Yuya Yamada è un artista di strada attivo tra le vie di Tokyo, ma ormai quasi nessuno lo chiama più con il suo nome di battesimo. Come un supereroe o il protagonista di un manga, l’uomo è diventato celebre con il suo appellativo di battaglia: “Hoop Man Yu-Ya”, il mago dell’hula hoop, colui che ha trasformato il semplice gesto di far roteare un cerchio attorno al corpo in una vera missione. Yuya, però, non è tipo da accontentarsi: ama fare le cose in grande, al punto da cimentarsi con un attrezzo dalle misure record, 5,40 metri di diametro, un cerchio grande quanto la facciata di una piccola casa.
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Un record che resiste dal 2019
Il primato, certificato dal Guinness World Records, non è una novità dell’ultima ora: Yamada lo ha conquistato il 19 febbraio 2019 a Yokohama, in condizioni tutt’altro che ideali, cioè cielo nuvoloso, freddo e pioggia leggera intermittente. Nonostante le difficoltà, il giapponese è riuscito a completare tre rotazioni consecutive già al primo tentativo utile, guadagnandosi il titolo di “largest hula hoop spun” nella categoria maschile. Un video di quel giorno, tornato di recente a circolare sui social e diventato virale, ha riportato l’attenzione internazionale sull’impresa, ricordando a milioni di persone quanto possa essere spettacolare — e complicato — un passatempo che tutti crediamo di conoscere.
La tecnica dietro l’impresa
Il segreto di Yamada sta in una coordinazione fuori dal comune: è capace di far roteare un hula hoop mentre corre, di farlo girare verticalmente usando testa e schiena, e persino di tenerne in movimento decine contemporaneamente. Ma gestire un cerchio di oltre cinque metri richiede un approccio completamente diverso rispetto a un hula hoop normale. Non basta più oscillare il bacino avanti e indietro: bisogna imprimere il movimento con le mani e poi, letteralmente, correre e ruotare all’interno del cerchio gigante mentre questo è già in moto, per non perderne lo slancio. Una tecnica alla portata di pochissimi professionisti al mondo.
La rivalità che ha spinto Yamada al limite
Dietro al tentativo del 2019 c’era anche una motivazione competitiva ben precisa. Quando la pluripremiata Ashrita Furman era riuscita a far roteare un cerchio di 5,04 metri, Yamada l’aveva presa sul personale: si è procurato l’hula hoop più grande mai realizzato, oltre cinque metri di diametro, e si è lanciato nell’impresa di domarlo. “Ho sentito la pressione di dover tentare di stabilire un nuovo record mondiale in Giappone, proprio in questo giorno speciale”, aveva raccontato a caldo al Guinness dei primati. “Dovevo riuscirci, considerando tutti gli altri tentativi in corso nel mondo. Questo obiettivo mi ha occupato la mente per mesi: sono contento del risultato, ma anche molto sollevato di essere il nuovo detentore del record”.
Gli altri stravaganti primati del mondo hula hoop
Il regno del cerchio magico, però, è tutt’altro che pacifico. Negli Stati Uniti, Obaroene Otitigbe — in arte “Mr. O!”, insegnante d’arte ad Albany, New York — si è allenato con l’hula hoop in posizione plank fino a totalizzare 3 minuti e 16 secondi di performance ininterrotta. Lo stesso atleta detiene inoltre il record per il maggior numero di scale consecutive salite facendo roteare l’hula hoop (734 gradini) e quello per la distanza più lunga percorsa oscillando sui pattini in linea con il cerchio in movimento: 152,52 metri.
Ancora più eclettica è Marawa Ibrahim, artista australiana di origini somale capace di far roteare 200 hula hoop contemporaneamente attorno al proprio corpo: è soltanto uno dei dodici Guinness World Record di cui è detentrice, tra performance con i cerchi e sui pattini in linea. “Se potessi fare qualsiasi cosa, mi dedicherei esclusivamente ai programmi televisivi per stabilire record mondiali. Sono il miglior utilizzo possibile delle capacità umane”, ha dichiarato al Guardian. Un avvertimento implicito per Hoop Man Yu-Ya: il trono del cerchio magico non è mai davvero al sicuro.
Una storia lunga secoli: le origini dell’hula hoop
Dietro l’apparente leggerezza del gioco si nasconde una storia antichissima. Cerchi fatti ruotare attorno al corpo, ricavati da legno, vite rampicanti o giunchi, comparivano già presso alcune popolazioni dell’antico Egitto e, secoli dopo, nell’Inghilterra del Trecento, dove venivano usati per gioco da bambini e adulti. Anche diverse culture indigene americane conoscevano forme di hooping, spesso legate alla narrazione e alla danza rituale. La versione che conosciamo oggi, in plastica leggera e colorata, nasce però solo nel 1958, quando l’azienda californiana Wham-O la lancia sul mercato con il nome “Hula Hoop”, ispirato alla danza hawaiana hula per il movimento ondulatorio dei fianchi necessario a farlo girare.
Il successo fu immediato e planetario: in pochi mesi se ne vendettero decine di milioni di esemplari, trasformando quello che era un attrezzo quasi dimenticato in uno dei giocattoli più iconici del XX secolo e, con il tempo, in una vera disciplina sportiva e artistica, capace di generare record come quello di Hoop Man Yu-Ya.
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