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Illustrazione generata con intelligenza artificiale: scheletro di dodo con cranio e becco in evidenza davanti a un'elica di DNA stilizzata

Dodo, genoma completo al 95%: l’IA cerca gli elementi regolatori candidati

Cose dell'Altro Mondo 5 giorni fa

Pubblicato il

Colossal Biosciences, la società americana di Dallas che si definisce azienda di de-estinzione, dice che il genoma del dodo è completo al 95%. Lo ha annunciato il 14 ottobre, come riporta Reuters: con una nuova piattaforma di intelligenza artificiale ha individuato circa 2.300 candidati legati al becco, che ora vanno verificati in laboratorio. Una data per la nascita di un dodo, però, non c’è.

Il dodo viveva solo a Mauritius, nell’Oceano Indiano, e non sapeva volare. Il traguardo annunciato riguarda il DNA: capire quali istruzioni genetiche gli diedero il grande becco ricurvo e il cranio così particolare. È un passo avanti, ma per parlare di de-estinzione del dodo è presto: non esiste ancora nessun esemplare.

Cosa ha annunciato Colossal

Secondo Reuters, Colossal ha dichiarato di essere nelle fasi finali dell’analisi del genoma del dodo, ora completo al 95%. L’azienda ha detto anche di aver trovato un modo per accorciare i tempi necessari a verificare se una modifica genetica produce il tratto desiderato.

I dati vengono dal comunicato stampa di Colossal, una fonte di parte: è l’azienda stessa a presentare i propri risultati, che non sono ancora passati dalla revisione di altri scienziati. Nel comunicato Colossal precisa il significato di quel 95%: il 95% delle basi del genoma è coperto almeno cinque volte da molecole di DNA antico, con una copertura media di 65 volte. Beth Shapiro, responsabile scientifica dell’azienda, spiega che l’articolo sul genoma deve ancora passare la revisione tra pari.

Lo stesso comunicato parla di una colonia di piccioni delle Nicobare in Texas salita a 36 esemplari. Il piccione delle Nicobare è il parente vivente più vicino al dodo ed è la specie su cui Colossal vuole intervenire.

Dodo, de-estinzione e intelligenza artificiale: come funziona GenoMorph

Oggi la de-estinzione del dodo passa soprattutto dall’analisi dei dati. La piattaforma si chiama GenoMorph. Come spiega Repubblica, combina genetica comparata, biologia dello sviluppo e analisi tridimensionale delle forme anatomiche. L’intelligenza artificiale non ricrea l’animale: indica dove cercare le istruzioni genetiche legate al suo aspetto.

Il problema di partenza, per la de-estinzione del dodo, è che esiste un solo genoma completo. Ben Lamm, amministratore delegato e cofondatore di Colossal, lo ha spiegato così a Reuters, nella traduzione della Stampa: «La sfida era che gli scienziati disponevano di un solo genoma completo del dodo, rendendo difficile distinguere le differenze genetiche che lo rendevano unico dalla normale variabilità genetica. GenoMorph funziona di fatto come una “mappa del tesoro” del genoma del dodo, restringendo centinaia di migliaia di possibili modifiche genetiche agli obiettivi più probabilmente in grado di spiegare il suo iconico becco e la struttura del volto».

Shapiro ha descritto il metodo a Reuters (traduzione della Stampa): «Perciò GenoMorph studia come si sviluppano i crani e i becchi in oltre 70 specie di uccelli viventi e apprende quali interruttori genetici ne controllano la forma. Ci ha fornito una lista ristretta di circa 2.300 candidati collegati alle dimensioni e alla forma del becco. Questi obiettivi sono ora sottoposti a validazione in laboratorio».

Cosa sono davvero i 2.300 candidati

Non sono 2.300 modifiche già pronte. Nel comunicato Colossal parla di elementi regolatori, cioè tratti di DNA che decidono quando, dove e quanto si attivano i geni. L’analisi ne indica 653 legati alle dimensioni del becco e 1.698 legati a spessore e larghezza. L’azienda stessa scrive che questi risultati non dimostrano ancora che quegli elementi causino i tratti: sono bersagli da mettere alla prova.

Repubblica lo dice in modo netto: il risultato consiste nell’aver circoscritto il campo della ricerca, non nell’aver già trovato altrettante modifiche efficaci.

Gli ostacoli: perché non c’è una data

Per la de-estinzione del dodo non c’è un calendario: nessuno ha fissato una data per la schiusa del primo uovo. Lo stesso Lamm, sempre a Reuters, elenca gli ostacoli: «I grandi ostacoli che ci attendono sono dimostrare quali modifiche genetiche siano davvero importanti, realizzare molte di queste modifiche in un uccello e trasmetterle alla generazione successiva, oltre a preparare a Mauritius un ambiente sicuro per i dodo».

Nel caso del dodo, la de-estinzione parte da una specie vivente. Anche se gli esperimenti riuscissero, l’animale non sarebbe un dodo nato dal passato. Sarebbe un piccione delle Nicobare modificato per avere alcuni tratti del dodo. È la stessa obiezione sollevata contro i lupi modificati da Colossal nel 2025 per somigliare al dire wolf, che molti scienziati avevano contestato.

I dubbi ecologici: Mauritius non è più quella del Seicento

La Stampa mette in fila i dubbi. Mauritius è cambiata profondamente dal XVII secolo: il territorio originario è stato trasformato e molte specie autoctone sono oggi minacciate. La possibilità tecnica di ricreare un animale, osserva il quotidiano, non coincide con la possibilità di ripristinare il suo ruolo nell’ecosistema.

Il giornale cita uno studio su Nature Communications: quasi un terzo dei frutti delle piante native dell’isola non viene più disperso dagli animali presenti, perché i semi sono troppo grandi. Ma niente dimostra che un dodo ricreato basterebbe a risolvere il problema, né che svolgerebbe le stesse funzioni della specie originale.

In vista di un’eventuale de-estinzione del dodo, Colossal dice di lavorare con scienziati mauriziani, gruppi per la conservazione e governo di Mauritius. Secondo Lamm, preparare l’isola significa rimuovere i predatori invasivi e ripristinare gli habitat. Nessun sito di rilascio sarà scelto prima della fine del lavoro ecologico e delle consultazioni con le comunità locali.

Gli altri animali nella lista di Colossal

Il dodo non è l’unico progetto. Secondo Reuters, nella lista di Colossal ci sono anche il mammut lanoso, il tilacino o tigre della Tasmania, l’antilope azzurra e il moa, il grande uccello incapace di volare della Nuova Zelanda.

Su Cose dell’Altro Mondo abbiamo raccontato l’uovo artificiale pensato per il moa gigante e il piano per il ritorno del mammut. Anche la de-estinzione del dodo, per ora, resta un obiettivo dichiarato, non una nascita annunciata.

Domande frequenti

Colossal ha già fatto nascere un dodo?

No. Colossal ha annunciato progressi sul genoma e sui metodi di ricerca, ma non ha indicato nessuna data per la nascita di un esemplare.

Cosa vuol dire che il genoma del dodo è ricostruito al 95%?

Secondo il comunicato di Colossal, il 95% delle basi del genoma è coperto almeno cinque volte da frammenti di DNA antico. Il DNA antico arriva sempre a pezzi, quindi nessun genoma antico è completo al cento per cento.

Cosa sono i 2.300 candidati trovati con l’IA?

Sono tratti di DNA che potrebbero aver influito su forma e dimensioni del becco del dodo. Vanno verificati in laboratorio: non è ancora dimostrato che causino quei tratti.

Su quale animale vuole lavorare Colossal?

Sul piccione delle Nicobare, il parente vivente più vicino al dodo. L’idea è modificarne il DNA per inserire alcuni tratti del dodo.

Il dodo potrebbe tornare a Mauritius?

Colossal dice che è il suo obiettivo, ma nessun sito di rilascio sarà scelto prima del lavoro ecologico e delle consultazioni con le comunità locali.
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