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Alex Zanardi

Alex Zanardi è morto: le 10 frasi più belle e motivazionali che ci ha lasciato

Cose dell'Altro Mondo 2 settimane fa 0

Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e quattro volte campione paralimpico con la handbike, è morto il 2 maggio 2026 all’età di 59 anni. Lo ha annunciato la famiglia. Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Zanardi aveva perso entrambe le gambe nell’incidente del Lausitzring nel 2001, era tornato a competere e aveva vinto quattro ori ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel giugno 2020 un secondo incidente devastante, sulle strade senesi, aveva interrotto definitivamente la sua vita pubblica.

Di lui restano, tra le altre cose, le parole. Frasi pronunciate in televisione, nei libri, nelle interviste, davanti agli studenti. Non aforismi costruiti a tavolino: ognuna nasce da un momento preciso della sua storia. Ecco le 10 che vale la pena rileggere oggi.

In questo articolo

Le 10 frasi di Alex Zanardi

1. La frase che l’ha reso immortale

“Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”.

Questa è la citazione che più di ogni altra ha circolato nel mondo, finita su migliaia di post, manifesti sportivi e discorsi motivazionali. Zanardi la disse per la prima volta pochi mesi dopo il Lausitzring. Non è una metafora: descrive esattamente quello che ha fatto, svegliandosi in un letto d’ospedale senza sapere ancora cosa avrebbe potuto fare nella vita.

2. Sul sacrificio e l’entusiasmo

“È importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo”.

Una frase che ribalta il modo in cui si racconta la fatica sportiva. Non il sacrificio come tormento, ma come qualcosa che scompare quando c’è entusiasmo autentico. Zanardi l’ha vissuta in prima persona: da pilota di Formula 1, poi da paraciclista che si allenava ogni giorno con le sole braccia.

3. Sulla sfida con se stessi

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio”.

Tratta dal libro Volevo solo pedalare (Rizzoli, 2016). È la risposta di Zanardi a chi lo descriveva come un simbolo costruito per ispirare gli altri. Lui precisava sempre: non era questa l’intenzione. Era una conseguenza, non un progetto.

4. Sulla curiosità come motore

“Credo che la curiosità sia l’unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita. Se sei curioso troverai la tua passione. E i risultati che avrai saranno il risultato di quanta passione metterai nella tua vita”.

Pronunciata al David Letterman Show. Zanardi era ospite del programma americano e stava spiegando, a un pubblico che non lo conosceva, come si era ricostruito dopo il 2001. La risposta non parlava di sport: parlava di curiosità. Il pubblico si alzò in piedi.

5. Sulla gara dentro la gara

“Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più”.

Una delle frasi più riprese dagli allenatori sportivi di tutto il mondo. Zanardi la pronunciò in un’intervista sulla Gazzetta dello Sport. Non è solo una tattica di gara: è una descrizione precisa di dove si trova il confine tra chi vince e chi si ferma un momento prima.

6. Sul tempo che passa

“Non è mai troppo tardi, si dice. Ma non è vero: prima o poi il tempo finisce. E che sia nello sport o in qualunque altro campo c’è gente a cui la vita passa davanti senza che se ne renda conto”.

Una delle sue frasi più scomode, perché smonta un luogo comune diffusissimo. Zanardi non era uno che consolava con le formule preconfezionate. Quando parlava del tempo, lo faceva sapendo cosa significava perderne una parte senza poterla recuperare.

7. Sull’incrocio tra età e talento

“C’è un incrocio magico nella vita in cui la forza inizia a calare ma crescono l’esperienza, la capacità di analisi, il giudizio, la reazione, il mantenere la calma ignorando l’emotività ma alimentando comunque il desiderio”.

Una riflessione sull’ invecchiamento sportivo che va molto oltre lo sport. Zanardi la sviluppò dopo i quarant’anni, quando tornò a gareggiare in handbike. Descrive qualcosa che vale per qualunque lavoro creativo o intellettuale: il momento in cui la velocità cede il posto alla profondità.

8. Sul perché si fa sport

“Se vuoi diventare numero uno per i soldi o le veline non ce la farai mai, forse ce la farai se lo fai per divertirti”.

Pronunciata al sito Gazzetta.it nell’agosto 2012, dopo i Giochi di Londra. Zanardi la rivolgeva ai giovani che gli chiedevano come diventare campioni. La risposta non era una ricetta tecnica: era una domanda sul perché.

9. Sulla vita degna di essere vissuta

“La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni”.

Dichiarata alla Gazzetta dello Sport nell’aprile 2010, in un’intervista sulle sue condizioni dopo il ritorno alle gare. Zanardi stava descrivendo cosa lo aveva tenuto in piedi nel percorso di riabilitazione. Non citava eroismi: citava la routine quotidiana dello sport come terapia.

10. Sulla possibilità che il desiderio basti

“Alla fine lo sport, tutto lo sport, è questo: guardare qualcuno che ottiene un grande risultato significa entrare nel percorso che l’ha portato ogni giorno a mettersi in gioco e fare il meglio che poteva. Ti fa dire: lo posso fare anch’io. Se hai davvero deciso dove andare, l’ultimo tuo problema è diventare campione. Ti basta fare quella cosa lì”.

Questa frase, pronunciata in un incontro con studenti delle scuole romane nel 2014, contiene probabilmente il nucleo di tutto il pensiero di Zanardi sullo sport paralimpico. Non stava parlando di se stesso: stava descrivendo perché guardare qualcuno come lui faceva effetto sulla gente. Il messaggio era: non è magia, è una questione di decisione.

Una battuta, per finire

Zanardi non era solo il campione serio delle citazioni motivazionali. In un’intervista radiofonica a DJ Chiama Italia, parlando della moglie Daniela, disse: “Lei nella famiglia è quella che c’ha il cervello… io c’ho le gambe!”.

Chi lo aveva sentito ridere sapeva che era anche questo. E forse è anche questo che manca, oggi.

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