C’è un nuovo termine che circola sui social ormai da qualche mese e che nell’estate 2026 è diventato un vero fenomeno di massa: il tanmaxxing. Il nome nasce dalla crasi tra “tan” (abbronzatura, in inglese) e il suffisso “-maxxing”, usato dalla Gen Z per indicare la massimizzazione estrema di un risultato, applicato qui alla tintarella. Non si tratta semplicemente di abbronzarsi al mare con gli amici: il tanmaxxing, nella sua forma più radicale, spinge i ragazzi a rinunciare del tutto alla crema solare pur di abbronzarsi il più possibile e il più in fretta possibile, spesso seguendo le indicazioni di app che promettono la tintarella perfetta.
In questo articolo
Il maxxing
Il fenomeno si inserisce in una famiglia più ampia di trend “-maxxing” che hanno invaso TikTok in questa stagione: accanto al tanmaxxing sono esplosi anche lo sleepmaxxing (l’ottimizzazione ossessiva del sonno) e il concertmaxxing, il nuovo modo iperintenso di vivere i concerti dal vivo. Tre trend diversi, uniti da un’unica logica: portare all’estremo ogni singolo aspetto della propria vita quotidiana. Se sui social c’è chi liquida il tutto come una moda innocua e ironica, dermatologi e oncologi non la pensano affatto così.
Le regole (non scritte) del tanmaxxing estremo
Dietro l’hashtag si nasconde un vero e proprio protocollo, seguito con quasi maniacale precisione da migliaia di ragazzi. Il primo passo consiste nell’inseguire l’indice UV: le app meteo, che dovrebbero servire a evitare le ore più pericolose, vengono usate al contrario, cioè per scegliere il momento in cui il sole scotta di più e quindi abbronza più in fretta. Il secondo pilastro è la riduzione o l’eliminazione totale della protezione solare: nei video più virali i filtri UV vengono descritti come un ostacolo da aggirare, sostituiti da oli, prodotti abbronzanti privi di protezione o preparati “fai da te” senza alcuna base scientifica. A questo si aggiungono esposizioni lunghissime e concentrate proprio nelle fasce orarie più a rischio. Secondo quanto riportato da diverse testate, i giovani che seguono il trend si espongono al sole durante i picchi dell’indice UV, spesso tra le 10 del mattino e le 16 del pomeriggio, senza utilizzare creme solari. Alcuni contenuti spingono l’ossessione ancora oltre, suggerendo di annotare su un diario i minuti trascorsi al sole, come se si trattasse di una vera e propria seduta di allenamento da ottimizzare giorno dopo giorno. Sul fronte social sono nati anche i cosiddetti “taninfluencer”, letteralmente gli influencer dell’abbronzatura, che con i loro contenuti raggiungono milioni di visualizzazioni pubblicando consigli su quando e come esporsi per ottenere un colorito più intenso. Alcuni di questi profili rimandano ad app dedicate: basta caricare una foto per ricevere indicazioni sugli orari di massima intensità dei raggi UV e sui tempi di esposizione “consigliati”, un’ottimizzazione che, spiegano gli esperti, ha ben poco di scientifico.
L’allarme di dermatologi e oncologi
Il trend riguarda soprattutto la fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni, che trascorre ore e ore sotto il sole con l’obiettivo delle cosiddette “tan lines”, la linea del costume, sinonimo immediato di una pelle diventata più scura. Proprio l’età di chi segue questa moda preoccupa maggiormente gli specialisti: i più giovani tendono infatti a ragionare sul breve termine e a percepire la propria pelle come resiliente e quasi indistruttibile, quando in realtà ogni scottatura e ogni esposizione intensa non protetta lascia una traccia, anche quando il danno non è visibile nell’immediato. La dermatologa Ines Mordente ha spiegato che i danni causati da un’esposizione scriteriata non si manifestano subito, ma vengono “ricordati” dalla pelle e pagati anni dopo, sotto forma di macchie, fotoinvecchiamento precoce e, nei casi più gravi, tumori cutanei. Un concetto ribadito da più parti: il danno cutaneo provocato dai raggi UV è cumulativo, aumenta il rischio di melanoma e accelera l’invecchiamento della pelle in modo spesso irreversibile. È importante ricordare un principio che viene troppo spesso dimenticato: l’abbronzatura non è una barriera protettiva contro il sole, ma è essa stessa il segnale visibile di un danno già subito dalla pelle. Il sole resta infatti la principale causa delle malattie cutanee, comprese quelle più gravi.
I numeri del melanoma in Italia
I dati sui tumori della pelle raccontano una crescita costante e preoccupante negli ultimi dieci anni. Nel 2014 si stimavano in Italia circa 11mila nuovi casi di melanoma, saliti a 12.300 nel 2020 e oggi vicini a quota 15mila, con una prevalenza leggermente superiore negli uomini rispetto alle donne. Tra le cause di questo aumento gli esperti indicano una maggiore esposizione ai raggi UV — sia quelli naturali del sole sia quelli artificiali delle lampade abbronzanti — l’invecchiamento generale della popolazione, che rappresenta un fattore di rischio per la maggior parte dei tumori, e il miglioramento delle tecniche diagnostiche, che permette di individuare più casi rispetto al passato. A rendere il quadro ancora più delicato è la disinformazione che circola online: se oggi il 44% delle persone dichiara di utilizzare la crema solare anche nella vita quotidiana, resta comunque un preoccupante 41% convinto che le lampade abbronzanti possano “preparare” adeguatamente la pelle a una successiva esposizione al sole: è una convinzione priva di fondamento scientifico, che rischia di sommare due fonti di rischio invece di ridurle.
Come proteggersi dal sole senza rinunciare al colorito estivo
Gli specialisti sono concordi: non serve demonizzare il sole né rinunciare a un’abbronzatura sana, ma è fondamentale evitare gli eccessi. La parola chiave resta la moderazione: esporsi con gradualità, evitando le ore centrali della giornata quando l’indice UV è più alto, e applicare la protezione solare ogni due ore, rinnovandola subito dopo ogni bagno o sudata intensa. Per i più giovani, in particolare, diventa cruciale un lavoro di informazione che sfati i falsi miti diffusi sui social e che ricordi come la vera bellezza di una pelle sana passi, prima di tutto, dalla sua protezione nel tempo, e non da una tintarella ottenuta a qualunque costo nel giro di pochi giorni.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.
Crediti fotografici
- Tintarella: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

I tre Paesi europei dove si rubano più auto che da noi
Un paio di occhialini gli è costato l’oro europeo 
Non si conoscevano nemmeno: la gentilezza che è costata la vita a un 36enne
Cosa pensa Guardiola del suo futuro, mentre l’Italia lo sogna in panchina
Grave lutto per Silvio Baldini, è morta la figlia Valentina