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In Corea del Sud, in queste settimane, la star più seguita non è una cantante K-pop né un attore di K-drama. È uno squalo scuro femmina lungo circa tre metri, avvistato per la prima volta il 18 settembre nel canale di un parco sul lungomare di Busan. Il suo nome è Bukang-i e la sua storia ha conquistato un intero Paese. Il 18 ottobre le autorità cittadine hanno confermato che lo squalo era ancora nel canale, esattamente un mese dopo il primo avvistamento.
Nel frattempo ha collezionato un soprannome, un incarico istituzionale, folle oceaniche e qualche ferita. Il destino di questa “prigioniera di lusso” dipende ormai da un fattore che nessuno può controllare: la temperatura dell’acqua.
In questo articolo
Un’apparizione inattesa nel cuore della città
Tutto comincia la mattina del 18 settembre. Lo scenario è il North Port Waterfront Park, nel quartiere di Dong-gu. Il canale in cui l’animale è bloccato è lungo circa 1,5 chilometri e largo tra 30 e 60 metri. Sbocca poi nel porto nord di Busan.
Il soprannome è nato quasi subito dalla rete. “Bukang-i” fonde Bukhang, cioè “porto nord”, con il suffisso affettuoso coreano “i”.
Resta da capire come ci sia finita.
Identikit di una specie a rischio
All’inizio non era chiaro nemmeno di che squalo si trattasse. I ricercatori esitavano tra uno squalo ramato e uno squalo scuro. La risposta è arrivata il 6 ottobre: osservando la cresta tra le due pinne dorsali, l’Istituto ha identificato Bukang-i come uno squalo scuro. Si tratta di una femmina di circa tre metri.
Il Carcharhinus obscurus, noto in italiano come squalo bruno, è classificato a livello internazionale come specie in pericolo. È un migratore e vive in acque che vanno dal temperato al tropicale. In Corea è stato registrato ufficialmente per la prima volta nel 2019. Da allora è stato documentato lungo le coste, anche vicino a Busan e all’isola di Jeju. È uno degli squali che crescono più lentamente. Per questo è particolarmente vulnerabile allo sfruttamento umano.
I tentativi di salvataggio falliti
Le autorità si sono mosse fin dal primo giorno, ma con molta cautela. Al momento della prima segnalazione furono schierati sommozzatori del soccorso marittimo, motovedette e attrezzature per specie pericolose per spingere l’animale verso il largo. L’operazione fu sospesa.
Il primo vero tentativo di salvataggio è scattato il 29 settembre. Il piano prevedeva cinque imbarcazioni che avrebbero guidato lo squalo fuori dal parco spruzzando getti d’acqua. Bukang-i, però, non si è spostata.
Il secondo tentativo è arrivato il 2 ottobre. La guardia costiera di Busan ha installato una rete lunga 50 metri e alta 6,8 vicino al quarto ponte pedonale del parco. Lo squalo è stato spinto fino a cento metri dall’uscita del canale, ma già il giorno dopo ha superato la rete ed è tornato verso l’interno. Da allora la linea è cambiata. Gli interventi forzati sono stati sostituiti dall’osservazione: si spera che l’animale lasci il canale da solo, mentre se ne monitorano movimenti e salute.
La “Bukang-i mania” in numeri
La presenza dello squalo ha trasformato un angolo tranquillo della città in una meta di pellegrinaggio. Prima del suo arrivo, il parco accoglieva in media circa duemila visitatori nei giorni festivi. Poi è arrivata la festa del Chuseok, il “Ringraziamento” coreano. In quattro giorni sono arrivati 483.000 visitatori, con un picco di 140.000 in una sola giornata.
La crescita non si è fermata. Il 5 ottobre il totale ha superato il milione. All’11 ottobre erano quasi 1,35 milioni. In meno di un mese si è arrivati a oltre 1,5 milioni di persone (dato al 17-18 ottobre), con un effetto positivo anche sulle attività commerciali della zona.
Ambasciatrice onoraria, marchio conteso e persino una criptovaluta
La popolarità di Bukang-i è andata ben oltre le ringhiere del canale. Il Comune di Busan ha lanciato un sondaggio su Instagram per nominarla ambasciatrice onoraria: hanno votato oltre 8.200 persone e il 91% era favorevole. La nomina è arrivata il 29 settembre.
Il successo ha scatenato anche la corsa al marchio. Secondo la banca dati coreana dei brevetti, dal 21 settembre sono state depositate da privati almeno sette domande (ChosunBiz, 19 ottobre) di registrazione che usano il nome “Bukang-i”. Il Comune ha depositato a sua volta il marchio per farne un patrimonio pubblico.
Le iniziative commerciali si sono moltiplicate. Una distilleria locale ha lanciato un’edizione limitata di soju con un’etichetta dedicata allo squalo. Il distretto di Dong-gu ha poi aperto un concorso per creare una mascotte ispirata a Bukang-i. Non è mancato il mondo crypto: su una piattaforma estera è comparsa una memecoin chiamata “Bukang-i”. Secondo una stima riportata dalla stampa coreana, l’effetto economico complessivo del fenomeno sfiorerebbe i 30 miliardi di won.
Il rovescio della medaglia: torce, ronde notturne e proteste
La celebrità ha anche un prezzo. Il 7 ottobre i ricercatori hanno notato una ferita vicino al muso. Una delle ipotesi è che lo squalo, spaventato dalle luci puntate da alcuni visitatori, abbia urtato il fondo o le strutture del canale. Contro questi comportamenti è nata una sorta di vigilanza civica. Alcuni youtuber locali pattugliano il parco ogni notte e fermano chi punta torce potenti verso l’animale.
Anche le istituzioni hanno alzato il livello di attenzione. Il Comune e gli enti coinvolti schierano ogni giorno 105 addetti e una squadra pronta a intervenire entro tre minuti in caso di emergenza.
La nuova ferita alla pinna
L’ultimo capitolo risale al 18 ottobre. Nei video girati dai residenti il 18 ottobre, la punta della pinna destra appariva sbiancata e in parte danneggiata. L’Istituto di scienze della pesca ha confermato la lesione tramite un ricercatore presente sul posto. La causa più probabile è lo sfregamento ripetuto contro le pareti del canale. Non si osservano emorragie e la ferita non sembra tale da compromettere la salute dell’animale. In precedenza Bukang-i si era già ferita al muso, per cause non accertate.
Gli esperti invitano alla calma. Il ricercatore Ji Hwan-seong ha spiegato che gli squali recuperano molto bene dalle lesioni cutanee e che, per ora, la situazione non desta preoccupazione. L’Istituto avverte però che il contatto continuo con le pareti potrebbe rallentare la guarigione della lesione.
Il nodo del cibo: un conto alla rovescia?
La vera incognita riguarda l’alimentazione. L’Istituto ha dichiarato di non aver rilevato alcuna attività di caccia.
Aspettando il freddo: l’autunno come via d’uscita
La speranza delle autorità e dei fan dell’animale ha un nome preciso: autunno. Con l’abbassarsi della temperatura del canale, si confida che lo squalo cerchi spontaneamente acque più calde in mare aperto. Al 18 ottobre l’acqua del canale era intorno ai 22 gradi. Sotto i 18 gradi, secondo gli esperti, Bukang-i farebbe fatica a resistere. Trattandosi di una specie migratrice molto sensibile alle variazioni termiche, è probabile che a quel punto torni verso il mare.
Busan corre ai ripari
Il caso ha aperto anche un fronte politico e di sicurezza. Il Comune ha annunciato che studierà misure per impedire agli squali di raggiungere le spiagge cittadine. Il tema sarà discusso il 17 novembre nella riunione di valutazione della stagione balneare.
Cosa succederà a Bukang-i
Il destino della squala più famosa di Corea resta un’incognita. Da una parte c’è una città che l’ha adottata come mascotte, ambasciatrice e motore turistico. Dall’altra c’è un animale selvatico, appartenente a una specie a rischio, costretto da un mese in un canale artificiale stretto e poco profondo, secondo gli esperti, senza che sia stata osservata attività di caccia e con una ferita. La soluzione più auspicata è anche la più semplice: un giorno, senza clamore, Bukang-i imboccherà l’uscita verso il mare aperto. Fino ad allora migliaia di persone continueranno ad affacciarsi ogni giorno dalle ringhiere di Busan, sperando di vederla passare.
Domande frequenti
Chi è Bukang-i?
Perché lo squalo non riesce a uscire dal canale?
Bukang-i è in pericolo?
Cosa faranno le autorità coreane?
Quante persone sono andate a vedere lo squalo?
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