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Aspirapolvere robot

Accende l’aspirapolvere robot da remoto e scopre il tradimento: vince la causa, poi finisce in carcere

Cose dell'Altro Mondo 4 settimane fa 0

Un aspirapolvere robot acceso da remoto la vigilia di Natale. Una moglie ripresa a sua insaputa con un altro uomo. Una causa civile vinta, e subito dopo una condanna penale a cinque mesi di reclusione. È successo a Taiwan, e la sentenza del tribunale distrettuale di Taoyuan racconta una storia in cui nessuno esce indenne.

È cominciata con uno spazzolino da denti

La casa al centro della vicenda è una seconda abitazione a Guishan, nella contea di Taoyuan. La coppia si era sposata nel 2021 e viveva abitualmente con i genitori di lui, usando quella proprietà solo per le vacanze.

Nel settembre 2023 l’uomo ci trova uno spazzolino da denti usato. Insieme ad altri oggetti che non appartengono a nessuno dei due.

Il passo successivo è la videosorveglianza del garage. Dalle immagini emerge che un uomo sconosciuto aveva accompagnato la moglie fino alla casa e vi aveva trascorso la notte.

La vigilia di Natale e un’app

Tre mesi dopo, il 24 dicembre 2023, l’uomo apre l’applicazione dell’aspirapolvere robot installato nella casa delle vacanze e lo attiva a distanza.

Davanti al giudice ha sostenuto che l’intenzione iniziale fosse un’altra: usare la funzione di comunicazione audio del dispositivo per parlare con la moglie.

Quello che è comparso sul flusso video in diretta, però, era la donna insieme a un altro uomo.

A quel punto ha avviato la registrazione.

Il primo processo lo ha vinto

A Taiwan il tradimento non è un reato. Ma la violazione dei diritti coniugali può essere risarcita, perché il matrimonio viene trattato come un vincolo contrattuale.

Su questa base l’uomo ha citato in giudizio la moglie e il suo compagno, chiedendo un risarcimento da due milioni di dollari taiwanesi, circa 63mila dollari statunitensi.

Il tribunale gliene ha riconosciuti 500mila, poco meno di 19mila dollari. Il filmato del robot è stato determinante.

Il secondo processo lo ha perso

Vinta la causa civile, è arrivata la controffensiva.

La moglie lo ha denunciato per aver registrato di nascosto immagini intime senza il suo consenso. Il tribunale le ha dato ragione.

Cinque mesi di reclusione e una sanzione pecuniaria da 150mila dollari taiwanesi, circa 4.700 dollari. Il nome dell’uomo non è stato reso pubblico.

Il conto finale, per lui, resta in attivo sul piano economico. Non su quello penale.

Il ragionamento dei giudici

La parte più interessante della decisione è la motivazione, riportata dalla stampa locale e ripresa a livello internazionale.

Il tribunale ha riconosciuto che raccogliere prove di un’infedeltà è oggettivamente difficile. Ha però stabilito che quelle prove vanno ottenute con metodi che riducano al minimo l’invasione della sfera privata.

Il punto centrale è il secondo. Essere sposati e avere un dovere di fedeltà reciproca non attribuisce a un coniuge il diritto illimitato di sorvegliare o registrare l’altro.

I giudici hanno inoltre riconosciuto alla donna una legittima aspettativa di riservatezza dentro casa, a maggior ragione mentre era nuda.

E hanno rilevato un dettaglio che pesa: la registrazione è stata attivata deliberatamente dopo aver visto l’altro uomo. Non si è trattato di un filmato raccolto per caso.

La difesa della moglie: le lucine non bastano

Nel procedimento la donna ha sostenuto una tesi che riguarda chiunque abbia un elettrodomestico connesso in casa.

I sensori e le luci accese sull’aspirapolvere robot, ha argomentato, non erano un segnale sufficiente a farle capire che stava venendo ripresa.

È l’argomento che ha reso questa vicenda un caso di studio sulla domotica. Un dispositivo può avere una telecamera, un microfono e una connessione permanente senza che chi ci convive percepisca di trovarsi davanti a un sistema di sorveglianza.

Quando è uscita la sentenza

La decisione del tribunale distrettuale di Taoyuan è stata resa pubblica il 18 agosto 2026 e ripresa nelle settimane successive dalla stampa internazionale.

Nelle ricostruzioni circolate la somma di 150mila dollari taiwanesi viene indicata in un caso come multa, in un altro come quota riconosciuta alla moglie sul risarcimento ottenuto dal marito.

Quello che non cambia, in ogni versione, è la sostanza. Un uomo ha usato un elettrodomestico da salotto come telecamera di sorveglianza, ha ottenuto la prova che cercava, e con quella stessa prova si è procurato una condanna.

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