Un tribunale della Turchia ha respinto una causa di paternità presentata da una donna di Ankara, Necla Özmen, che sostiene di essere la figlia biologica del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La donna, 55 anni, aveva depositato la richiesta a settembre presso un tribunale per la famiglia, chiedendo un test del DNA e un’indagine ufficiale sulla paternità. Ma i giudici turchi hanno ritenuto che la causa non fosse sostenuta da prove concrete e hanno deciso per l’archiviazione.
Nonostante la sentenza, Özmen ha annunciato di aver presentato ricorso e di aver inviato petizioni sia all’Ambasciata degli Stati Uniti che a tribunali statunitensi nella speranza di ottenere una risposta dal presidente americano.
Le origini della richiesta: una rivelazione nel 2017
Nel ricorso presentato, Necla Özmen ha ricostruito la propria storia. È ufficialmente registrata come figlia di Satı e Dursun Özmen, una coppia residente ad Ankara che l’ha cresciuta sin dalla nascita.
Suo padre adottivo, Dursun, è deceduto nel 2009. Ma è solo nel 2017, secondo la sua versione, che avrebbe scoperto una verità sconvolgente.
Özmen racconta che sua madre, Satı, le avrebbe confessato di non essere la sua vera madre biologica. La donna avrebbe detto di aver partorito un bambino nato morto in un ospedale nel 1970.
In quell’occasione, secondo la testimonianza riportata nella causa, una donna americana di nome Sophia avrebbe lasciato un neonato sano all’ospedale, che poi sarebbe stato affidato alla coppia turca.
L’accusa: “Trump è mio padre biologico”
Secondo Necla Özmen, quella donna americana sarebbe rimasta incinta a seguito di una relazione clandestina con Donald Trump, che all’epoca lavorava per la NATO.
Nella denuncia, Özmen afferma che sua madre adottiva avrebbe anche visto una fotografia di Trump all’epoca della consegna del neonato, foto mostrata dallo staff sanitario o da fonti vicine alla donna statunitense.
La documentazione presentata al tribunale non ha tuttavia convinto i giudici, che hanno definito “insufficienti” le basi fattuali e le prove allegate alla richiesta di apertura del processo.
La reazione di Necla Özmen: “Voglio solo la verità”
Dopo il rigetto del tribunale, Özmen ha rilasciato dichiarazioni all’agenzia DHA (Demirören Haber Ajansı), esprimendo la sua determinazione a proseguire nella battaglia legale.
“Non so quanto sia accurato. Voglio scoprire se è lui mio padre” – ha dichiarato.
“Non voglio causargli problemi. Voglio solo sapere la verità”.
Özmen ha detto di aver inoltrato richieste formali al governo statunitense, all’ambasciata e ad alcuni tribunali statali.
Ha anche espresso il desiderio di incontrare Trump di persona, nella speranza che accetti volontariamente di sottoporsi a un test del DNA.
“Spero che accetti. Credo che non rifiuterà la mia richiesta” – ha aggiunto.
Il giudizio del tribunale: mancano prove concrete
La decisione del tribunale turco si basa su un punto chiave: assenza di riscontri oggettivi che possano collegare direttamente Donald Trump al caso.
Nessun documento, test o testimonianza è stato considerato sufficiente per dare inizio a un processo legale. Nonostante ciò, la donna continua a rivendicare il suo diritto alla verità biologica.
Al momento non risulta alcuna reazione ufficiale da parte dell’ufficio del Presidente USA, né dai suoi legali.
FAQ – Domande frequenti
Chi è Necla Özmen?
Una donna di 55 anni residente ad Ankara, in Turchia, che sostiene di essere figlia biologica di Donald Trump.
Cosa ha chiesto alla giustizia turca?
Ha depositato una causa per paternità chiedendo che Trump fosse obbligato a sottoporsi a un test del DNA.
Perché il tribunale ha respinto la richiesta?
Per mancanza di elementi fattuali e prove concrete che giustificassero l’avvio di un procedimento giudiziario.
Come sarebbe avvenuta l’adozione?
Secondo il racconto, nel 1970 la madre adottiva avrebbe ricevuto un neonato da una donna americana che sosteneva di essere rimasta incinta di Trump.
Ci sarà un seguito?
Özmen ha annunciato un ricorso e ha presentato petizioni anche a istituzioni statunitensi per ottenere risposte.
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