Nel 2011, il fotografo britannico Nick Brandt stava percorrendo le rive del Lago Natron, nel nord della Tanzania, in cerca di immagini per il suo libro Across the Ravaged Land (Abrams Books, 2013), quando si imbatté in qualcosa di difficile da credere: corpi di uccelli e pipistrelli distesi lungo la riva, immobili, come scolpiti. Non erano scheletri, non erano semplici carcasse.
Erano statue. Rondini con le ali aperte, aquile pescatrici arroccate sui rami, fenicotteri adagiati nella posizione dell’ultimo volo. Brandt li raccolse uno a uno dalla riva, li riposizionò in pose “vive” e li fotografò: corpi avvolti in un sottile sudario cristallino, perfettamente conservati.
Quando vide quelle creature per la prima volta, rimase completamente sbalordito. L’idea, immediata, fu di ritrarle come se fossero ancora in vita. Le immagini fecero il giro del mondo, e con esse tornò prepotente una domanda: cosa trasforma un lago in un museo di statue naturali?
In questo articolo
Un paesaggio da un altro pianeta
Nel nord della Tanzania, ai piedi del vulcano Ol Doinyo Lengai, si estende una macchia rosso intenso, con qualche striatura bianca. Il Lago Natron deve il suo colore inusuale alla folta presenza di organismi particolari che lo popolano.
Si trova nella Grande Rift Valley, a nord di Ngorongoro, ed è lungo 60 chilometri per 22 di larghezza, con una profondità massima di appena 3 metri, soggetto a forte evaporazione. Un lago quasi piatto, che nella stagione secca si ritira lasciando enormi superfici di crosta salina bianchissima, e nella stagione umida si tinge di un rosso cupo che va verso l’arancione nelle zone meno profonde. Il paesaggio è di quelli che disorientano: sembra Marte, non l’Africa.
Le acque del lago Natron sono formate da sorgenti sotterranee ad altissimo grado di salinità provenienti dall’Ol Doinyo Lengai e dalle scarse piogge, che non raggiungono i 400 mm annui e sono insufficienti a compensare l’alta evaporazione dovuta al calore. Il lago non ha uno sbocco: l’acqua entra, ma non esce. Si accumula, si concentra, si trasforma.
La spiegazione chimica: perché l’acqua calcifica gli esseri viventi
Il nome del lago non è casuale. Contiene un composto naturale, il carbonato idrato di sodio, conosciuto appunto come “natron”. Utilizzato in passato nell’operazione dell’imbalsamazione per le sue proprietà di assorbimento dell’acqua, il natron rende le acque del lago simili all’ammoniaca, con un pH compreso tra 9 e 10,5, mentre la temperatura dell’acqua può raggiungere i 60°C.
Il pH è stato misurato fino a 10,5, quasi quanto quello dell’ammoniaca. Così alto da sciogliere in pochi secondi l’inchiostro sulle scatole del film fotografico Kodak, come ha raccontato lo stesso Brandt. Per confronto, l’acqua del mare ha un pH di circa 8.
Il meccanismo della “pietrificazione” va però chiarito: il lago Natron non trasforma nessun animale in pietra nel senso letterale del termine. Gli animali che finiscono nel lago muoiono per le condizioni estreme dell’acqua, e una volta morti vengono conservati dai minerali con una precisione quasi artistica. Si tratta di imbalsamazione, non di pietrificazione istantanea.
Il carbonato di sodio, usato un tempo nella mummificazione egizia, agisce come uno straordinario conservante per gli animali abbastanza sfortunati da morire nelle acque del lago.
Quanto al motivo per cui tanti uccelli finiscono nell’acqua, le ipotesi degli scienziati sono diverse. L’ipotesi più accreditata si basa sulla natura riflettente dell’acqua: la superficie del lago estremamente specchiata confonde gli uccelli al punto da farli precipitare. Altri esperti sostengono che gli animali muoiono per cause naturali e vengono poi trasportati dalle correnti verso la riva.
Gli animali che ci vivono benissimo
Il paradosso più sorprendente del Lago Natron è che, in questo ambiente letale, fiorisce una delle concentrazioni di vita selvatica più spettacolari d’Africa.
Tra 1,5 e 2,5 milioni di fenicotteri minori si radunano attorno al Lago Natron durante la stagione riproduttiva. Circa il 75% della popolazione mondiale nasce qui, facendo di questo specchio d’acqua il più grande sito di riproduzione per questa specie sull’intero pianeta.
Come riescono a sopravvivere? La risposta è nell’evoluzione. I fenicotteri minori si sono adattati a queste acque nel corso di millenni: hanno uno strato corneo protettivo su zampe e becco che li isola parzialmente dall’acqua caustica. Ma soprattutto, la pericolosità del lago tiene lontani i predatori, rendendo il Natron il luogo più sicuro al mondo per nidificare.
Uno studio pubblicato su Ibis (Brown, 1971, Wiley Online Library) e ripreso dalla ricerca di ScienceDirect sul monitoraggio satellitare del lago (2013) conferma che dal 1962 il Lago Natron è l’unico sito in Africa orientale dove la riproduzione dei fenicotteri minori avviene con successo su larga scala. Le condizioni di nidificazione sono estremamente dure — le temperature di mezzogiorno superano regolarmente i 50°C e raggiungono i 70-75°C — ma il vantaggio del sito sta nella sua completa libertà dai mammiferi predatori.
Le uniche altre creature che sopravvivono nel Lago Natron sono una singola specie di pesce, l’Alcolapia latilabris, e i cianobatteri, alghe blu-verdi che danno al lago il suo caratteristico aspetto color ruggine.
La leggenda locale contro la spiegazione scientifica
Per il popolo Maasai, che abita da secoli le pianure attorno al lago, il Natron non è solo un fenomeno chimico. È il dominio del sacro. Il vulcano Ol Doinyo Lengai, che sovrasta il lago, è la montagna sacra per il popolo Maasai: il suo nome in lingua locale significa “la montagna di Dio”, e sono i Maasai i primi ad averlo scalato, recandosi sulla sommità per rendere omaggio alla divinità e consegnare sacrifici propiziatori.
I Maasai si arrampicano sulle sue pendici per portare offerte e propiziarsi i favori della divinità che abita il vulcano. Il lago, agli occhi della tradizione, è un luogo di confine: territorio divino, non umano. Gli animali che vi muoiono non vengono “uccisi dall’acqua”, ma reclamati da qualcosa di più grande.
La scienza offre una spiegazione molto diversa, ma altrettanto affascinante. L’Ol Doinyo Lengai è l’unico vulcano al mondo che erutta carbonatite di sodio, una lava molto fluida che raggiunge temperature nettamente più basse rispetto alle normali lave basaltiche, circa 500°C contro gli oltre 1.100°C delle lave comuni. Sono proprio queste eruzioni uniche a pompare nel suolo e nelle falde i minerali che poi alimentano il lago, creando la sua chimica impossibile. Il “potere” del Natron, insomma, nasce letteralmente dalle viscere della Terra.
Altri laghi anomali nel mondo
Il Lago Natron non è l’unico specchio d’acqua con caratteristiche estreme sul pianeta. La Terra nasconde altri luoghi dove l’acqua è qualcosa di completamente diverso da ciò che ci aspettiamo.
Kawah Ijen, Indonesia. Sull’isola di Giava sorge il suo opposto chimico: non alcalino, ma ferocemente acido. Come documentato dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), il lago ha un’estensione di circa un chilometro e un volume di circa 36 milioni di metri cubi; il pH dell’acqua raggiunge un valore di 0,5 sulle sponde e 0,13 nella zona più centrale, a causa dell’elevata concentrazione di acido solforico e cloridrico — un’acidità in grado di sciogliere i metalli. Di notte, i gas di zolfo che fuoriescono dalle fessure si incendiano producendo fiamme blu elettrico alte fino a 5 metri: uno spettacolo surreale e mortale allo stesso tempo.
Lago Nyos, Camerun. Questo è forse il lago più letale del pianeta, non per la sua chimica superficiale ma per ciò che nasconde in profondità. Come registrato dalla rivista Science (Kling et al., 1987) e riportato da Wikipedia, il 21 agosto 1986 il lago Nyos ha generato un’eruzione limnica che ha ucciso 1.746 persone e 3.500 capi di bestiame, innescando il rilascio improvviso di 100.000-300.000 tonnellate di anidride carbonica. La nube di CO₂ scese verso i villaggi circostanti soffocando ogni forma di vita entro un raggio di chilometri, e la maggior parte delle vittime fu trovata nelle aree più basse, dove il gas, più pesante dell’aria, si era accumulato. Per evitare il ripetersi della tragedia, nel 2001 è stato installato un sistema di degassamento costituito da un sifone che aspira acqua dal fondo del lago, poi integrato da ulteriori tubi nel 2010.
Laguna Caliente, Costa Rica. Situata a quasi 2.300 metri di altezza nel vulcano attivo Poás, è uno specchio d’acqua in cui è praticamente impossibile immergersi e nemmeno avvicinarsi troppo: le emissioni di vapore acido rendono l’intera area un ambiente ostile per qualsiasi forma di vita.
Luoghi come questi ricordano che la Terra non è mai stata interamente “addomesticata” e che la natura non è sempre controllabile. Ci sono angoli dove la chimica, la geologia e la biologia si incontrano in modi che sembrano sfidare ogni logica e dove la natura, per l’appunto, rivendica, con forza, il proprio territorio.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.
Crediti fotografici
- Lago Natron: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


Il paese fantasma che appare solo con la nebbia: Brigadoon esiste davvero? 
Il mouthpiece Margiela che chiude la bocca (e costa 750 euro): ecco perché tutti ne parlano 
