Chico Forti ha ottenuto la semilibertà. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto l’istanza presentata dai difensori Alessandro Favazza e Carlo Dalla Vedova. Forti, 67 anni, potrà lasciare il carcere veronese di Montorio e tornarvi soltanto per dormire. È la misura alternativa più ampia che gli sia stata concessa dal suo rientro in Italia, nel maggio 2024.
In questo articolo
Che cosa cambia (e che cosa no)
Nella pratica la routine di Forti cambierà poco. Dal dicembre scorso è già autorizzato a svolgere 40 ore settimanali di volontariato in un’azienda agricola veronese, con uscita al mattino e rientro la sera. Come lui stesso spera, la novità più concreta sarà la possibilità di andare a trovare più spesso la madre, che vive a Trento.
Il percorso a ostacoli
La semilibertà arriva dopo un anno complicato. Nel settembre 2025 il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta di libertà condizionale. Nell’ordinanza i giudici avevano scritto che, dalle relazioni di osservazione, non emergevano sentimenti di colpa né dispiacere per i familiari della vittima. Avevano inoltre precisato che la condotta corretta tenuta in carcere non bastava a dimostrare un “sicuro ravvedimento”. La Cassazione ha poi confermato il no, richiamando il mancato ravvedimento e il mancato risarcimento ai familiari della vittima. Ora la partita si sposta sulla libertà condizionale, con un’udienza già fissata per il 24 febbraio.
Il fratello della vittima: “È innocente”
C’è un elemento che rende il caso unico: la famiglia della vittima non è compatta contro Forti.
A luglio scorso Bradley Pike, fratello maggiore di Dale, è arrivato dall’Australia e ha dichiarato al quotidiano Libero che Forti non ha ucciso suo fratello e che non lascerà l’Italia finché non sarà libero. Ha ripetuto la sua posizione a Quarto Grado il 24 luglio.
Pike racconta di aver incontrato Forti nel maggio 2026 a Verona, in due colloqui nell’ambito della giustizia riparativa. Dice di averne percepito la sincerità e il dolore. Sostiene inoltre di non aver mai chiesto alcun risarcimento, e mette così in discussione uno dei motivi con cui era stata negata la libertà condizionale.
Il fratello indica come possibile responsabile il tedesco Thomas Knott, che avrebbe avuto rapporti difficili con il padre Anthony Pike. Secondo Bradley, Knott era stato protagonista di una festa la sera del delitto e si sarebbe allontanato per due ore. Lo avrebbe raccontato la moglie di allora. Bradley aggiunge che Knott fu poi testimone dell’accusa, scontò una pena breve per truffa, fu espulso in Germania e non è mai stato rintracciato. Si tratta di accuse di parte, mai dimostrate in un tribunale.
Non è una novità assoluta. Già nel maggio 2024 Bradley aveva scritto una lettera alla madre di Forti, dicendosi felice che avesse potuto rivedere il figlio.
Un caso che divide da 28 anni
Dale Pike, figlio del proprietario del Pikes Hotel di Ibiza, fu trovato morto il 15 febbraio 1998 su una spiaggia di Miami, ucciso con due colpi di pistola calibro 22 alla nuca. Era volato in Florida per incontrare Forti, che stava trattando l’acquisto dell’albergo. Nel 2000, dopo 24 giorni di processo, Forti fu condannato all’ergastolo senza condizionale. Secondo i giudici mancava la prova che avesse sparato di persona, ma avrebbe istigato il delitto.
Gli indizi dell’accusa erano più circostanziali che diretti: sabbia compatibile con quella della scena del crimine trovata sul gancio di traino dell’auto, i tabulati telefonici, una calibro 22 acquistata da Forti e mai ritrovata. Pesarono anche le sue bugie: disse alla polizia di non aver mai incontrato Dale, poi ammise di averlo accolto in aeroporto e spiegò di aver avuto paura.
I sostenitori di Forti parlano di processo pieno di buchi e di prove manipolate. La criminologa Roberta Bruzzone sottolinea che fu assolto dalle accuse di truffa e circonvenzione di incapace, e che secondo lei ne veniva meno il movente. Il criticatissimo nodo giuridico è proprio questo: l’omicidio fu contestato come parte di quella presunta truffa ai danni di Anthony Pike. Chi difende la sentenza ricorda invece il verdetto unanime della giuria e il peso degli indizi. Tra i “colpevolisti” c’è lo psicologo e investigatore Marco Strano, autore di un libro sul caso.
La politica e i dubbi
A rendere Forti un personaggio controverso contribuisce anche la dimensione pubblica. Il rientro in Italia, con la premier Giorgia Meloni ad accoglierlo in aeroporto, è stato letto da alcuni come un successo diplomatico e da altri come un’operazione politica. Resta poi un paradosso: Forti si dichiara innocente da 28 anni, ma l’ordinamento italiano richiede, per i benefici più ampi, un ravvedimento che è difficile mostrare senza ammettere una colpa. A ciò si aggiunge la frase pronunciata da Forti dopo il rientro in una intervista concessa a Bruno Vespa: disse che in carcere lo avevano trattato “come un re”. Un’affermazione che in molti giudicarono fuori luogo.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

“Lui è qui”. L’ultimo messaggio alla madre, poi il silenzio: chi era Larissa Brito, la modella uccisa a Nizza
In fuga vestito da donna e con un bimbo in braccio, arrestato in Brasile il “killer della parrucca”: dice di aver ucciso 80 persone
Spari e paura a Roma, chi è il cecchino di Prati: “Ho sparato per divertimento”
Orrore a Manchester, nuovo “caso Pelicot”: marito confessa 20 anni di stupri e violenze sulla moglie drogata, coinvolti altri 12 uomini
Orrore in Messico: il musicista Jonathan Meléndez ucciso in casa insieme a moglie, figlia e collaboratrice domestica
Ha ucciso i 3 figli e ora è a processo, migliaia di donne la sostengono: perché il caso Lindsay Clancy è virale su TikTok