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Elize Matsunaga

Elize Matsunaga: la storia del delitto e del film Netflix che sta conquistando l’Italia

Teresa Pitrola 2 settimane fa 0

Da alcune settimane un thriller psicologico brasiliano occupa stabilmente le prime posizioni della classifica Netflix, non solo in Brasile ma anche in Italia e negli Stati Uniti. Si intitola “Elize: Le ombre di una donna”, è diretto da Felipe Vellas e racconta, attraverso gli strumenti della finzione, uno dei delitti che più hanno segnato la cronaca nera brasiliana degli ultimi quindici anni. Il film, uscito il 22 luglio 2026 con Lorena Comparato nel ruolo della protagonista, ha raggiunto il primo posto in meno di 72 ore dal debutto. Ma dietro la sceneggiatura firmata da Raphael Montes e Mariana Torres c’è una vicenda giudiziaria reale, con un nome, una data e un corpo mai più ricomposto per intero.

Il contesto in cui Elize conobbe Marcos

Elize Araújo Kitano Matsunaga, nata a Chopinzinho il 29 novembre 1981, era cresciuta in una famiglia povera in una cittadina di poco più di 20mila abitanti nell’entroterra del Paraná. Trasferitasi a San Paolo in cerca di un futuro diverso, secondo le ricostruzioni della stampa brasiliana lavorò dapprima come infermiera e poi come accompagnatrice di lusso. È in questo contesto che, nel 2004, i due si conobbero attraverso un sito di incontri che Elize utilizzava per offrirsi come escort. Marcos Kitano Matsunaga proveniva da tutt’altro mondo: imprenditore nippo-brasiliano, dirigente ed erede della Yoki, storico marchio alimentare che il nonno Yoshizo Kitano aveva contribuito a rendere una delle aziende più importanti del Brasile.

La relazione clandestina e poi il matrimonio

La storia dei due, prima delle nozze, non fu affatto lineare. Marcos era già sposato quando conobbe Elize, ma intrattenne con lei una relazione extraconiugale durata circa tre anni, finché nel 2009 decise di divorciare per sposarla. Dal matrimonio nacque una figlia, e per un certo periodo — secondo le ricostruzioni giudiziarie, fino a metà del 2010 — la coppia visse quella che veniva descritta come un’esistenza serena, sebbene dietro l’immagine di famiglia benestante si nascondessero già squilibri di potere, gelosie e sospetti reciproci legati al denaro e ai ruoli mai davvero paritari tra i due coniugi.

Perché l’idillio finì: la scoperta del tradimento e la notte del delitto

Le tensioni esplosero quando Elize cominciò a sospettare di essere tradita dal marito. Il 19 maggio 2012, dopo un viaggio della famiglia, una verifica di Elize confermò l’esistenza di una relazione extraconiugale di Marcos. Quella sera, rientrati nell’appartamento di San Paolo, scoppiò un violento litigio: Marcos si infuriò, insultò la moglie, le diede uno schiaffo e la minacciò di toglierle la custodia della figlia. 

Secondo la versione fornita da Elize e sostenuta dai suoi legali, l’uomo l’avrebbe aggredita definendola nient’altro che una prostituta che lui aveva “salvato dalla strada”, spingendola a sparargli per legittima difesa da una distanza di circa due metri. Elize sparò a Marcos alla testa con una pistola calibro 380. Nelle ore successive, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sezionò il cadavere, sistemò i resti in alcune borse e lasciò l’edificio senza attirare l’attenzione, mentre le telecamere di sicurezza del condominio registravano i suoi movimenti. I resti dell’imprenditore furono ritrovati alcuni giorni dopo lungo una strada nella zona di Cotia, nell’area metropolitana di San Paolo, anche se alcune parti del corpo non furono mai recuperate. Elize fu arrestata il 4 giugno 2012 e confessò il delitto, sostenendo di aver agito da sola.

Perché il caso sconvolse il Brasile

A colpire l’opinione pubblica non fu soltanto la ferocia del gesto, ma il contrasto sociale tra i due protagonisti della storia. Il caso sconvolse il Brasile non solo per la brutalità, ma per il profilo dei coinvolti: da un lato Elize, ex infermiera ed ex escort, proveniente da un piccolo e povero paese del Paraná, dall’altro Marcos Kitano Matsunaga, erede ed executive del gruppo Yoki Alimentos. 

Il “caso Yoki”, come venne ribattezzato dalla stampa, mescolava ingredienti che il true crime brasiliano non aveva mai visto riuniti in un’unica storia: denaro, un cognome noto in ogni supermercato del Paese, un passato da escort, lo smembramento del corpo della vittima e una lunga fuga dalle responsabilità prima della confessione. Il processo, celebrato nel dicembre 2016, durò sette giorni e mobilitò l’intera stampa nazionale: l’accusa sosteneva che il delitto fosse stato premeditato per interesse economico, mentre la difesa parlava di reazione passionale sotto shock emotivo dopo la scoperta del tradimento.

La condanna

Il 5 dicembre 2016 Elize Matsunaga fu condannata a 19 anni, 11 mesi e un giorno di reclusione: 18 anni e 9 mesi per omicidio senza possibilità di difesa da parte della vittima, e un anno, due mesi e un giorno per occultamento di cadavere. I giudici non riconobbero né i futili motivi né la crudeltà come aggravanti, e nel 2019 la pena fu ridotta a 16 anni (poi fissata, secondo altre fonti, a 16 anni e 3 mesi dopo un’ulteriore revisione della dosimetria da parte del Superior Tribunal de Justiça). Durante la detenzione, presso il penitenziario femminile di Tremembé, Elize concesse la sua prima intervista pubblica, che sarebbe diventata il nucleo della docuserie in quattro episodi che Netflix le dedicò nel 2021.

Che fine ha fatto Elize Matsunaga oggi

Elize ha ottenuto la libertà condizionale nel 2022, dopo che la pena era stata ridotta dal Superior Tribunal de Justiça. Si è trasferita a Franca, cittadina a circa 400 chilometri da San Paolo, dove oggi vive attenendosi ad alcune regole fissate dal sistema giudiziario: deve mantenere una residenza fissa, comunicare ogni spostamento alla giustizia e non può lasciare la città senza autorizzazione. Ha lavorato per un periodo come autista per un’app di trasporti, attività abbandonata a causa dell’eccessiva esposizione mediatica; oggi si dedica, in modo discreto, alla confezione di abiti e accessori per animali domestici. Ha inoltre riadottato il cognome da nubile, tornando a farsi chiamare Elize Araújo Giacomini.

Il capitolo più doloroso della sua nuova vita resta quello familiare: la figlia, oggi quindicenne, è cresciuta con i nonni paterni e Elize non ha contatti con lei, per decisione giudiziaria e per la ferma opposizione della famiglia Matsunaga, che le ha negato persino il diritto a una fotografia della bambina. Nel 2025, di fronte al rinnovato interesse mediatico sul caso, ha diffuso un video insieme al proprio avvocato, il penalista Luciano Santoro, ringraziando chi le ha dimostrato vicinanza da quando è uscita dal carcere e dicendosi consapevole di non poter rimediare a ciò che è accaduto, ma di vivere quella che considera una seconda possibilità.

Resta però un nodo critico, sollevato da più osservatori: sia la docuserie del 2021 sia il film del 2026 sono state prodotte dalla società Boutique Filmes e si basano quasi interamente sulla testimonianza della stessa Elize, mentre la famiglia di Marcos si è progressivamente allontanata dal racconto pubblico del caso: un dettaglio che rende la ricostruzione emotivamente centrata sulla protagonista, ma più fragile sul piano della prospettiva della vittima.

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