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Chiara Ferragni

Pandorogate, fine del processo: cosa dice davvero la sentenza su Chiara Ferragni

Cosimo Selmi 2 mesi fa 0 30

È davvero finita la vicenda giudiziaria di Chiara Ferragni legata al cosiddetto “Pandorogate”?

Sì, almeno sul piano penale. Il Tribunale di Milano ha prosciolto l’influencer e imprenditrice dall’accusa di truffa aggravata, dichiarando il non luogo a procedere per improcedibilità dovuta all’estinzione del reato. Una decisione che chiude formalmente uno dei casi mediatici più rilevanti degli ultimi anni.

La sentenza arriva al termine di un procedimento che ha avuto un impatto enorme sull’immagine dell’imprenditrice digitale e sul dibattito pubblico. Non solo per i numeri economici in gioco, ma anche per il peso simbolico del caso: un’influencer con milioni di follower accusata di aver sfruttato la leva solidale per finalità commerciali.

Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha stabilito che, caduta l’aggravante della minorata difesa, il reato di truffa si è trasformato in truffa semplice, perseguibile solo a querela di parte. Querela che, nel frattempo, è stata ritirata. Da qui l’estinzione del reato.

La protagonista della vicenda è Chiara Ferragni, volto globale dell’influencer marketing italiano, finita sotto processo per le campagne promozionali del “Pandoro Balocco Pink Christmas” del Natale 2022 e delle “Uova di Pasqua Chiara Ferragni” vendute nel 2021 e 2022.

Il procedimento si è chiuso anche per gli altri imputati: Fabio Damato, ex collaboratore dell’influencer, e Francesco Cannillo, presidente del cda di Cerealitalia.

La decisione del Tribunale di Milano: perché il reato è stato dichiarato improcedibile

Il processo si è svolto davanti al Tribunale di Milano, che ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere. Il punto centrale della decisione riguarda la caduta dell’aggravante della “minorata difesa”.

Secondo l’impianto accusatorio iniziale, la Procura di Milano riteneva che i consumatori fossero stati tratti in inganno attraverso modalità comunicative online che facevano leva sulla credibilità dell’influencer. Una credibilità ritenuta “indiscussa” e tale da porre il pubblico in una posizione di particolare vulnerabilità.

Il giudice, però, non ha accolto questa impostazione. Venuta meno l’aggravante, la truffa contestata è stata qualificata come “semplice”. In base alla legge, questo tipo di reato può essere perseguito solo se la persona offesa presenta querela.

All’inizio del procedimento, alcune querele erano state presentate. Successivamente, però, sono state ritirate a seguito di accordi risarcitori. In assenza di querele valide, il reato si è estinto.

È un passaggio tecnico, ma decisivo. Non equivale a una valutazione di merito sull’intera vicenda, bensì a una constatazione procedurale: mancano le condizioni per proseguire il processo penale.

Il nodo della minorata difesa e il richiamo alla giurisprudenza

La Procura aveva richiamato la giurisprudenza della Cassazione in tema di truffe online. In particolare, quelle che si realizzano “approfittando della distanza tra il luogo dove si trova la vittima e quello in cui opera l’autore del reato, che può facilmente schermare la propria identità, non sottoponendo il prodotto a un efficace controllo dell’acquirente”.

Secondo questa interpretazione, la comunicazione digitale avrebbe potuto configurare una posizione di debolezza del consumatore. Il giudice, però, non ha ritenuto sussistenti gli elementi necessari per applicare l’aggravante nel caso specifico.

Caduto questo presupposto, l’accusa si è “ridotta” sul piano giuridico. E senza querele, l’impianto accusatorio non ha potuto reggere.

È un aspetto che spiega perché, pur in presenza di una vicenda molto discussa, il processo si sia concluso senza una condanna penale.

Chiara Ferragni
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I risarcimenti: oltre 3,4 milioni di euro versati

Un elemento centrale nella chiusura del procedimento riguarda i risarcimenti. Chiara Ferragni ha versato complessivamente oltre 3,4 milioni di euro. Le somme sono state destinate alle associazioni dei consumatori Adicu e Codacons, oltre che a una signora di 76 anni che aveva acquistato diversi pandori convinta della finalità benefica dell’operazione.

Tutte le parti hanno quindi ritirato le querele. L’unica eccezione è stata la Casa del Consumatore, costituitasi parte civile nel processo con rito abbreviato, ma senza aver presentato querela nella fase delle indagini.

Questo passaggio chiarisce un punto spesso frainteso nel dibattito pubblico: il proscioglimento non cancella i risarcimenti, che restano un fatto concreto e documentato.

Le parole di Chiara Ferragni dopo la sentenza

Al termine della lettura della sentenza, Chiara Ferragni ha commentato così:

“Sono molto felice, e’ finito un incubo”.

L’influencer ha poi ringraziato i suoi legali, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, e i follower che l’hanno sostenuta durante i due anni di procedimento. Le sue parole restituiscono il clima emotivo di una vicenda che, al di là degli aspetti giudiziari, ha avuto un forte impatto personale e professionale.

“Prosciolta, non assolta”: l’analisi di Selvaggia Lucarelli

A riportare l’attenzione sulla distinzione giuridica è stata Selvaggia Lucarelli, che ha commentato la sentenza sui social.

“Tecnicamente è stata PROSCIOLTA, non assolta”.

La giornalista ha sottolineato che il proscioglimento deriva da questioni procedurali. In particolare, dall’assenza delle querele necessarie per procedere per truffa semplice. Secondo la sua analisi, la truffa aggravata non ha retto perché mancavano le aggravanti.

Lucarelli ha inoltre ricordato che, sul fronte amministrativo, Ferragni resta responsabile di pubblicità ingannevole. Un profilo che è stato definito al di fuori del processo penale e che ha comportato il pagamento di circa 3 milioni di euro tra sanzioni e donazioni.

Lo sapevi che…?

  • Il caso Pandorogate ha contribuito ad aumentare l’attenzione sulle diciture legate alla beneficenza nelle campagne promozionali.
  • Dopo il 2023, molte aziende hanno rivisto le modalità di comunicazione delle iniziative solidali.
  • Le sanzioni per pubblicità ingannevole possono essere indipendenti dall’esito di un processo penale.

FAQ – Le domande più cercate online

Chiara Ferragni è stata assolta?
No. È stata prosciolta per improcedibilità dovuta all’estinzione del reato.

Perché il reato si è estinto?
Perché, caduta l’aggravante, servivano querele che sono state ritirate dopo i risarcimenti.

Ci sono state conseguenze economiche?
Sì. Sono stati versati oltre 3,4 milioni di euro tra risarcimenti, sanzioni e donazioni.

La pubblicità ingannevole è stata accertata?
Sì, sul piano amministrativo, con sanzioni già pagate.


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