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Piccioni che si alzano in volo in una strada di Nottingham, in Inghilterra

Gli uccelli hanno più paura delle donne che degli uomini: lo studio che ha lasciato senza parole gli scienziati

In 37 specie e cinque Paesi europei, gli uccelli urbani fuggono un metro prima dalle donne. Lo studio guidato dall’Università di Torino e il mistero delle cause

Teresa Pitrola 2 giorni fa

Pubblicato il

Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2026

Passeggiate in un parco, vedete un merlo saltellare sul prato e provate ad avvicinarvi. A che distanza volerà via? Secondo una ricerca internazionale che in questi giorni sta facendo il giro del web, la risposta dipende anche da chi siete. Gli uccelli di città scappano prima quando ad avvicinarsi è una donna rispetto a un uomo. In media, gli uomini riescono ad arrivare circa un metro più vicino prima che gli animali prendano il volo.

La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica People and Nature della British Ecological Society, porta una firma italiana. Il primo autore dello studio è il professor Federico Morelli dell’Università di Torino, affiancato da colleghi di Repubblica Ceca, Polonia, Stati Uniti e altri Paesi. Lo studio è uscito nei mesi scorsi, ma è tornato virale nelle ultime ore grazie al rilancio di ScienceDaily e di numerose testate internazionali. Il motivo è semplice: nessuno sa spiegare perché accada.

Lo studio in cinque Paesi

La ricerca ha coinvolto cinque Paesi europei: Repubblica Ceca, Francia, Germania, Polonia e Spagna. I dati sono stati raccolti nella primavera del 2023 in parchi e aree verdi di sette città: Praga, Fréjus, Saint-Raphaël, Draguignan, Freising, Poznań e Madrid.

In totale gli studiosi hanno raccolto oltre 2.700 osservazioni su 77 specie, analizzandone 37 nel dettaglio. Si tratta di uccelli che tutti incontriamo ogni giorno: merli, colombacci, gazze, cinciallegre, passeri, storni, cinciarelle e cornacchie grigie.

Come si misura la paura di un uccello

Il parametro usato dai ricercatori si chiama distanza di inizio fuga (in inglese Flight Initiation Distance, FID). È il punto in cui un uccello decide di scappare da una potenziale minaccia, ed è una misura classica dell’ecologia comportamentale per valutare paura e tolleranza al rischio.

Il protocollo era rigoroso. Gli osservatori lavoravano in coppia, un uomo e una donna, scelti con altezza simile e abbigliamento analogo. Camminavano verso gli uccelli in linea retta e a velocità costante. Chi aveva i capelli più lunghi del partner li nascondeva. L’ordine degli osservatori veniva alternato, e si evitava di avvicinarsi più volte allo stesso esemplare. I modelli statistici hanno tenuto conto anche della parentela evolutiva tra le specie, delle differenze tra città, delle dimensioni dello stormo e della copertura vegetale.

Il risultato sorprendente: un metro di differenza ovunque

Nonostante tutte queste precauzioni, il risultato è stato netto. Le donne facevano scattare la fuga a una distanza media di circa 8,5 metri, gli uomini a circa 7,5 metri.

Il dato più sorprendente è la sua coerenza. L’effetto si ripete in tutti e cinque i Paesi e in tutte le 37 specie, dalle gazze, che di solito scappano presto, ai piccioni, che invece lasciano avvicinare molto le persone. Il gruppo polacco dell’Università di Scienze della Vita di Poznań, guidato dal professor Piotr Tryjanowski, ha osservato che specie come passero, colombaccio e cinciallegra erano meno tolleranti verso le donne anche lì, e ha parlato di un possibile meccanismo universale di percezione del rischio negli uccelli urbani.

Perché proprio le donne? Le ipotesi al vaglio

È qui che la storia diventa un vero giallo. Gli autori sono convinti che gli uccelli riconoscano il sesso delle persone, ma non sanno quali segnali colgano. Morelli lo ammette apertamente: “Abbiamo identificato un fenomeno, ma non sappiamo davvero perché”. Sulla stessa linea il coautore Daniel Blumstein dell’Università della California a Los Angeles, che crede nei risultati ma riconosce che una spiegazione conclusiva ancora non c’è.

Le ipotesi sono diverse, e per ora tutte speculative:

  • segnali chimici, come i feromoni o l’odore
  • differenze nella forma del corpo, per esempio il rapporto vita-fianchi
  • differenze nell’andatura e nel modo di muoversi
  • perfino associazioni culturali

C’è poi un paradosso evolutivo. Per millenni la caccia è stata un’attività prevalentemente maschile, e ci si aspetterebbe quindi che gli uccelli temessero di più gli uomini. Alcuni esperti hanno però avanzato una lettura alternativa: gli uomini cacciavano soprattutto prede di grossa taglia, mentre le donne, impegnate nella raccolta vicino agli insediamenti, potrebbero aver catturato più spesso piccoli animali, uccelli compresi. Un’ipotesi suggestiva, ma tutta da dimostrare.

“Da donna, sono rimasta sorpresa”

Tra le voci più interessanti c’è quella della ricercatrice Yanina Benedetti dell’Università Ceca di Scienze della Vita di Praga, coautrice dello studio: “Da donna, sono rimasta sorpresa che gli uccelli reagissero diversamente alle donne”. Benedetti ha avanzato un’altra possibile chiave di lettura: le donne potrebbero essere percepite come meno prevedibili. Ma ha precisato che, per ora, si tratta solo di un’ipotesi.

Cosa cambia per la ricerca scientifica

Al di là della curiosità, lo studio ha una conseguenza concreta per il mondo della scienza. Molte ricerche sul comportamento animale danno per scontato che l’osservatore umano sia neutrale. Questo lavoro dimostra che non è così, almeno per gli uccelli di città. Il sesso di chi conduce l’esperimento potrebbe quindi influenzare i risultati, con ricadute sul modo in cui si progettano gli studi sul campo e anche sul tema della parità di genere nella scienza.

Gli stessi autori invitano alla prudenza: nonostante le oltre 2.700 osservazioni, i risultati vanno considerati preliminari e richiedono conferme. I prossimi passi prevedono test separati su movimento, odore e caratteristiche fisiche, per capire quale segnale gli uccelli stiano davvero leggendo.

Una domanda senza risposta

Ciò che rende questa scoperta così condivisa è proprio il suo lato misterioso. Gli uccelli che vivono in città, a stretto contatto con milioni di persone, dimostrano una capacità di valutare l’ambiente sorprendentemente sofisticata, cogliendo segnali sottili che noi stessi non riusciamo a notare. E la prossima volta che un passero vi volerà via da sotto il naso, potreste chiedervi che cosa abbia visto, o sentito, in voi.

Domande frequenti

È vero che gli uccelli hanno più paura delle donne?

Secondo uno studio pubblicato su People and Nature, gli uccelli di città fuggono in media circa un metro prima quando si avvicina una donna.

Chi ha condotto lo studio?

Un team internazionale guidato da Federico Morelli dell’Università di Torino, con ricercatori di Repubblica Ceca, Polonia, Stati Uniti, Spagna, Germania, Danimarca e Ungheria.

Quali uccelli sono stati studiati?

37 specie urbane in dettaglio, tra cui merli, passeri, cinciallegre, gazze, storni e piccioni.

Perché gli uccelli temono di più le donne?

Non si sa ancora: le ipotesi riguardano feromoni, odore, forma del corpo e andatura.

Dove si è svolta la ricerca?

In sette città di Repubblica Ceca, Francia, Germania, Polonia e Spagna.

Letto su cosedellaltromondo.it — https://www.cosedellaltromondo.it/uccelli-paura-donne-uomini-studio/

Scritto da

Teresa Pitrola è una firma della redazione di Cose dell'Altro Mondo. Firma contenuti di ogni genere per il magazine.