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Un cane simile a un pastore belga malinois piega la testa di lato con le orecchie dritte, come se ascoltasse con attenzione, in un parco

Bouba è rotondo, Kiki è spigoloso: li associano anche i cani, dice uno studio di Parma

Cose dell'Altro Mondo 2 giorni fa

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Mostrate a qualcuno due figure, una tonda e morbida e una piena di punte, e chiedetegli quale si chiama “Bouba” e quale “Kiki”. La maggior parte delle persone darà lo stesso nome alle stesse forme. È l’effetto Bouba-Kiki, e secondo uno studio dell’Università di Parma non riguarda solo noi: anche i cani associano Bouba alle forme rotonde e Kiki a quelle spigolose.

La ricerca, intitolata “ Hearing shapes: the Bouba-Kiki effect in adult domestic dogs “, è uscita il 14 ottobre 2026 su Proceedings of the Royal Society B. Ha coinvolto 70 cani adulti e suggerisce che legare un suono a una forma non sia un’esclusiva del linguaggio umano.

Cos’è l’effetto Bouba-Kiki

Bouba e Kiki sono parole inventate, che non vogliono dire niente in nessuna lingua. Eppure, come ricorda New Scientist, dal 2001 molti studi hanno mostrato che le persone, nelle culture di tutto il mondo, tendono a chiamare “bouba” una figura curva e “kiki” una figura appuntita.

Gli scienziati parlano di simbolismo sonoro o, più in generale, di corrispondenze cross-modali: legami spontanei tra ciò che sentiamo e ciò che vediamo. Per molto tempo si è pensato che fosse un effetto legato al linguaggio. Poi è arrivata la sorpresa dei pulcini: secondo uno studio pubblicato su Science nel 2026, associano le forme rotonde a Bouba e quelle spigolose a Kiki anche i pulcini di tre giorni, nel primo esperimento, e di un giorno, nel secondo. New Scientist aggiunge che l’effetto è stato osservato forse anche nei macachi.

Lo studio dell’Università di Parma sui cani

La ricerca è stata condotta all’Università di Parma da Eleonora Biffi e Giulia Pedretti, co-prime autrici, sotto la supervisione di Paola Valsecchi, docente di Etologia. Hanno collaborato Simona Normando e Maria Loconsole dell’Università di Padova e Teddy Lazebnik dell’Università di Haifa e della Jönköping University. Lo studio fa parte di un progetto più ampio, che confronta pulcini, bambini e cani.

Il test era semplice. Ai cani venivano mostrate contemporaneamente due immagini, una rotonda e una spigolosa, mentre ascoltavano, in modo alternato, “Bouba” o “Kiki”. Secondo New Scientist, nel primo esperimento i 51 cani stavano in braccio ai proprietari, con le due forme su pannelli ai lati opposti della stanza.

Per evitare l’effetto Clever Hans, cioè che i cani seguissero senza volerlo i segnali dei padroni, in un secondo esperimento su 19 cani i proprietari indossavano cuffie e non potevano sentire quale parola venisse riprodotta. Secondo New Scientist nelle cuffie c’era musica.

Cosa hanno scoperto i ricercatori

I cani guardavano di più la forma rotonda quando sentivano “Bouba” e quella spigolosa quando sentivano “Kiki”. Con i proprietari in cuffia il risultato non è cambiato, anzi la preferenza per la forma rotonda con “bouba” è risultata un po’ più marcata.

C’è però un dettaglio che distingue i cani da noi. Nel primo esperimento, spiega l’Università di Parma, il loro sguardo arrivava più in fretta sulla forma spigolosa, qualunque fosse il suono, e i cani l’hanno esplorata di più quando sentivano “Kiki”. Nei bambini e nei pulcini l’effetto sembra invece più forte per l’abbinamento tra forme rotonde e “Bouba”. Per ora non si sa se la differenza dipenda dalla specie, dall’esperienza del singolo cane o dagli oggetti con cui i cani hanno a che fare ogni giorno.

Perché l’effetto Bouba-Kiki nei cani è importante

Per i ricercatori il risultato rafforza l’idea che l’effetto Bouba-Kiki faccia parte di un insieme più ampio di corrispondenze tra sensi condivise da specie diverse, più che essere una caratteristica soltanto umana e legata al linguaggio. “Se anche animali privi di un linguaggio simile al nostro associano spontaneamente suoni e forme, questo suggerisce che almeno una parte dei meccanismi alla base del simbolismo sonoro potrebbe non essere specifica del linguaggio”, ha spiegato Eleonora Biffi a New Scientist. “Potrebbe invece riflettere principi più generali del modo in cui il cervello integra le informazioni che arrivano dai diversi sensi”.

E non è il primo legame tra sensi diversi che si osserva nei cani: secondo l’Università di Parma, i cani sanno già collegare i suoni più acuti a corpi più piccoli e quelli più gravi a corpi più grandi.

Attila Andics, dell’Università Eötvös Loránd in Ungheria, che non ha partecipato allo studio, ha detto a New Scientist che il lavoro suggerisce che l’abbinamento tra suoni e forme si basi su meccanismi generali e non su rappresentazioni linguistiche complesse. “Una prossima domanda affascinante è quanto questi legami nei cani nascano dall’apprendimento statistico o da aspettative più innate”, ha aggiunto.

Le prossime domande: cuccioli, volpi e gatti

Resta da capire quanto conti il fatto che i cani ascoltano la voce umana e convivono con noi da migliaia di anni. Per questo, racconta Biffi a New Scientist, il gruppo sta raccogliendo dati su cuccioli e canidi selvatici, comprese le volpi, e vorrebbe verificare l’effetto anche nei gatti. “Se anche i gatti mostrassero l’effetto bouba-kiki, avremmo un’ulteriore prova che il simbolismo sonoro può riflettere meccanismi percettivi generali, invece che adattamenti legati in particolare alla lunga storia di cooperazione e comunicazione tra cani ed esseri umani”, ha detto la ricercatrice.

L’Università di Parma aggiunge un’altra domanda: se il simbolismo sonoro abbia un ruolo anche nel modo in cui i cani elaborano la voce umana, imparano le parole o interpretano i comandi.

Domande frequenti

Cos’è l’effetto Bouba-Kiki?

È la tendenza ad associare la parola inventata “Bouba” a una forma rotonda e “Kiki” a una forma spigolosa. Compare in persone di culture e lingue diverse.

Anche i cani sono sensibili all’effetto Bouba-Kiki?

Secondo uno studio dell’Università di Parma su 70 cani adulti, sì: guardano di più la forma rotonda quando sentono “Bouba” e quella spigolosa quando sentono “Kiki”.

Come si è svolto l’esperimento sui cani?

Ai cani venivano mostrate insieme una forma rotonda e una spigolosa mentre ascoltavano “Bouba” o “Kiki”. In una parte dei test i proprietari indossavano cuffie, per non influenzare i cani senza volerlo.

Quali altri animali mostrano l’effetto Bouba-Kiki?

Lo hanno mostrato i pulcini di pochi giorni e, secondo New Scientist, forse anche i macachi. I ricercatori di Parma vogliono studiare cuccioli, volpi e gatti.
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