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Illustrazione generata con AI: cellule a mosaico, alcune con un cromosoma in più

Sindrome di Down a mosaico: cos’è e perché la diagnosi a volte arriva tardi

Cose dell'Altro Mondo 5 giorni fa

Pubblicato il

Ad agosto vi abbiamo raccontato la storia di Ashley Zambelli, la donna americana che, come ha raccontato a Metro, ha scoperto a 23 anni di avere la sindrome di Down a mosaico. Qui non la ripercorriamo: proviamo a rispondere alla domanda che quel caso ha lasciato aperta.

La sindrome di Down a mosaico è la forma meno comune, secondo la NDSS. Il cromosoma 21 in più non si trova in tutte le cellule del corpo, ma solo in una parte. Proprio per questo i segni possono essere sfumati e sfuggire agli esami più comuni.

Cos’è la sindrome di Down

Nelle cellule del corpo i cromosomi sono di solito 46, organizzati in 23 coppie. Le persone con sindrome di Down hanno una copia intera o parziale in più del cromosoma 21, come spiega la National Down Syndrome Society (NDSS). Per questo si parla anche di trisomia 21.

Secondo l’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è la causa genetica più comune di disabilità intellettiva, con una prevalenza stimata tra 1 su 1.000 e 1 su 2.000 nati. Il sospetto si conferma con il cariotipo, l’esame che conta e ordina i cromosomi di un campione di cellule.

La sindrome di Down a mosaico e le altre forme

Nella forma più frequente, la trisomia 21 libera, il cromosoma in più è presente in ogni cellula. Il Bambino Gesù la indica nel 95% dei casi. Secondo la NDSS e i CDC, i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, circa il 3% dei casi è dovuto invece alla traslocazione: una parte del cromosoma 21 in più, o il cromosoma intero, è attaccata a un altro cromosoma.

Poi c’è il mosaico. Qui convivono due tipi di cellule: alcune hanno i 46 cromosomi abituali, altre ne hanno 47 con il cromosoma 21 in più. Sulla frequenza della sindrome di Down a mosaico le stime cambiano da fonte a fonte. È circa il 2% dei casi per la NDSS e per i CDC, il 2-3% per il Bambino Gesù, meno dell’1% per il caso clinico pubblicato nel 2022 e il 2-4% per lo studio del 2009 sull’American Journal of Medical Genetics. La NDSS la definisce comunque la forma meno comune.

Perché il cromosoma in più c’è solo in alcune cellule

Secondo MedlinePlus Genetics il mosaico nasce da un evento casuale durante la divisione delle cellule, nelle prime fasi dello sviluppo del feto. Così alcune cellule hanno due copie del cromosoma 21 e altre ne hanno tre.

Come la trisomia 21, scrive MedlinePlus, la sindrome di Down a mosaico non è ereditaria. Anche per la NDSS l’ereditarietà non ha un ruolo né nella trisomia libera né nel mosaico.

Un’immagine aiuta a capire l’idea di mosaico, anche se il meccanismo è diverso. Nei gatti tartarugati il manto alterna macchie nere e arancioni perché cellule diverse esprimono colori diversi: lì entra in gioco l’inattivazione di uno dei due cromosomi X. Nella sindrome di Down a mosaico da una cellula all’altra non cambia un colore, ma il numero di cromosomi.

Perché la diagnosi a volte arriva tardi

Il primo motivo è il quadro clinico. Il Bambino Gesù spiega che nel mosaico il quadro può essere più sfumato, in funzione dell’entità del mosaicismo. Secondo la NDSS le persone con sindrome di Down a mosaico possono avere meno caratteristiche della sindrome rispetto alle altre forme, anche se generalizzare non è possibile.

Il secondo motivo riguarda i tessuti, perché la quota di cellule con il cromosoma in più cambia da un tessuto all’altro. In uno studio su 107 persone con trisomia 21 a mosaico, pubblicato nel 2009 sull’American Journal of Medical Genetics, i campioni prelevati dalla guancia avevano in media più cellule trisomiche del sangue. È successo in 35 casi su 49 tra quelli con entrambi i campioni.

Conta perché il cariotipo si fa di solito su un prelievo di sangue, come ricorda la NDSS. Se nel sangue le cellule con il cromosoma in più sono poche, l’esame può risultare normale.

Lo mostra un caso clinico pubblicato nel 2022 su Clinical Case Reports. Un ragazzo dell’Honduras aveva avuto un cariotipo normale a un anno e un esame del DNA del sangue normale a cinque anni. A dieci anni un nuovo cariotipo ad alta risoluzione ha trovato una sola cellula su 50 con il cromosoma 21 in più, un dato non sufficiente per la diagnosi. Il mosaico è emerso dall’analisi delle cellule prelevate con un tampone dalla guancia: 78 nuclei su 501.

Gli autori concludono che, quando il sospetto resta alto dopo un cariotipo negativo, va considerata l’analisi di più tessuti: pelle, sangue e mucosa della guancia.

C’è poi un terzo motivo, legato alla gravidanza. Secondo la NDSS i test prenatali non invasivi, che cercano nel sangue della madre il DNA del feto, possono non rilevare il mosaico quando le cellule trisomiche sono il 33% o meno. Restano comunque test di screening: la diagnosi arriva solo dagli esami diagnostici.

Cosa cambia con una diagnosi da adulti

Il caso di Ashley Zambelli, raccontato da Metro e ripreso nel nostro pezzo di agosto, mostra che la sindrome di Down a mosaico può essere scoperta anche in età adulta: lei l’ha saputo a 23 anni. A Metro ha detto che la diagnosi era una risposta da aggiungere alla cartella clinica e da usare per ottenere l’aiuto di cui aveva bisogno.

Per i bambini con sindrome di Down, in qualunque forma, il Bambino Gesù indica controlli regolari in un centro multispecialistico e interventi abilitativi avviati presto. Ogni percorso si costruisce sulla persona, insieme ai medici che la seguono.

Quando rivolgersi a medico e genetista

Un articolo non può dire se una persona abbia o no la sindrome di Down a mosaico. Possono farlo solo gli esami genetici, letti da uno specialista. Chi ha dubbi su un risultato in gravidanza, su segnali notati in un figlio o su di sé ne parli con il medico curante, che può indirizzare a una consulenza genetica.

Domande frequenti

Cos’è la sindrome di Down a mosaico?

È una forma di sindrome di Down in cui il cromosoma 21 in più è presente solo in una parte delle cellule. Le altre hanno i 46 cromosomi abituali.

Quanto è frequente la sindrome di Down a mosaico?

Secondo la NDSS è la forma meno comune, ma le stime cambiano da fonte a fonte: circa il 2% dei casi per la NDSS e per i CDC, il 2-3% per il Bambino Gesù, meno dell’1% per un caso clinico del 2022 e il 2-4% per uno studio del 2009.

La sindrome di Down a mosaico è ereditaria?

Secondo MedlinePlus Genetics no: nasce da un evento casuale durante la divisione delle cellule, nelle prime fasi dello sviluppo del feto.

Perché un cariotipo sul sangue può risultare normale?

Perché la quota di cellule con il cromosoma in più cambia da un tessuto all’altro. Se nel sangue sono poche, l’esame può non vederle e può servire analizzare altri tessuti, per esempio le cellule della guancia.

Il test prenatale sul DNA del feto vede sempre il mosaico?

No. Secondo la NDSS questi test possono non rilevarlo quando le cellule trisomiche sono il 33% o meno. Inoltre sono test di screening e non danno una diagnosi.

A chi rivolgersi in caso di dubbi?

Al medico curante, che può indirizzare a una consulenza genetica.
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