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Pitch Lake, la riserva di catrame naturale. Fonte: CircleEyes / Getty Images

Pitch Lake, il lago di catrame su cui si cammina: 40 ettari di asfalto e dieci milioni di microbi per grammo

Cose dell'Altro Mondo 6 giorni fa 0

Ci si arriva in auto, si paga il biglietto, si prende una guida. Poi si cammina su quaranta ettari di catrame. Pitch Lake, nel villaggio di La Brea, nel sud-ovest di Trinidad, è il più grande deposito naturale di asfalto del mondo. La superficie regge il peso di una persona ed è elastica sotto le scarpe. Sotto, il bitume arriva a 75 metri di profondità e contiene una stima di 10 milioni di tonnellate di materiale. Nel 2010 un gruppo di ricercatori ha scoperto che quel fango nero pullula di vita microbica. Da allora il posto interessa anche chi studia Titano, la luna di Saturno.

Come si forma un lago che non è liquido né solido

Trinidad si trova in una zona tettonicamente attiva. Le fratture nel sottosuolo mettono in comunicazione il bacino con le formazioni petrolifere circostanti. Il petrolio risale lungo quelle faglie e raggiunge la superficie.

All’aria aperta succede la cosa decisiva. Le componenti più leggere evaporano e restano quelle pesanti. Il risultato è un’emulsione di bitume, acqua, gas e materiale minerale, soprattutto sabbia silicea finissima con una quota minore di argilla. Il lago si è formato in questo modo migliaia di anni fa.

La superficie assomiglia a un enorme parcheggio ovale. Da vicino si vede qualcosa di più simile ad argilla molto scura, con avvallamenti irregolari e pozze d’acqua sparse. Cammina chi vuole, ma non ovunque e non a lungo: in alcuni punti l’asfalto è tanto morbido che restando fermi si comincia a sprofondare. In altri basta infilare un bastone per tirare su catrame liquido.

Il lago sembra immobile. Non lo è. Sotto la crosta l’asfalto si rimescola con un movimento lentissimo, e sulla superficie si leggono le linee di flusso. Verso il centro diventa più morbido e più caldo, e il bitume comincia a gorgogliare. I gas che escono sono soprattutto metano e anidride carbonica.

Cosa hanno trovato i microbiologi nel catrame

Nel 2010 un gruppo guidato da Dirk Schulze-Makuch, astrobiologo della Washington State University, ha analizzato campioni del lago. Ambiente tossico, senza ossigeno e con pochissima acqua. Eppure ogni grammo di materiale conteneva in media dieci milioni di cellule vive, tra batteri e archei. Circa il 30 per cento delle specie individuate non era noto.

Il seguito della ricerca ha spiegato dove abitano. Le cellule stanno dentro goccioline microscopiche di acqua sospese nell’asfalto, ciascuna con il proprio ecosistema in miniatura. La chimica di quell’acqua indica un’origine antica: non pioggia, ma acqua di mare o salamoia profonda. Le goccioline sarebbero risalite in superficie insieme al petrolio, con i microbi già dentro.

Da qui arriva l’aggancio con Titano, la più grande luna di Saturno e l’unico corpo del sistema solare, oltre alla Terra, con laghi stabili in superficie. Quei laghi però contengono metano liquido, non acqua. Pitch Lake è considerato il migliore analogo terrestre disponibile.

La tesi non è condivisa da tutti. Chris McKay, della NASA Ames, osserva che i microrganismi dello studio mangiano asfalto ma vivono nell’acqua. Jonathan Lunine, dell’Università di Roma Tor Vergata, mette il dito sulla stessa differenza: nel lago di Trinidad l’idrocarburo è il cibo, su Titano prende il posto dell’acqua. Lo stesso Schulze-Makuch ammette che l’ipotesi di microbi capaci di vivere nell’idrocarburo puro è una speculazione, e la definisce meno probabile.

Da Walter Raleigh alle strade di mezzo mondo

Il lago era già noto agli amerindi come Tierra de Brea. Nel 1595 ci arrivò Sir Walter Raleigh, che lo usò subito per calafatare le sue navi. Nel 1815 il bitume finì per la prima volta sul manto stradale.

Oggi l’estrazione è affidata a Lake Asphalt of Trinidad and Tobago, azienda di Stato. Il materiale viene scavato con escavatori meccanici, poi riscaldato e vagliato per togliere pietre e detriti. Il prodotto finito, il Trinidad Lake Asphalt, viene miscelato nei conglomerati bituminosi e venduto nei Caraibi, negli Stati Uniti e in Europa.

Le riserve restano ampie: secondo la stima riportata dall’Enciclopedia Britannica superano i sei milioni di tonnellate, con decine di migliaia di tonnellate estratte ogni anno. Fonti più recenti parlano di circa 10 milioni di tonnellate presenti nel bacino.

Cosa si vede visitando Pitch Lake

Il sito è una delle attrazioni turistiche di Trinidad. C’è un piccolo museo e ci sono guide ufficiali che accompagnano i visitatori sulla superficie. Un giro dura circa un’ora e mezza.

Il percorso mostra le pozze che gorgogliano, le fessure e i punti in cui il catrame risale. Qualcuno fa il bagno nelle pozze d’acqua del lago, attribuendo proprietà benefiche allo zolfo. Nessuno studio clinico sostiene questa convinzione.

Vale una precisazione per chi immagina un posto pittoresco. L’odore è sgradevole, il caldo caraibico sull’asfalto nero è severo e l’ambiente resta chimicamente ostile. Muoversi da soli fuori dai percorsi è una pessima idea.

Gli altri laghi di asfalto del pianeta

Pitch Lake non è l’unico, ma è di gran lunga il più esteso. Il confronto più noto sono le La Brea Tar Pits di Los Angeles, dove il bitume ha conservato ossa di tigri dai denti a sciabola, bradipi giganti e lupi preistorici. In Venezuela c’è il lago Guanoco, chiamato anche lago Bermudez. Depositi simili esistono in Azerbaigian e in Oklahoma.

Anche a Trinidad il catrame ha restituito reperti, ma in modo intermittente: alberi preistorici e altri oggetti sono comparsi in superficie, scomparsi e ricomparsi nel tempo. Il rimescolamento lento del bitume li porta su e li rimanda giù.

Fonti. Encyclopædia Britannica; studio pubblicato su Astrobiology (Schulze-Makuch et al., 2011); Science News; Astronomy; Explorersweb. Ultima verifica dei dati e delle fonti: 19 settembre 2026.

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