La libertà è tra le cose che, quasi tutti noi, diamo per scontate. Fa parte della nostra quotidianità: la possibilità di scegliere, parlare, muoverci, decidere del nostro tempo. Proprio perché la viviamo ogni giorno, smettiamo di renderci conto di quanto sia preziosa ma fragile.
La storia che stiamo per raccontarvi dimostra che la libertà può svanire del tutto, senza che qualcuno se ne accorga.
Nei giorni scorsi alcuni media italiani, riprendendo BBC e The Guardian, hanno dato spazio al racconto shock degli abusi subiti da una donna dal 1996 al 2021, e alla condanna esemplare della sua aguzzina, che dovrà scontare 13 anni di carcere.
In questo articolo
Schiava per 25 anni
Nel marzo 2021, a Tewkesbury nel Gloucestershire ( Inghilterra), la polizia ha liberato una donna con disabilità cognitive, tenuta in schiavitù per 25 anni in una casa privata. Entrata da adolescente a metà degli anni ’90 per un weekend, è stata intrappolata da Amanda Wixon, allora 56enne e madre di 10 figli. Wixon è stata condannata nel 2024 a 13 anni di carcere per sequestro di persona, sfruttamento lavorativo e aggressioni. La vittima, che aveva 16 anni all’arrivo e ne aveva oltre 40 alla liberazione, conosceva la sua aguzzina tramite legami familiari pregressi.

Gli abusi e l’isolamento
La vittima degli abusi viveva come una domestica forzata: puliva i pavimenti in ginocchio per ore, lavava, stirava, serviva pasti alla famiglia e badava ai bambini. Dormiva in una stanza-cella, si nutriva di avanzi e non poteva uscire per nessun notivo.
L’igiene le era negata: si lavava di nascosto, di notte. Le violenze includevano strangolamenti, testa immersa nel water, detersivi versati in gola e sul viso, capelli rasati contro la volontà (lei voleva tenerli lunghi), pestaggi con manico di scopa (sino a causarle la perdita dei denti), e colpi al volto. Al momento del soccorso, la prigioniera presentava cicatrici su viso e labbra, e in altre parti del corpo.
La vittima ha testimoniato: “Essere salvata dalla polizia nel 2021 mi ha salvato la vita, ma il danno continua e lotto ancora per guarire”. Wixon le aveva anche sottratto e distrutto un telefono, colpendola al viso, a mani nude e finanche con un martello.
La liberazione e gli interrogativi
Nel marzo 2021, la vittima, molto malata e denutrita, consapevole di aver bisogno di aiuto medico, riuscì a usare un cellulare, contattando una persona fidata che allertò la polizia.
L’aspetto estremamente inquietante della vicenda è lampante: per 25 anni questa donna è ‘sparita’ dai controlli delle istituzioni. Nessuna scuola, niente visite mediche o dentistiche. Eppure, i servizi sociali erano intervuti per la famiglia Wixon negli anni ’90, ma non avevano scoperto nulla.
I vicini di casa dell’aguzzina affermano di aver segnalato alle autorità, nel corso degli anni, i loro sospetti, senza ottenere riscontri.
© cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to UseLa rinascita della vittima e le ombre sul sistema
Oggi, accolta da una famiglia affidataria, la donna che ha subito la prigionia, combatte con numerosi traumi: paura di abbracci, bisogno ossessivo di fare continuamente la doccia nelle ore notturne, incubi con l’aguzzina a fare da protagonista.
Tuttavia, nonostante le sue fragilità, sta rinascendo: frequenta il college, è in cura da uno psicoterapeuta, viaggia, e si è fatta crescere i capelli come desiderava.
Come è sfuggita ai ‘radar’ del sistema che doveva tutelarla, per decenni, una persona vulnerabile? Questa storia sta suscitando molte critiche al sistema britannico di welfare e protezione. Il caso evidenzia falle nella tutela dei disabili cognitivi, talvolta isolati da abusi domestici “invisibili” ma tragicamente reali.
Dove è avvenuto il caso della donna tenuta prigioniera per 25 anni?
Il caso è avvenuto a Tewkesbury, nel Gloucestershire, in Inghilterra. Qui una donna con disabilità cognitive è stata tenuta in schiavitù domestica per oltre due decenni all’interno di una casa privata.
Chi è l’aguzzina condannata per la prigionia?
La responsabile è Amanda Wixon, una donna britannica che nel 2024 è stata condannata a 13 anni di carcere per sequestro di persona, sfruttamento lavorativo e violenze.
Come è stata liberata la vittima?
Nel marzo 2021 la donna, gravemente malata e denutrita, è riuscita a utilizzare un telefono cellulare per contattare una persona fidata, che ha poi allertato la polizia permettendo il suo salvataggio.
Come viveva la vittima durante la prigionia?
La donna era costretta a svolgere lavori domestici per ore ogni giorno, dormiva in una stanza-cella, mangiava avanzi di cibo e subiva violenze fisiche e psicologiche.
Cosa è successo alla vittima dopo la liberazione?
Dopo il salvataggio, la donna è stata accolta da una famiglia affidataria. Oggi è seguita da specialisti, frequenta il college e sta cercando di ricostruire la propria vita dopo anni di abusi.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.
Crediti fotografici
- Donna schiava: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
- Amanda Wixon: Sky News | CC0 1.0 Universal
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


Ergastolo per Nathan Chasing Horse: l’attore di “Balla coi lupi” condannato per abusi su ragazze indigene
Uccise e fece a pezzi i suoceri a Firenze: condannata a 30 anni Elona Kalesha
Bimbo rinchiuso in un furgone per oltre un anno: choc in Francia
Neonato di 15 giorni tra rifiuti e droga: la storia che ha sconvolto l’Italia