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Lady Diana indossa il revenge dress nero senza spalline e la collana di perle con zaffiro alla Serpentine Gallery

Il revenge dress di Lady Diana va all’asta: l’iconico abito nero con cui trasformò il dolore in forza vale già una fortuna

Teresa Pitrola 4 giorni fa 0

A distanza di oltre trent’anni, uno dei capi più celebri e commentati della storia recente della moda è di nuovo sotto i riflettori. L’abito in crêpe di seta nera disegnato dalla stilista greca Christina Stambolian, indossato da Diana il 29 giugno 1994, è esposto da Sotheby’s a Londra in vista dell’asta di New York. Il “revenge dress” è ormai molto più di un vestito. È diventato un’immagine simbolo di riscatto personale, entrata di diritto nell’immaginario collettivo.

L’esposizione a Londra e il tour internazionale

A Londra l’abito resta visibile al pubblico da Sotheby’s sino al 24 settembre. Chi vuole vederlo dal vivo ha quindi ancora pochi giorni. La vetrina londinese coincide con la London Fashion Week. Poi l’abito viaggerà verso Hong Kong e Ginevra, nell’ambito di un tour espositivo internazionale, per approdare infine a New York.

L’asta del 9 dicembre a New York

Il 9 dicembre 2026 Sotheby’s New York proporrà l’originale “Revenge Dress” in un’asta di moda dedicata, con una stima di circa 150.000-300.000 dollari. La forbice corrisponde a circa 110.000-220.000 sterline e l’abito sarà battuto nell’ambito di una serata d’asta interamente dedicata alla moda, la prima con questa formula. Secondo alcune anticipazioni la vendita si terrà al Breuer Building di New York. L’abito non è nuovo al martello. Fu venduto nel giugno 1997, quando Diana mise all’asta 79 dei suoi abiti per raccogliere fondi a favore di associazioni impegnate contro il cancro al seno e l’AIDS. All’epoca fu aggiudicato per 39.098 sterline a una coppia scozzese che intendeva usarlo per raccogliere fondi per l’infanzia. Oggi è la stessa famiglia a metterlo di nuovo in vendita. Nel lotto sarà incluso anche un esemplare del catalogo Christie’s del 1997, firmato sia da Diana sia da Stambolian. Parte del ricavato andrà a NHS Lothian Charity, a beneficio del Royal Edinburgh Hospital.

Perché potrebbe superare di gran lunga la stima

Sotheby’s indica una forchetta prudente, ma gli esperti ritengono che il prezzo finale possa essere considerevolmente più alto. Il precedente più citato è quello del 2023. Un maglione rosso con le pecorelle, indossato da Diana a una partita di polo nel 1981, fu venduto per 1,1 milioni di dollari, molte volte la stima iniziale e record per un oggetto appartenuto alla principessa. La previsione di partenza era di 50.000-80.000 dollari. Nella stessa asta anche un abito meno noto superò le attese, chiudendo a 604.800 dollari. Morgane Halimi, responsabile globale di borse e moda di Sotheby’s, ha dichiarato che secondo lei si tratta dell’oggetto più potente legato a Diana. Ha aggiunto che la sua storia e il suo messaggio universale attireranno non solo collezionisti privati ma anche istituzioni.

L’abito: caratteristiche e stilista

Il modello è un abito da sera nero, senza spalline, in seta, con uno strascico in chiffon. È una variante del “little black dress“, la formula che Coco Chanel concepì nel 1926 per trasformare il nero da colore del lutto a emblema di raffinatezza. Nel contesto reale di allora la scelta era un gesto di rottura. Il nero era tradizionalmente legato ai funerali di corte. La firma è di Christina Stambolian, stilista di origine greca. Fu lei a leggere la scelta di Diana con una metafora tratta dal “Lago dei cigni” di Čajkovskij: la principessa non avrebbe recitato la scena come Odette, innocente in bianco, ma come Odile, il cigno nero, evidentemente arrabbiata. L’abito era costato 900 sterline e Diana lo teneva nell’armadio da tre anni, temendo fosse troppo audace.

Il 29 giugno 1994, perché Diana lo indossò

Diana lo indossò a una cena di raccolta fondi organizzata da Vanity Fair per la Serpentine Gallery, a Kensington Gardens. Aveva inizialmente rifiutato l’invito e accettò solo due giorni prima, dopo giorni di attenzione mediatica sulle rivelazioni relative al marito. Nella stessa serata andava in onda in tv il documentario sul principe Carlo, in cui lui ammetteva di esserle stato infedele dopo che il matrimonio era “irrimediabilmente fallito”. I due erano separati da due anni. Secondo alcune ricostruzioni riportate dalla stampa, Diana avrebbe dovuto indossare un abito Valentino. Quando la casa di moda diffuse in anticipo un comunicato sul suo outfit, lei ripiegò sull’abito di Stambolian, mai indossato prima. Il look fu studiato in ogni dettaglio. Décolleté Manolo Blahnik, pochette Salvatore Ferragamo, collant velati neri, e una collana di perle a sette fili con una grande spilla di zaffiri e diamanti, dono della Regina Madre per le nozze. Completavano il quadro le unghie rosso scarlatto e i capelli corti pettinati all’indietro. Il fotografo Tim Graham ha ricordato che la posa davanti ai fotografi durò circa trenta secondi. Bastarono per finire sulle prime pagine di tutto il mondo.

Chi ha ribattezzato l’abito “revenge dress”

Non esiste un’unica paternità del nome. L’etichetta nacque dalla stampa britannica e dagli addetti ai lavori. Nei giorni successivi il vestito fu definito “I’ll Show You dress”, “Serpentine Cocktail”, “Vengeance dress” e infine “Revenge dress”. La giornalista Tina Brown ricorda che le fashion editor usavano anche una variante molto più colorita. Una sintesi perfetta la offrì il tabloid The Sun: il giorno dopo titolò in prima pagina “Revenge is chic”. Il vestito diede anche il nome a un fenomeno. Vogue lo ha definito il “progenitore” del cosiddetto “revenge dressing”, mentre la biografa Georgina Howell lo ha descritto come forse l’abito più strategico mai indossato da una donna in epoca moderna.

Un’icona che resiste al tempo

Il valore dell’abito, spiega Sotheby’s, va oltre lo scandalo. Halimi lo riassume così: “La moda può essere un linguaggio quando le parole non bastano”. Nel 2025 a Parigi è stata presentata una statua di cera a grandezza naturale di Diana con l’abito addosso. Il 9 dicembre si vedrà quanto il mercato sia disposto a pagare per quel gesto di riscatto.

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