo, a New York ha dormito su scatole di <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/turista-indiano-accusa-razzismo-hotel-germania-pizza/">pizza</a>, ha pulito le gabbie dei leoni allo zoo di Central Park e ha dovuto vendere il suo <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cani-che-perdono-piu-pelo/">cane</a> perché non riusciva a sfamarlo. Poi ha scritto la sceneggiatura che gli ha cambiato la vita, rifiutandosi di venderla se non fosse stato lui il protagonista. I produttori arrivarono a offrirgli fino a 360mila dollari pur di affidare il ruolo di Rocky a un altro attore, ma lui rifiutò.</p>



<h2 id="la-perseveranza-come-filo-conduttore" class="wp-block-heading">La perseveranza come filo conduttore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Sylvester Stallone, il vero tema del libro è la perseveranza. La vita, spiega, è un continuo alternarsi di momenti positivi e periodi difficili, e quando ci si trova &#8220;a valle&#8221; bisogna ricordare che quella fase non durerà per sempre. La sua conclusione è semplice: andare avanti, perché non esiste un&#8217;alternativa. Una filosofia che sembra uscita direttamente da un film di Rocky, e che l&#8217;attore stesso lega a quel &#8220;piccolo miracolo&#8221; del 1976 da cui tutto è cominciato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto della sua vita, del resto, tornerà presto anche al cinema: a meno di due mesi dall&#8217;uscita del libro arriverà nelle sale &#8220;I Play Rocky&#8221;, versione romanzata e semi-autorizzata della sua storia diretta da Peter Farrelly, con Anthony Ippolito nel ruolo del protagonista.</p>



<h2 id="lamore-arrivato-tardi" class="wp-block-heading">L&#8217;amore arrivato tardi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A 80 anni Sylvester Stallone riflette anche sulla sua vita sentimentale e sul rapporto con Jennifer Flavin, sua moglie da quasi trent&#8217;anni, che definisce &#8220;la più grande donna di sempre&#8221;. L&#8217;attore confessa di aver capito molto tardi cosa fosse per lui l&#8217;amore autentico: &#8220;Non ho letteralmente capito il vero, autentico amore fino a quando non ho compiuto 70 anni&#8221;. Un sentimento fatto di abbandono totale e di disponibilità a rischiare tutto per un&#8217;altra persona, che considera una conquista tardiva. E proprio per questo, ammette, è un peccato averci messo così tanto.</p>



<h2 id="il-messaggio-contro-la-solitudine" class="wp-block-heading">Il messaggio contro la solitudine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando alla propria esistenza e all&#8217;età raggiunta, Stallone lega la vecchiaia non solo alla cura del corpo, ma anche alla necessità di non isolarsi. &#8220;Non sei mai troppo vecchio per essere innamorato, mai troppo vecchio per ballare con i grandi ricordi che hai avuto e per non sguazzare nella palude peggiore di tutte, che è la palude della solitudine&#8221;, dice. Lasciarsi sprofondare nell&#8217;isolamento, per l&#8217;attore, equivale a una sorta di &#8220;sepoltura prematura&#8221;. Un messaggio inatteso da chi per decenni è stato il simbolo della forza fisica, e che forse rappresenta la lezione più importante delle sue memorie: la vera resistenza non si misura in muscoli.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Banana coffee, il caffè alla banana che spopola sui social: come è arrivato dai minimarket della Corea ai locali di tutto il mondo</title>
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					<comments>https://www.cosedellaltromondo.it/banana-coffee-caffe-alla-banana-virale-social/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 12:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nato nei minimarket di Seoul, il mix di espresso e latte alla banana è diventato il tormentone dell'estate 2026, tra video virali, ricette casalinghe e lanci delle grandi catene.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nato nei minimarket di Seoul, il banana coffee, il mix di espresso e latte alla banana, è diventato il tormentone dell&#8217;estate 2026. Tra video ipnotici, <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/antipasti-natale-pasta-sfoglia-ricette-facili/">ricette</a> casalinghe e lanci delle grandi catene, ecco spiegato come un abbinamento insolito si è trasformato in un fenomeno globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire il successo del banana coffee bisogna partire dalla Corea del Sud. Qui il latte aromatizzato alla banana è da decenni un prodotto popolare, venduto in ogni minimarket e legato a un immaginario quasi nostalgico. È proprio in questi negozi che è nato l&#8217;abbinamento tra espresso e un celebre latte aromatizzato, poi diventato un trend virale su TikTok e Instagram. L&#8217;idea è semplice: unire l&#8217;amaro del <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/caffe-espresso-al-bar-lacqua-va-bevuta-prima-o-dopo-ecco-cosa-sapere/">caffè</a> alla dolcezza vellutata della banana, in una bevanda che a prima vista può sembrare azzardata. Da gusto locale per gli abbinamenti insoliti, il fenomeno è passato ai feed social di tutto il mondo e infine ai menu delle caffetterie.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#quando-e-esplosa-la-moda">Quando è esplosa la moda</a></li><li><a href="#il-segreto-e-nellestetica">Il segreto è nell&#8217;estetica</a></li><li><a href="#la-corsa-alle-ricette-fatte-in-casa-e-il-ruolo-dello-sciroppo">La corsa alle ricette fatte in casa e il ruolo dello sciroppo</a></li><li><a href="#dai-social-agli-scaffali-il-nuovo-pumpkin-spice">Dai social agli scaffali: il &#8220;nuovo pumpkin spice&#8221;</a></li><li><a href="#una-tendenza-tra-tante-lera-dei-caffe-insoliti">Una tendenza tra tante: l&#8217;era dei caffè &#8220;insoliti&#8221;</a></li><li><a href="#e-in-italia-tra-tradizione-e-curiosita">E in Italia? Tra tradizione e curiosità</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="quando-e-esplosa-la-moda" class="wp-block-heading">Quando è esplosa la moda</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno non è nato dal nulla nell&#8217;estate 2026. Il team di data journalism di ABC News, analizzando i dati di Google Trends, ha individuato l&#8217;inizio dell&#8217;onda virale a gennaio 2025. Da allora la curiosità è cresciuta costantemente, alimentata da creator, food blogger e semplici appassionati, fino a raggiungere il picco nei mesi più caldi di quest&#8217;anno, quando le bevande fredde a base di caffè hanno dominato i consumi e i contenuti social.</p>



<h2 id="il-segreto-e-nellestetica" class="wp-block-heading">Il segreto è nell&#8217;estetica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come spesso accade con i trend alimentari, il successo del banana coffee è anche una questione di immagine. Su TikTok e Instagram i video con l&#8217;hashtag dedicato hanno raccolto milioni di visualizzazioni, grazie anche a una precisa componente estetica. La scena tipica è sempre la stessa: un bicchiere trasparente pieno di ghiaccio e latte giallo pallido, su cui viene versato l&#8217;espresso. Il caffè scuro scende lentamente sul fondo giallo creando un effetto quasi ipnotico, una dinamica molto efficace nella diffusione dei contenuti video. Pochi secondi di filmato, un contrasto di colori immediato e un risultato facile da replicare: ecco la formula perfetta.</p>



<h2 id="la-corsa-alle-ricette-fatte-in-casa-e-il-ruolo-dello-sciroppo" class="wp-block-heading">La corsa alle ricette fatte in casa e il ruolo dello sciroppo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai video &#8220;da vetrina&#8221; si è sviluppata una vera e propria gara creativa. Gli utenti si sfidano a preparare miscele casalinghe, frullando banane fresche con latte e ghiaccio e aggiungendo schiuma di caffè montato o cacao in polvere. In questo contesto lo sciroppo di banana è diventato la scorciatoia più pratica: pochi millilitri bastano per aromatizzare un caffè <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/gene-actn3-resistenza-freddo-spiegazione-scientifica/">freddo</a> o un latte macchiato, senza frullatore e senza dover avere frutta matura in casa. C&#8217;è poi chi preferisce la versione artigianale: tra le varianti più condivise c&#8217;è il banana bread iced coffee, preparato con uno sciroppo fatto in casa a base di acqua, zucchero di canna, vaniglia, cannella e banana schiacciata, servito con panna e banana caramellata. Una <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/clementine-farcite-gamberi-antipasto-natale-facile/">ricetta</a> che richiama il dolce americano omonimo e strizza l&#8217;occhio ai sapori autunnali.</p>



<h2 id="dai-social-agli-scaffali-il-nuovo-pumpkin-spice" class="wp-block-heading">Dai social agli scaffali: il &#8220;nuovo pumpkin spice&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio decisivo è arrivato quando l&#8217;industria ha deciso di cavalcare l&#8217;onda. Diversi osservatori del settore paragonano il banana coffee al pumpkin spice, l&#8217;aroma speziato alla zucca diventato negli anni un simbolo stagionale delle caffetterie americane, perché anche in questo caso la corsa dal social allo scaffale è stata fulminea. Tre date raccontano bene questa accelerazione: il 29 luglio 2026 Califia Farms ha portato la banana nella grande distribuzione con due prodotti pronti da bere, il 12 agosto la catena PJ&#8217;s Coffee ha lanciato la sua Banana Sweet Cold Foam e il 16 agosto il trend è arrivato sulla stampa italiana con un servizio di Elle. Dopo le sperimentazioni di grandi insegne del caffè con cold foam e sciroppi dedicati, il lancio di PJ&#8217;s Coffee conferma che il gusto è ormai entrato nell&#8217;offerta strutturata. E non si tratta solo di caffetterie specializzate: la popolarità online della bevanda ha attirato rapidamente il mondo della ristorazione, portando catene, bar e giganti del fast food a inserirla nei propri menu.</p>



<h2 id="una-tendenza-tra-tante-lera-dei-caffe-insoliti" class="wp-block-heading">Una tendenza tra tante: l&#8217;era dei caffè &#8220;insoliti&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il banana coffee non è un caso isolato. Negli ultimi mesi i social hanno rilanciato diversi abbinamenti fuori dagli schemi, capaci di dividere gli appassionati. Il più discusso, oltre alla banana, è la Coffee Lemonade, l&#8217;espresso versato su ghiaccio e limonata frizzante, che ha acceso un dibattito tra puristi del caffè e amanti delle sperimentazioni. Anche qui il meccanismo è lo stesso: contrasto visivo, sapori apparentemente in conflitto e una buona dose di curiosità. Segno che il caffè, soprattutto nella sua versione fredda, è diventato un terreno di gioco per la creatività e per il marketing.</p>



<h2 id="e-in-italia-tra-tradizione-e-curiosita" class="wp-block-heading">E in Italia? Tra tradizione e curiosità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Paese dell&#8217;espresso, l&#8217;idea di aggiungere banana al caffè può suonare quasi come una provocazione. La cultura italiana del caffè si fonda su gesti rapidi e codificati: la tazzina al bancone, il cappuccino solo a colazione, la moka di casa. Eppure, a guardare bene, la tradizione italiana non è affatto estranea alle contaminazioni dolci e aromatiche. Il caffè leccese, con ghiaccio e latte di <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/mandorle-superfood-cervello-cuore-benefici/">mandorla</a>, è un esempio perfetto di come uno sciroppo possa trasformare un espresso in una bevanda estiva, mentre il caffè shakerato e, in Sicilia, la granita di caffè con panna e brioche dimostrano che il caffè freddo e dolce fa parte da tempo della nostra identità gastronomica. Per molti baristi italiani, il banana coffee resta più un fenomeno da social che una richiesta concreta al bancone, una moda destinata ai locali che puntano su una clientela giovane e su un&#8217;offerta &#8220;instagrammabile&#8221;. Ma la storia del pumpkin spice insegna che le tendenze nate oltreoceano possono radicarsi anche da noi, magari in versione reinterpretata. La vera sfida, per bar e torrefazioni italiane, potrebbe essere proprio questa: accogliere la curiosità per il nuovo senza rinunciare alla qualità della materia prima, il caffè, che resta il vero protagonista.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Shock in Francia, l&#8217;attore Arnaud Denis muore con l&#8217;eutanasia a 43 anni: “Ho chiuso con i maltrattamenti medici”</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/arnaud-denis-morto-eutanasia-belgio-attore-francese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:32:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Arnaud Denis]]></category>
		<category><![CDATA[Delphine Depardieu]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[fine vita Francia]]></category>
		<category><![CDATA[protesi ernia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'attore e regista francese Arnaud Denis è morto a 43 anni con l'eutanasia a Namur, dopo tre anni di sofferenze che attribuiva a una protesi per l'ernia. Il suo ultimo messaggio e le reazioni in Francia.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attore e regista teatrale francese Arnaud Denis si è spento martedì 22 settembre all&#8217;età di 43 anni, dopo aver scelto di ricorrere all&#8217;eutanasia presso una struttura di Namur, in <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/marcinelle-1956-minatori-italiani-vittime-regioni/" target="_blank" rel="noopener">Belgio</a>. Il decesso è stato confermato all&#8217;agenzia AFP dal suo legale, l&#8217;avvocato Philippe Courtois, che ha precisato come la decisione fosse stata presa di concerto con tre medici della città belga. «Il suo corpo non lo sorreggeva più, ne aveva perso completamente il controllo – ha dichiarato il legale –. La <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cosa-succede-dopo-la-morte-corpo-umano/">morte</a> di Arnaud Denis è la diretta conseguenza delle sofferenze atroci che lo tormentavano da mesi».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle ore precedenti alla morte, l&#8217;artista aveva affidato a Facebook un ultimo, lungo messaggio: ha descritto la sua eutanasia come una liberazione, dopo tre anni interminabili di sofferenze che definiva degradanti, sintetizzando tutto in una frase destinata a fare il giro dei media francesi: <strong>«Ho chiuso con i maltrattamenti medici»</strong>.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#un-talento-del-teatro-francese">Un talento del teatro francese</a></li><li><a href="#lintervento-chirurgico-del-2023-e-linizio-del-calvario">L&#8217;intervento chirurgico del 2023 e l&#8217;inizio del calvario</a></li><li><a href="#la-battaglia-per-le-vittime-delle-protesi">La battaglia per le vittime delle protesi</a></li><li><a href="#il-fronte-giudiziario">Il fronte giudiziario</a></li><li><a href="#rifiuto-a-chiunque-il-diritto-di-giudicarmi">«Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi»</a></li><li><a href="#le-reazioni-in-francia">Le reazioni in Francia</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="un-talento-del-teatro-francese" class="wp-block-heading">Un talento del teatro francese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a Parigi il 31 <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cosa-piantare-orto-maggio-calendario/">maggio</a> 1983, Denis era una figura nota e stimata delle scene d&#8217;Oltralpe. Formatosi con Jean Périmony e Jean-Laurent Cochet, aveva frequentato anche il Conservatoire National Supérieur d&#8217;Art Dramatique di Parigi. Nel 2003 aveva fondato la compagnia teatrale Les Compagnons de la Chimère, di cui era direttore artistico e regista, e nel corso della carriera aveva collezionato riconoscimenti importanti: il Prix du Brigadier, il Molière come rivelazione maschile nel 2018 per &#8220;Jean Moulin, évangile&#8221; e il Molière 2020 per la regia di &#8220;Marie des Poules, gouvernante chez George Sand&#8221;. Molière, Wilde, Shakespeare, Ionesco e Dostoevskij erano tra gli autori che aveva portato in scena, come interprete e come regista.</p>



<h2 id="lintervento-chirurgico-del-2023-e-linizio-del-calvario" class="wp-block-heading">L&#8217;intervento chirurgico del 2023 e l&#8217;inizio del calvario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ha avuto inizio il 17 luglio 2023, quando Denis fu operato per un&#8217;ernia inguinale destra, con l&#8217;applicazione di una protesi in polipropilene. L&#8217;intervento era avvenuto alla clinica Ambroise-Paré di Parigi; in seguito a numerosi effetti collaterali, tra cui un&#8217;infezione, l&#8217;impianto gli fu rimosso nell&#8217;aprile 2024 negli Stati Uniti, perché in Francia i chirurghi non sarebbero formati a quel tipo di espianto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ho già raccontato a lungo la mia storia. Tre anni interminabili di deterioramento dello stato di salute generale a partire da un intervento chirurgico per ernia nel 2023», ha scritto nel suo ultimo messaggio, descrivendo una rapida perdita di peso, dolori lancinanti, problemi digestivi e una progressiva perdita di autonomia. E ancora: «Mi sono recato dodici volte al pronto soccorso in un anno. La risposta iniziale è sempre stata: &#8220;Non avete nulla&#8221;».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già all&#8217;inizio del 2026 l&#8217;attore aveva reso pubblica la gravità delle sue condizioni, raccontando di perdere tutta la massa muscolare, di non riuscire quasi più a camminare, di soffrire di acufeni terribili e di aver perso parte della vista, e aveva annunciato di <a href="https://www.leparisien.fr/societe/sante/un-homme-sait-quand-il-est-condamne-lacteur-arnaud-denis-demande-a-etre-euthanasie-en-belgique-apres-la-pose-dune-prothese-de-hernie-07-01-2026-OU3RWY5DMBHZFFDF33XGMAFEIU.php" target="_blank" rel="noopener">valutare il ricorso all&#8217;eutanasia</a> in Belgio. Va ricordato che le accuse mosse dall&#8217;attore contro strutture sanitarie, medici, produttori o istituzioni costituiscono la sua testimonianza personale e non sono state accertate da alcuna sentenza.</p>



<h2 id="la-battaglia-per-le-vittime-delle-protesi" class="wp-block-heading">La battaglia per le vittime delle protesi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Denis aveva trasformato la propria vicenda in una causa collettiva, fondando il gruppo &#8220;Victimes françaises des prothèses de hernie&#8221;, attivo sui social, che ha raccolto quasi 700 testimonianze di pazienti che lamentano dolori e complicazioni dopo l&#8217;impianto di questi dispositivi. Chiedeva maggiore ascolto, trasparenza e un follow-up clinico adeguato. Nel suo ultimo scritto ha parlato apertamente di uno scandalo sanitario, sostenendo che i pazienti non vengano informati a sufficienza sui possibili effetti collaterali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo testamento spirituale l&#8217;attore ha citato anche l&#8217;encefalomielite mialgica, patologia neurologica invalidante di cui soffriva, denunciando la scarsa attenzione e la carenza di ricerca dedicata. Ha inoltre lamentato la mancanza di accesso a cure palliative adeguate in Francia, che lo aveva ridotto a non potersi più lavare né nutrire da solo.</p>



<h2 id="il-fronte-giudiziario" class="wp-block-heading">Il fronte giudiziario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, Denis aveva intrapreso la strada legale. Il 5 gennaio 2026 aveva sporto querela contro ignoti per lesioni colpose, ma a fine agosto il procedimento è stato archiviato per reato non sufficientemente caratterizzato. Pochi giorni prima di morire, in una dichiarazione pubblicata il 18 settembre dal gruppo editoriale Ebra, si era detto «rivoltato e disilluso» da quell&#8217;archiviazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvocato Courtois ha annunciato di aver già contestato l&#8217;archiviazione e di aver depositato il 18 settembre una nuova querela, questa volta con costituzione di parte civile, per ottenere l&#8217;apertura di un&#8217;istruttoria giudiziaria. «Mi ha incaricato di portare avanti personalmente la sua battaglia e di sostenere la sua famiglia», ha riferito il legale.</p>



<h2 id="rifiuto-a-chiunque-il-diritto-di-giudicarmi" class="wp-block-heading">«Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anticipando le critiche sulla scelta dell&#8217;eutanasia, Denis ha scritto: <strong>«Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi»</strong>, aggiungendo: «Ho resistito a tutti i costi per tre anni di sofferenze atroci. Adesso depongo le armi».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la rabbia che attraversa il suo messaggio, l&#8217;attore ha chiuso con parole d&#8217;affetto per chi gli è stato vicino, rivolgendo un pensiero a «tutti coloro che sono saliti sul treno della mia vita». Come ultimo gesto pubblico ha condiviso la scena finale del film &#8220;Fuga di mezzanotte&#8221; (1978), accompagnandola con la didascalia: «Con tutto il mio amore a tutti».</p>



<h2 id="le-reazioni-in-francia" class="wp-block-heading">Le reazioni in Francia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La notizia ha scosso il mondo dello spettacolo francese. La testimonianza più toccante è arrivata dall&#8217;attrice Delphine Depardieu, nipote di Gérard Depardieu, grande amica di Denis e sua frequente compagna di scena, rimasta al suo fianco fino all&#8217;ultimo. Al quotidiano Le Parisien ha raccontato che l&#8217;amico se n&#8217;è andato sollevato, quasi sorridendo, pur definendo la sua scomparsa «uno choc terribile». E ha riportato le sue ultime parole: «Ci ha detto di aver avuto una bella vita», mentre c&#8217;è chi ne vive una terribile per ottant&#8217;anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Depardieu ha sottolineato l&#8217;ingiustizia di un destino che ha fermato un artista nel pieno della sua ascesa: «Arnaud stava esplodendo nella sua arte ed è stato falciato nel suo slancio». L&#8217;attrice ha anche voluto difendere il rigore della procedura belga, ricordando che in Belgio una decisione del genere non arriva dall&#8217;oggi al domani: «È un percorso lungo e molto controllato». La famiglia, invece, ha scelto il silenzio: secondo il legale, i familiari non desiderano rilasciare dichiarazioni per il momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda arriva in un momento delicatissimo per il dibattito francese sul fine vita. A metà luglio l&#8217; <a href="https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/actualites-accueil-hub/adoption-en-lecture-definitive-de-la-proposition-de-loi-relative-au-droit-a-l-aide-a-mourir" target="_blank" rel="noopener">Assemblea nazionale</a> ha approvato definitivamente il diritto all'&#8221;aiuto a morire&#8221;, riforma sociale di punta della presidenza Macron, mentre gli oppositori guardano ora al Consiglio costituzionale. La morte di Arnaud Denis, costretto a varcare il confine per ottenere ciò che in patria non era ancora accessibile, e la sua denuncia sulla carenza di cure palliative rischiano così di diventare un nuovo, doloroso simbolo di una discussione tutt&#8217;altro che chiusa.</p>


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		<title>L&#8217;elmo di Sutton Hoo lascia Londra per la Normandia: ecco quando e perché il simbolo dell&#8217;Inghilterra anglosassone attraverserà la Manica </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 19:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza & Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Anglosassoni]]></category>
		<category><![CDATA[Arazzo di Bayeux]]></category>
		<category><![CDATA[British Museum]]></category>
		<category><![CDATA[Normandia]]></category>
		<category><![CDATA[Sutton Hoo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'elmo di Sutton Hoo, simbolo dell'Inghilterra anglosassone, sarà esposto a Caen nel 2027 in cambio dell'Arazzo di Bayeux. La sua storia e perché è così importante.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>C&#8217;è qualcosa di quasi poetico nello scambio culturale che sta unendo Francia e Regno Unito. Da una parte l&#8217;Arazzo di Bayeux, che racconta la conquista normanna dell&#8217;Inghilterra del 1066. Dall&#8217;altra l&#8217;elmo di Sutton Hoo, emblema del mondo anglosassone che quella conquista spazzò via. Parigi presta a Londra il racconto della vittoria normanna, Londra ricambia con i tesori dell&#8217;Inghilterra</strong> precedente al 1066: a quasi mille anni di distanza, due storie un tempo nemiche tornano a incontrarsi, questa volta in pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;accordo fu annunciato nel luglio 2025 dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer proprio al British Museum.</strong> In cambio del prestito dell&#8217;Arazzo, alcuni dei tesori più preziosi del museo londinese, tra cui gli scacchi di Lewis, l&#8217;elmo di Sutton Hoo, la mantella d&#8217;oro di Mold e il gancio da carne di Dunaverney, viaggeranno verso la Normandia.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#l-arazzo-di-bayeux-e-gia-a-londra">L&#8217;Arazzo di Bayeux è già a Londra</a></li><li><a href="#quando-e-dove-si-potra-vedere-lelmo-in-francia">Quando e dove si potrà vedere l&#8217;elmo in Francia</a></li><li><a href="#la-scoperta-del-1939-il-tesoro-sepolto-nel-suffolk">La scoperta del 1939: il tesoro sepolto nel Suffolk</a></li><li><a href="#dalla-guerra-alla-ricostruzione-la-seconda-vita-dellelmo">Dalla guerra alla ricostruzione: la seconda vita dell&#8217;elmo</a></li><li><a href="#un-capolavoro-di-ferro-bronzo-e-simboli">Un capolavoro di ferro, bronzo e simboli</a></li><li><a href="#perche-e-cosi-importante">Perché è così importante</a></li><li><a href="#le-polemiche-e-le-cautele">Le polemiche e le cautele</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="l-arazzo-di-bayeux-e-gia-a-londra" class="wp-block-heading">L&#8217;Arazzo di Bayeux è già a Londra</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La prima metà dello scambio si è già compiuta. Il 10 settembre 2026 il British Museum ha aperto le porte alla mostra: settanta metri di ricamo dell&#8217;XI secolo, in prestito dalla Francia</strong> mentre il museo che lo custodisce viene ricostruito nel giro di due anni. <strong>L&#8217;opera resterà a Londra fino a luglio 2027.</strong> È un evento senza precedenti: per la prima volta, l&#8217;Arazzo è tornato nel Regno Unito da quando fu realizzato, probabilmente a Canterbury, poco dopo la battaglia di Hastings.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il prestito è stato reso possibile dalla chiusura per lavori del Museo dell&#8217;</strong><a href="https://www.cosedellaltromondo.it/arazzo-bayeux-british-museum-londra/" data-type="link" data-id="https://www.cosedellaltromondo.it/arazzo-bayeux-british-museum-londra/">Arazzo di Bayeux</a><strong>, che lo esponeva dal 1983. Invece di chiuderlo in un deposito per due anni, Francia e Regno Unito hanno trovato un&#8217;intesa: Londra ottiene il capolavoro come fulcro di una mostra evento e, in cambio, una serie di tesori britannici raggiunge i musei francesi.</strong></p>



<h2 id="quando-e-dove-si-potra-vedere-lelmo-in-francia" class="wp-block-heading">Quando e dove si potrà vedere l&#8217;elmo in Francia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E l&#8217;elmo? Il suo viaggio è previsto per la <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/fiori-marzo-significato-cosa-piantare-giardino-primavera/">primavera</a>. Secondo il programma ufficiale, il Museo di Normandia di Caen ospiterà il tesoro anglosassone di Sutton Hoo da aprile a ottobre 2027. Il museo si trova all&#8217;interno del castello di Caen, la fortezza voluta da Guglielmo il Conquistatore,</strong> e la scelta della data non è casuale. L&#8217;esposizione rientra infatti in &#8220;Millenium&#8221;, l&#8217;Anno europeo dei Normanni con cui la Regione Normandia celebra il millesimo anniversario della nascita di Guglielmo a Falaise.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli scacchi di Lewis, invece, sono destinati al Museo di Belle Arti di Rouen, insieme ad alcune stampe del Rinascimento. Vedere l&#8217;elmo del re anglosassone esposto nel castello del duca normanno che conquistò l&#8217;Inghilterra sarà, per molti visitatori, uno dei momenti più simbolici dell&#8217;intero anno.</strong></p>



<h2 id="la-scoperta-del-1939-il-tesoro-sepolto-nel-suffolk" class="wp-block-heading">La scoperta del 1939: il tesoro sepolto nel Suffolk</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La storia dell&#8217;elmo comincia nell&#8217;estate del 1939</strong>, alla vigilia della Seconda guerra mondiale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Sutton Hoo, vicino a Woodbridge, nel Suffolk, la proprietaria del terreno Edith Pretty incaricò un archeologo autodidatta del posto, Basil Brown, di indagare i tumuli che punteggiavano la sua tenuta. Sotto il tumulo più grande emerse l&#8217;impronta di una nave lunga circa 27 metri</strong>: il legno si era dissolto nel terreno acido, ma i ribattini di ferro ne conservavano perfettamente la sagoma. <strong>Al centro c&#8217;era una camera funeraria colma di oggetti straordinari.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli scavi rivelarono un tesoro eccezionale: un elmo in bronzo decorato, un&#8217;armatura in maglia di ferro, una spada con il pomo in oro e granati, una fibbia da cintura finemente lavorata. In appena due settimane furono portati alla luce 260 oggetti. Non fu trovato alcun corpo, probabilmente dissolto dall&#8217;acidità del suolo</strong>, ma la ricchezza del corredo non lascia dubbi: <strong>si trattava della sepoltura di un re. Secondo l&#8217;ipotesi più accreditata, l&#8217;uomo sepolto a Sutton Hoo era Raedwald, sovrano del regno dell&#8217;Anglia orientale morto intorno al 624. La vicenda della scoperta è diventata nota al grande pubblico anche grazie al film &#8220;La nave sepolta&#8221; (The Dig)</strong>, uscito su Netflix nel 2021.</p>



<h2 id="dalla-guerra-alla-ricostruzione-la-seconda-vita-dellelmo" class="wp-block-heading">Dalla guerra alla ricostruzione: la seconda vita dell&#8217;elmo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Edith Pretty scelse di donare l&#8217;intero tesoro al British Museum</strong>, uno dei lasciti più generosi mai ricevuti dall&#8217;istituzione. <strong>Ma i reperti ebbero appena il tempo di arrivare a Londra: con lo scoppio della guerra furono messi al sicuro nei tunnel della metropolitana, dove rimasero fino alla fine del conflitto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;elmo, però, non si presentava affatto come lo vediamo oggi. Il suo aspetto attuale è il frutto di un paziente lavoro di ricostruzione: era ridotto in centinaia di frammenti, e gli esperti del British Museum lo hanno ricomposto pezzo per pezzo.</strong> Un primo assemblaggio fu realizzato nel dopoguerra, ma negli anni Settanta i conservatori lo smontarono e lo ricostruirono da capo, correggendo gli errori della prima versione. Il risultato è l&#8217;oggetto che conosciamo oggi, esposto nelle sale dedicate all&#8217;Europa medievale del museo londinese.</p>



<h2 id="un-capolavoro-di-ferro-bronzo-e-simboli" class="wp-block-heading">Un capolavoro di ferro, bronzo e simboli</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;elmo di Sutton Hoo è un pezzo di altissima oreficeria militare. La calotta in ferro era rivestita di lamine di bronzo stagnato decorate con scene di guerrieri danzanti e cavalieri che travolgono i nemici. La parte più celebre è la maschera facciale, che protegge interamente il volto</strong>: sopracciglia intarsiate con granati, un naso e dei baffi in bronzo dorato. <strong>Il dettaglio più sorprendente si nota guardando meglio: sopracciglia, naso e baffi compongono insieme la figura di un drago o di un <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/uccello-parla-meglio-umani-coscienza-animale/">uccello</a> in volo, con le ali spiegate verso gli occhi.</strong> È una forma di arte simbolica tipica del mondo germanico, che nasconde immagini dentro altre immagini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;elmo presenta forti somiglianze con quelli rinvenuti nelle necropoli svedesi di Vendel e Valsgärde, segno dei legami che univano l&#8217;Inghilterra anglosassone alla Scandinavia. Ed è impossibile guardarlo senza pensare al &#8220;Beowulf&#8221;, il grande poema epico anglosassone</strong> ambientato proprio tra re guerrieri, sepolture regali e tesori di elmi e spade.</p>



<h2 id="perche-e-cosi-importante" class="wp-block-heading">Perché è così importante</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;importanza dell&#8217;elmo va ben oltre il suo valore artistico. Prima di Sutton Hoo, il periodo seguito alla fine del dominio romano in Britannia era considerato un&#8217;epoca buia, povera e culturalmente arretrata. La scoperta ribaltò questa visione, rivelando una società raffinata, ricca e collegata a una fitta rete di scambi che arrivava fino a Bisanzio</strong>: tra gli oggetti del tesoro c&#8217;erano infatti anche argenterie provenienti dall&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente. <strong>Quei reperti hanno permesso di ricostruire la storia del regno anglosassone dell&#8217;Anglia orientale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per questo l&#8217;elmo, ricomposto dai frammenti, è diventato l&#8217;emblema dell&#8217;intero periodo. Nei decenni successivi alla scoperta, è arrivato a simboleggiare il Medioevo, l&#8217;archeologia e l&#8217;Inghilterra stessa.</strong> Non a caso, fin dalle prime indiscrezioni sull&#8217;accordo, gli addetti ai lavori avevano indicato i tesori di Sutton Hoo come contropartita ideale proprio per lo storico antagonismo tra i popoli germanici anglosassoni e i Normanni.</p>



<h2 id="le-polemiche-e-le-cautele" class="wp-block-heading">Le polemiche e le cautele</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo scambio non è stato privo di polemiche, concentrate soprattutto sull&#8217;Arazzo. In Francia una petizione contro il trasferimento ha superato le 60.000 firme, chiedendo a Macron di rinunciare al prestito. Anche l&#8217;artista britannico David Hockney si è schierato contro, sostenendo che i rischi fisici e ambientali del viaggio fossero troppo elevati</strong> rispetto al valore simbolico dell&#8217;operazione. I<strong>l British Museum ha difeso la scelta ricordando di gestire ogni anno migliaia di prestiti, compresi affreschi e tessuti più antichi dell&#8217;Arazzo, sempre con la massima attenzione alla loro conservazione. Il Tesoro britannico ha assicurato l&#8217;opera per circa 800 milioni di sterline</strong>, a copertura dei danni durante il trasferimento dalla Normandia e per tutto il periodo espositivo a Londra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per l&#8217;elmo di Sutton Hoo, il viaggio sarà meno delicato ma altrettanto carico di significato. Nella primavera del 2027 il re anglosassone tornerà idealmente a confrontarsi con il duca normanno che conquistò la sua terra</strong>, questa volta non su un campo di battaglia, ma nelle sale di un museo.</p>


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		<title>Scoperto in Cina un dinosauro con quattro ali: il Norellraptor riscrive la storia del volo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 14:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[dinosauri]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scoperto in Cina il Norellraptor barsboldi, dinosauro piumato a quattro ali: lo studio su Nature Communications svela come si è evoluto il volo.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aveva quattro ali, una lunga coda piumata e le dimensioni di una gazza. Si chiama Norellraptor barsboldi ed è la nuova specie di dinosauro descritta da un gruppo internazionale di paleontologi</strong>, con un importante contributo italiano. <strong>Il fossile, straordinariamente completo, arriva dal nord-est della Cina e offre un tassello prezioso per rispondere a una delle domande più affascinanti della paleontologia: come hanno imparato a volare i <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/asteroide-dinosauri-nube-polvere-calore-estinzione/">dinosauri</a></strong>, e lo hanno fatto tutti allo stesso modo?</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#la-scoperta-e-lo-studio">La scoperta e lo studio</a></li><li><a href="#il-nome-in-omaggio-a-due-giganti-della-paleontologia">Il nome in omaggio a due giganti della paleontologia</a></li><li><a href="#le-caratteristiche-piccolo-piumato-e-predatore">Le caratteristiche: piccolo, piumato e predatore</a></li><li><a href="#quanti-anni-aveva-quando-e-morto-lesemplare-ritrovato">Quanti anni aveva quando è morto l&#8217;esemplare ritrovato</a></li><li><a href="#chi-erano-i-microraptorini">Chi erano i microraptorini</a></li><li><a href="#il-grande-dilemma-un-volo-ereditato-o-inventato-piu-volte">Il grande dilemma: un volo ereditato o inventato più volte?</a></li><li><a href="#cosa-cambia-per-la-storia-degli-uccelli">Cosa cambia per la storia degli uccelli</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="la-scoperta-e-lo-studio" class="wp-block-heading">La scoperta e lo studio</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo studio, firmato da Xuri Wang, Yannan Ji, Andrea Cau, Martin Kundrát, Yichuan Liu, Yang Wang e Qiang Ji, è stato pubblicato il 29 settembre 2026 sulla rivista Nature Communications</strong> con un titolo che è già una tesi: l&#8217;assemblaggio indipendente dell&#8217;apparato di volo in un gruppo di dinosauri non aviani. <strong>L&#8217;esemplare è stato rinvenuto nelle rocce della Formazione Jiufotang</strong>, nella parte occidentale della provincia di Liaoning, <strong>uno dei giacimenti fossiliferi più ricchi al mondo, già celebre per aver restituito decine di dinosauri piumati.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra gli autori c&#8217;è anche un italiano: Andrea Cau, paleontologo del Museo Paleontologico e Centro Erpetologico OPHIS, da anni tra i massimi esperti dell&#8217;evoluzione dei dinosauri teropodi e dell&#8217;origine degli uccelli.</strong></p>



<h2 id="il-nome-in-omaggio-a-due-giganti-della-paleontologia" class="wp-block-heading">Il nome in omaggio a due giganti della paleontologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il nome scelto per la nuova specie è un doppio tributo. Il genere richiama Mark Allen Norell, paleontologo dei vertebrati noto per le sue ricerche sui dinosauri non aviani, unito al latino raptor, &#8220;ladro&#8221;; l&#8217;epiteto specifico onora invece il paleontologo Rinchen Barsbold. Lo statunitense Norell e il mongolo Barsbold sono entrambi scomparsi nel 2025</strong>, e la dedica suona come un omaggio a due studiosi che <strong>hanno segnato la ricerca sui dinosauri dell&#8217;Asia centrale e orientale.</strong></p>



<h2 id="le-caratteristiche-piccolo-piumato-e-predatore" class="wp-block-heading">Le caratteristiche: piccolo, piumato e predatore</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A prima vista il Norellraptor ricordava un <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/uccello-parla-meglio-umani-coscienza-animale/">uccello</a>, ma con una particolarità vistosa: le penne lunghe non crescevano solo sulle braccia, ma anche sulle zampe posteriori, formando di fatto quattro superfici alari. Lo scheletro, lungo 57 centimetri, è completo e conserva perfino le tracce del piumaggio</strong>, con impronte di penne che si proiettano dagli arti anteriori e da quelli posteriori, oltre che dalla punta della coda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non era un animale innocuo. Secondo Scott Hartman, paleontologo</strong> dell&#8217;Università del Wisconsin-Madison non coinvolto nello studio, <strong>aveva i denti ricurvi e gli artigli tipici di un piccolo predatore generalista, e si nutriva probabilmente di mammiferi primitivi, lucertole, anfibi e giovani dinosauri.</strong></p>



<h2 id="quanti-anni-aveva-quando-e-morto-lesemplare-ritrovato" class="wp-block-heading">Quanti anni aveva quando è morto l&#8217;esemplare ritrovato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La completezza del fossile ha permesso ai ricercatori di spingersi oltre la semplice descrizione anatomica. <strong>Esaminando al microscopio la struttura interna del radio sinistro, uno dei due ossi lunghi dell&#8217;avambraccio, il team ha stimato che l&#8217;animale avesse almeno tre anni al momento della <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cosa-succede-dopo-la-morte-corpo-umano/">morte</a>.</strong> <strong>Il confronto con altri microraptorini giovani e adulti suggerisce che si trattasse di un esemplare giovane o subadulto, non ancora giunto alla piena maturità.</strong> Lo studio descrive in dettaglio, per la prima volta in questo gruppo, le caratteristiche istologiche delle ossa degli arti anteriori.</p>



<h2 id="chi-erano-i-microraptorini" class="wp-block-heading">Chi erano i microraptorini</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Norellraptor appartiene ai microraptorini, un gruppo di piccoli dromeosauridi, cioè parenti stretti dei più noti velociraptor. Erano parenti prossimi degli uccelli ma non i loro antenati: gli uccelli appartengono infatti a un gruppo vicino, quello degli avialani. I microraptorini sono noti soprattutto dalla Cina, in rocce del Cretacico inferiore risalenti a circa 125-113 milioni di anni fa</strong>, e il gruppo potrebbe comprendere più di una dozzina di generi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono tra i dinosauri più piccoli conosciuti e, al tempo stesso, tra i più bizzarri: il loro &#8220;schema a quattro ali&#8221; li ha resi un simbolo dell&#8217;inventiva dell&#8217;evoluzione, la prova che la conquista dell&#8217;aria non ha seguito un solo copione. Resta però aperto il dibattito su quanto volassero davvero bene e se fossero capaci di un volo battuto vero e proprio.</strong> Anche per il nuovo esemplare vale la prudenza: le ossa fossilizzate non permettono di osservare direttamente come volasse il Norellraptor.</p>



<h2 id="il-grande-dilemma-un-volo-ereditato-o-inventato-piu-volte" class="wp-block-heading">Il grande dilemma: un volo ereditato o inventato più volte?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da anni i paleontologi si dividono su un punto cruciale. Tra i paraviani, cioè gli uccelli e i loro parenti più stretti, i microraptorini presentano diversi adattamenti al volo la cui interpretazione è controversa: potrebbero indicare che il volo fosse una caratteristica ancestrale di tutto il gruppo, oppure che sia comparso più volte in modo indipendente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Norellraptor fa pendere la bilancia verso la seconda ipotesi.</strong> L&#8217;analisi ha ricostruito 194 cambiamenti anatomici nell&#8217;evoluzione dei microraptorini, rilevando che circa il 30% dei caratteri derivati compare anche nella linea evolutiva degli uccelli. Tra i tratti condivisi figurano un maggior numero di costole collegate allo sterno, la presenza di penne sul primo dito e arti anteriori più robusti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il punto decisivo, però, è l&#8217;ordine in cui questi tratti sono comparsi. Gli autori hanno trovato una sequenza di comparsa diversa nei microraptorini e negli avialani, un risultato che sostiene l&#8217;ipotesi di percorsi evolutivi indipendenti.</strong> Nella linea degli uccelli, ad esempio, le modifiche al polso e allo sterno sono arrivate prima dell&#8217;accorciamento delle dita, mentre nei microraptorini la tabella di marcia è stata un&#8217;altra. <strong>Se entrambi i gruppi avessero ereditato un &#8220;kit del volo&#8221; già pronto da un antenato comune, ci si aspetterebbe la stessa sequenza. Invece,</strong> <strong>il Norellraptor si colloca tra i microraptorini più recenti e conferma che in questo gruppo gli adattamenti <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/perche-finestrini-aerei-ovali-sicurezza/">aerei</a> si sono assemblati per gradi.</strong></p>



<h2 id="cosa-cambia-per-la-storia-degli-uccelli" class="wp-block-heading">Cosa cambia per la storia degli uccelli</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La conclusione dei ricercatori è che pressioni selettive diverse abbiano plasmato le caratteristiche legate al volo in ciascuna delle due stirpi</strong>, in modo indipendente. <strong>In altre parole, la natura avrebbe &#8220;inventato&#8221; gli strumenti per sollevarsi da terra più di una volta, arrivando a soluzioni simili per strade differenti: un classico caso di evoluzione convergente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è la prima volta che un dinosauro &#8220;a quattro ali&#8221; finisce sotto i riflettori. Nel caso dell&#8217;Anchiornis huxleyi, per esempio, i paleontologi sono abbastanza certi, sulla base del modo in cui cambiava il piumaggio, che non volasse.</strong> Ma proprio questa varietà di forme e di esiti è ciò che rende il quadro così interessante: <strong>il cielo del Cretacico era un laboratorio e campo di allenamento allo stesso tempo, in cui diversi gruppi di dinosauri sperimentavano il volo ciascuno a modo proprio.</strong> E il piccolo Norellraptor, con le sue penne impresse nella roccia da oltre cento milioni di anni, ci aiuta a leggere una pagina in più di quella storia.</p>


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<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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		<title>Omicidio Colapietro, la confessione e il ruolo della professoressa: cosa sappiamo del delitto di via Gulli</title>
		<link>https://www.cosedellaltromondo.it/omicidio-colapietro-torino-confessione-nicole-formichetti-droga-scimmie/</link>
					<comments>https://www.cosedellaltromondo.it/omicidio-colapietro-torino-confessione-nicole-formichetti-droga-scimmie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Pitrola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 09:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crime]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Colapietro]]></category>
		<category><![CDATA[Nicole Formichetti]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio Torino]]></category>
		<category><![CDATA[polvere di scimmia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un festino tra crack, Lsd e Mdphp, una lite per 50 euro e un corpo fatto a pezzi. La confessione del 26enne, il ritratto di Nicole Formichetti e il punto sulle indagini.</p>
<p>L'articolo è apparso su <a href="https://www.cosedellaltromondo.it">Cose dell'Altro Mondo</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un appartamento al quarto piano di via Gulli 46, nel quartiere Borgo Vittoria, alla periferia Nord di <strong>Torino</strong>. È qui che si è consumato uno dei delitti più cupi degli ultimi anni. Secondo il racconto dell&#8217;indagato, il festino a base di droghe sarebbe cominciato la sera di domenica 20 settembre e sarebbe andato avanti senza interruzioni fino a martedì 22: quel termine non risulta verificato. L&#8217;omicidio sarebbe avvenuto il 21 settembre, sempre secondo quel racconto e non come data accertata, in un contesto di consumo di crack, funghi allucinogeni, Lsd, cannabis, Mdphp e superalcolici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vittima è Fabio Colapietro, 39 anni. Era nato a Chivasso, viveva a Settimo Torinese, e i familiari non avevano sue notizie da qualche giorno. Viene descritto come una persona fragile, con problemi di tossicodipendenza. Secondo il <a href="https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/26_settembre_27/omicidio-torino-colapietro-storia-f7f70669-7b39-4e16-bdb6-c578e68ddxlk.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere della Sera del 27 settembre</a>, sarebbe stato lui quella sera a consegnare la droga, fermandosi poi a consumarla perché conosceva la professoressa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella casa si trovavano Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, indagato e in custodia cautelare, che ha confessato davanti al gip. Nicole Formichetti, docente di italiano originaria di Rieti e inquilina dell&#8217;appartamento, è indagata per i reati sul cadavere, non per omicidio. Keith Simon Domingo Butig, 22 anni, torinese di origine filippina, è indagata con le stesse accuse della Formichetti, con lo stesso contrasto tra soppressione e occultamento.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>In questo articolo</h2><nav><ul><li><a href="#come-e-nato-il-gruppo">Come è nato il gruppo</a></li><li><a href="#la-lite-per-50-euro-e-la-confessione">La lite per 50 euro e la confessione</a></li><li><a href="#lo-smembramento-e-il-piano-per-far-sparire-il-corpo">Lo smembramento e il piano per far sparire il corpo</a></li><li><a href="#il-crollo-lex-compagna-e-la-chiamata-alla-polizia">Il crollo, l&#8217;ex compagna e la chiamata alla polizia</a></li><li><a href="#chi-e-nicole-formichetti-la-prof-insospettabile">Chi è Nicole Formichetti, la &#8220;prof insospettabile&#8221;</a></li><li><a href="#quella-professoressa-e-come-satana-le-intercettazioni">Le parole dell&#8217;indagato sulla professoressa</a></li><li><a href="#keith-butig-la-piu-giovane">Keith Butig, la più giovane</a></li><li><a href="#i-protagonisti-della-vicenda-rinchiusi-in-carcere">I protagonisti della vicenda rinchiusi in carcere</a></li><li><a href="#cose-la-droga-delle-scimmie">Cos&#8217;è la &#8220;droga delle scimmie&#8221;</a></li></ul></nav></div>



<h2 id="come-e-nato-il-gruppo" class="wp-block-heading">Come è nato il gruppo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto dell&#8217;indagato ricostruisce anche come i quattro si siano ritrovati insieme. De Oliveira Morando ha riferito di aver incontrato Butig la sera del 20 settembre al parco Sempione, nota piazza di spaccio, e di averle chiesto se conoscesse una donna con cui trascorrere la serata: Butig avrebbe pensato alla Formichetti. Il 26enne, secondo il suo legale, quel giorno ha visto per la prima volta la professoressa e non conosceva nemmeno la vittima, arrivata a festa già iniziata. A un certo punto Colapietro sarebbe uscito per procurarsi altra droga da uno spacciatore, per poi tornare in via Gulli.</p>



<h2 id="la-lite-per-50-euro-e-la-confessione" class="wp-block-heading">La lite per 50 euro e la confessione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il movente, stando al racconto dell&#8217;indagato, sarebbe banale quanto tragico. Il giorno dopo, al risveglio, al 26enne avrebbero detto che la vittima gli aveva sottratto forse 50 euro: ne sarebbe nata una rissa in cui tutti si sono picchiati, e Colapietro sarebbe caduto morendo. Davanti al gip, De Oliveira Morando ha ammesso di aver ucciso Colapietro, sostenendo però di averlo fatto involontariamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli atti emerge però un dettaglio riferito come racconto, non come causa accertata. Agli investigatori della Squadra mobile, coordinati dalla pm Lea Lamonaca, il giovane avrebbe raccontato di aver stretto il collo del 39enne fino a fargli perdere conoscenza e che la <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cosa-succede-dopo-la-morte-corpo-umano/">morte</a> sarebbe dipesa da soffocamento, non da coltellate o bastonate, con le lame usate solo in seguito. È la sua versione agli investigatori: l&#8217;autopsia non risulta conclusa e il soffocamento non è una causa di morte accertata. La decisione di disfarsi del corpo sarebbe stata condivisa da tutti dopo oltre due ore di tentativi di rianimazione con il massaggio cardiaco.</p>



<h2 id="lo-smembramento-e-il-piano-per-far-sparire-il-corpo" class="wp-block-heading">Lo smembramento e il piano per far sparire il corpo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che accade dopo ha dell&#8217;incredibile. Mentre il corpo di Colapietro giaceva a terra sotto una coperta, gli altri avrebbero cucinato i funghi allucinogeni e continuato a fumare crack. «Per riuscire a fare tutto, continuavamo a drogarci», è una delle formule attribuite a De Oliveira. Le testate non riportano la stessa formula: il <a href="https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/26_settembre_28/omicidio-torino-confessioni-colapietro-c39c821e-a8d7-4325-a640-c4e9c2777xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere del 28 settembre</a> scrive «Per riuscire a fare tutto abbiamo continuato a drogarci». Il piano, secondo l&#8217;avvocato, era quello di gettare i resti in un fiume. I poveri resti sono stati trovati dalla polizia nascosti in sacchi neri e secchi, in parte ricoperti di cemento a presa rapida; accanto c&#8217;erano anche alcuni coltelli.</p>



<h2 id="il-crollo-lex-compagna-e-la-chiamata-alla-polizia" class="wp-block-heading">Il crollo, l&#8217;ex compagna e la chiamata alla polizia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni successivi il 26enne comincia a cedere. Martedì invia un audio alla sua ex compagna, giovedì sera i due si incontrano in piazza Rebaudengo, ed è lì che lui le racconta della colluttazione e di quanto accaduto dopo. Poi la madre, che ha dato l&#8217;allarme. La donna ha raccontato un dettaglio struggente: il figlio le avrebbe parlato di un &#8220;odore di arance&#8221;, metafora per dire che in casa c&#8217;era un cadavere, legata all&#8217;usanza del suo Paese di mettere arance in una bacinella d&#8217;acqua per assorbire le esalazioni di un defunto. I resti sono stati trovati dagli inquirenti la sera di giovedì 24 settembre.</p>



<h2 id="chi-e-nicole-formichetti-la-prof-insospettabile" class="wp-block-heading">Chi è Nicole Formichetti, la &#8220;prof insospettabile&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È la figura che più colpisce l&#8217;opinione pubblica. Originaria di Rieti, insegna italiano e abitava da circa due anni nell&#8217;appartamento di via Gulli. A Rieti la ricordano come una donna partita una decina di anni fa per costruirsi una carriera nella scuola; nel palazzo torinese era la signora del quarto piano, con il suo <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/cani-che-perdono-piu-pelo/">cane</a> e una vita privata che, secondo i vicini, negli ultimi tempi appariva sempre più difficile da decifrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano professionale, per quest&#8217;anno scolastico avrebbe dovuto prendere servizio all&#8217;Istituto Tommaso D&#8217;Oria di Ciriè, ma non si è mai presentata, giustificando l&#8217;assenza con problemi personali. A scuola non risultano precedenti, e viene descritta come una persona molto solitaria e distaccata, riservata anche con i vicini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio dai vicini arriva un ritratto a tinte più fosche. Una residente racconta di averla vista spesso con una birra in mano a qualsiasi ora, e di persone sempre diverse che si presentavano a casa sua; un&#8217;altra parla di un &#8220;brutto giro&#8221;. C&#8217;è anche chi, invece, l&#8217;ha sempre e solo vista passeggiare con il cane. Racconti che, come sottolinea la stampa locale, non provano di per sé alcun coinvolgimento nel delitto.</p>



<h2 id="quella-professoressa-e-come-satana-le-intercettazioni" class="wp-block-heading">Le parole dell&#8217;indagato sulla professoressa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A pesare sulla posizione della docente sono soprattutto le parole dell&#8217;indagato, che ha confessato davanti al gip. Intercettato nella sala d&#8217;attesa della Squadra mobile mentre parlava con la madre, il 26enne ha usato un paragone con Satana: sono parole sue, e le testate non riportano la stessa formula. <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/28/omicidio-colapietro-torino-indagini-news" target="_blank" rel="noopener">Sky TG24</a> riporta «Quella professoressa è come Satana». La versione secondo cui sarebbe stata lei a dirigere tutte le operazioni, l&#8217;unica determinata a trovare un modo per liberarsi del cadavere e tornare alla normalità, è il racconto dell&#8217;indagato riportato in ordinanza, non un accertamento del giudice. Una versione che andrà verificata: l&#8217;indagato potrebbe aver cercato di ridimensionare le proprie responsabilità indicando la professoressa come vera stratega del dopo-omicidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Formichetti, dal canto suo, tace. I suoi avvocati, Alessandro Bellina e Chiara Romano, hanno spiegato che non era in condizioni di rispondere alle domande del gip e che il suo silenzio non va letto come mancanza di collaborazione. La sua legale l&#8217;ha descritta come emotivamente in difficoltà.</p>



<h2 id="keith-butig-la-piu-giovane" class="wp-block-heading">Keith Butig, la più giovane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La terza indagata è Keith Simon Domingo Butig, 22 anni, torinese di origine filippina. Secondo alcuni residenti frequentava abitualmente via Gulli 46 ed era stata vista anche di recente insieme all&#8217;insegnante. La sua linea difensiva è netta: davanti al giudice ha dichiarato di trovarsi in un&#8217;altra stanza e di non essersi accorta di nulla; secondo il suo avvocato, sarebbe uscita a comprare i sacchi dell&#8217;immondizia solo perché minacciata da Morando e Formichetti.</p>



<h2 id="i-protagonisti-della-vicenda-rinchiusi-in-carcere" class="wp-block-heading">I protagonisti della vicenda rinchiusi in carcere </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti e tre gli indagati sono in carcere. Domenica 27 settembre il gip Antonio Borretta ha stabilito che devono restare in cella per il pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La difesa del 26enne prepara le prossime mosse. Il suo legale valuterà nei prossimi giorni se chiedere un interrogatorio con il pm o rivolgersi al Riesame per contestare la qualificazione giuridica del fatto. L&#8217;avvocato ha infatti ipotizzato che, se la morte è avvenuta durante una colluttazione, l&#8217;intenzionalità non sarebbe scontata e il reato potrebbe configurarsi come preterintenzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto si attende la parola della scienza con l&#8217;autopsia.</p>



<h2 id="cose-la-droga-delle-scimmie" class="wp-block-heading">Cos&#8217;è la &#8220;droga delle scimmie&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le sostanze consumate in via Gulli, una in particolare ha attirato l&#8217;attenzione degli inquirenti e dei media: l&#8217;MDPHP, nota anche come «monkey dust» o «polvere di scimmia». Il <a href="https://www.corriere.it/salute/26_settembre_27/mdphp-che-cos-e-la-polvere-di-scimmia-effetti-rischi-e-perche-puo-essere-letale-b510fef4-3dcd-4947-b6a2-6411504d5xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere Salute</a> la descrive come un catinone sintetico e un potente stimolante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.corriere.it/salute/26_settembre_27/mdphp-che-cos-e-la-polvere-di-scimmia-effetti-rischi-e-perche-puo-essere-letale-b510fef4-3dcd-4947-b6a2-6411504d5xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere Salute</a> scrive che l&#8217;MDPHP può provocare agitazione, <a href="https://www.corriere.it/salute/26_settembre_27/mdphp-che-cos-e-la-polvere-di-scimmia-effetti-rischi-e-perche-puo-essere-letale-b510fef4-3dcd-4947-b6a2-6411504d5xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener">paranoia, allucinazioni</a> e gravi complicanze cardiovascolari, e che in Italia il Sistema Nazionale di Allerta Precoce registra la prima intossicazione nel 2018. Il <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML?atto.codiceRedazionale=21A00433&amp;atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-02-05&amp;tipoSerie=serie_generale&amp;tipoVigenza=originario" target="_blank" rel="noopener">decreto del Ministero della Salute del 29 dicembre 2020</a>, sulla Gazzetta Ufficiale n. 30 del 5 <a href="https://www.cosedellaltromondo.it/origini-nome-febbraio-anno-bisestile-curiosita/">febbraio</a> 2021, parla di casi di intossicazione acuta correlati anche all&#8217;MDPHP: le due fonti non danno lo stesso numero, e qui non se ne sceglie uno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta da capire quanto abbia pesato nel delitto. Il <a href="https://www.corriere.it/salute/26_settembre_27/mdphp-che-cos-e-la-polvere-di-scimmia-effetti-rischi-e-perche-puo-essere-letale-b510fef4-3dcd-4947-b6a2-6411504d5xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere Salute</a> scrive che il dato sperimentale non consente di concludere che l&#8217;MDPHP renda automaticamente violento chi lo assume, e che nelle intossicazioni reali è frequente l&#8217;assunzione contemporanea di più sostanze. Questo non spiega da solo quanto accaduto in via Gulli. È uno dei tasselli su cui gli investigatori stanno lavorando per ricostruire le ore più buie di questa terribile e macabra vicenda.</p>


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