È possibile che un alimento spesso considerato “da limitare” possa invece offrire benefici al cervello? Secondo una ricerca condotta in Svezia su migliaia di persone seguite per oltre due decenni, il consumo regolare di formaggi grassi sarebbe associato a un rischio più basso di sviluppare demenza in età avanzata.
La risposta, secondo i ricercatori, non è definitiva ma i dati raccolti suggeriscono un legame interessante. In particolare, chi consumava almeno 50 grammi al giorno di formaggi grassi, come parmigiano, groviera e prodotti simili, avrebbe mostrato una probabilità inferiore di sviluppare demenza vascolare rispetto a chi ne mangiava quantità minime.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Neurology, organo ufficiale dell’Accademia americana dei neurologi, ed è basato sull’analisi dei dati di circa 27.000 persone.
I risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto ma aprono nuove prospettive su un tema molto discusso: il ruolo dei grassi alimentari nella salute cerebrale durante l’invecchiamento.
Per anni, infatti, i grassi dei latticini sono stati associati quasi esclusivamente a effetti negativi sul sistema cardiovascolare. Questo studio, invece, invita a riconsiderare alcune certezze consolidate.
Uno studio durato 25 anni su 27.000 persone
La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi svedesi guidati da Emily Sonested, professore associato all’Università di Lund. Lo studio ha seguito per circa 25 anni oltre 27.000 adulti, monitorando le loro abitudini alimentari e l’insorgenza di forme di demenza in età avanzata.
I dati sul consumo di latticini sono stati raccolti inizialmente nel 1991, all’avvio dello studio, e poi aggiornati dopo cinque anni. Le informazioni provenivano da diari alimentari dettagliati e da interviste strutturate con i partecipanti.
Nel corso degli anni, una parte dei soggetti ha sviluppato diverse forme di demenza, in particolare la demenza di tipo vascolare, legata a problemi di circolazione sanguigna nel cervello.
L’analisi statistica ha tenuto conto di diversi fattori potenzialmente influenti, tra cui età, sesso e regime alimentare generale, per isolare il più possibile l’associazione tra consumo di formaggi e rischio di demenza.
I numeri: meno demenza tra chi mangia più formaggi grassi
I risultati mostrano una differenza significativa tra i gruppi analizzati. Tra i partecipanti che consumavano almeno 50 grammi al giorno di formaggi grassi, circa il 10% ha sviluppato demenza nel corso dello studio. Tra coloro che ne consumavano meno di 15 grammi al giorno, la percentuale saliva al 13%.
Tradotto in termini statistici, i ricercatori hanno calcolato una riduzione del rischio di demenza pari al 13% associata al consumo regolare di formaggi ad alto contenuto di grassi.
È importante sottolineare che lo studio parla di associazione e non di prevenzione certa. Gli stessi autori chiariscono che non si può affermare che i formaggi grassi impediscano lo sviluppo della demenza ma i dati suggeriscono una relazione che merita ulteriori approfondimenti.
Le parole dei ricercatori: cautela ma risultati interessanti
Commentando i risultati, Emily Sonested ha precisato: “Questo non prova che il formaggio grasso prevenga il declino cognitivo specificamente di tipo vascolare ma sfida le convinzioni che il grasso dei latticini faccia male al cervello”.
La dichiarazione sottolinea uno degli aspetti più rilevanti dello studio: la messa in discussione di un’idea diffusa secondo cui i grassi presenti nei latticini sarebbero dannosi per la salute cerebrale.
Secondo i ricercatori, il tipo di alimento e il processo di produzione potrebbero fare la differenza. In particolare, i formaggi fermentati contengono sostanze che non si trovano negli stessi livelli in altri latticini.
Nessun beneficio osservato con latte e latticini magri
Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio riguarda ciò che non è stato osservato. I ricercatori non hanno trovato alcuna associazione tra la riduzione del rischio di demenza e il consumo di latte, burro, yogurt, kefir o formaggi considerati più “sani” perché a basso contenuto di grassi.
Questi risultati vanno in controtendenza rispetto a molte raccomandazioni nutrizionali che privilegiano i latticini magri rispetto a quelli interi.
Secondo gli autori, ciò suggerisce che non sia il consumo di latticini in generale a fare la differenza ma alcune caratteristiche specifiche dei formaggi grassi, come la fermentazione e il profilo lipidico.
Il ruolo degli omega-3 e dei composti bioattivi
Una delle ipotesi avanzate dallo studio riguarda la composizione nutrizionale dei formaggi grassi. Questi prodotti contengono livelli più elevati di omega-3, sostanze note per il loro potenziale effetto protettivo sulla salute cerebrale, rispetto ai latticini magri.
Secondo Sonested, “il formaggio fermentato produce composti bioattivi che possono influenzare i livelli di infiammazione cerebrale”.
L’infiammazione cronica è considerata uno dei fattori coinvolti nel declino cognitivo e nelle malattie neurodegenerative. Ridurla potrebbe quindi contribuire a preservare alcune funzioni cerebrali con l’avanzare dell’età.
Si tratta però di un’ipotesi biologica che necessita di ulteriori studi per essere confermata.
Le critiche: dati al limite della significatività statistica
Non tutti gli esperti sono convinti della portata dei risultati. Tra i critici c’è anche Walter Willett, epidemiologo della Harvard School of Public Health.
Secondo Willett, i numeri emersi sono al limite della “significatività statistica” e vanno interpretati con cautela. Inoltre, lo studio si basa principalmente su diari alimentari e interviste, strumenti utili ma soggetti a possibili errori di memoria o sottostima.
Un altro punto critico riguarda il follow-up: non tutti i partecipanti sono stati seguiti fino al termine dei 25 anni di studio, e i dati sul consumo di formaggi sono stati raccolti solo in due momenti specifici, all’inizio e dopo cinque anni.
Questi limiti metodologici non invalidano lo studio ma ne ridimensionano le conclusioni.
Cosa significa davvero per l’alimentazione quotidiana
Alla luce di questi risultati, gli esperti invitano a non modificare drasticamente la propria dieta basandosi su un singolo studio. L’alimentazione resta un insieme complesso di fattori, e la salute del cervello dipende anche da attività fisica, stimolazione cognitiva e condizioni cardiovascolari.
Tuttavia, la ricerca suggerisce che demonizzare in modo automatico i formaggi grassi potrebbe non essere sempre giustificato, soprattutto se inseriti in una dieta equilibrata.

Lo sapevi che…?
- La demenza vascolare è la seconda forma di demenza più diffusa dopo l’Alzheimer
- È spesso collegata a ictus e problemi di circolazione cerebrale
- La dieta mediterranea è tra i modelli alimentari più studiati per la salute cognitiva
- La fermentazione dei cibi può aumentare la presenza di composti bioattivi
- Gli omega-3 sono presenti anche in pesce azzurro, noci e semi di lino
FAQ – Domande frequenti
Mangiare formaggi grassi previene la demenza?
No. Lo studio mostra solo un’associazione statistica, non una prova di prevenzione.
Quanti grammi di formaggio sono stati considerati nello studio?
Almeno 50 grammi al giorno di formaggi grassi.
Tutti i latticini hanno mostrato benefici?
No. Latte, yogurt e latticini magri non hanno mostrato lo stesso effetto.
Lo studio è definitivo?
No. Gli stessi autori invitano alla cautela e a ulteriori ricerche.
Posso aumentare il consumo di formaggi senza rischi?
È sempre consigliabile seguire le indicazioni del proprio medico o nutrizionista.
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