Immaginate di ricevere una chiamata per partecipare come comparsa in un film. Pochi giorni di lavoro, il divertimento di stare su un set e un piccolo guadagno extra di 379 euro lordi. È quello che è successo a un pensionato italiano, il quale però non poteva immaginare che quei pochi spiccioli si sarebbero trasformati in un debito da incubo con lo Stato.
La richiesta shock dell’INPS: 21.000 euro
Dopo qualche tempo, l’INPS ha bussato alla porta dell’uomo con una richiesta perentoria: la restituzione di oltre 21.000 euro. Il motivo? Secondo l’Istituto, il lavoro come comparsa avrebbe reso la sua pensione “incompatibile” per l’intero anno solare. In pratica, per aver incassato meno di 400 euro, l’uomo avrebbe perso il diritto a percepire l’assegno previdenziale per 12 mesi.
Quota 100 e il divieto di cumulo
Al centro della vicenda c’è il rigido meccanismo di Quota 100. La normativa prevede infatti un divieto assoluto di cumulare la pensione anticipata con redditi da lavoro (fatta eccezione per il lavoro autonomo occasionale entro i 5.000 euro, ma con regole molto stringenti). Anche una singola giornata di lavoro subordinato, come quella della comparsa, può far scattare la sospensione totale dell’assegno.
La battaglia legale e il verdetto
Il pensionato non si è arreso e ha portato il caso in tribunale. Tuttavia, la giustizia ha seguito la linea dura: la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 320/2026 (fresca di pubblicazione), ha ribadito che il principio del “non cumulo” non ammette deroghe, indipendentemente dall’esiguità della somma guadagnata. Una sentenza che gela migliaia di pensionati che speravano in un briciolo di flessibilità.
Fonti:
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