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Venerdì 13

La vera storia del venerdì 13: tutto quello che ti hanno raccontato è sbagliato

Cose dell'Altro Mondo 2 mesi fa 0

Oggi è venerdì 13 marzo 2026 e in molte case italiane qualcuno starà rimandando una firma, evitando un viaggio o semplicemente tastando il ferro più del solito. Negli Stati Uniti, secondo i dati dello Stress Management Center and Phobia Institute di Asheville, in North Carolina, si stima che 17-21 milioni di persone abbiano paura di questo giorno, al punto da evitare di fare ciò che farebbero normalmente, dal prendere un aereo allo scendere dal letto. Il costo stimato? Tra 800 e 900 milioni di dollari di mancata attività economica ogni volta che il calendario presenta questa combinazione.

Eppure la storia di questa paura è molto meno lineare di quanto si racconta.

Loki, il tredicesimo ospite che nessuno aveva invitato

Secondo lo storico del folklore Donald Dossey, la natura sfortunata del numero 13 nascerebbe da un mito norreno circa un pranzo tra 12 dei nel Valhalla. Il dio Loki, non invitato, si presentò come tredicesimo commensale e manovrò affinché il dio cieco Höðr colpisse Baldr con una freccia. Baldr morì e tutta la Terra si oscurò.

Da quel racconto, trasmesso oralmente tra i popoli germanici della Scandinavia, il 13 iniziò ad acquisire connotazioni negative nelle culture nordiche. Il fisico e giornalista scientifico Charles Panati identifica proprio in questo mito la prima origine documentabile della cattiva reputazione del numero. La tradizione si propagò verso sud nel corso dei secoli, dove si mescolò a narrazioni di tutt’altra natura.

Il 12, al contrario, era percepito in quasi tutte le culture antiche come numero della pienezza: 12 mesi nell’anno solare, 12 divinità nell’Olimpo greco, 12 fatiche di Eracle, 12 tribù di Israele, 12 apostoli. Lo storico greco Diodoro Siculo, scrivendo nel I secolo a.C., riportò che Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una propria guardia del corpo dopo aver fatto collocare una statua di sé stesso accanto a quelle delle dodici divinità olimpiche. Una trasgressione numerica pagata con la vita. Il tredicesimo — qualunque fosse la sua forma — rompeva un ordine considerato sacro.

Il venerdì e la tradizione cristiana

La storica del folklore Moira Marsh, bibliotecaria dell’Università dell’Indiana Bloomington, ha precisato che l’idea del venerdì come giorno infausto è attestata almeno dal Medioevo in gran parte d’Europa, perché il venerdì era il giorno della crocifissione di Gesù, e nella tradizione cattolica ogni venerdì era giorno di penitenza.

La tradizione biblica portava in dote anche il numero 13: all’Ultima Cena tenutasi il Giovedì Santo parteciparono 13 commensali, tra cui Gesù e i suoi 12 apostoli. Uno di questi, Giuda, lo tradì. Il giorno successivo era il Venerdì Santo, giorno della crocifissione. Da qui si consolida la superstizione cristiana secondo cui avere 13 ospiti a tavola attiri la morte.

Alcuni testi di studiosi cristiani medievali aggiungevano altri elementi: nel libro dell’Apocalisse, l’Anticristo appare nel tredicesimo capitolo; nella Cabala ebraica gli spiriti maligni sono tredici. Sovrapporre il venerdì a questo numero sembrava quasi una formula inevitabile.

Occorre però una precisazione storica che spesso viene omessa: Marsh sottolinea che l’idea del 13 come numero sfortunato non si diffuse davvero prima del XVII secolo circa. Prima di allora poteva essere considerato un buon numero, proprio perché riconducibile ai 13 presenti all’Ultima Cena. Fu dopo la Riforma protestante — che proibì questo tipo di superstizioni come idolatrie — che il significato si capovolse.

L’arresto dei Templari: storia vera, legame inventato

La narrazione più affascinante, e la più citata nei libri di divulgazione, riguarda il venerdì 13 ottobre 1307. Quel giorno, il re di Francia Filippo IV detto “il Bello” ordinò l’arresto dei Cavalieri Templari, un potente ordine religioso e militare fondato in Terra Santa nel 1120. I templari furono incarcerati con accuse di eresia e corruzione, ma l’obiettivo della corte francese era con ogni probabilità l’ingente patrimonio dell’Ordine. L’esito fu la dissoluzione dell’Ordine e il rogo del Gran Maestro Jacques de Molay.

L’episodio è documentato e storicamente accertato. Il collegamento con la superstizione del venerdì 13, però, è molto più fragile. Gli storici concordano che questa connessione è storicamente infondata: fu costruita retroattivamente, soprattutto da romanzi e opere di esoterismo nel XX secolo, per dare “dignità storica” a una paura altrimenti inspiegabile. Il romanzo di Dan Brown Il Codice da Vinci, pubblicato nel 2003, ha ulteriormente cementato nell’immaginario collettivo un nesso che le fonti medievali non documentano.

Origini della superstizione — confronto tra filoni

FiloneOrigine geograficaPeriodo stimatoElemento sfortunatoAttendibilità storica
Mitologia norrena (Loki)ScandinaviaEtà vichinga (VIII–XI sec.)Il numero 13Alta — attestata in fonti folkloristiche
Tradizione cristianaEuropa medievaleDal I sec. d.C. in poiVenerdì + numero 13Media — interpretazione consolidatasi nei secoli
Arresto Templari (1307)FranciaXIV sec.Venerdì 13 come dataBassa — nesso con la superstizione non documentato
Codice di HammurabiMesopotamia~1754 a.C.Omissione del tredicesimo articoloMolto bassa — probabile errore materiale
Romanzo di T.W. LawsonStati Uniti1907Venerdì 13 come dataAlta per la diffusione moderna del mito

Nota redazionale: i filoni non sono mutuamente esclusivi. La superstizione moderna è il prodotto della loro stratificazione nel tempo, amplificata dalla cinematografia horror degli anni ’80 e dalla letteratura popolare del Novecento.

Quando è nata davvero la “data maledetta”

Il vero responsabile della diffusione moderna della superstizione potrebbe essere un romanzo: Friday, the Thirteenth di Thomas William Lawson, pubblicato nel 1907. Il libro racconta di un finanziere che sceglie deliberatamente un venerdì 13 per provocare il crollo della borsa.

Moira Marsh ha identificato il primo caso registrato della superstizione in Inghilterra nell’anno 1913. Prima di allora, il venerdì 13 come data unitaria portafortuna non compare in fonti attendibili. Il concetto così come lo conosciamo — una data singola investita di potere negativo — è dunque un’invenzione relativamente recente, non un’eredità millenaria.

Il film Friday the 13th del regista Sean S. Cunningham, uscito nel 1980, ha fatto il resto: ha dato al personaggio di Jason e alla sua maschera da hockey un volto riconoscibile in tutto il mondo, trasformando una data in un’icona pop dell’orrore.

La psicologia della superstizione

Perché questa credenza resiste così bene, anche tra persone che si definiscono razionali? Il folklorista Stephen Winick ha spiegato che le superstizioni rispondono a un bisogno umano di trovare spiegazioni per l’esperienza caotica della vita: danno un senso di controllo anche quando oggettivamente non ne abbiamo.

La fobia specifica ha persino due nomi tecnici: triscaidecafobia per la paura del numero 13 in generale, e paraskevidekatriafobia per quella rivolta al venerdì 13 in particolare. Quest’ultima parola fu coniata dallo psichiatra Isador Coriat nell’opera Abnormal Psychology.

Gli studi condotti su incidenti stradali, infortuni sul lavoro e altri eventi negativi non mostrano alcun picco statisticamente significativo nei venerdì 13. La data è pericolosa solo se si smette di fare le cose che si farebbero normalmente.

Il 13 nel resto del mondo: non ovunque è sfortuna

In Italia, peraltro, il venerdì 13 non è nemmeno il giorno da temere per eccellenza. Nella cultura di massa italiana si considera sfortunato più il venerdì 17 che il venerdì 13. Il 17 scritto in numeri romani — XVII — può essere anagrammato in VIXI, dal latino “ho vissuto”, con l’implicazione di chi parla dal passato, ovvero da morto.

Nei paesi ispanofoni è martedì 13 (martes trece) a essere ritenuto iettatorio, e anche i greci considerano il martedì — associato a Marte, dio della guerra — il giorno infausto per antonomasia.

In Estremo Oriente la geometria della superstizione cambia completamente. In Giappone e in Cina è il numero quattro a portare sfortuna, perché la sua pronuncia in giapponese — shi — coincide con quella della parola “morte”. Per questo motivo fu coniata una parola alternativa, yon.

Taylor Swift, nata il 13 dicembre 1989, ha trasformato il numero in un amuleto personale. Per anni si è disegnata “13” sulla mano prima dei concerti, e i fan del suo Eras Tour hanno ripreso l’abitudine. La cantante ha pubblicamente dichiarato che il numero 13 ha accompagnato ogni tappa della sua carriera, dai premi ai numeri nelle classifiche.

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Crediti fotografici


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