Alle 6.35 di venerdì 28 agosto, nell’ospedale universitario di Oslo, si è spento re Harald V di Norvegia. Aveva 89 anni ed era il monarca più anziano d’Europa. Era ricoverato dal 17 agosto per un ‘anemia emolitica, una malattia che distrugge i globuli rossi troppo in fretta, poi aggravata da un’infezione batterica nel sangue.
Di lui i norvegesi ricorderanno molte cose. Una in particolare, però, torna in ogni ritratto pubblicato in queste ore: nove anni di attesa per sposare la donna che amava, e una frase detta al padre che avrebbe potuto cambiare la storia della monarchia.
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L’annuncio della Casa reale
Il palazzo ha diffuso un comunicato che non lascia margini di lettura.
“È con profondo dolore che annunciamo la scomparsa di Sua Maestà il Re Harald, avvenuta oggi. Il Re si è spento serenamente presso l’ospedale universitario di Oslo venerdì 28 agosto alle 6.35 del mattino”.
Già giovedì la Casa reale aveva reso note le condizioni “estremamente gravi” del sovrano. La regina Sonja e il principe Haakon, che nelle ultime settimane ricopriva il ruolo di reggente, avevano annullato tutti gli impegni.
“Se non potevo sposarla, sarei rimasto celibe”
Qui sta il passaggio che in Norvegia conoscono tutti. Sonja Haraldsen era coetanea di Harald, ma non era una principessa. E il padre di lui, re Olav V, aveva in mente un matrimonio diverso.
I due si erano conosciuti a quindici anni, durante un viaggio in barca della famiglia reale. Si erano rivisti a ventidue, a una festa, e da lì era nata una relazione che la stampa norvegese seguiva con allarme. Il ragionamento dei giornali dell’epoca era semplice: se l’erede al trono avesse sposato una borghese, per la monarchia sarebbe stata la fine.
Harald raccontò come andò in un’intervista del 2015 alla Nrk, l’emittente pubblica norvegese. Disse di essersi sentito diviso tra il cuore e il dovere. Poi mise sul tavolo l’unica carta che aveva.
“Dissi che se non potevo sposarla, sarei rimasto celibe”.
Il re consultò i ministri. Alla fine diede il via libera. Fra il primo incontro e le nozze erano passati nove anni.
Dalla coppia nacquero due figli: Märtha Louise e Haakon. Sarà il secondogenito a salire al trono, perché la legge in vigore all’epoca dava la precedenza ai maschi.

Il primo re nato in Norvegia dopo cinque secoli
C’è un dato che colpisce chi non conosce la storia scandinava. Harald è stato il primo monarca nato in territorio norvegese dopo oltre cinquecento anni: fra il 1380 e il 1905 il Paese non ebbe una monarchia pienamente indipendente.
Era nato a Skaugum il 21 febbraio 1937, unico figlio maschio di Olav V e della principessa Marta di Svezia. Passò l’infanzia in esilio fra Svezia e Stati Uniti durante l’occupazione tedesca e rientrò in patria nel 1945. Studiò all’Università di Oslo, all’Accademia militare norvegese e al Balliol College di Oxford.
Salì al trono il 17 gennaio 1991, alla morte del padre. Ha regnato per oltre trentacinque anni.
Il “re-marinaio” che gareggiò a tre Olimpiadi
La stampa canadese lo aveva soprannominato il “re-marinaio”, e non era una battuta di circostanza. Harald ha gareggiato con la nazionale norvegese di vela alle Olimpiadi di Tokyo 1964, Città del Messico 1968 e Monaco di Baviera 1972. A Tokyo fu anche portabandiera della delegazione alla cerimonia d’apertura.
Ai Mondiali di vela ha vinto tre medaglie con il proprio equipaggio: argento nel 1982, oro nel 1987, bronzo nel 1988.
La sua ultima competizione iridata è del 2022. Aveva 85 anni.
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Anche negli ultimi mesi il legame con lo sport non si era interrotto. Dopo il cammino della nazionale di calcio norvegese ai Mondiali, arrivata fino ai quarti di finale, il re aveva accolto i giocatori uno a uno al palazzo reale. Il figlio Haakon si era poi unito alla squadra davanti alla reggia per un’ultima “remata” corale.
Il re che pianse davanti a tutti
Dell’uomo, più che del sovrano, i norvegesi hanno amato la schiettezza. L’immagine che circola di più in queste ore è quella della commemorazione per le 77 vittime dell’attentato di Utøya del 2011, quando Harald si sciolse in lacrime in pubblico.
Non fu un episodio isolato. In oltre trentacinque anni di regno ha mostrato più volte il proprio lato emotivo accanto a quello istituzionale, e forse è la ragione per cui il rapporto con il Paese ha retto anche nei momenti peggiori.
Gli scandali che hanno scosso la corona
E i momenti peggiori sono arrivati di recente. Le scelte sentimentali dei figli avevano già fatto discutere: Haakon sposò Mette-Marit, non nobile, separata e con un bambino piccolo, Marius Borg Høiby, in un matrimonio contestato soprattutto negli ambienti della Chiesa luterana norvegese. Vale la pena ricordare che fino alla riforma costituzionale del 2012 il re di Norvegia era anche capo della Chiesa norvegese, come il sovrano britannico lo è tuttora della Chiesa anglicana.
Märtha Louise, invece, divorziò dal primo marito e si risposò con uno sciamano statunitense, Durek Verrett, finito sotto i riflettori durante la pandemia per aver tentato di vendere amuleti anti-Covid.
Poi sono arrivate due vicende molto più pesanti. La prima riguarda la corrispondenza fra Mette-Marit e Jeffrey Epstein, emersa dagli “Epstein files” pubblicati negli Stati Uniti: la principessa si è scusata parlando di “profondo rammarico”. La seconda riguarda Marius Borg Høiby, estraneo alla linea di successione, condannato in primo grado a giugno per due casi di stupro.
Il consenso verso la monarchia è sceso ai minimi storici. Secondo una rilevazione della Nrk, però, il 60% dei norvegesi la sostiene ancora.
Adesso tocca a Haakon
Il trono passa a Haakon e a Mette-Marit, entrambi cinquantatreenni. Diventano re e regina di Norvegia.
La loro primogenita, Ingrid Alexandra, ventidue anni, è da oggi principessa erede. Un giorno salirà a sua volta al trono, e sarà la prima donna a farlo grazie alla riforma della successione che ha superato la regola applicata a suo padre.
Harald e Sonja avevano in programma di visitare diversi comuni norvegesi nel corso dell’autunno. Nonostante l’età, e con l’aiuto di un bastone, il re era riuscito a mantenere gran parte dei propri incarichi ufficiali fino alle ultime settimane.
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