Pubblicato il
Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2026
A Rocca di Papa, nei Castelli Romani, un tentativo di raggiro con la tecnica del finto carabiniere si è concluso con il fermo di un giovane di 21 anni perché al telefono fisso dell’abitazione presa di mira ha risposto un militare vero, il vicebrigadiere 56enne Domenico Multari della Centrale operativa di Frascati, che per circa 45 minuti ha finto di essere un ultra-ottantenne fino all’arrivo della pattuglia, come ricostruito il 23 ottobre 2026 da Il Messaggero e da Open. Il 21enne, gravemente indiziato di tentata estorsione e assistito dalla presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, si trova in custodia cautelare nel carcere di Velletri dopo la convalida del giudice per le indagini preliminari.
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Finto carabiniere a Rocca di Papa: cosa è successo durante i 45 minuti di telefonata?
La vicenda è iniziata con una telefonata sull’utenza fissa di casa a Rocca di Papa, in provincia di Roma. A sollevare la cornetta è stata Francesca, la figlia di 18 anni di Domenico Multari, a cui l’interlocutore ha spiegato che i carabinieri della stazione di Mentana cercavano il padre per una questione urgente legata a una rapina.
Appena la ragazza gli ha passato il telefono, il vicebrigadiere 56enne ha compreso subito la natura della chiamata. Come ha raccontato il 23 ottobre 2026 all’agenzia Adnkronos in un’intervista ripresa da Il Giornale dei Castelli Romani, il servizio nella Centrale operativa della Compagnia di Frascati gli ha permesso di riconoscere all’istante il copione della truffa del finto carabiniere.
Dall’altra parte della linea l’uomo ha chiesto a Multari se fosse il proprietario di una Bmw. Il sottufficiale ha inventato su due piedi una targa finta e l’interlocutore ha proseguito col falso racconto: l’auto sarebbe stata usata da quattro rapinatori di origine romena per svaligiare una gioielleria Stroili e occorreva controllare subito l’oro e i contanti tenuti in casa per escludere legami con la refurtiva.
Il vicebrigadiere si è così finto un anziano ultra-ottantenne impaurito. Ha elencato i monili d’oro e ha simulato di spostarsi da una stanza all’altra per contare il denaro contante, lasciando credere ai truffatori di avere una somma pronta per la verifica a domicilio.
La conversazione è durata circa tre quarti d’ora. Negli ultimi minuti, per dare tempo alla pattuglia di posizionarsi vicino all’ingresso, Multari ha persino finto alcuni colpi di tosse e un lieve malore mentre l’interlocutore gli raccomandava di stare tranquillo: «Mia moglie e mia figlia a casa mi hanno detto che sembrava un film», ha riferito il militare all’Adnkronos.
Come hanno fatto il vicebrigadiere Domenico Multari e la figlia Francesca a far scattare la trappola?
L’operazione è riuscita grazie al coordinamento silenzioso in famiglia mentre la chiamata col finto carabiniere era ancora aperta. Senza interrompere il dialogo col truffatore, Domenico Multari ha scritto su un biglietto un messaggio per la figlia diciottenne Francesca, indicandole di avvisare subito i colleghi della Centrale operativa della Compagnia di Frascati.
La giovane ha messo gli operatori della Centrale nelle condizioni di ascoltare in diretta la telefonata in corso sul fisso. Un collega ha così coordinato l’intervento inviando sul posto l’aliquota operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Frascati.
Pochi istanti dopo aver riagganciato hanno suonato al campanello. Sull’uscio, convinto di ritirare il sacchetto con i contanti e i gioielli da un anziano solo, si sarebbe presentato un 21enne residente in Campania, che si è invece trovato di fronte il vero vicebrigadiere e i militari dell’Arma.
Secondo il racconto reso da Multari a Il Messaggero e ripreso da Open, quando il giovane ha capito di trovarsi a casa di un vero carabiniere «sulle prime, ha sorriso». Subito dopo è scattato il fermo: «Quando il truffatore è finito in manette ho provato un’emozione fortissima: non sono mai stato così tanto orgoglioso di indossare la divisa dell’Arma perché ho pensato a tutte quelle potenziali vittime, agli anziani, che ho aiutato», ha spiegato il sottufficiale.
Finto carabiniere e chat WhatsApp col logo dell’Arma: cosa non va confuso con una vera indagine?
Uno degli aspetti più insidiosi emersi dagli accertamenti riguarda l’uso della tecnologia per testare le vittime. Durante i 45 minuti di colloquio i truffatori hanno insistito perché l’uomo attivasse WhatsApp oppure fornisse un indirizzo email o una casella Pec.
Come ha chiarito Multari a Open, questo passaggio serve alle bande per avere la certezza che nell’appartamento ci siano davvero contanti e gioielli prima di esporre l’incaricato del ritiro. Fingendosi un anziano in difficoltà con la tecnologia, il vicebrigadiere ha evitato la verifica e ha preso tempo.
Dai controlli sullo smartphone sequestrato al 21enne gli investigatori hanno inoltre scoperto una chat di gruppo su WhatsApp contrassegnata da un logo dell’Arma dei Carabinieri. Secondo l’ipotesi investigativa riferita da Il Messaggero, attraverso quel gruppo i complici inviavano in tempo reale le istruzioni sull’appartamento e sulle risposte date al telefono dalla vittima.
L’uso illecito di stemmi e nomi delle forze dell’ordine ricorre anche nei raggiri digitali, come nella truffa via email con il nome della Polizia costruita su false contestazioni e richieste di denaro. Nessun reparto dell’Arma o della Polizia di Stato usa mai chat WhatsApp o email per chiedere inventari di contanti o controlli su gioielli privati.
Come riconoscere la truffa del finto carabiniere e cosa fare subito?
No, nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede mai di visionare o consegnare denaro, oro o gioielli a domicilio. In una nota diffusa dopo gli interventi dei militari del Gruppo di Frascati tra Castel Gandolfo e Rocca di Papa, l’associazione sindacale USMIA Carabinieri, tramite il segretario generale Carmine Caforio, ha elogiato i colleghi ricordando le regole di prudenza per le famiglie.
Ecco i tre segnali tipici del raggiro del finto carabiniere emersi a Rocca di Papa e cosa fare subito:
- La scusa dell’auto coinvolta in una rapina in gioielleria: il chiamante sostiene che la targa di famiglia sia stata usata in un colpo (nel caso di Rocca di Papa in un negozio Stroili) e chiede di elencare oro e banconote presenti in casa.
- L’insistenza su WhatsApp o email e la linea tenuta occupata: la banda trattiene la vittima al telefono per impedire contatti con i parenti e chiede riscontri digitali sul bottino.
- Cosa fare subito: chiudere immediatamente la telefonata, non aprire la porta a sedicenti marescialli o incaricati e chiamare subito il numero unico di emergenza 112 per far verificare la chiamata.
Quali sono le accuse per il 21enne fermato e cosa resta da chiarire nell’indagine?
Sulla base dei gravi indizi raccolti dai carabinieri della Compagnia di Frascati, il 21enne campano è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per tentata estorsione e trasferito nel carcere di Velletri, dove il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere.
Nel rispetto della presunzione d’innocenza, le accuse si trovano nella fase delle indagini preliminari e nelle fonti consultate al 23 ottobre 2026 non risultano dichiarazioni dell’indagato o del suo difensore. A differenza di episodi esteri di giustizia privata diventati virali come il caso del Batman di Lagos de Moreno in Messico, a Rocca di Papa l’intervento si è svolto interamente sotto il coordinamento della Centrale operativa dell’Arma. Resta ora aperta la caccia ai complici che gestivano le telefonate e la chat WhatsApp.
Domande frequenti
Cosa è successo a Rocca di Papa con la truffa del finto carabiniere?
A Rocca di Papa, in provincia di Roma, un truffatore ha chiamato l’utenza fissa del vicebrigadiere dei carabinieri Domenico Multari fingendosi un collega di Mentana. Il militare di 56 anni si è finto ultra-ottantenne per 45 minuti mentre la figlia diciottenne Francesca avvisava la Centrale operativa di Frascati, permettendo il fermo di un 21enne.
Qual è l’accusa contestata al 21enne fermato a Rocca di Papa?
Il giovane di 21 anni originario della Campania è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto dai carabinieri della Compagnia di Frascati perché gravemente indiziato di tentata estorsione. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare nel carcere di Velletri.
Perché i truffatori del finto carabiniere chiedono di attivare WhatsApp o l’email?
Secondo quanto spiegato dal vicebrigadiere Domenico Multari, le bande che mettono in atto la truffa del finto carabiniere chiedono con insistenza di attivare WhatsApp, l’indirizzo email o la Pec per verificare che la vittima possieda davvero gioielli e denaro contante in casa prima di inviare un complice a ritirarli.
Cosa bisogna fare se si riceve la telefonata di un sospetto finto carabiniere?
Le forze dell’ordine ricordano che nessun vero appartenente all’Arma dei Carabinieri o alla Polizia chiede mai di visionare o consegnare denaro, oro o gioielli a domicilio. In caso di telefonate sospette bisogna riagganciare senza consegnare nulla e chiamare subito il numero unico di emergenza 112 per verificare la situazione.
Letto su cosedellaltromondo.it — https://www.cosedellaltromondo.it/finto-carabiniere-militare-rocca-papa/

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