Una donna sostiene di essere stata portata nella residenza di Windsor nel 2010 “per scopi sessuali”. Questa dichiarazione, raccolta dagli investigatori britannici, ha aperto una crepa ulteriore nell’edificio già gravemente compromesso della reputazione di Andrew Mountbatten-Windsor, già principe Andrea, già duca di York, già membro di pieno diritto della Royal Family. La Thames Valley Police ha dichiarato di essere stata in contatto con gli avvocati della donna, precisando che, qualora decidesse di sporgere formale denuncia, la sua segnalazione “sarà presa sul serio e gestita con cura, sensibilità e rispetto per la sua privacy.”
L’ex principe era già stato arrestato a febbraio – e poi rilasciato – con l’accusa di presunta condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica, dopo la pubblicazione degli Epstein Files. L’uomo ha sempre negato con forza qualsiasi illecito. Adesso, però, lo scenario si fa molto più pesante.
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L’arresto di febbraio scorso che ha scioccato il Regno Unito
Il fratello minore di re Carlo, nella mattina del 19 febbario scorso, giorno del suo 66esimo compleanno, è stato arrestato. Ha lasciato l’Aylsham Police Station, nel Norfolk, esattamente 12 ore dopo.
Quanto alle motivazioni del rilascio, non si è trattato di un proscioglimento né di una mancanza di prove sufficiente a procedere: è stato rilasciato “under investigation”, ovvero a piede libero ma formalmente indagato, con l’accusa di abuso d’ufficio per aver condiviso informazioni riservate con Jeffrey Epstein durante il suo ruolo di emissario commerciale del governo di Londra.
In pratica, nel sistema giudiziario britannico l’arresto serve principalmente a consentire alla polizia di interrogare il sospettato in modo formale e “sotto avvertimento” (cioè con la garanzia che tutto ciò che dice può essere usato contro di lui). Andrea è stato interrogato per ore dagli investigatori, dopodiché è stato rilasciato. Non esisteva — almeno in quella fase — un’accusa formalmente inoltrata a un giudice tale da giustificarne la detenzione prolungata: le indagini erano ancora in corso e la polizia aveva bisogno di raccogliere ulteriori elementi prima di procedere eventualmente con una richiesta di custodia cautelare o con un rinvio a giudizio.
Va sottolineato che si tratta di un evento di portata storica: non accadeva dal 1647 che un membro di sangue reale britannico finisse in modo così plateale nelle mani dello Stato. Tutto ciò spiega anche perché le 12 ore di fermo abbiano avuto un impatto mediatico e simbolico enorme, indipendentemente dall’esito.
L’inchiesta che aveva preso le mosse dalla cattiva condotta nell’esercizio di funzioni pubbliche si è rapidamente dilatata. La polizia ha ricevuto “una notevole quantità di informazioni” da altre fonti, e ha avvertito che l’indagine sarà “incredibilmente complessa.” A rendere il quadro ancora più allarmante, il fatto che martedì la polizia del Surrey ha dichiarato che sta indagando anche su due accuse di abusi sessuali su minori, una commessa negli anni Ottanta e l’altra tra la metà degli anni Novanta e il 2000.
Le prove dell’amicizia con Epstein: foto, email e testimonianze compromettenti
La rete di relazioni tra Andrea e Jeffrey Epstein non è mai stata un segreto, ma la progressiva pubblicazione dei documenti secretati ne ha svelato la profondità inquietante. L’ultima serie di documenti contiene foto dell’allora principe Andrea a carponi sopra una donna vestita stesa sul pavimento, email attribuite a lui in cui Epstein gli prospetta un incontro con una ragazza russa, e documenti da cui si capisce che disponeva di un codice per accedere a uno degli appartamenti di Epstein a New York.
Come se non bastasse, il principe Andrea era stato fotografato nel dicembre 2010 mentre passeggiava con Epstein a Central Park durante una visita a New York City. E ancora: nel settembre 2013, un testimone ha riferito di aver visto un uomo britannico soprannominato “Andy” ricevere un massaggio ai piedi da due donne russe nella residenza di Epstein a New York.
La fotografia più discussa resta quella scattata nel 2001 che ritrae Andrea accanto a Virginia Giuffre — all’epoca diciassettenne — con Ghislaine Maxwell sullo sfondo. La Maxwell, nella sua prima intervista post condanna, ha definito quella foto “un falso”, prendendo le difese dell’ex principe. Quanto alle email, si deduce, tra l’altro, che Epstein diede almeno quindicimila sterline a Sarah Ferguson, ex moglie di Andrea, per aiutarla a pagare alcuni debiti, in cambio della sua difesa pubblica dopo la prima condanna del 2008.
La nomina di Andrea targata Elisabetta II: i documenti scomodi del 2000
Parallelamente all’inchiesta penale, una nuova bufera politica si è abbattuta sulla memoria della nomina di Andrea come inviato commerciale britannico. I documenti pubblicati dal governo descrivono lo scambio di messaggi del 2000 tra Buckingham Palace e il governo laburista di Tony Blair: la regina Elisabetta desiderava ardentemente che il figlio assumesse un ruolo di primo piano nella promozione degli interessi nazionali dopo la fine della carriera militare nella Royal Navy. Una posizione d’oro — quella di ambasciatore commerciale — che si è trasformata, a distanza di venticinque anni, nel cuore dello scandalo giudiziario attuale, con l’accusa di aver passato a Epstein informazioni riservate acquisite in quella veste istituzionale.
La reazione dei britannici: indignazione e crollo di fiducia
L’opinione pubblica britannica non perdona. Lo scandalo fa scivolare al 47% il tasso di consenso dei sudditi all’istituzione monarchica, con un calo che coinvolge tutti i membri di spicco della dinastia: re Carlo scende al 48% perdendo cinque punti, mentre William e Kate, pur restando in testa con il 63% e il 62% rispettivamente, cedono otto e sette punti.
Governo e opinione pubblica britannici invocano a viva voce l’esclusione di Andrea dalla successione al trono. Il sottosegretario Luke Pollard ha confermato alla BBC che il governo sta lavorando con Buckingham Palace a piani legislativi specifici per impedire che l’ex duca possa trovarsi “a un passo dal trono”, definendo tale mossa “la cosa giusta da fare”, a prescindere dall’esito finale delle indagini.
L’arresto di Andrea dello scorso febbraio, fu definito un momento “drammatico” e “senza precedenti” per la Corona, che potrebbe favorire la crescita dei gruppi repubblicani. La ferita è profonda, e non riguarda solo Andrew. La vicenda ha alimentato un dibattito più ampio sulla responsabilità dei membri della famiglia reale, sulla gestione delle crisi reputazionali e sul ruolo della monarchia in una società sempre più esigente in termini di trasparenza.
Un uomo ormai solo e lontano dal palazzo
La caduta di Andrew Mountbatten-Windsor è stata verticale e, almeno nelle intenzioni della Corona, definitiva. Privato di titoli, onorificenze e del diritto di risiedere nel Royal Lodge, esiliato in una residenza di campagna nel Norfolk vicina a Sandringham, il fratello di Carlo III ha perso tutto ciò che lo definiva. Ora rischia di perdere anche la libertà. L’indagine è appena cominciata, ma la traiettoria, per l’uomo che è stato il figlio preferito di Elisabetta II, sembra ormai segnata.
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Crediti fotografici
- Ex principe Andrea: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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