Il nostro pianeta non smette mai di sorprenderci, ma tra tutte le creature che popolano gli abissi, ce n’è una che sfida ogni logica evolutiva: il polpo. Con i suoi tre cuori, il sangue blu e una capacità cognitiva che rivaleggia con quella di alcuni mammiferi, questo cefalopode è da sempre al centro dell’interesse scientifico. Tuttavia, una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Progress in Biophysics and Molecular Biology ha spinto l’asticella molto più in là, suggerendo un’ipotesi che sembra uscita da un film di fantascienza: i polpi potrebbero avere un’origine extraterrestre.
La teoria della Panspermia: la vita arriva dalle stelle
Per capire come sia possibile un’affermazione del genere, dobbiamo parlare della Panspermia. Secondo questa teoria, la vita sulla Terra non si sarebbe generata spontaneamente nel “brodo primordiale”, ma sarebbe stata trasportata da comete, meteoriti o polvere interstellare sotto forma di microbi, virus o persino uova criopreservate.
Il team di 33 ricercatori, guidato da Edward Steele, sostiene che l’esplosione di diversità biologica avvenuta durante il Cambriano (circa 540 milioni di anni fa) sia stata innescata da un bombardamento di materiale genetico alieno. In questo contesto, i polpi non sarebbero il risultato di una lenta evoluzione locale, ma il prodotto di geni provenienti dallo spazio profondo.
Un DNA che non ha eguali sulla Terra
Perché proprio i polpi? La risposta risiede nel loro genoma incredibilmente complesso. Quando gli scienziati hanno sequenziato il DNA del polpo per la prima volta, sono rimasti sbalorditi: possiede circa 33.000 geni codificanti per proteine, molti di più rispetto a un essere umano.
Ma la vera “stranezza” risiede nella loro capacità di editing dell’RNA. A differenza della stragrande maggioranza delle specie terrestri, che seguono fedelmente le istruzioni del DNA, i polpi possono modificare le loro istruzioni genetiche “al volo” per adattarsi istantaneamente a cambiamenti di temperatura o ambienti ostili. Questa flessibilità molecolare è così avanzata e improvvisa nella scala evolutiva da far ipotizzare ai ricercatori che non possa essere farina del sacco terrestre.
Intelligenza e anatomia: segni di un altro mondo
Oltre alla genetica, è l’anatomia stessa del polpo a suggerire qualcosa di insolito. Ogni tentacolo possiede una sorta di “mini-cervello” autonomo, permettendo all’animale di svolgere più compiti complessi contemporaneamente senza che il cervello centrale debba intervenire.
Le loro capacità di camuffamento, che permettono loro di cambiare colore e texture della pelle in una frazione di secondo, sono superiori a qualsiasi tecnologia umana attuale. Secondo lo studio, queste caratteristiche appaiono nel record fossile in modo troppo repentino. “È ragionevole suggerire che sembrano essere stati presi in prestito da un lontano futuro in termini di evoluzione terrestre, o più probabilmente, dall’intero cosmo”, si legge nell’articolo scientifico.

Critiche e scetticismo: la scienza si divide
Ovviamente, una teoria così radicale ha sollevato un polverone nella comunità scientifica. Molti biologi evoluzionisti sostengono che, per quanto i polpi siano straordinari, esistano spiegazioni terrestri per la loro complessità. Il fatto che condividano alcune basi genetiche con altre creature marine suggerisce comunque una parentela, seppur lontana.
Tuttavia, il fascino dell’ipotesi aliena rimane intatto. Se venisse confermata, non cambierebbe solo il modo in cui guardiamo i polpi, ma riscriverebbe completamente il nostro posto nell’universo: non saremmo più figli di un evento isolato sulla Terra, ma parte di un ecosistema galattico interconnesso.
Guardare gli abissi con occhi nuovi
Che siano viaggiatori interstellari arrivati su una cometa ghiacciata o semplicemente il capolavoro dell’evoluzione marina, i polpi continuano a rappresentare il confine tra ciò che conosciamo e ciò che possiamo solo immaginare. La prossima volta che vedrete un polpo, ricordate: potreste trovarvi davanti all’unico vero incontro ravvicinato del terzo tipo attualmente possibile sul nostro pianeta.
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