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Resti di Mammut nel Danubio

Il Danubio si prosciuga per il caldo e riemerge un mammut: la scoperta che ha sorpreso gli archeologi

Teresa Pitrola 2 settimane fa 0

Il Danubio blu in questo periodo pare più una reminiscenza del passato, con buona pace di Johann Strauss figlio. Il livello del fiume è infatti sceso a livelli record, fiaccato da siccità e ondate di calore continue. Una situazione complicata che ha avuto anche un effetto collaterale insolito: dall’arido letto del Danubio sono emersi i resti di un giovane mammut lanoso, di cui gli archeologi hanno già recuperato mandibola, zanne e altre ossa. Un ritrovamento straordinario che, secondo gli esperti, potrebbe non essere isolato.

Il ritrovamento a Ryahovo, nel nord della Bulgaria

Fa effetto pensare che un animale così maestoso si aggirasse alcuni millenni fa dove oggi sorge Ryahovo, villaggio nel nord della Bulgaria famoso soprattutto per essere stato, qualche secolo fa, una sede vescovile. Le ossa del vecchio residente della zona sono state notate sul fondale da un abitante del luogo, che le ha fotografate e segnalate immediatamente a chi di dovere. A quel punto sono entrati in azione gli specialisti del Museo Regionale di Storia di Ruse, che hanno portato alla luce un autentico tesoro preistorico.

Un esemplare di dimensioni straordinarie

Krasimir Kirov, curatore del dipartimento di Scienze naturali dell’ente, ha avanzato l’ipotesi che si trattasse di un grande esemplare, in tutti i sensi: “L’animale era di dimensioni straordinarie, raggiungeva quasi cinque metri di altezza e pesava più di sette-otto tonnellate”. Secondo gli studiosi, tutti gli elementi ritrovati sembrano appartenere allo stesso individuo e non a reperti trasportati casualmente dalla corrente. Ad affascinare gli esperti c’è poi la concreta ipotesi che il pesante mammifero sia morto proprio nel luogo del ritrovamento, migliaia di anni fa.

Cosa sveleranno gli studi sui reperti

I reperti si trovano ora al museo per essere sottoposti a trattamenti di conservazione e a studi più approfonditi, necessari per determinarne con precisione l’età, la specie e l’origine dell’esemplare. L’identificazione preliminare si è concentrata soprattutto sullo studio della mandibola e dei molari, che indicherebbe un animale non ancora completamente adulto. Ciò che si può dire già con certezza è che la zona del ritrovamento, durante l’ultima era glaciale, fosse un habitat perfetto per grandi mammiferi amanti dei luoghi paludosi come il mammut. Lo ha spiegato lo stesso Kirov: “L’area vicino a Ryahovo rappresenta probabilmente una sorta di deposito dove il flusso del Danubio ha trasportato e accumulato i resti di vari animali, non solo mammut. Naturalmente è anche possibile che alcuni dei resti appartenessero ad animali vissuti proprio in questa zona”.

Non solo il mammut trovato in Bulgaria: il relitto riemerso in Croazia

Va poi detto che questo fossile non è certo l’unico tesoro rinvenuto di recente sulle aride sponde del Danubio. Un po’ più su, in Croazia, è riemerso un relitto affondato nel 1937: dovrebbe trattarsi di una chiatta della compagnia di navigazione austriaca DDSG (Donaudampfschiffahrtsgesellschaft), carica di carbone. Secondo le autorità locali, il relitto era già parzialmente visibile durante precedenti periodi di magra del fiume, ma mai in modo così esteso. Un reperto più recente, insomma, ma non per questo meno affascinante. 

La grande estate dei ritrovamenti: cosa altro ha svelato il caldo record

Il caso del mammut bulgaro e della chiatta croata non sono episodi isolati: quest’estate il caldo eccezionale e la siccità che hanno investito buona parte dell’Europa hanno trasformato il letto di fiumi e laghi in un vero e proprio archivio a cielo aperto. Il Danubio, in particolare, si è confermato protagonista assoluto di questi ritrovamenti: nei pressi della città serba di Prahovo sono riaffiorati i resti di una parte della flottiglia tedesca della Kriegsmarine, autoaffondata nel 1944 per sfuggire alla cattura dell’Armata Rossa durante la ritirata nei Balcani, mentre a Budapest il crollo del livello dell’acqua ha riportato alla luce le fondamenta del Ponte Margherita, diventate quasi un’attrazione turistica per i residenti.

Non è mancata nemmeno l’archeologia subacquea vera e propria: nel lago di Costanza, al largo di Lindau, sub e archeologi hanno individuato i resti in legno di un relitto medievale, lungo tra gli otto e i dodici metri, riemerso proprio a causa del calo delle acque. E il fenomeno non riguarda solo l’Europa: anche oltreoceano, nel Dinosaur Valley State Park in Texas, la siccità ha prosciugato un fiume rivelando antiche tracce di dinosauro risalenti a circa 113 milioni di anni fa. Un’estate che, tra danni ambientali ed economici innegabili, sta restituendo al mondo frammenti di storia rimasti sepolti per decenni, e in alcuni casi per millenni.

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Crediti fotografici


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