Menu
Jorlan Lopes da Silva arrestato in Paraíba: a sinistra con parrucca e vestito a righe, a destra senza parrucca davanti allo stemma Polícia Civil

In fuga vestito da donna e con un bimbo in braccio, arrestato in Brasile il “killer della parrucca”: dice di aver ucciso 80 persone

Teresa Pitrola 4 giorni fa 0

Aveva un vestito, una parrucca nera, sandali femminili, occhiali scuri e le unghie smaltate. In braccio teneva un bambino di circa due anni che non era suo parente. Con questo travestimento Jorlan Lopes da Silva, 33 anni, ha provato a sfuggire alla polizia della Paraíba, nel nord-est del Brasile. Sospettato di 16 omicidi in tre mesi, ha dichiarato agli investigatori di aver ucciso circa 80 persone. Il numero non è però stato confermato.

L’arresto dopo 48 ore di caccia

L’uomo è stato fermato domenica 13 settembre a Mulungu, nell’Agreste della Paraíba, al termine di un’operazione durata circa 48 ore. Contro di lui c’era un mandato di custodia cautelare emesso dalla giustizia statale. Secondo i dettagli forniti, il lavoro di intelligence ha permesso di individuare l’immobile in cui si nascondeva e di seguirne i movimenti. Gli investigatori hanno poi scoperto che sarebbe stato trasferito da Cabedelo a Mulungu e, con l’aiuto della Polizia stradale federale, hanno intercettato il veicolo. Uno degli uomini che lo accompagnavano è stato bloccato, ma lui è riuscito a scappare. La polizia parla di un’operazione congiunta. Nella stessa azione sono stati arrestati altri due uomini, sospettati di legami con la stessa fazione criminale attiva nella regione.

Il travestimento e il dettaglio che lo ha tradito

Nei giorni della fuga l’uomo, soprannominato “homem da peruca” (l’uomo della parrucca), ha cercato di passare inosservato. Stando al suo stesso racconto riferito dalla polizia, sarebbe riuscito a superare gli agenti senza essere riconosciuto. Poi sarebbe tornato nel nascondiglio, avrebbe lasciato lì il bambino e preso un revolver. Uscendo di nuovo, il vestito si spostato e ha lasciato scoperto un tatuaggio. è stato quel segno a permettere di identificarlo.

Sedici omicidi in tre mesi

Secondo il delegato Douglas Garcia, responsabile del caso, la polizia ha già elementi che collegano l’uomo a 16 omicidi commessi dalla fine di maggio 2026 nella regione della Valle del Mamanguape. Uno di questi è il duplice omicidio di due commercianti, avvenuto il 1° agosto a Rio Tinto, a cui avrebbe partecipato insieme ad altri quattro uomini. Gli inquirenti valutano anche il suo possibile coinvolgimento nella morte di una giovane donna: il corpo è stato ritrovato dopo che, secondo il delegato, lo stesso sospettato ha indicato dove era stato sepolto. Gli investigatori esaminano inoltre un possibile legame con una fazione criminale nata a Rio de Janeiro e presente nella Paraíba. Dopo essere sfuggito a uno scontro a Rio Tinto, si sarebbe nascosto in una comunità di Cabedelo associata a quell’organizzazione.

“Ottanta omicidi”: una cifra ancora da verificare

Durante l’interrogatorio il sospettato ha detto di aver ucciso circa 80 persone nel corso della vita e di aver commesso il primo omicidio a 13 anni. Il numero, però, non è considerato ufficiale dall’inchiesta. Una confessione isolata non basta a stabilire la responsabilit: le dichiarazioni vengono confrontate adesso con fascicoli, registri degli omicidi e prove tecniche. Il delegato Garcia ha definito la cifra molto rilevante, aggiungendo di ritenere che, se non è esatta, la realtà sia comunque molto vicina. Per verificarla, la Polizia Civile rivedrà le inchieste su omicidi rimasti senza colpevole, per capire se emergano elementi che lo colleghino ai casi. Solo se le verifiche lo confermassero si potrebbe parlare di uno dei più gravi casi di omicidi seriali della storia brasiliana.

Un passato di violenza fin dall’adolescenza

Gli investigatori descrivono una storia di violenza che parte dall’adolescenza. Complessivamente avrebbe trascorso in carcere cinque o sei anni. C’è un punto che le autorità non hanno chiarito: la Polizia Civile non ha spiegato come il bambino sia finito con il sospettato, né se abbia ricevuto assistenza medica dopo essere stato ritrovato. Il piccolo non era un suo parente.

Cosa succede adesso

Dopo l’udienza di convalida, l’uomo è stato trasferito nel carcere Slvio Porto di João Pessoa, dove si trova detenuto. La polizia sta valutando se sottoporlo a una perizia sulla capacità di intendere e di volere. Restano da chiarire il numero reale delle vittime, il ruolo dei complici e il legame con la fazione criminale. Come sempre, fino a una sentenza definitiva il sospettato va considerato innocente.

Ti è piaciuto? Votalo!

🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono

Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.


Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scritto da

Lascia un commento

Rispondi