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Hanno la testa a forma di cavallo piegata verso il basso, la coda prensile che si aggrappa ai fondali e, nei maschi, una tasca chiusa dove covano i piccoli. A prima vista sono identici ai cavallucci marini. Eppure non lo sono. Si tratta di tre specie di pesci delle profondità australiane, soprannominate “sea muppet“. Se ne conoscono solo sette esemplari e nessuno le ha mai viste vive.
La scoperta, firmata dagli ittiologi Graham Short e David Harasti e pubblicata sul Journal of Lost Species, ha ripreso a circolare a fine ottobre. Il 29 ottobre il sito scientifico ScienceDaily ha ripubblicato il racconto dei due ricercatori, rilanciando la storia in tutto il mondo. Al centro c’è un genere completamente nuovo per la scienza e un piccolo caso di scuola sull’evoluzione: la forma “a cavalluccio” è comparsa in natura più volte, in modo indipendente.
In questo articolo
Un genere nuovo, tre specie
Il nuovo genere si chiama Australyichthys, dal latino per “meridionale” e dal greco per “pesce”. Appartiene alla famiglia dei signatidi, che comprende cavallucci marini, pesci ago, draghi marini e pesci cavallo pigmei. È endemico degli habitat mesofotici temperati dell’Australia meridionale, cioè della fascia di mare in cui la luce comincia a scarseggiare.
Le specie sono tre, ognuna con un nome comune che unisce un tratto distintivo alla parola “sea muppet”:
- Australyichthys aegis, il “sea muppet dalla testa a elmo”, l’unica specie del tutto nuova. Il suo nome scientifico richiama l’egida, lo scudo protettivo della mitologia greca;
- Australyichthys minotaur, il “sea muppet dal collo taurino”, con il collo largo, il muso schiacciato e un corpo piccolo rispetto alla testa, da cui il riferimento al Minotauro;
- Australyichthys paradoxus, il “sea muppet paradossale”.
Le ultime due specie erano già note, ma classificate come cavallucci veri e propri nel genere Hippocampus. A. minotaur era stato descritto nel 1997 da Martin Gomon, A. paradoxus nel 2010. Per circa trent’anni, quindi, gli esperti li hanno considerati cavallucci marini insoliti.
Perché si chiamano “sea muppet”
Il soprannome nasce dal loro aspetto buffo: la testa grande e vistosamente bombata e i lobi carnosi ricordano alcuni personaggi del celebre Muppet Show. Sono pesci minuscoli, non più lunghi di un pollice.
Sette esemplari osservati in 65 anni
Nessuno li ha mai cercati davvero. Sono emersi solo per caso, finiti in una rete o in una draga. L’intero genere è noto grazie a sette esemplari raccolti in circa 65 anni, sparsi lungo oltre 2.500 chilometri di costa. Da quasi vent’anni non ne è stato raccolto nessuno.
Vivono a profondità comprese tra 50 e 124 metri, in un ambiente con poca luce e fondali strutturalmente complessi. A. aegis è conosciuto da un solo esemplare maschio, raccolto all’ingresso del Golfo di Spencer, in Australia Meridionale.
Le scansioni che hanno svelato l’inganno
Per capire che cosa fossero davvero questi animali, i ricercatori hanno dovuto confrontarsi con un problema: gli esemplari sono insostituibili e non potevano essere sezionati. La soluzione è arrivata dalle scansioni micro-CT, una tomografia ad altissima risoluzione. Le immagini hanno mostrato che Australyichthys non possiede le strutture scheletriche che definiscono i veri cavallucci marini.
Poi è arrivato il DNA. Un solo esemplare poteva fornirlo, quello di A. aegis, l’unico del genere conservato in etanolo invece che in formalina. L’etanolo, infatti, lascia intatto il materiale genetico. L’analisi ha collocato i sea muppet come parenti stretti dei cavallucci marini, ma non come cavallucci veri e propri.
Le scansioni hanno regalato anche una sorpresa: hanno permesso di osservare direttamente, per la prima volta in questo genere, un maschio durante l’incubazione delle uova. Come nei cavallucci, infatti, anche qui sono i padri a portare in grembo i piccoli.
La natura non smette di ‘inventare’ cavallucci
Il punto più affascinante dello studio riguarda l’evoluzione convergente, il fenomeno per cui specie diverse sviluppano in modo indipendente forme simili. “Il corpo a forma di cavalluccio si è evoluto in modo indipendente più volte nella famiglia”, spiega Short alla rivista BBC Wildlife. “Lo si vede nei veri cavallucci marini, nei pesci cavallo pigmei, nel genere atlantico Amphelikturus e ora nei sea muppet”.
Una forma all’apparenza goffa, insomma, deve offrire vantaggi concreti, se la natura l’ha “reinventata” così tante volte.
Specie perdute ma non estinte
Il genere è il primo dei signatidi conosciuto esclusivamente nella zona mesofotica temperata dell’Australia meridionale. Visto che nessuno li ha mai osservati vivi, i sea muppet rientrano nella categoria delle “specie perdute”, animali noti solo da pochi esemplari conservati e mai da uno vivo.
Gli autori allargano questo concetto e definiscono Australyichthys un “genere perduto”, una categoria introdotta per la prima volta proprio in questo studio. I ricercatori tengono però a chiarire un punto: definirli perduti non significa prevederne l’estinzione. Con ogni probabilità questi pesci nuotano ancora in una parte del mare che visitiamo pochissimo.
Si tratta del Great Southern Reef, il sistema di foreste di alghe e scogliere rocciose che circonda l’Australia meridionale. Molte delle sue specie non esistono in nessun’altra parte del mondo e le sue zone più profonde sono ancora quasi inesplorate. Per questo Short e Harasti chiedono spedizioni scientifiche mirate, per trovare finalmente un sea muppet vivo nel suo ambiente.
Gli scopritori: una carriera tra cavallucci minuscoli
Short e Harasti non sono nuovi a scoperte di questo tipo. Short è ricercatore associato in ittiologia all’Australian Museum, Harasti insegna alla Southern Cross University. Short lavora anche con la California Academy of Sciences.
Nel 2018 Short ha guidato il gruppo che ha descritto Hippocampus japapigu, un cavalluccio pigmeo lungo appena 1,4-1,6 centimetri, scoperto nel Giappone subtropicale. Nel 2020 entrambi hanno firmato la descrizione di Hippocampus nalu, il primo cavalluccio pigmeo mai trovato in Africa e nell’Oceano Indiano, scoperto a Sodwana Bay, in Sudafrica, partendo dalla foto di una guida subacquea locale.
Una famiglia che continua a sorprendere
Negli ultimi anni i signatidi hanno riservato altre sorprese:
- in Nuova Zelanda è stato descritto il pesce cavallo pigmeo Cylix tupareomanaia, così particolare da meritare un genere a sé. Il nome, scelto insieme alla comunità maori Ngātiwai, significa “la ghirlanda del cavalluccio”;
- in Sudafrica, sempre a Sodwana Bay, è stato scoperto Cylix nkosi, il primo pesce cavallo pigmeo dell’Africa, lungo non più di 5 centimetri;
- il progetto internazionale Ocean Census ha identificato 866 nuove specie marine in meno di due anni, nell’ambito di un obiettivo di 100.000 nuove specie da documentare.
E nel Mediterraneo?
La storia dei sea muppet ha anche un risvolto che ci riguarda da vicino. Nel Mediterraneo vivono solo due specie di cavallucci marini, il cavalluccio camuso (Hippocampus hippocampus) e il cavalluccio dal muso lungo (Hippocampus guttulatus). Negli ultimi 15-20 anni le attività umane hanno ridotto le loro popolazioni di circa il 30%, e la pesca è la principale minaccia.
Il caso più eclatante è quello del Mar Piccolo di Taranto, che ospitava una delle popolazioni più grandi conosciute. Dal 2016 la densità dei cavallucci dal muso lungo è crollata di circa il 90%. Per invertire la rotta è nato un progetto di conservazione che fa riprodurre gli animali in ambiente controllato e poi li libera in mare: nella primavera del 2024 sono tornati in libertà 160 esemplari, seguiti nei mesi successivi da altri 100 cavallucci marini.
Le minacce, però, non arrivano solo dalla pesca. Uno studio del Cnr pubblicato nel 2026 ha misurato lo stress causato dai subacquei sui cavallucci del Mar Piccolo. In alcuni casi i cavallucci dal muso lungo arrivano a smettere del tutto di respirare, in un comportamento simile alla tanatosi, cioè il fingersi morti.
Conosciamo poco del mare
Da una parte, nell’emisfero australe, c’è un intero genere di vertebrati rimasto nascosto per decenni, scambiato per qualcos’altro, finché una tomografia non ha chiarito l’equivoco. Dall’altra, nei nostri mari, ci sono cavallucci ben noti che stanno scomparendo sotto i nostri occhi. Due facce della stessa medaglia: conosciamo ancora pochissimo del mare, e rischiamo di perdere specie prima ancora di averle davvero conosciute.
Domande frequenti
Cosa sono i sea muppet?
Tre specie di pesci del nuovo genere Australyichthys, simili ai cavallucci marini ma appartenenti a una linea evolutiva diversa.
Perché si chiamano così?
Per la testa bombata e i lobi carnosi che ricordano i personaggi del Muppet Show.
Dove vivono?
Nelle acque profonde dell’Australia meridionale, tra 50 e 124 metri.
Perché nessuno li ha mai visti vivi?
Sono noti solo da sette esemplari morti, finiti per caso nelle reti in circa 65 anni.
I cavallucci marini del Mediterraneo sono a rischio?
Sì: le due specie italiane sono calate di circa il 30% negli ultimi 15-20 anni, soprattutto a causa della pesca.
Letto su cosedellaltromondo.it — https://www.cosedellaltromondo.it/sea-muppet-falsi-cavallucci-marini-australia-mai-visti-vivi/

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