Sono tornate a far parlare di sé quarant’anni dopo il processo che le rese celebri. Greta e Freda Chaplin, le gemelle inglesi di York diventate un caso mediatico negli anni Ottanta per il loro legame simbiotico e per una vicenda giudiziaria legata a un’ossessione amorosa condivisa, sono oggi al centro di Bucking Fastard, il nuovo film di Werner Herzog presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, con Kate e Rooney Mara nei panni delle due sorelle, ribattezzate nel film Jean e Joan Holbrooke. Il regista tedesco ha raccontato di aver “incontrato” per la prima volta la storia delle Chaplin circa quarantacinque anni fa, senza però trovare per lungo tempo una chiave narrativa per portarla sullo schermo. Il risultato, presentato in anteprima mondiale al Lido, è un film dedicato — non a caso — a David Lynch: una storia di codipendenza e ossessione che Herzog trasforma in una sorta di fiaba surreale, seguendo il consueto approccio del regista, più interessato all'”eco emotiva” della vicenda che alla ricostruzione fattuale.
In questo articolo
L’infanzia anaffettiva e il legame quasi fusionale
Greta e Freda Chaplin nacquero nell’aprile del 1943 a Tang Hall, un sobborgo popolare di York, nello Yorkshire, da una famiglia descritta come benestante ma emotivamente distante, con episodi di violenza da parte del padre. Secondo alcune ricostruzioni, fu proprio la madre, Elsie, a coltivare fin dall’infanzia una dipendenza reciproca tra le due bambine, trattandole come un’unica entità: le vestiva allo stesso modo, le teneva lontane dai coetanei maschi e le disincentivava a costruire identità separate. Fino agli undici anni le due sorelle sembravano bambine come le altre. Poi qualcosa cambiò: iniziarono a diventare inseparabili, a camminare e parlare in modo sincronizzato, fino ad arrivare a pronunciare le stesse frasi nello stesso momento. Vestivano sempre uguali e, se per errore ricevevano abiti diversi, li modificavano finché non tornavano identici. Anche nei gesti quotidiani cercavano la perfetta simmetria: cucinavano insieme tenendo entrambe il manico della padella, si vestivano guardandosi a vicenda come fossero specchi l’una dell’altra, mangiavano porzioni identiche. Questa “copia conforme” comportò anche diversi ricoveri in istituti psichiatrici. A scuola, se separate anche solo per pochi minuti, le due gemelle andavano in crisi: urlavano, correvano in tondo, cadevano nel panico più totale. Abbandonarono gli studi a quindici anni e trascorsero periodi in diverse strutture di assistenza e cura, senza che nessuno riuscisse davvero a spiegare la natura del loro legame.
L’ossessione per Ken Iveson e il processo del 1981 che finì su tutti i giornali inglesi
La notorietà delle gemelle esplose all’inizio degli anni Ottanta, quando finirono a processo. Entrambe si erano innamorate dello stesso uomo: Ken Iveson, un camionista che viveva nella loro stessa via. Per circa quindici anni Greta e Freda lo seguirono e lo tempestarono di attenzioni non desiderate, fino a spingerlo a richiedere un ordine restrittivo nei loro confronti. Nel 1981 le due sorelle furono processate presso il tribunale di York per breach of the peace — turbativa dell’ordine pubblico — in seguito alle denunce di Iveson per molestie. Durante l’udienza, secondo le cronache dell’epoca, le gemelle si dichiararono innocenti gridando all’unisono, e quando fu letto il verdetto di colpevolezza pronunciarono contemporaneamente un lapsus involontario “bucking fastard” — una storpiatura dell’espressione volgare “fucking bastard” — che sarebbe rimasto negli annali della cronaca britannica e che oggi dà il titolo al film di Herzog. Le due sorelle furono condannate a un mese di carcere.
Gli anni dopo il processo e la morte
Dopo il processo, Greta e Freda continuarono a vivere insieme, tornando a stabilirsi nella casa di famiglia a Tang Hall dopo la morte dei genitori, negli anni Novanta. La loro vicenda fu oggetto, nel corso degli anni, di diversi documentari britannici — tra cui A Pair of One del 1987 e The Twins del 1994 — che ne raccontarono la quotidianità fatta di isolamento, rituali speculari e un rapporto con il mondo esterno sempre difficile. Greta morì di cancro nel settembre 2007, all’età di 64 anni. Freda le sopravvisse per altri tredici anni, vivendo lontano dai riflettori, fino alla morte nel maggio 2020, a 77 anni. È stata sepolta accanto alla sorella nel cimitero di Fulford, a York.
Cosa dice la psichiatria: un caso che sfugge a una diagnosi netta
Nonostante decenni di attenzione mediatica e diversi tentativi di inquadramento clinico, il caso delle gemelle Chaplin non ha mai trovato una diagnosi psichiatrica univoca, e resta tuttora citato come uno dei casi più enigmatici di questo tipo nella letteratura popolare sul tema. – L’ipotesi più ricorrente: folie à deux. L’etichetta più spesso associata alla vicenda è quella di folie à deux, letteralmente “follia a due”, oggi nota clinicamente come disturbo psicotico condiviso. Si tratta di una condizione rara, descritta per la prima volta nella Francia dell’Ottocento, in cui un sintomo delirante si trasmette da un individuo (il “caso primario”, spesso affetto da un disturbo psicotico strutturato come la schizofrenia) a una persona con cui condivide uno stretto legame affettivo e un isolamento sociale prolungato. Nel DSM-5 la categoria non compare più come entità autonoma, ma è confluita fra i disturbi dello spettro schizofrenico con la specificazione di “sintomi deliranti nel partner di un individuo con disturbo delirante”. Un elemento tipico di questi casi, riscontrato anche in altre coppie di gemelle monozigoti oggetto di studi clinici, è che la separazione fisica porti spesso a un’attenuazione o risoluzione dei sintomi nel “caso secondario”, un dato che nella vicenda delle Chaplin non fu mai davvero verificato, dato che le due sorelle non vennero mai separate stabilmente. – Erotomania: alcuni osservatori hanno indicato come possibile chiave di lettura l’erotomania, un disturbo delirante centrato sulla convinzione, non corrisposta nella realtà, di essere oggetto dell’amore di un’altra persona, nel loro caso, condivisa da entrambe le sorelle nei confronti di Ken Iveson per circa tre lustri. – La lettura del disturbo di personalità: un’altra pista, forse la più citata dai clinici che le seguirono direttamente, è quella del disturbo di personalità non altrimenti specificato. Uno psichiatra che le ebbe in cura, il dottor David Westbury, dichiarò all’epoca che si trattava di “un’esperienza straordinaria, mai incontrata prima in tutta la mia carriera”, concludendo che le due donne avevano un’intelligenza nella norma, non soffrivano di una vera e propria malattia mentale conclamata, ma presentavano un disturbo di personalità che la psichiatria del tempo non era in grado di classificare con precisione. Secondo questa lettura, l’origine del quadro andrebbe cercata non in un processo psicotico autonomo, ma nella modalità di attaccamento imposta fin dall’infanzia dalla madre, che avrebbe trattato le due gemelle come un’unica identità psichica, ostacolando lo sviluppo di un senso di sé individuale: un meccanismo più vicino, nel linguaggio clinico contemporaneo, a un disturbo dell’attaccamento con tratti dipendenti severi che a una psicosi in senso stretto. – L’ipotesi dello spettro autistico: più di recente, alcuni commentatori hanno avanzato l’ipotesi che il quadro comportamentale delle gemelle — la rigidità dei rituali, la difficoltà nella socializzazione al di fuori della diade, la sincronia motoria e verbale — potesse rientrare nello spettro autistico, sebbene si tratti di una lettura retrospettiva mai confermata da una valutazione clinica strutturata secondo i criteri diagnostici attuali. Nel complesso, la comunità psichiatrica che si occupò del caso concordò su un punto: quello delle Chaplin restava un quadro “atipico”, di difficile collocazione nelle categorie diagnostiche disponibili all’epoca. Un’ambiguità che, non a caso, è anche ciò che ha reso la loro storia così magnetica per un cineasta come Herzog, da sempre interessato più ai misteri irrisolti dell’animo umano che alle spiegazioni cliniche definitive.
Altre storie su Cose dell’Altro Mondo.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.

Luke “Camel” Campbell, chi è il wrangler australiano che in poche ore ha conquistato il web
Il satellite segnalò un missile, poi altri quattro: la notte in cui un ufficiale sovietico decise di non crederci
Ballarono per settimane senza riuscire a fermarsi: cosa accadde davvero a Strasburgo nell’estate del 1518
Cercava rane in un torrente della California e ha trovato il dente di un mastodonte dell’era glaciale
Cinquanta minuti sul tetto dell’ospedale vestito da Morte: poi in tribunale ha spiegato di essere un corvo
Accende l’aspirapolvere robot da remoto e scopre il tradimento: vince la causa, poi finisce in carcere