Pubblicato il · Aggiornato il
Aggiornato il: 15 Ottobre 2026
Quando il Tribunale di Sorveglianza di Milano concede l’affidamento ai servizi sociali a qualcuno, lo fa con un provvedimento scritto. Di solito quei testi restano nei fascicoli. Nel caso di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007, le parole dei giudici dicono qualcosa di inatteso: il ritratto di un uomo che non nutre rancore verso nessuno, che ha imparato ad aggirare i giornalisti in appostamento e che, secondo l’équipe che lo segue, riesce a vivere “in modo meno faticoso” la pressione mediatica grazie alla possibilità che la sua innocenza emerga. Quella possibilità si chiama Andrea Sempio, nuovo indagato a Pavia per lo stesso omicidio.
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Le parole esatte dell’ordinanza
I giudici riconoscono che Stasi “ha percorso tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza” e che “ha dimostrato equilibrio e dosi di resilienza nel fronteggiare l’emotività che ha certamente provocato l’apertura dell’indagine, così come l’eccezionale e del tutto inusitata esposizione mediatica che essa ha suscitato”.
Non è il linguaggio asettico di una sentenza. È una valutazione che i giudici hanno messo nero su bianco, citando il lavoro dell’équipe che ha seguito Stasi durante la detenzione. Quell’équipe, si legge nel provvedimento, ha “evidenziato” che la nuova attenzione mediatica “ha comportato una inevitabile attivazione emotiva che, però Stasi ha saputo gestire al meglio, attraverso strategie contenitive delle emozioni”.
La frase sulla possibile estraneità ai fatti
C’è un passaggio nell’ordinanza che vale la pena leggere con attenzione. I giudici scrivono che “la possibilità che possa emergere la sua estraneità ai fatti gli permette di vivere in modo meno faticoso l’invadenza dei media”. È una frase che i giudici del tribunale di sorveglianza non erano obbligati a scrivere. L’hanno fatto. Sullo sfondo c’è l’indagine in corso a Pavia su Andrea Sempio, che ha riaperto pubblicamente la questione di chi abbia ucciso Chiara Poggi quella mattina d’agosto del 2007.
Gli appostamenti dei giornalisti e il “profilo basso”
Il provvedimento entra anche nel dettaglio di come Stasi abbia vissuto la nuova ondata di interesse mediatico legata all’indagine su Sempio. Si legge che l’attenzione dei giornalisti “lo ha costretto a mettere in atto strategie di evitamento dei giornalisti che più volte hanno messo in atto veri e propri appostamenti”. Nonostante questo abbia “limitato le sue possibilità di spostamento”, Stasi “ha mantenuto un ‘profilo basso’, ha evitato ulteriori interviste e sta mantenendo una evidente lucidità anche rispetto ai possibili sviluppi futuri”.
L’ultima valutazione è quella che chiude il cerchio: “non emergono vissuti rancorosi né repertori narrativi screditanti verso coloro che lo hanno posto in questa condizione”. Verso i giudici che lo hanno condannato, verso chi lo ha indagato, verso chiunque.

Il contesto: cosa era già successo
Alberto Stasi ha 42 anni. È stato condannato in via definitiva nel 2015 per l’omicidio di Chiara Poggi. Già ammesso al regime di semilibertà, lavora come contabile e amministrativo in una società di gestioni finanziarie in centro a Milano. L’affidamento ai servizi sociali è il passo successivo nel percorso di reinserimento: comporta prescrizioni su orari e spostamenti e può essere revocato in caso di violazioni. La decisione non ha nessun collegamento con l’indagine su Andrea Sempio, che segue un binario giudiziario separato.
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