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Sveglia analogica con le campane in metallo su un tavolo di legno, per il ritorno dell'ora solare

Torna l’ora solare: dalla guerra del 1916 al “meridiano dell’Etna”, le curiosità che non sai sul cambio dell’ora

Teresa Pitrola 1 giorno fa 0

Pubblicato il

L’appuntamento è fissato per la notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre. Alle 3:00 del mattino le lancette andranno spostate indietro di un’ora, segnando la fine dell’ora legale e l’ingresso nell’orario invernale. La regola è la stessa ogni anno: si cambia l’ultima domenica di ottobre. Per questo, nel 2026 il cambio dell’ora arriva un giorno prima rispetto all’anno precedente, quando era previsto il 26 ottobre.

Per molti non occorrerà alzare neanche un dito. Smartphone, PC, tablet e smartwatch aggiorneranno l’orario in automatico, mentre andranno regolati a mano solo orologi analogici e sveglie tradizionali. L’ora solare ci accompagnerà fino a primavera: salvo modifiche, l’ora legale tornerà in vigore il 28 marzo 2027.

Più luce al mattino, buio prima la sera

In cambio dell’ora di sonno guadagnata, le giornate cambiano faccia. Con l’ora solare l’alba arriva prima e il mattino è più luminoso, ma il buio scende nel tardo pomeriggio, riducendo la luce disponibile dopo il lavoro o la scuola. L’effetto si fa sentire sempre di più man mano che ci si avvicina all’inverno, fino al solstizio del 21 dicembre 2026.

Anche il nostro organismo ha bisogno di tempo per adattarsi. Il cambio può influenzare i ritmi circadiani e il riposo, e per riabituarsi al nuovo ciclo sonno-veglia possono servire alcuni giorni. Nelle persone predisposte, inoltre, i pomeriggi più bui possono favorire il disturbo affettivo stagionale.

Perché si chiama “solare”

Il nome non è casuale. L’ora solare segue il moto apparente del Sole e fa cadere le 12 più o meno nel momento in cui il Sole raggiunge il punto più alto nel cielo. In questo senso è l’ora “naturale”, mentre quella legale è una convenzione che sposta in avanti le lancette per sfruttare meglio la luce estiva.

C’è una curiosità che riguarda il Sud. Il fuso orario dell’Italia, quello dell’Europa centrale, è calcolato sul meridiano 15 Est, che attraversa la Sicilia orientale all’altezza dell’Etna. Non a caso è chiamato il “meridiano dell’Etna“. Con l’ora solare, quindi, è lì che il mezzogiorno dell’orologio coincide in media con quello del Sole. Più ci si sposta verso ovest, come a Torino o in Sardegna, più il Sole raggiunge il punto più alto in ritardo rispetto alle 12.

Quando l’Italia contava le ore dal tramonto

Prima ancora del cambio stagionale, il modo di misurare il tempo nel nostro Paese era molto diverso. Per secoli in gran parte della penisola si è usata la cosiddetta “ora italica”, che faceva partire il conteggio delle ventiquattro ore dal tramonto, scandito dal suono dell’Ave Maria. Ancora oggi su molte chiese e palazzi storici si vedono meridiane con le “ore all’italiana”, che indicano quante ore di luce mancano al calar del sole.

Con l’Unità d’Italia e lo sviluppo delle ferrovie, servì un orario unico per tutto il Paese. Alla fine dell’Ottocento l’Italia adottò il fuso dell’Europa centrale, che usiamo ancora oggi.

Il 1916: l’ora legale nasce come misura di guerra

La storia del cambio d’ora in Italia comincia in tempo di guerra. L’ora legale fu introdotta con il decreto luogotenenziale 631 del 25 maggio 1916 e rimase in vigore fino al 1920. L’obiettivo era risparmiare carbone ed energia mentre il Paese era impegnato nella Prima guerra mondiale.

Seguì una lunga pausa, interrotta da un altro conflitto. L’ora legale fu ripristinata il 14 giugno 1940, quattro giorni dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, e quella volta le lancette tornarono alla posizione abituale solo il 2 novembre 1942. In seguito, fino al 1948, il cambio dell’ora fu sospeso e ripristinato a fasi alterne.

Dal 1966 a oggi è un rito diventato fisso

L’alternanza tra ora solare e ora legale divenne legge nel 1965 e l’ora legale tornò in vigore il 22 maggio 1966. All’inizio, però, durava molto meno di oggi: quel primo anno restò in vigore per quattro mesi, da maggio a settembre.

Poi il periodo si è allungato. Dal 1980 l’ora legale fu adottata da aprile a settembre, dal 1981 da marzo a settembre e dal 1996 va dall’ultima domenica di marzo all’ultima domenica di ottobre. Da allora l’Italia cambia l’ora nello stesso momento degli altri Paesi dell’Unione europea.

Le tradizioni: più abitudini che riti

Chi cerca feste popolari legate al cambio dell’ora resterà deluso: in nessuna regione esiste una vera tradizione folkloristica dedicata a questo momento. Il passaggio all’ora solare ha però lasciato tracce nel linguaggio e nelle abitudini. Nelle campagne, dove la giornata seguiva da sempre il sole e il lavoro nei campi, molti anziani hanno continuato per anni a distinguere tra “ora vecchia” e “ora nuova”. C’era chi si rifiutava di spostare l’orologio di casa e chi dava gli appuntamenti specificando “all’ora vecchia”.

Quanto alle consuetudini di oggi, molto è affidato alla tecnologia. Restano però piccoli riti domestici, come la caccia all’orologio del forno o dell’auto che nessuno ricorda come regolare. E c’è la frase che ogni anno si sente ripetere: “sono le cinque, ma sarebbero le sei”. In molti paesi qualcuno deve ancora salire sul campanile per sistemare a mano l’orologio della chiesa.

L’ora solare arriva poi in un periodo dell’anno ricco di appuntamenti: le sagre d’autunno dedicate a castagne e vino nuovo, Halloween, Ognissanti e la commemorazione dei defunti del 2 novembre.

In Sicilia la notte tra l’1 e il 2 novembre è quella della Festa dei Morti, con i regali ai bambini, i pupi di zucchero e la frutta martorana. Il cambio dell’ora non c’entra direttamente, ma per molti segna l’inizio di questa stagione.

Il risparmio energetico: i numeri di Terna

Da sempre il motivo principale dell’ora legale è il risparmio. Le ultime stime arrivano da Terna, il gestore della rete elettrica nazionale. Secondo la società, il periodo di ora legale iniziato il 29 marzo porterà al sistema elettrico un risparmio di circa 80 milioni di euro, grazie a 302 milioni di kWh non consumati. È l’equivalente del consumo annuo di circa 115 mila famiglie. Il risparmio si traduce anche in circa 142.000 tonnellate di CO₂ in meno.

Su un arco di tempo più lungo i numeri crescono. Dal 2004 al 2025 l’ora legale ha permesso un risparmio cumulato di oltre 12 miliardi di kWh, con un beneficio economico stimato da Terna in circa 2,3 miliardi di euro. Il documento conclusivo dell’indagine della Camera sull’ora legale permanente ridimensiona questi dati: il risparmio stimato per il 2026 corrisponde a circa lo 0,1% del fabbisogno nazionale.

Ora legale tutto l’anno? Il dibattito in Parlamento

Quella di domenica 25 ottobre potrebbe essere una delle ultime volte che spostiamo le lancette, ma per ora è solo un’ipotesi. L’iter alla Camera sull’ora legale permanente è partito nel novembre 2025 con una proposta di indagine conoscitiva sostenuta da oltre 350mila firme, promossa dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima), da Consumerismo No profit e dal deputato della Lega Andrea Barabotti. L’11 marzo la Commissione Attività produttive della Camera l’ha approvata, avviando l’indagine sull’impatto dell’ora legale permanente.

Secondo i promotori, la posta in gioco è alta. Con l’ora legale fissa tutto l’anno, il risparmio potrebbe arrivare a circa 720 milioni di kWh l’anno e fino a 180 milioni di euro in costi energetici.

I tempi, però, si sono allungati: l’iter avrebbe dovuto chiudersi il 30 giugno 2026 e si è chiuso solo il 1° ottobre, con l’approvazione del documento conclusivo. Nel testo la Commissione Attività produttive raccomanda di superare il doppio cambio stagionale, ma lascia aperta la scelta tra ora legale e ora solare permanenti. Come prima opzione indica un’eventuale sperimentazione dell’ora legale, lunga almeno un ciclo stagionale completo e accompagnata dal monitoraggio degli effetti, prima di una decisione definitiva. Almeno per quest’anno, comunque, l’alternanza tra ora solare e ora legale è confermata.

L’Europa divisa e l’Italia un tempo contraria

La questione è anche europea. Nel 2018 la Commissione europea aveva lanciato una consultazione pubblica a cui parteciparono 4,6 milioni di cittadini: l’84% si dichiarò favorevole all’abolizione del cambio d’ora. Il Parlamento europeo votò a favore nel 2019, ma l’iter si è poi bloccato in sede di Consiglio Ue.

Curiosamente, allora l’Italia era tra i Paesi più ostili verso l’abolizione. Anche un sondaggio IZI del 2018 su oltre mille persone mostrava un Paese diviso: il 54% degli intervistati preferiva l’ora legale tutto l’anno, il 46% quella solare. Il tema, intanto, è tornato sul tavolo europeo: sul finire del 2025 la Spagna di Sánchez ha rilanciato la proposta di superare il cambio d’ora.

C’è anche chi ha già scelto. La Turchia mantiene l’ora legale permanente dal 2016, mentre l’Islanda non applica alcun cambio stagionale.

Domande frequenti

Quando torna l’ora solare nel 2026?

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026: alle 3:00 le lancette tornano indietro alle 2:00 e si dorme un’ora in più.

Quando tornerà l’ora legale?

Salvo modifiche normative, domenica 28 marzo 2027, quando le lancette andranno spostate avanti di un’ora.

Da quando esiste il cambio dell’ora in Italia?

L’ora legale fu introdotta nel 1916 come misura di guerra. Dopo varie sospensioni è diventata un appuntamento fisso dal 1966. Dal 1996 va dall’ultima domenica di marzo all’ultima domenica di ottobre.

Quanto si risparmia con l’ora legale?

Secondo Terna, nel 2026 l’ora legale farà risparmiare 302 milioni di kWh, circa 80 milioni di euro. Dal 2004 al 2025 il risparmio cumulato supera i 12 miliardi di kWh.

L’Italia abolirà il cambio dell’ora?

Alla Camera si è conclusa il 1° ottobre 2026 un’indagine conoscitiva sull’ora legale permanente: la Commissione raccomanda di superare il doppio cambio d’ora, ma non sceglie tra ora legale e ora solare fissa. Per il 2026 l’alternanza tra ora solare e ora legale resta confermata.
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Teresa Pitrola è una firma della redazione di Cose dell'Altro Mondo. Firma contenuti di ogni genere per il magazine.

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