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Verdure amidacee e verdure a basso impatto glicemico a confronto su un tagliere di legno

Verdure che alzano la glicemia: quali sono e come gestirle a tavola

Cose dell'Altro Mondo 3 settimane fa 0

Pensavi che le verdure fossero tutte innocue per la glicemia? Non è proprio così. Alcune di quelle che mettiamo nel piatto ogni giorno, convinti di mangiare sano, contengono così tanti amidi da comportarsi quasi come un primo piatto. Non è un motivo per smettere di mangiarle. È però utile sapere quali sono e come gestirle, soprattutto se tieni d’occhio il livello di zuccheri nel sangue. Un punto importante da chiarire subito: la risposta glicemica di una verdura non dipende solo da quella verdura. Dipende anche da come la cucini, da quanta ne mangi e da cosa ci abbini nel piatto. Tre variabili che cambiano tutto.

Le verdure amidacee: quelle che alzano la glicemia

Le verdure che possono far salire la glicemia in modo significativo sono quelle ricche di amido. L’amido è una catena di glucosio. L’intestino la trasforma in zuccheri semplici, pronti per essere assorbiti nel sangue. Più amido contiene una verdura, più tende a far salire la glicemia, soprattutto se cotta a lungo.

Le principali sono le patate, le patate dolci (o americane), la zucca e il topinambur. A queste si aggiungono alcuni legumi freschi come piselli e fave, che apportano una quota di carboidrati paragonabile a quella di un cereale. Non sono alimenti da eliminare. Hanno però un indice glicemico e un carico glicemico più alto rispetto alle verdure a foglia o alle crucifere.

La differenza tra indice e carico glicemico conta. Il primo misura quanto velocemente un alimento alza la glicemia. Il secondo tiene conto anche della quantità di carboidrati in una porzione reale. Una verdura può avere un indice alto ma un carico basso se la porzione tipica è piccola. O viceversa.

Le verdure che non alzano (quasi) la glicemia

All’opposto si trovano le verdure con pochi amidi e tante fibre. Insalate miste, spinaci, zucchine, melanzane, cavolfiori, broccoli, peperoni, cetrioli, finocchi, pomodori e cavoli hanno un impatto glicemico modesto. Possono essere mangiati in abbondanza, a pranzo e a cena. Le fibre che contengono rallentano lo svuotamento gastrico e frenano l’assorbimento degli zuccheri, riducendo il picco glicemico dopo il pasto.

Riepilogo rapido: verdure amidacee vs non amidacee

  • Alzano la glicemia: patate, patate dolci, zucca, topinambur, piselli freschi, fave fresche.
  • Impatto modesto: spinaci, zucchine, broccoli, cavolfiori, melanzane, peperoni, insalata, cetrioli, finocchi, pomodori, cavolo.

La cottura cambia le carte in tavola

Qui arriva la parte meno intuitiva. La stessa patata, cotta in modi diversi, produce risposte glicemiche molto diverse. La bollitura prolungata e la cottura al forno ad alta temperatura aumentano la gelatinizzazione dell’amido. In pratica, lo rendono più facilmente digeribile e più rapidamente assorbito. Il risultato è un picco glicemico più alto.

Al contrario, raffreddare la patata dopo la cottura favorisce la formazione di amido resistente. Questa forma di amido viene assorbita molto più lentamente. Si comporta in parte come una fibra. Una patata lessa, raffreddata e condita con olio extravergine d’oliva ha un impatto glicemico significativamente più basso rispetto a un purè cremoso o a una patata fritta.

Lo stesso principio vale per pasta e riso, ma per le verdure amidacee è ancora meno conosciuto.

Quando la verdura si comporta come un primo piatto

Il momento in cui le verdure amidacee diventano un problema è quando sostituiscono di fatto i carboidrati del pasto. Una porzione generosa di patate, zucca o patate dolci può coprire gran parte dei carboidrati previsti per il pasto intero. Diversi studi indicano che in persone con diabete di tipo 2 un consumo frequente di patate fritte o al forno, in porzioni abbondanti e abbinate a grassi saturi, si associa a un peggioramento del controllo glicemico. Il problema, in questi casi, è quasi sempre il contesto.

Stesso discorso per le preparazioni miste. Una vellutata di zucca o di patate fatta con poca acqua può concentrare molti amidi in un volume piccolo. Gnocchi di patate, purè e tortini a base di patata si comportano, dal punto di vista glicemico, più come un primo piatto che come un contorno.

Come gestire le verdure amidacee senza eliminarle

Le linee guida internazionali non prevedono l’eliminazione di queste verdure. Raccomandano però di privilegiare le verdure non amidacee come base quotidiana e di inserire le altre in quantità moderate, in un pasto bilanciato.

Qualche indicazione pratica. Se nel piatto ci sono patate, zucca o legumi in quantità generosa, conviene ridurre pane, pasta o riso. Se si mangiano le patate, meglio lessarle, raffreddarle e condirle con olio extravergine, abbinando una fonte proteica e verdure crude. Proteine, grassi buoni e fibre rallentano l’assorbimento e attenuano il picco glicemico. Le vellutate di zucca si possono rendere più equilibrate aggiungendo legumi, altre verdure ricche di fibre e una proteina.

Chi assume farmaci ipoglicemizzanti o insulina dovrebbe parlare con il medico prima di modificare in modo significativo la quota di verdure amidacee nel proprio schema alimentare, perché potrebbe servire un aggiustamento della terapia.

La sostanza è questa: non esistono verdure vietate, ma esistono combinazioni più o meno intelligenti. Sapere quali verdure alzano la glicemia, e perché, è il primo passo per sceglierle e cucinarle nel modo giusto.

FAQ — Domande frequenti

Cos’è l’amido resistente e perché riduce la glicemia?

L’amido resistente è una forma di amido che il corpo non digerisce come i normali carboidrati. Viene assorbito molto lentamente e si comporta in parte come una fibra. Si forma nelle patate e in altri alimenti amidacei quando vengono cotti e poi raffreddati, riducendo il picco glicemico rispetto alla stessa patata consumata calda.

La zucca fa alzare la glicemia?

La zucca ha un indice glicemico relativamente alto, ma il suo carico glicemico in una porzione tipica è moderato, perché contiene poca acqua ma non grandissime quantità di carboidrati per porzione. Diventa critica quando consumata in grandi quantità, come nelle vellutate concentrate o nei purè.

Il topinambur è adatto a chi ha la glicemia alta?

Il topinambur contiene inulina, un tipo di fibra che rallenta l’assorbimento degli zuccheri. Il suo impatto glicemico è generalmente più basso rispetto alle patate classiche, ma resta comunque un ortaggio amidaceo. Va consumato in porzioni moderate, preferibilmente crudo o cotto al vapore.

Piselli e fave si comportano come i legumi secchi dal punto di vista glicemico?

Piselli e fave freschi apportano una quota significativa di carboidrati, superiore a quella delle verdure a foglia ma inferiore a quella dei legumi secchi cotti. In un pasto che prevede già pane, pasta o riso, aggiungerli in porzioni abbondanti può alzare il carico glicemico complessivo.

Come si può ridurre il picco glicemico delle patate?

Le strade principali sono tre. Prima: lessarle invece di friggerle o cuocerle al forno ad alta temperatura. Seconda: raffreddarle dopo la cottura per aumentare la quota di amido resistente. Terza: abbinarle a proteine, grassi buoni come l’olio extravergine d’oliva e verdure crude o cotte non amidacee.

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